Archivio per marzo 2013

Un governo Bersani, in cinque mosse

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Ecco un modo per uscire dallo stallo e formare il governo di Pierluigi Bersani (o chi per lui). Basta volerlo, e si fa domani, con un blitz.

1) La giunta del regolamento al Senato è già insediata, e comprende membri del Movimento 5 stelle

2) Il senatore Pinco Pallino propone la modifica del regolamento interno: al
Senato il voto astenuto non vale voto contrario, ma ci si uniforma alla
camera dove abbassa il quorum. La giunta approva la modifica e rimette
all’assemblea.

3) Pd e Movimento 5 Stelle votano la riforma del regolamento, perché basta la maggioranza assoluta

4) Al senato il Movimento 5 Stelle si astiene sulla fiducia al governo Bersani.

5) Deal

L’idea è di Emidio Picariello; ricerche, link e procedimenti, miei.

“Il rinnovamento? Non è mica una questione di età!”

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Vabbeh, se lo dite voi, sarà vero.

Bersani, metti su il governo della vergogna

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Bersani, devi mettere su il governo della vergogna. Anzi, delle tre vergogne.

Un governo talmente splendente che i parlamentari del MoVimento 5 Stelle dovranno vergognarsi nel non votarlo. Non dovranno riuscire a dormire di notte. Dovranno essere tormentati dagli incubi: gli incubi dei loro elettori che, “se torniamo a casa così, ci fanno il mazzo”. Come è accaduto con Piero Grasso, ma molto, molto di più.

Un governo talmente convincente che gli elettori del MoVimento 5 Stelle, nel caso questo governo naufragasse, dovranno vergognarsi di aver votato per il MoVimento di Beppe Grillo. Un governo di profilo così alto, con talmente tanti giovani dentro da poter andare in tutte le televisioni e convincere, con uno sguardo, anche il famigerato elettore-medio italiano. Un governo talmente bello che confrontato con i volti nuovi del grillismo, trasmetta più fiducia di loro, al primo sguardo.

Un governo talmente rivoluzionario che tutti gli elettori italiani, al prossimo giro, dovranno vergognarsi a non votare il Partito Democratico o il centrosinistra. Un governo che dimostri quello che è e quello che può essere questo paese.

Niente barbe bianche, niente bilancini, persino niente volti noti ed ormai un po’ abusati. Volti freschi e non di rodata esperienza, ma di provata competenza, che è diverso. Un governo che brilli di luce propria. Solo così, forse, ne usciremo.

Bersani, facce ride. Facce persino godé. E a loro, falli vergogna’.

Facciamo come in Belgio, dài

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Poi dici a che serve studiare diritto.
Disse Vito Crimi, neo capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle:

Domanda: Siamo di fronte a un’ipotesi di tipo belga, dove c’è voluto più di un anno e mezzo per fare il nuovo Governo? “Si’, perché no?”, è stata la replica di Crimi.

Il problema è che se veramente foss imo in Belgio, e dunque ci si trovasse impantanati “in un’ipotesi di tipo belga”, il problema non ci sarebbe affatto.

Il primo ministro è nominato dopo che l’incaricato [dal Re] riesce a trovare un accordo [con le forze politiche] e generalmente è lui che viene nominato primo ministro. Gli altri ministri e segretari di Stato sono nominati su proposta dell’incaricato. Infine, la Camera dei Rappresentanti è incaricata di procedere ad un voto di fiducia. (…) I ministri e i segretari di Stato non sono responsabili se non davanti alla sola Camera dei Rappresentanti.

Si chiama: bicameralismo imperfetto. Il Belgio ha la Camera e il Senato, come l’Italia, ma solo una delle due vota la fiducia al governo. Così, se si facesse “come in Belgio”, come tanto dicono i deputati del MoVimento 5 Stelle, la coalizione del Partito Democratico avrebbe ampiamente i numeri per governare da sola, perché sarebbe la sola Camera dei Deputati ad accordare la fiducia al governo.

Perciò, sì, dai: facciamo come in Belgio. Ascoltateli, questi del MoVimento, no? L’avranno studiato, il diritto costituzionale.

Caro Napolitano, dai il governo al MoVimento di Beppe Grillo

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Lettera aperta al presidente della Repubblica

Caro Giorgio, caro Presidente della Repubblica,

in tempi in cui “ognuno vale uno”, io sento di valere ben meno nell’indirizzarti questa missiva da un blog che in passato ha avuto qualche fortuna e che, per motivi di impegno personale, ormai, non riesco ad aggiornare e tenere vivo come vorrei. Ma questo, adesso, lo scrivo, credendo che sia importante.

