Ho votato Vendola, poi Renzi. E sono con Bersani

'Il Confronto' Italian TV Show - November 12, 2012

L’incerto, alla fine, ha votato così. Per mandare due segnali, che vale la pena spiegare.

Al primo turno ho votato per Nichi Vendola. Esplorando il suo programma per i post dell’incerto ho trovato più sintonie di quanto non mi aspettassi, e me ne aspettavo parecchie; credo che dal modello Puglia sia da rileggere con attenzione per capire quanto, di esso, si possa convertire in esperienza di governo per il paese. Certo, non ho dimenticato né il caso Tedesco né le questioni delle vicinanze alla Imprese Marcegaglia e al San Raffaele, ma le ho accantonate; più di tutto mi ha suggestionato il post di Leonardo che proponeva di far contendere a Bersani e Renzi, al ballottaggio, un forte voto a sinistra. Operazione, si è visto, fallita (e, per la cronaca, so da fonti certe che Vendola ha preso meno di quanto Bersani stesso avrebbe voluto).

Al secondo turno ho votato per Matteo Renzi. Con rabbia. Non avrei voluto. Sono arrivato al seggio in cui ho passato il pomeriggio come volontario, sulla Tiburtina, con le idee assolutamente incerte, e un esito del tutto aperto. C’è un fazzolettone che mi unisce a Renzi, ma politicamente su alcuni temi decisivi ne sono distantissimo: me ne sono accorto nel viaggio dell’incerto fra i programmi, sopratutto quando si è parlato di politica economica, che credo essere la chiave dell’Italia che ci apprestiamo a costruire; e per quanto riguarda l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che per me deve rimanere – non ho avuto modo di parlare del punto, mi spiace. Dicevo dell’economia: niente narrazioni keynesiane vendoliane, ma io non credo che il liberalismo puro e semplice ci possa aiutare ad uscire dal fosso in cui siamo – anche perché, come scrive Ivan, non siamo un paese risk-oriented. Quindi, proprio dove serve, io e Renzi siamo alternativi.

Eppure ho votato per lui. L’ho fatto perché certi discorsi, certe posizioni, certe mentalità mi fanno decisamente arrabbiare: e le ho sentite, le avevo percepite anche prima di ieri, ma ieri le ho sentite, da viva voce. Frasi come “abbiamo pronta la bandiera dei Ds da ritirare fuori”, “ma che stai dicendo, io le odio le primarie”, e sopratutto “dopo cinquanta mail tutte uguali con nomi di fantasia abbiamo ignorato in blocco le richieste che venivano dal sito di Renzi, così per colpa sua anche persone in buona fede non hanno votato al ballottaggio”.

Intendiamoci: quel che penso del sito domenicavoto.it l’ho scritto in precedenza, è stata una mossa scorretta e furbetta a cui è seguita una reazione offesa e sopra le righe. E quel che non ho detto in quell’articolo è che oltre che scorretta, da parte di Renzi una strategia di nuovo impostata sulle regole, sulla partecipazione al ballottaggio, in breve su portare al voto elettori che al primo turno non avevano votato, è stata per il sindaco di Firenze politicamente suicida: avrebbe dovuto pensare a convincere gli elettori che non l’avevano votato al primo turno, non a trovarne altri, in più, da far entrare nel meccanismo primarie. Questo voleva dire che Renzi si era arreso già lunedì scorso, tanto che considerava i voti di Bersani effettivamente inespugnabili: le sue prime dichiarazioni dopo il voto vanno proprio in questo senso. Dunque, da una settimana a questa parte, Matteo Renzi si è ritirato in maniera disordinata, e i suoi hanno visibilmente sbroccato: lui stesso ha fatto dichiarazioni che non si trovano nemmeno Siamo La Gente Il Potere Ci Temono, in quanto a toni.

Ma io ho votato Renzi perché mi piace l’idea di un Partito Democratico in cui anche Renzi possa fare la sua battaglia e sia per questo rispettato, e non guardato dall’alto in basso;  un Pd genuinamente contendibile, altrimenti non lo facevamo. L’intera dirigenza era contraria alla deroga a favore di Matteo Renzi, e dunque alle primarie: Pierluigi Bersani, che è persona saggia e probabilmente più lungimirante di altri, l’ha voluta uguale. Eppure ho visto in giro una grossa aria di sufficienza e di malcontento, come se, davvero, il punto fosse che Matteo Renzi doveva morire col gas, e basta.

