Archivio per dicembre 2012

La voce del padrone

berlusconi giletti

Ecco cosa significa avere Silvio Berlusconi di nuovo sulla scena politica.

Ma che le cose siano cambiate me lo fa credere il timido tentativo di contraddittorio di Massimo Giletti. Che dopo tre, o quattro abbai e dimostrazioni di violenza, comprensibilmente, china la testa e accetta le condizioni di chi si crede padrone della scena, uomo forte a prescindere, tornato in campo per vincere: “Mi siedo per l’ultima volta eh”, come a dire: “Guarda che ce le prendi, porta rispetto a papà”;  di chi tenta l’ennesimo contatto con l’uomo della strada, a cui vuole “rispondere prima di tutto”. Ignora, il poveraccio, che Giletti è il padrone del salottino di Rai Uno più amato dal popolo della tv-di-domenica-vista-di-sfuggita, dalle donne d’Italia-solo-il-primo-canale e non è esattamente un tenente dell’Armata Rossa. Contro l’Annunziata prender la porta poteva avere senso, elettoralmente paralndo: essere antipatica è un suo vanto. Giletti non è così, ha anche il suo bell’ovale, direbbero proprio le elettrici di Berlusconi, è conciliante, equidistante, accomodante. Insomma, mi sembra davvero che l’omino sia sopra le righe, a suo danno peraltro: su di lui previsioni non ne faccio più, perché è sapiente stregone. Ma l’aria che annuso è diversa: e con questa torniamo a parlar d’altro.

La carica dei giovani per le primarie dei Parlamentari

Mi fanno notare su Facebook che non potrò votare nel collegio per l’Estero, perché il sistema elettorale per l’estero prevede le preferenze e dunque le primarie non hanno alcun senso. E’ vero, per cui mi rimane solamente da consegnare in busta chiusa le mie intenzioni di voto al segretario della Federazione del PD Roma Tiburtino, e poi deciderà lui come regolarsi.

Sta di fatto che questo bell’affare delle primarie per i parlamentari sta diventando velocemente un meccanismo in grado di scoperchiare la scatola di Pandora del centrosinistra italiano, e, grazie a Bersani, come dicevamo, di far arrivare a posizioni di rilievo nazionale tanti giovani militanti e dirigenti che hanno smazzato nei territori e che in questi minuti si stanno candidando per uno scranno a Montecitorio; tante seconde file, tante riserve che hanno ora l’occasione di non aspettare che “gli altri” gli lascino posto. La fretta è tanta e la sfida è dura, anche solo per raccogliere l’ammontare di firme necessarie per presentare il proprio nome.

Eccone alcuni, che ho trovato sui social e sulle notizie locali. Se ne conoscete altri, mandatemeli: io, che non posso votare, voglio almeno evidenziare per quel poco che riesco queste esperienze interessanti di lotta, sfida e rinnovamento. Preciso che molti di essi (fai: quasi tutti) neanche li conosco: ma sono giovani, hanno smazzato sui territori e cercano un’occasione.

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A Torino si candida Francesca Gruppi che ha 31 anni, è un’attivista della Fabbrica di Nichi Vendola e si candida, appunto, per le primarie a parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà. Ha scritto su Molecole e riguardo la sua esperienza dice:

Noi abbiamo un sogno’: vorremmo che tutti i movimenti che hanno squarciato il velo di ipocrisia su cui si regge la pericolosa ideologia del ‘buon senso’, che tutti i movimenti che lottano contro la precarietà, che lottano per la difesa dei beni comuni, dall’acqua al paesaggio, che i lavoratori e le lavoratrici, le donne che chiedono dignità e protagonismo, gli studenti e le studentesse, si sentissero chiamati in causa, non perché Nichi Vendola abbia la ricetta, o noi l’abbiamo, ma perché è importante credere che ci possa essere, e lavorare affinché ci sia, una via d’uscita politica dall’inverno del nostro scontento.