Caro Presidente della Repubblica, la Costituzione ti affida un’importante scelta, quella di individuare una persona che possa rappresentare il Parlamento eletto dagli italiani, averne la fiducia, governare. Ti prego di fare la scelta più radicale possibile, a questo punto, che appare essere anche quella più corrispondente al risultato del voto elettorale, nonché quella che va più nella direzione della stabilità del Paese.

Affida l’incarico ad un esponente del MoVimento 5 Stelle. 

Abbiamo vissuto gli ultimi mesi persi nella categoria dell’ineluttabilità. Era ineluttabile, infatti, che il centrosinistra di Pierluigi Bersani avrebbe vinto le elezioni. Io so perché non ci ha neanche provato. Lo so da fonti certe, interne, affidabili, ma non è questo ciò di cui parliamo: viviamo invece, adesso, in una seconda ineluttabilità. Sulla stampa. Nei discorsi. Nelle opinioni: sarebbe ineluttabile che proprio Pierluigi Bersani abbia l’incarico di provare a formare il governo, confrontandosi in Parlamento sui temi da lui individuati.

Nel proporre questa ipotesi, la stampa, i dirigenti di partito, l’establishment italiano, sanno già che fallirà. La propongono come una sorta di ossequio (ineluttabile) al non-vincitore delle elezioni, utile a prendere tempo e a preparare la nuova ed ineluttabile (questa sì) sconfitta. Ma un non-vincitore non è un vincitore, è un perdente, una persona che ha perso e non ha il consenso dell’elettorato. Parallelamente, sui giornali, si parla moltissimo della vittoria del MoVimento 5 Stelle, che a questo punto possiamo definire una “sconfitta-non sconfitta”, dunque una vittoria, vera e piena. Proprio per questo:

Affida l’incarico ad uno di loro. 

Magari da loro individuato. Magari allo stesso Beppe Grillo. Non so, questo è secondario. Dirai: non hanno i voti per governare da soli. Beh, non li ha neanche il Partito Democratico con la coalizione Italia:Bene Comune. L’operazione che loro stanno facendo è nota: continuare a “tenere il punto” confidando, in cuor loro, che alla fine alla fine Grillo riconosca il loro “primato morale” e scenda a patti con il grandepartito-grandeforzapolitica-grandeforzapopolare che essi sentono di essere. Come tutti sanno e dicono, questo non succederà. E non succederà perché il MoVimento 5 Stelle ha tutto da guadagnare dall’ingovernabilità del paese, se rappresentata dai volti e dalle storie altrui. Proprio il contrario di ciò che tu devi garantire.

Non sta a me ricordare i tuoi doveri costituzionali: tu li conosci benissimo. Purtroppo il Partito Democratico non sembra riuscire a rendersi conto che rovesciando i termini della questione, il suo potere contrattuale e politico aumenterebbe a dismisura. Se fosse il MoVimento 5 Stelle a doversi sobbarcare la responsabilità del governo, certamente solo ai voti parlamentari del centrosinistra dovrebbe guardare. Se provasse a contare solo sui suoi voti, si tornerebbe immediatamente alle urne. Se provasse a voltarsi alla destra di Silvio Berlusconi, i suoi elettori lo abbandonerebbero senza appello.

E questo è un’opzione che Grillo, dopo essere andato al governo, sebbene con mandato esplorativo, non può certo permettersi: investito della responsabilità di governo, il MoVimento 5 Stelle si sarebbe invece reso responsabile dell’ingovernabilità e dell’ennesimo schianto del paese. Con quale faccia, allora, Grillo chiederebbe i voti? E’ invece realistico che il Partito Democratico, forza responsabile, voterebbe la fiducia ad un governo 5 Stelle, potendo peraltro condizionarne sia la composizione che l’agenda.

Questo, la dirigenza del Pd non sembra capirlo. C’è chi ha suggerito a Bersani di offrire la guida del governo a Grillo, o a uno dei suoi: già, ma non l’ha fatto. L’opzione che ho provato a descrivere, credo, darebbe al paese un governo anche relativamente stabile, e perciò, mi sembra – sono solo uno studente di diritto, e un giornalista: le mie sono solo opinioni, proposte, suggestioni – sarebbe la via più rispondente alla tua missione istituzionale.

Lascia stare quello che ti diranno i partiti. Lascia stare quel che dice la stampa. Parti dal popolo e dal risultato elettorale.