Ho avuto l’impressione che ci fosse in giro molto scontento davanti a chi, ancora, si permetteva di contestare un centrosinistra e un partito fondato sulla sola militanza radicata e storica, vicina al candidato “naturale”. La militanza è una cosa straordinaria che in questi ultimi tempi non ho avuto modo di praticare; la religione della militanza è una cosa diversa, e il senso di fastidio per chi sembra voler saltare la fila, si traduce in spocchia, e non mi dà che irritazione.

Pierluigi Bersani è una persona accorta, ripeto, che sono sicuro sa tutto questo; conosco molte delle persone che hanno lavorato per lui: alcuni, li chiamo fratelli, ci parlo quasi ogni giorno, e la loro credibilità è fuori discussione; proprio sui punti in cui Renzi non va, Bersani è ok – per dire, il primo viaggio in Libia, per l’Italia nel Mediterraneo. Così, rassicurato dalla presidenza del seggio riguardo la netta affermazione di Bersani (“è cappotto”, mi han detto, e questo è importante, perché se il mio voto fosse stato decisivo avrei scelto diversamente), ho deciso di votare per protesta: protesta contro quest’aria, queste frasi, queste linee di pensiero. Perché voglio che il candidato premier e segretario del Partito prenda il meglio delle parole d’ordine di Renzi (fra cui, per me, c’è ad esempio partito-comunità, e non partito-ditta) e le faccia fiorire con i suoi strumenti, i suoi tempi, il suo volto, che sono i migliori fra quelli dei votabili in queste primarie, i più adatti per portare l’Italia da qualche parte.

Perché il grande partito organizzato di cui Bersani parla, il perno della vittoria popolare del centrosinistra, sia effettivamente quello di cui parla il segretario, c’è bisogno di vederlo – questo partito – in una luce aperta allo sviluppo, alla contaminazione, alla novità; quello che abbiamo non basta: la rete di rapporti consolidati, la militanza radicata, l’attivismo dei soliti, sì, proprio i soliti che stimo e rispetto, quelli che mentre io non potevo facevano la fila, tutto questo non basta.

Né certo basta un voto a Renzi a cambiare questa mentalità, questo stile di lavoro, questa pratica quotidiana che secondo me va cambiata, perché è deleteria, fa male al partito, fa perdere le elezioni, allontana le persone, gli elettori, sopratutto quelli che non ci hanno mai votato e che magari potrebbero farlo. Anzi, paradossalmente un voto a Renzi peggiora la situazione. Ma ieri Bersani non aveva bisogno del mio voto: sono contento che abbia vinto lui, e con questo ampio margine. Il segnale che gli mando è questo qui, e in questo senso, da ora in poi, lavorerò.

Già che ci sei, leggi anche: 

5 Responses to “Ho votato Vendola, poi Renzi. E sono con Bersani”


  1. 1 Fabiano 3 dicembre 2012 alle 11:06 pm

    La sai una cosa? Lo immaginavo…certi discorsi fanno rabbia anche a me, anche se un po’di sinistra nel nostro partito va portata. Dobbiamo essere plurali, ne sono convinto, ma su certi temi non si può indetreggiare, tipo sul lavoro(e purtroppo l’abbiamo fatto anche noi)…in ogni caso vendola da noi a roma è andato abbastanza bene al primo turno…Ora la battaglia decisiva!!Un abbraccio Tom!!

  2. 2 anellidifum0 4 dicembre 2012 alle 12:22 am

    Ho votato Renzi al primo turno (e potevo benissimo votare Vendola, se avessi deciso di dare priorità ai diritti civili e non all’economia) e poi, con molta difficoltà, ho deciso di andare a votare anche al ballottaggio, pur avendo odiato il modo in cui Renzi ha impostato la campagna del ballottaggio. Alla fine ero tipo: 34% voto per Renzi, 33% per Bersani, 33% mi astengo o scheda bianca. Quindi, come vedi, al di là delle tifoserie, non sono certo mancati i voti sofferti. Tu e io ne siamo l’esempio.

  3. 3 Lorenzo 5 dicembre 2012 alle 5:38 pm

    Mi aggiungo al coro dei voti sofferti.
    Io ho votato due volte Renzi.
    Due punti individuano una retta (cosa esiste di più certo di una retta?).
    I miei due voti hanno individuato un punto di domanda. Sia mentre votavo che ora.


  1. 1 “In Italia parlano solo di Berlusconi” « D-Avanti Trackback su 11 dicembre 2012 alle 2:10 pm
  2. 2 Se al Pd manca il coraggio di perdere « D-Avanti Trackback su 17 gennaio 2013 alle 11:03 am

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