A Modena sta correndo per raccogliere le firme necessarie Giulia Morini, che è una ragazza di 24 anni, perciò mia coetanea, consigliera del Partito Democratico del capoluogo emiliano. Sul suo profilo Facebook si trovano foto che la ritraggono insieme a Giuseppe Civati (“vicina a lui”, dicono le cronache, parte del team che ha lanciato i 6ReferendumPd) e Ivan Scalfarotto, ha sostenuto Pierluigi Bersani alle primarie e ha votato contro la costruzione di un’inceneritore nella sua città. Quando la procura di Modena ha aperto un’inchiesta sulle aree utilizzate per la Festa dell’Unità, finite sotto la lente di ingrandimento della procura per inquinamento ambientale causato, si cercava di capire, dalle opere di edificabilità promosse dalle Coop rosse, non si è schierata a corpo morto in difesa del partito.

Giuditta Pini è segretaria provinciale dei giovani del Partito Democratico di Modena e anche lei è in campo per le Primarie dei Parlamentari. Secondo ModenaOnline lei cita “Nilde Iotti e Don Chisciotte”, ma questo è falso, perché “Mi vuoi dire caro Sancho che dovrei tirarmi indietro perché il male ed il potere hanno un aspetto così tetro” è Guccini, e se scrivi da Modena e non lo conosci probabilmente abbiamo un problema culturale più ampio. Studenti, lavoratori, pensionati hanno raccolto 207 firme per chiederle di candidarsi e lei ha accettato; alle primarie ha sostenuto Bersani, è ottimamente inserita nel gruppo dirigente nazionale dei Giovani Democratici, e la sua campagna elettorale per queste primarie è già partita.

Anche Raffaele Viglianti è molto vicino a Giuseppe Civati, ma lui viene da un territorio che mi è molto caro e che dovremmo tutti considerare con maggiore attenzione, il Pontino: è iscritto alla sezione del Pd di Minturno e anche lui sta correndo per raccogliere le firme. E’ contrario alla bretella Valmontone-Cisterna di Latina, una grande opera che tutto l’establishment di Latina invece chiede a gran voce, è un’attivista dei referendum dell’acqua che in quei territori è un tema centrale, visto che AcquaLatina distribuisce, sostanziamente, arsenico a tutto il Pontino.

Ecco, non ho finito, ma poi viene troppo lungo, quindi farò un’altro post a brevissimo con altri volti che sosterrei e voterei a queste Primarie dei Parlamentari, se fossi a Roma e avessi cinquecento voti da distribuire. Se siete in questi territori e potete aiutare queste persone a raccogliere firme, fatelo: anche se poi non li voterete. Altri candidati, più forti, non avranno alcun problema a raccogliere le firme necessarie per tentare la corsa:  per loro, invece, chi più chi meno, sarà più dura anche solo poterci provare.

Se avete altre esperienze del genere sui territori da segnalarmi, scrivetemi o commentate: vorrei provare a metterle tutte in evidenza, per quel poco che posso e per i 70-100 affezionati che capitano da queste parti.

Le foto le ho prese da Google Images e dai profili Facebook dei candidati, se a qualcuno non va bene me lo segnalasse. 

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Ciao, sono nel limbo del Partito Democratico

E così è uscito il regolamento per le primarie dei parlamentari del Partito Democratico, e io, mi sembra, non potrò votare.

Come ho detto tempo addietro, io sarò fuori dall’Italia in quei giorni, e non è stato previsto alcun metodo di voto a distanza. Comprensibile: sarebbe molto difficile coordinare uno sforzo del genere e capisco la scelta. Non credo nemmeno che “fatte così sono primarie di apparato” – anche se la possibilità, per ogni iscritto, di poter mettere più di una firma a sostegno dei candidati si poteva pensare: i tempi sono quelli che sono, e la scelta è comunque rivoluzionaria.

Dicevo, io non potrò votare: a Roma. Ma non è che vado in Cambogia: sarò, in quei giorni, in una grande capitale europea. E allora, mi chiedo – perché non è chiaro, dal regolamento: potrò, almeno, votare per scegliere i candidati della circoscrizione estero del Partito, votando così “da fuorisede”? Oppure – sarebbe splendido, ma la vedo improbabile – votare all’estero per i candidati della mia circoscrizione elettorale?

Insomma, sono caduto nel limbo delle primarie dei parlamentari. In ogni caso io, prima di partire, consegnerò al segretario del mio circolo e della mia federazione territoriale una busta chiusa con la copia della mia tessera elettorale, della mia tessera del Pd, con dichiarazione autografa di voto. Chissà che non la prendano in considerazione.

