Posts Tagged 'Partito Democratico'

“Il rinnovamento? Non è mica una questione di età!”

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Vabbeh, se lo dite voi, sarà vero.

A Grillo converrebbe darsi una calmata. Ecco perché

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Credo che Beppe Grillo dovrebbe essere considerato da adesso in poi (e che dovrebbe iniziare a considerarsi) niente più di quello che è: non essendo eletto, un autorevole blogger del MoVimento 5 Stelle, non in grado di dare indicazioni politiche al suo MoVimento. Anche perché lui e Messora stanno facendo, se mi consentite, più danni che altro.

Ma non alla democrazia italiana, proprio al MoVimento 5 Stelle. Siamo rimasti al grande rifiuto, da parte di Grillo stesso, alla mano tesa da Pierluigi Bersani – ribadita oggi stesso con l’ennesimo post del blog basato peraltro su un pezzo di Maria Teresa Meli che Renzi aveva già smentito in mattinata (bellissima operazione, complimenti vivissimi). Rifiuto scontato, inevitabile, fate voi e non mi interessa. Come ho scritto, Grillo così sceglie la strada più facile: ma, mi sono reso conto, più facile solo per lui, non per il Movimento, che avrebbe tutto da guadagnare, credo, in termini elettorali da un’alleanza col Pd.

Il punto è questo: Grillo, dice, fa capire, fa intendere, di voler governare da solo. Vuole un governo a guida 5 stelle, a maggioranza 5 stelle, con ministri 5 stelle. Nel parlamento italiano per eleggere questo governo i voti, attualmente, non sembrano esserci. Circola l’idea che il Pd offra a Grillo la guida dell’esecutivo: è una buona idea, ma mi sembra si sia già arenata, e comunque loro lo farebbero, semmai, solo con l’appoggio esterno del Pd – difficile che il Pd accetti addirittura di appoggiare dall’esterno un governo 5 Stelle. Prima o poi, in ogni caso, si tornerà ad elezioni.

Ma quel che sta facendo Grillo, spero senza rendersene conto, è alzare l’asticella, e di molto. Il MoVimento 5 Stelle è il primo partito d’Italia, è vero, ma per essere autosufficiente in Parlamento dovrebbe passare dal 25% attuale almeno al 35% a livello nazionale e vincere in Lombardia, Veneto, Campania, e Sicilia alle prossime elezioni. Quel che sta chiedendo Grillo ai suoi attivisti è di crescere di 10 punti in termini elettorali nel giro di 2-4 mesi, sopratutto nelle regioni chiave: è una sfida, grossa. E’ un rischio molto intenso. Ovviamente, è possibile: se il MoVimento 5 Stelle ci riuscisse, non ci sarebbe da fare altro che togliersi il cappello e augurargli buon lavoro. Ma Grillo deve rendersi conto che, ed è questo che secondo me non capisce, in questo modo alle prossime elezioni qualsiasi percentuale il MoVimento prendesse, inferiore al 35%, sarebbe una grossa sconfitta per Cinque Stelle. Si certificherebbe che non è in grado di crescere e di rappresentare la società italiana nel suo complesso.

In breve, secondo me è chiedere troppo, e tutto insieme. La domanda è: il MoVimento 5 Stelle è in grado di crescere di dieci punti in meno di un anno? Secondo me no. Non così. Anzi, secondo me continuando su questo andazzo i voti li perderà. Le ultime prese di posizioni vogliono un M5S che invita i due partiti maggiori ad accordarsi per un governissimo su cui sparare (e credo che Bersani non abbia intenzione di prestarsi a questo giochino) o addirittura una riedizione dell’esperienza Monti come “commissario di Stato” mentre il Parlamento vota e approva le riforme di impulso volute da Grillo e dai suoi.

Mi sembrano entrambe strade morte. In sostanza Grillo sta permettendo o la nascita di un inciucione, o una riedizione dell’esperienza Monti, personaggio che i suoi elettori odiano come nessuno. Direi che Grillo dovrebbe darsi una calmata e ragionare in termini, sì, più politici: a meno che, ovviamente, del consenso elettorale gliene importi davvero poco e che l’intenzione sia quella che Giuditta Pini ha ricordato su Facebook. Ma ovviamente, così, è tuuuutto un altro discorso; e ci vedremo sulle montagne.

