Le parole rivelatrici

[per la serie: lunga roba noiosa]

E’ uscita, dopo tanto attendere, l’enciclica di papa Benedetto XVI, quella che doveva essere l’enciclica “sociale” del pontificato. E certo, di questi temi tratta il pontefice.  Io ne ho letta gran parte, e ho letto vari articoli a commento, tutti orientati verso la glorificazione a priori di questo importante gesto. Soprattutto fra le opinioni di sinistra (“il Papa che vuole dare un anima al mercato“, addirittura), la contentezza è molta, magari perchè può sembrare che abbiamo finalmente persino il Santo Padre “dalla nostra” a criticare il sistema capitalista: come se il Papa avesse veramente recuperato Marx (ne parlavamo tempo fa). Beh, notizia: a me non pare l’abbia fatto. Ed è sotto la scarsa attenzione a questi comportamenti che muore la laicità dello Stato: solo perchè il Papa parla di Economia non vuol dire che bisogna farci una bandiera. Dipende da quello che dice.

Continua a leggere ‘Le parole rivelatrici’

Panico in sala

Adesso vorrei fare qualche riflessione del tutto spassionata.

Come sappiamo Debora Serracchiani ieri ha detto che voterà per Franceschini perchè è una persona simpatica. Ed è scoppiato il mondo.

Ero al Municipio per prendere accordi per fare un intervista e i consiglieri del PD guardavano il sito di Repubblica, con somma goduria nel vedere inciampare questa parvenu rompipalle che ha saltato la fila, in barba a tutti i codici di comportamento scritti e non scritti che regolano la vita del partito.

E il fatto che l’artiglieria inizi a sparare ad alzo zero un momento dopo che il nemico mostra il fianco la dice molto lunga sul livello di livore che la politica italiana riesce a dimostrare: erano tutti li, da tempo pronti a colpire con il bazooka pesante, invece di essere contenti che blablabla-il ricambio-la nuova classe dirigente-ecco i giovani-è andata in europa, che brava-eccetera eccetera. E questo perchè ha saltato la fila, garantisco io. La fila esiste.

Ora, poi: io sono abbastanza sicuro che la simpatia in politica abbia un valore. Certamente, da sola non basta – ma mi piace ricordare che abbiamo al governo una persona che non ha altro che la simpatia e il suo modo di fare, segno che il discorso ha una certa presa su chi si informa solo grazie a Minzolini: però non si può diventare come lui, e quindi, vabbé. Ripeto: da sola non basta. Non voterei un simpaticone solo perchè è simpatico, come non voterei una “brava persona”, perchè anche mio zio è una brava persona e non mi sembra un discorso che sta in piedi. Ci vuole il famoso programma, qualcosa che tu vai a fare. Ma questo è il Cosa. Quando si parla di Come parli alla gente, allora il discorso sulla simpatia ci può stare. Non si tratta di imitare Berlusconi, si tratta del fatto che la leadership è anche una guida umana.

Io sono convinto poi che la sinistra italiana sia tante tante cose, ma non sia mai stata simpatica. Era simpatica come lo è la Chiesa, un mostro enorme, gigantesco e complesso che ispira rispetto e paura per chi sta fuori, e per chi sta dentro è semplicemente aria di casa. Simpatia, no. Comunità, riunioni, volantini, un modo di fare e di vedere il mondo, feste dell’Unità e poi dopo a fare sera insieme. Un universo impegnativo. E mi spingo oltre: se ad aprire le porte di questo leviatano al mondo, a presentarlo, ci fosse qualcuno più…easy di un organico organico organico finchè morte non lo separi, non è che sarebbe malissimo. Ma probabilmente non sarebbe giusto.

Comunque, la Serracchiani si è fatta un autogol, ne sono convinto, perchè ha ignorato il contesto in cui parla. Io, dico la verità, non trovo nessun problema se A vota B come segretario di partito perchè B è simpatico: non è un pensiero che viene a me, ma non cambio la mia opinione su di te se ragioni così, perchè appunto penso che una virtù umana possa avere un valore. E invece, vedere che “l’apparato” (che in realtà non vuol dire nulla, ma è per far capire) attacca così forte basandosi su questo episodio, come se simpatia fosse una parolaccia invece di una valutazione, me la dice lunga su come continuiamo a volere la sinistra in questo paese. Magari sbaglio io, ma una sinistra colossale, pesante, d’acciaio, talmente collettiva da essere spersonalizzata e spersonalizzante c’è già stata, e si chiamava PCI. E non per quello che pensava, per i suoi contenuti, ma per come funzionava: mentre gli altri, fuori, si chiedevano che cazzo stessero facendo tutti quanti li dentro, nessuno ha mai spiegato che erano ad imparare e a vivere una grande storia collettiva.