Affida il governo al MoVimento 5 Stelle. Il governo nascerà e, vedrai, governerà, anche solo per quelle riforme urgenti che tutti attendiamo (no “il paese”, no “i mercati” né “l’Europa”: tutti noi).

A me questa sembra l’unica via d’uscita dalla nebbia in cui, come tu hai detto, si fa fatica ad orientarsi.

E’ tutto nelle tue mani,

con rispetto e stima,

Tommaso.

Già che sei qui, leggiti anche:

A Grillo converrebbe darsi una calmata. Ecco perché

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Credo che Beppe Grillo dovrebbe essere considerato da adesso in poi (e che dovrebbe iniziare a considerarsi) niente più di quello che è: non essendo eletto, un autorevole blogger del MoVimento 5 Stelle, non in grado di dare indicazioni politiche al suo MoVimento. Anche perché lui e Messora stanno facendo, se mi consentite, più danni che altro.

Ma non alla democrazia italiana, proprio al MoVimento 5 Stelle. Siamo rimasti al grande rifiuto, da parte di Grillo stesso, alla mano tesa da Pierluigi Bersani – ribadita oggi stesso con l’ennesimo post del blog basato peraltro su un pezzo di Maria Teresa Meli che Renzi aveva già smentito in mattinata (bellissima operazione, complimenti vivissimi). Rifiuto scontato, inevitabile, fate voi e non mi interessa. Come ho scritto, Grillo così sceglie la strada più facile: ma, mi sono reso conto, più facile solo per lui, non per il Movimento, che avrebbe tutto da guadagnare, credo, in termini elettorali da un’alleanza col Pd.

Il punto è questo: Grillo, dice, fa capire, fa intendere, di voler governare da solo. Vuole un governo a guida 5 stelle, a maggioranza 5 stelle, con ministri 5 stelle. Nel parlamento italiano per eleggere questo governo i voti, attualmente, non sembrano esserci. Circola l’idea che il Pd offra a Grillo la guida dell’esecutivo: è una buona idea, ma mi sembra si sia già arenata, e comunque loro lo farebbero, semmai, solo con l’appoggio esterno del Pd – difficile che il Pd accetti addirittura di appoggiare dall’esterno un governo 5 Stelle. Prima o poi, in ogni caso, si tornerà ad elezioni.

Ma quel che sta facendo Grillo, spero senza rendersene conto, è alzare l’asticella, e di molto. Il MoVimento 5 Stelle è il primo partito d’Italia, è vero, ma per essere autosufficiente in Parlamento dovrebbe passare dal 25% attuale almeno al 35% a livello nazionale e vincere in Lombardia, Veneto, Campania, e Sicilia alle prossime elezioni. Quel che sta chiedendo Grillo ai suoi attivisti è di crescere di 10 punti in termini elettorali nel giro di 2-4 mesi, sopratutto nelle regioni chiave: è una sfida, grossa. E’ un rischio molto intenso. Ovviamente, è possibile: se il MoVimento 5 Stelle ci riuscisse, non ci sarebbe da fare altro che togliersi il cappello e augurargli buon lavoro. Ma Grillo deve rendersi conto che, ed è questo che secondo me non capisce, in questo modo alle prossime elezioni qualsiasi percentuale il MoVimento prendesse, inferiore al 35%, sarebbe una grossa sconfitta per Cinque Stelle. Si certificherebbe che non è in grado di crescere e di rappresentare la società italiana nel suo complesso.

In breve, secondo me è chiedere troppo, e tutto insieme. La domanda è: il MoVimento 5 Stelle è in grado di crescere di dieci punti in meno di un anno? Secondo me no. Non così. Anzi, secondo me continuando su questo andazzo i voti li perderà. Le ultime prese di posizioni vogliono un M5S che invita i due partiti maggiori ad accordarsi per un governissimo su cui sparare (e credo che Bersani non abbia intenzione di prestarsi a questo giochino) o addirittura una riedizione dell’esperienza Monti come “commissario di Stato” mentre il Parlamento vota e approva le riforme di impulso volute da Grillo e dai suoi.

Mi sembrano entrambe strade morte. In sostanza Grillo sta permettendo o la nascita di un inciucione, o una riedizione dell’esperienza Monti, personaggio che i suoi elettori odiano come nessuno. Direi che Grillo dovrebbe darsi una calmata e ragionare in termini, sì, più politici: a meno che, ovviamente, del consenso elettorale gliene importi davvero poco e che l’intenzione sia quella che Giuditta Pini ha ricordato su Facebook. Ma ovviamente, così, è tuuuutto un altro discorso; e ci vedremo sulle montagne.


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