Il paese reale

Accettate per un momento una divagazione piuttosto corposa.

Conoscevo Paolo Zocchi. Era una persona sveglia. Si occupava di innovazione e tecnologia per la Margherita, in modo sufficientemente appassionato da mettere su un gruppo di lavoro permanente, che non so bene cosa abbia prodotto, ma della quale esistenza già c’è da rallegrarsi. Lo conoscevo perchè fu lui a offrirmi un posto in Lista Civica; probabilmente gli parlò di me il figlio, che conosco più che molto bene dopo anni di scuola insieme, lo stesso Jacopo che ora mi saluta su MSN dicendo che va a dormire. Mancherà. 

Probabilmente la vertigine di ciò che c’è al di la di questo tempo e spazio è ben maggiore dei trecento metri verticali che Paolo ha disceso, prima di salire ben più in alto. E la brusca mazzata d’arresto che subiamo tutti noi in queste ore, increduli e senza spiegazione davanti al fatto che la gente debba morire, a un certo punto, mi porta a chiedermi come si possa fare ad andare a dormire. 

E di colpo mi appare chiaro perchè sia opportuno avere uno stile di vita almeno un poco sobrio, non rubare sulle spalle dei poveracci, andare in giro a fare le cose al meglio possibile e cercando sempre il bene di qualcun’altro lungo la strada. E’ che alla cassa ci arriviamo tutti, prima o poi. E mi ricorderò sempre che conta di più la storia di una famiglia lacerata che tutte le discussioni su quante mignotte può sopportare questo paese prima di fare un botto gigantesco in una disgustosa nuvola di pattume. E che quindi bisognerebbe evitare di comportarsi in modo tale da far discutere tutti quanti per giorni e giorni (e giorni) di quanto è puzzolente la cacca, perchè non è rispettoso verso la gente che nasce, cresce, vive e muore in una storia vera; e mi piacerà quindi pensare che non valga la pena di riempire di vuoto e nulla una vita già di per se destinata, un giorno, a diventare terra e anima, in due posti differenti; e che a chi si comporta diversamente possa esser fatto notare.

E non mi frega niente se il puttanificio piace un sacco alla doppia pubblica morale. Bisognerebbe andare fieri del luogo da cui si viene.

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