Se al Pd manca il coraggio di perdere

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Stavamo parlando di cose che non sono filosofia morale: e certamente il giornalismo non lo è. Ma ancor più certamente, a non essere filosofia morale (giusto/sbagliato, vero/falso) è la politica. Sopratutto in politica, le chiacchiere stanno sempre a zero.

Concetto riassunto egregiamente dal Fatto Quotidiano affrontando la questione degli “impresentabili” nelle liste del Partito Democratico. “Impresentabili, ma irrinunciabili” è il titolo del pezzo, e non c’è sintesi migliore: Vladimiro Crisafulli, Francantonio Genovese, Nino Papania sono persone senza le quali in Sicilia si perde sicuramente una fetta importante di voti. E la politica questo è: raccolta del consenso intorno ad una proposta, che si traduce in voti.

Il giustizialismo non è parte di questo blog. Credo che queste persone debbano essere serenamente giudicate e che nel frattempo possano candidarsi a ciò che credono, fino a che non sia stata disposta l’interdizione temporanea o perpetua dai pubblici uffici con sentenza ; il Partito Democratico ha però un suo codice etico interno che spetta ai garanti far rispettare: il codice dice che per reati non di mafia, la condanna in primo grado impedisce la candidatura nelle liste del Partito; se sopraggiunge condanna, sono necessarie le dimissioni o si viene espulsi dal Pd. Certo, una volta che si è in Parlamento, l’espulsione può contare poco.

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Primarie dei parlamentari, voglio votare in anticipo

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C’è un modo in cui il Partito Democratico, davvero, può vincere le primarie dei parlamentari: perché, direte, rischia di perderle? Mediaticamente sì: perché è già iniziato, su vari media, un comprensibile tam tam riguardante la scelta della data.

Andiamo con ordine perché la notizia è recente: siccome le elezioni politiche saranno celebrate a febbraio, il Partito Democratico ha fissato le consultazioni per selezionare i componenti delle liste bloccate per il prossimo 29 e 30 dicembre; consultazioni aperte anche ai simpatizzanti, non solo agli iscritti. “Le primarie di capodanno”, sono state già ribattezzate, e con qualche ragione: chi mai andrà, si legge in giro, a votare in quei giorni, fra la spesa del cotechino, delle lenticchie, partenze per i viaggi, cenoni e parenti? Rispondono i più: solo i militanti duri e puri. E così, se Beppe Grillo è stato sommerso da un diluvio di critiche per i 30mila voti complessivi per le “sue” parlamentarie, il Partito Democratico dovrà fare molto, molto meglio per non subire un danno d’immagine devastante.

Se primarie devono essere, che siano vere, sia nella forma (come si presentano, il che è moltissimo: bravo Bersani) che nella sostanza. La data, in effetti, è un problema: come risolverlo?

Facile, credo: early voting.

Ammesso che si definiscano in tempi brevi il regolamento di queste consultazioni (quanti posti riservati alla segreteria nazionale? chi decide il rimanente delle liste votabili? chi si può candidare?), votare in anticipo è perfettamente possibile. Se il Partito Democratico scegliesse di impegnarsi per sciogliere questi nodi in una settimana a partire da oggi, anche in 10 giorni, si potrebbe partire con le operazioni di voto anticipato (nei circoli del partito, ad esempio), fin dal 22 dicembre. In questo modo la partecipazione di chi, ad esempio, ha intenzione di partire, magari all’estero, per le vacanze di Natale e Capodanno, potrà comunque partecipare a questo davvero pregevole esperimento di democrazia, capace di scardinare dall’interno il sistema del Porcellum.

Non ho problemi a fare outing: io il 29 e 30 dicembre non sarò in Italia, e mi dispiacerebbe non poter votare per comporre le liste della mia circoscrizione parlamentare; il problema mi tocca personalmente, come penso sia per molti altri, sinceri militanti ed elettori che vorrebbero avere il modo di votare anche in quella scomoda, ma credo logisticamente inevitabile, data. Quindi, basta organizzarsi, organizzarsi bene per favorire la massima partecipazione.