Prossimamente vi dirò chi, comunque, potendo voterei e voterò.

 

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Bersani-killer e la rottamazione dove non te l’aspetti

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Mentre nel centrodestra continua il circo, c’è da dire che questa storia delle primarie dei parlamentari indette da Bersani, in un weekend sufficientemente scomodo per la partecipazione popolare, rischia di rivelarsi una vera e propria promozione/rottamazione (involontaria?) proclamata dalla segreteria nazionale, ai danni di ranghi, livelli e truppe cammellate locali del Partito Democratico, su quei territori che vanno al voto, in contemporanea, per politiche e amministrative.

Mi spiego meglio. So da fonti abbastanza attendibili che uno dei candidati alla corsa delle primarie a sindaco di Roma, che in questi ultimi tempi si era affacciato dichiarando la sua intenzione di partecipare alle primarie, se la sarebbe rimangiata, pronto ad infilarsi, invece, nella partita del Parlamento. Io non so se questa cosa sarà poi vera: ma se ci pensate, tutto torna; sopratutto se confrontata con l’attivismo, frenetico, che sta caratterizzando i parlamentari di primo pelo, terrorizzati e confusi, senza una bussola che gli indichi dove andare a trovare i voti necessari per un reinserimento in lista.

Già, perché la combinazione di Porcellum, più il weekend del voto poco favorevole alla partecipazione, è davvero in grado di garantire un seggio in Parlamento abbastanza sicuro a chi ha un largo consenso, radicato e storico, sui territori: un consenso simile a quello che serve per raccogliere firme e voti, per essere eletti in Campidoglio, piuttosto che alla Regione Lazio, Lombardia o Molise.

Mi spiego: siccome si voterà, come è noto, sotto Capodanno; e moltissimi saranno gli elettori che saranno altrove – me compreso, ripeto – è realistico che la gran parte dei voti verrà dai militanti storici, da chi (gulp) è disposto a rinunciare a, magari, vacanze programmate per votare alle primarie dei parlamentari. Massimo rispetto, beninteso, e ribadisco che spero salti fuori un modo per farmi votare anche dall’estero, dove sarò: a chiunque lo dico, viene una faccia un po’ mogia (come a dire: “La vedo difficile”, ma io non dispero).

E così, con l’ammontare dei voti necessari ad andare in Consiglio Comunale o Regionale si potrà comodamente prenotare un buon piazzamento nelle liste alla Camera; il meccanismo delle liste bloccate della legge Calderoli, poi, farà il resto, e chi voleva fare il consigliere comunale si potrà ritrovare, senza nemmeno troppo sforzo, parlamentare. Perciò è ben comprensibile che moltissimi candidati o ri-candidati, che stavano iniziando a posizionarsi per le amministrative, scelgano la via di Montecitorio: amministrare un territorio è immensamente più rognoso che stare in Parlamento; e, per la stessa quantità di voti, provarci conviene.

Questo, a quanto so, è quel che sta accadendo nel Lazio; mi sembra realistico succeda anche in Lombardia e Molise. Così Bersani, con un colpo solo, avrà in Parlamento una falange disciplinata di quadri e dirigenti storici che vengono dal territorio, gli unici in grado di radunare voti in queste condizioni, molto grati della possibilità ricevuta e confezionata su loro misura; e nel contempo sfoltirà di punto in bianco i ranghi delle classi dirigenti locali, aprendo la strada a nuovi volti, personalità e candidature locali. Secondo me, una centro perfetto, un colpo silenzioso.

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Primarie dei parlamentari, voglio votare in anticipo

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C’è un modo in cui il Partito Democratico, davvero, può vincere le primarie dei parlamentari: perché, direte, rischia di perderle? Mediaticamente sì: perché è già iniziato, su vari media, un comprensibile tam tam riguardante la scelta della data.