Magari sbaglio io, magari l’anima del paese si conquista così: non so. Mi rendo conto che ho detto tutto e il suo contrario, ma la questione è sottile.

Nelle puntate precedenti

Il mio esame di economia politica è stato un’impresa abbastanza ardua. Non sto qui a raccontarvela perchè non ho voglia di diffamare la gente: diciamo solo che come nei classici c’erano i buoni e i cattivi, e alla fine i buoni hanno vinto; ma dopo aver molto combattuto. Be, evvai. Il voto, 25, è relativamente buono rispetto ai voti che mette questo insigne cattedratico, e discretamente accettabile in generale, col che mi permette di mantenere la mia media stabile sul 26.

Quindi il primo anno di università si conclude con tutti gli esami del primo anno dati e media del 26; in tempo, in ritardo forse di un esame, avendo dato l’ultimo del primo anno al primo appello del secondo. Questa situazione è buona, magari non eccellente, ma buona. Sono appena sotto i miei colleghi super secchioni, che però vivono di esami, ma lungamente sopra altri miei compagni di corso che sono ancora a dialogare col diritto privato; ostacolo, questo, che non rimpiango di essermi levato nella maniera piu svelta possibile un anno fa. Bye bye Lipari, uccidi qualcun altro.

E  mi sono preso tre giorni di stacco totale nell’ultimo weekend, una cosa molto positiva. Ho giocato col game boy dei miei fratelli,  ho preso il fresco sull’amaca, ho letto libri: Il Corso delle Cose, un Montalbano che ho finito in un giorno – Camilleri dipinge a tinte sempre più cupe, e gli riesce anche bene secondo me – e poi il big caso editoriale, Uomini che odiano le Donne, regalato da altri a mia madre; un libro strano, un giallo, e una favola punk, per la situazione assurda che descrive; sicuramente ben fatto, originale e accattivante, ma non certo questa fondamentale pietra miliare, comunque. Vediamo il film.
Ora dovrei ricominciare a studiare, e in effetti il libro di Diritto Costituzionale l’ho aperto – ma da qui a dirvi cosa c’è dentro, ce ne passerà.

Ma intanto Torino, al Lingotto dei Piombini, fremeva, e io non ci sono andato. Per impegni familiari e per pigrizia, ma sono contento che sia andata bene. Bene: poi nel senso che sono contento che ci sia andata molta gente.
La verità è che questa rincorsa al pre-congresso, per ora, non mi entusiasma minimamente. E credo che, per un movimento e un area che si è sviluppata a partire da quello che sono iMille, finire a dover scegliere quale fra i due candidati maggiori appoggiare può non essere uno scenario favorevole – perchè diventi un pacchetto di tessere, fra l’altro anche fra i meno gestibili per il rumore che fai, e magari neanche così pesante da essere tenuto nella giusta considerazione. L’ipotesi di appoggiare un terzo corridore è valida solo se si corre per vincere, da qualche parte l’ho letto in giro e concordo; e in quest’altro modo tutto sta all’intelligenza del candidato che si appoggerà, se riterrà di cogliere l’occasione di usare un certo tipo di intelligenze, oppure no. Comunque, fra Franceschini e Bersani, ad oggi non so mica chi votare.

C’è una teoria in Economia che si chiama marginalismo. E’ piuttosto banale, e dice che se hai tanta sete un bicchiere d’acqua è una gran goduria. Mentre se sono ore che bevi, un altro bicchiere ti inizia a dare pure fastidio.
Ecco, nel senso: venendo da passati neri e tempestosi, la tranquillità e la pace serena di questi giorni sono un tesoro che pesa di più del normale. Mi muovo in un misto di apatia e cinica ironia che non mi impedisce di aprire la finestra e guardare il cielo.

A carattere nazionale

Ricevo quanto segue.

Carissimi,sperando di fare cosa gradita vi segnaliamo che stiamo organizzando un evento politico a carattere nazionale che si terrà a Roma, presso il Centro Congressi Roma Eventi, via Alibert 5 – zona Piazza di Spagna- , il pomeriggio di venerdì 3 e la mattina di sabato 4 luglio.

Nel ringraziarvi per l’attenzione e in attesa di trasmettervi il programma, vi invitiamo a prendere nota delle date.

Con i più cordiali saluti
La Segreteria di Francesco Rutelli

Still alive

Sinistra e Libertà si alza dalla tomba ed elegge un presidente di Provincia, vincitore delle primarie contro il candidato PD. Succede a Fermo, provincia di nuova istituzione nella regione Marche.

Buone Notizie?

Bologna, Firenze, Bari. La Provincia di Torino – il centrosinistra evita lo sfondamento dell’ultima diga. C’è da festeggiare? Il segretario Franceschini già invoca “l’inizio della fine della destra, risultato positivo e inaspettato“. Bum! Io non condivido l’entusiasmo.