Un’altra idea potrebbe essere quella di permettere il voto in qualsiasi circolo del Partito Democratico in Italia e all’estero. Anche questa soluzione andrebbe benissimo, ma mi sembra tecnicamente più complicata.

Oppure, ancora,  si può fare in un altro modo. Si potrebbero definire regole e liste intorno al 23 dicembre, non spiegarle bene, non lavorare in nessun modo per trasformare una splendida affermazione di principio (“primarie per i Parlamentari aperte anche ai non iscritti”) in una possibilità praticamente realizzabile senza troppa difficoltà per il cittadino, e far passare il messaggio che se si vuole partecipare alla democrazia, cavolo, bisogna pur sacrificare qualcosa.

Già che ci sei, leggiti anche: 

Il dopopartito

Dopo aver letto questo, e visto relativo video in cui Emanuele Filiberto di Savoia e Pupo vengono applauditi dal salotto del dopofestival YouDem, persino a seguito di alcune modifiche del testo della canzone spiattellate in faccia al pubblico nel tentativo di far piacere (se non vedete il video, non capite di che parlo), mi sono veramente fermato un attimo a riflettere. Perchè io, ‘sta cosa del dopofestival, proprio non la capisco: e mi sembra sintomatica di qualcosa che non va.

Cioè, chi ha deciso che era una buona idea? Esattamente, quale è il tentativo?  Che ruolo ha nell’elaborazione politica dell’opposizione vedere la Sen. Pinotti che canta? Ma vi sembra il momento storico di perdere tempo co’ sta roba?

Quale è il messaggio che passa, ci avete riflettuto? Perchè è duplice: o, “questa è veramente una banda di fannulloni, mentre Berlusconi governa loro pensano a Sanremo”; oppure, il che sarebbe ancora peggio, il naufragio del maldestro tentativo di dimostrarsi vicino “alla ‘ggente” organizzando una macchietta insulsa su Sanremo.

Quale è l’intenzione? Quella di presentarsi, liberati dal complesso del trinariciuto, come un partito smaliziato e pop che non ha paura di avvicinarsi alle masse, organizzando questa farsa? Ma perchè, credete che così vada bene? Che la cosa possa riuscire?

Direte (forse, e spero di no), “e non farla troppo lunga, è un modo per fare un po’ di varietà, noi siamo popolari e senza snobismi“: forse, ma vorrebbe davvero dire che qui si ha tempo da perdere. Scusate, non c’era niente di meglio da passare sulla Tv del partito? Che poi, magari era pure un occasione, se proprio si voleva tirare su qualcosa del genere, di fornire un momento importante di critica di costume, di ragionare sul ruolo della televisione oggi: ma a me, per quello che ho visto, e chiedo scusa per il tono, mi sembra solo una grossolana accozzaglia di cazzate.

Non so, io, boh. E dire che non è che chiedo di resuscitare Pajetta e di riaprire le Frattocchie: cioè, anche, ma non qui. Mi interrogo sul momento storico che viviamo, e mi pongo il problema di ciò che deve essere una forza di opposizione. Se credete che per galvanizzare le masse basti chiedergli chi vorrebbero, fra i leaders politici, come vincitori di Sanremo, mi sa che siamo tutti fuori strada.

Perchè tanto dolore?

Succede. Davvero, giuro. Qui.

Edit. Che poi, le accoppiate hanno un che di freudiano. Apprendiamo che, ad oggi, D’Alema è un perdente.
Eppoi, anche scontate: Vendola e quello di XFactor perchè sono entrambi gay. Hahaha, wow, che ridere.

ASDE

BRUXELLES, 11 GIU – Il Partito democratico trova la sua collocazione all’interno delParlamento europeo. A riferirlo è stato lo stesso leader del Pd, Dario Franceschini, in seguito all’incontro avuto a Bruxelles con il capogruppo del Partito socialista europeo, il tedesco Martin Schulz. Il Pse ha dunque accettato la proposta di dare vita a un nuovo gruppo che riunisca i socialisti e i democratici europei. L’Asde (Alleanza dei socialisti e dei democratici europei) rappresenta – dice Franceschini – “un passo importante” verso un gruppo che radunerà tutte le forze del campo progressista.



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