Andiamo con ordine perché la notizia è recente: siccome le elezioni politiche saranno celebrate a febbraio, il Partito Democratico ha fissato le consultazioni per selezionare i componenti delle liste bloccate per il prossimo 29 e 30 dicembre; consultazioni aperte anche ai simpatizzanti, non solo agli iscritti. “Le primarie di capodanno”, sono state già ribattezzate, e con qualche ragione: chi mai andrà, si legge in giro, a votare in quei giorni, fra la spesa del cotechino, delle lenticchie, partenze per i viaggi, cenoni e parenti? Rispondono i più: solo i militanti duri e puri. E così, se Beppe Grillo è stato sommerso da un diluvio di critiche per i 30mila voti complessivi per le “sue” parlamentarie, il Partito Democratico dovrà fare molto, molto meglio per non subire un danno d’immagine devastante.

Se primarie devono essere, che siano vere, sia nella forma (come si presentano, il che è moltissimo: bravo Bersani) che nella sostanza. La data, in effetti, è un problema: come risolverlo?

Facile, credo: early voting.

Ammesso che si definiscano in tempi brevi il regolamento di queste consultazioni (quanti posti riservati alla segreteria nazionale? chi decide il rimanente delle liste votabili? chi si può candidare?), votare in anticipo è perfettamente possibile. Se il Partito Democratico scegliesse di impegnarsi per sciogliere questi nodi in una settimana a partire da oggi, anche in 10 giorni, si potrebbe partire con le operazioni di voto anticipato (nei circoli del partito, ad esempio), fin dal 22 dicembre. In questo modo la partecipazione di chi, ad esempio, ha intenzione di partire, magari all’estero, per le vacanze di Natale e Capodanno, potrà comunque partecipare a questo davvero pregevole esperimento di democrazia, capace di scardinare dall’interno il sistema del Porcellum.

Non ho problemi a fare outing: io il 29 e 30 dicembre non sarò in Italia, e mi dispiacerebbe non poter votare per comporre le liste della mia circoscrizione parlamentare; il problema mi tocca personalmente, come penso sia per molti altri, sinceri militanti ed elettori che vorrebbero avere il modo di votare anche in quella scomoda, ma credo logisticamente inevitabile, data. Quindi, basta organizzarsi, organizzarsi bene per favorire la massima partecipazione.

Un’altra idea potrebbe essere quella di permettere il voto in qualsiasi circolo del Partito Democratico in Italia e all’estero. Anche questa soluzione andrebbe benissimo, ma mi sembra tecnicamente più complicata.

Oppure, ancora,  si può fare in un altro modo. Si potrebbero definire regole e liste intorno al 23 dicembre, non spiegarle bene, non lavorare in nessun modo per trasformare una splendida affermazione di principio (“primarie per i Parlamentari aperte anche ai non iscritti”) in una possibilità praticamente realizzabile senza troppa difficoltà per il cittadino, e far passare il messaggio che se si vuole partecipare alla democrazia, cavolo, bisogna pur sacrificare qualcosa.

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“In Italia parlano solo di Berlusconi”

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Non per insistere, eh. Ma davvero non ci si crede, e non ci crede neanche lui.

“Dovevo parlare ad una conferenza e poi mi doveva intervistare La Stampa. Inizialmente era previsto che parlassimo di Europa, della crisi dell’Eurozona, del ruolo delle comunicazioni all’interno della crisi e dell’Inghilterra (che sta per uscire dall’Europa se la strategia di David Cameron non sarà fermata). Ma invece, ogni domanda si riferiva a Berlusconi – se può vincere, se Mario Monti dovrebbe candidarsi, come dovrebbe trattare Berlusconi, se Berlusconi potrà essere un pericolo o un’opportunità per Bersani, se Berlusconi potrà prendere voti al Movimento 5 Stelle…”

Lui è Alastair Campbell, genio della comunicazione di Blair (disclaimer: non ne sono un fan) che si è trovato proprio questi giorni in Italia e ha pensato di vivere in un incubo. Intorno a lui, qualsiasi persona con cui parlasse pensava che il ritorno di Berlusconi fosse inevitabile: “E’ tornato, e sta facendo quel che gli piace di più – crea problemi, cambia il clima, irrita l’establishment tentando, allo stesso tempo, di esserne l’elemento dominante”. Ma come è possibile? Quale spiegazione?