E’ il solito discorso: quando la nave sta affondando, trovare una scialuppa intera è una buona notizia, un miracolo. Vabbene, sarà pure: ma la geografia politica dell’Italia è radicalmente ridisegnata, e i numeri sono dalla parte di Berlusconi. Se questo trionfalismo di inizio estate deve essere un modo per cominciare ad urlare che “in fondo nulla è perso“, siamo punto e daccapo.

Abbiamo, come nelle europee con la buona notizia dell’elezione della Serracchiani, comunque motivo di essere contenti per l’elezione di Renzi a Firenze, e per la rielezione di Emiliano a Bari: l’uno fresco, l’altro solido. Delbono a Bologna vince una sfida non difficile, e la Provincia di Torino respinge la minaccia con buon margine. Ma a Milano si perde sul filo, ed è un risultato su cui partirà una retorica allucinante per i prossimi dieci anni che si sperava di poteva evitare. Più qualche pallino blu che ha del pittoresco, come Prato che passa al centrodestra dopo sessanta anni di giunte no rosse, scarlatte.

Direi che quindi è il caso di ridimensionare il baccano che immagino, al solito, continuerà a crescere. Propongo un riassunto: il PD perde tutto, tranne qualche ballottaggio importante e qualche buon candidato eletto. Se per qualcuno è abbastanza per fare una festa, spero almeno si mangi gratis.

Quake

.
C’è appena stata una scossa di terremoto. Neanche troppo debole.

Mentre studio

In Iran la libertà avanza. Contromano.

L’ultimo vero

Quando Carlo Maria Martini morirà, sarà un bel problema per noi che rimaniamo.

Magistra Vitae 02 / Mala mulier

Appena ho letto i giornali stamattina, mi sono reso conto che il nostro storico di fiducia andava contattato. Frankie ha subito risposto all’appello, e usciamo con un’edizione straordinaria del nostro appuntamento culturale.


Come dice il mio professore di storia contemporanea, la storia davvero NON è maestra di vita (con buona pace di Cicerone e compagnia); tuttavia è bene aprire gli occhi sul passato per non incorrere negli stessi errori oggi o domani.

Concita De Gegorio, da brava e saggia donna conoscitrice dei più reconditi e oscuri desideri dell’ animo femminile, mette in guardia il premier dalle bramosie di potere del suo variegato ed indubbiamente interessante harem femmineo. In effetti la Storia è piena di donne che grazie alla loro bellezza o intelligenza od astuzia hanno raggiunto i vertici del potere, spesso a scapito dei loro mariti o amanti, i quali altrettanto spesso hanno perso non solo il potere ma anche la vita.
Vediamo un esempio.

Claudio, quarto imperatore romano (41-54 d.C.) nonostante sia stato odiato e ritenuto uno stolto da molti storiografi, compreso Seneca, fu un ottimo imperatore, aperto verso le popolazioni provinciali e disposto a concedere la cittadinanza romana alle élites straniere che ORNARE CURIAM POTERINT. Il suo regno, tuttavia, è caratterizzato da un intrigo dopo l’ altro. Egli aveva sposato in terze nozze la dissoluta Messalina che nel 48 fu messa a morte dopo l’ accusa di congiura ai danni dell’ imperatore. Claudio sposò allora la nipote Agrippina, la quale riuscì a far adottare dallo anziano imperatore il figlio avuto dal precedente matrimonio. Nel 54 Agrippina non esitò ad avvelenare Claudio pur di assicurare al figlio la successione a l trono.

Questo figlio “raccomandato” altri non era che L. Domizio Enobarbo meglio conosciuto come Nerone ( 54-68 d.C. ) del quale sono note le stranezze di cui fu capace. I suoi rapporti con il gentil sesso non furono da meno, infatti ammazzò la madre alla quale doveva il trono e pare che fosse molto violento con la moglie e l’amante Poppea Sabina.

Questo è solo un caso dei tanti e la storia è piena di donne ambiziose e pronte a tutto, ma anche di donne che collaborarono con i propri mariti al potere in maniera pacifica (ma non sempre) come ad esempio la bellissima Teodora, moglie di Giustiniano imperatore di Costantinopoli.

Pagina Successiva »


D-Avanti è il Blog di Tc.
Tc sta per Tommaso Caldarelli.
Tommaso Caldarelli sarei io.
E l'immagine di testata è una di quelle magliette da sovversivi..

Aggeggi

Toglietemelo

a

Flickr Photos

Alpi

Notte Amsterdam

Il gruppo

Amsterdam

Stazione Centrale

Biciclette

Paesaggio Olandese

In treno

Matteo

Bea Cattiva

More Photos

 

Luglio 2009
L M M G V S D
« Giu    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031