La parte razionale di me dice che chiunque sia stato in giro per così tanto tempo, (…) e per cui non ci sia una quantità di tintura di capelli sufficiente a nascondere che ha quasi 80 anni non abbia alcuna possibilità. Ma forse, in Italia più che altrove, la politica è questione di emozioni almeno quanto lo sia di ragioni.

(C’è anche un libro che dice questa roba qui, mi è stato regalato e lo sto rileggendo perché credo sia proprio il momento giusto). E insomma, il Cavaliere è tornato: ed è davvero il caso di iniziare, per il centrosinistra, a disegnare e raccontare il paese che ha in mente, che vuole progettare, che vuole cambiare. Perché non basta parlare di spread e di economia finanziaria: bisogna emozionare gli italiani, dargli qualcosa di simile alla speranza che Obama ha promesso e dato agli americani.

Il giornalista della Stampa mi ha chiesto: “Chi vincerà?” Avevo appena parlato all’Enel, un discorso in cui avevo sottolineato l’importanza di posizioni chiare, pensate, radicate nella comprensione di una strategia. Tutto questo è volato fuori dalla finestra mentre dicevo la semplice verità: “Non ne ho la più pallida idea”.

Siamo qui. Berlusconi ha già iniziato a raccontare il suo paese, fatto di rifiuto delle burocrazie europee, fatto di “chissenefrega dello spread”, fatto di abbasso l’Imu, di abbasso la giustizia. Il centrosinistra farà bene a darsi una mossa e ad iniziare a raccontare il suo paese, fatto di – non mi ripeto – una politica diversa, alternativa, nuova. In fretta, però.

 

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Lasciamo stare lo spread

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Ieri scrivevo di come mettersi a parlare per tutta la campagna elettorale di spread, di pressioni sui mercati, di investitori internazionali possa tradursi in un vero e proprio autogoal per il centrosinistra. Credo che la prima pagina di Repubblica sia una dimostrazione abbastanza plastica di quello che intendevo.

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Vorrei essere chiaro: penso che la questione del finanziamento del debito del nostro paese e della fiducia degli investitori internazionali nei confronti dell’Italia sia molto importante. Ma non credo migliorerà semplicemente rimproverando Berlusconi perché è tornato in campo e infilandosi nel circo delle parole da analisti finanziari: sarei felice se per la politica italiana arrivasse il momento di una rivoluzione del lessico. Ragionare così significa inoltre ignorare che il debito pubblico italiano è di proprietà delle nostre banche, in percentuali davvero sostanziose, e che i famosi investitori internazionali se ne sono disfatti almeno da giugno, rimanendo poi alla finestra a vedere cosa succedeva.

Insomma, mi sentirei meglio se il centrosinistra lasciasse stare lo spread, la credibilità, i mercati, se vuole vincere le elezioni; li lasciasse a Berlusconi, che peraltro credo si sia nuovamente dimostrato più efficace dal punto di vista comunicativo, su questo tema: sono abbastanza convinto che dello spread non interessi nulla a nessuno, certo non al cittadino-elettore comune che lo sente distante, germanoide, complesso e inutilmente tecnico, come termine; e comunque, come ho già detto, parlarne e farlo diventare un argomento da campagna elettorale non cambierà di una virgola la situazione.

Delle tante cose che vedo nella prima pagina di Repubblica l’unica che mi sembra veramente interessante è la presa di posizione di Avvenire: abbiamo già visto come all’indomani delle primarie del centrosinistra il cardinale Fisichella avesse abbozzato un lancio anticomunista contro il pugno chiuso di Giuntella e soci; la cosa è finita lì. Ora la linea l’hanno data, in un magico triplete, Bagnasco della Cei, Vian dell’Osservatore, Tarquini dell’Avvenire: Berlusconi è un’irresponsabile, Monti è il futuro.

Su queste parole d’ordine il tam tam delle parrocchie farà campagna elettorale nei prossimi mesi. Ed è questo popolo (non queste gerarchie o queste opinioni, s’intende) che il centrosinistra, io credo, debba contattare: parlando dell’Italia, all’Italia, dei territori e ai territori; di politica industriale, commerciale, di sviluppo e ripresa. di mediterraneo. Se vuole vincere le elezioni, e vincerle bene.

 

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