L’educazione sessuale del giovane PD

[per Giornalettismo]

Posso Dirlo?” Dica, vicesegretario, dica. “Dobbiamo diventare più sexy”. Non è H&M che pubblicizza la sua nuova linea primavera-estate per il 2010: è Enrico Letta, vicecomandante del principale partito del centrosinistra italiano, il PD, intervistato da Marco Damilano sull’Espresso di questa settimana. “Come vi attrezzate ai tempi nuovi?” chiede il notista politico del settimanale più prestigioso d’Italia; “dobbiamo diventare più attrattivi”, risponde l’ex-candidato segretario.

Bene. Ma attrattivi è una cosa, attraenti è un’altra. Un partito attrattivo si valuta sui contenuti che propone, sulle politiche che mette in campo e sulle proposte che porta avanti per il paese; un partito attraente è mera apparenza. Sexy è apparenza. E se è vero che Letta nelle risposte immediatamente successive illustrerà due proposte di assoluto contenuto, come una nuova politica fiscale e l’adozione della trasparenza nella politica come parola d’ordine per il PD, allora il problema qui è solo di linguaggio.

Cosa si pensava di fare con un’uscita di questo tipo? Si pensava che non sarebbe risultata come nota stonata? Se si dichiara qualcosa del genere, è normale che diventi ciò che risalta maggiormente dell’intera elaborazione, magari a scapito di punti ben più importanti. Le gaffes, in politica, non sono permesse: mai. Anche se si pensa una cosa del genere, non la si dice.

Perché si fa la figura di quello un po’ ganassa che butta lì la parolina magica fingendosi molto smart, e invece fa solo ridere i polli. “Partito sexy, non so se mi spiego” – occhiolino. Hanno bisogno di un partito sexy i cassintegrati di tutta Italia? Gli importa dell’attrattiva sessuale, ovvero dell’attraenza esteriore del partito che li dovrebbe rappresentare, i precari e i diseredati del Paese che attendono risposte? No. Hanno bisogno di Pierluigi Bersani che fa rapa a zero Marco Travaglio quando quest’ultimo inizia a spararle troppo grosse sul PD e sul lavoro. Hanno bisogno di una classe dirigente unanimemente concreta che, davanti alla fuffa fritta degli ultimi 15 anni guardi l’Italia con occhio critico costante per proporre una solida alternativa.

Il PD è tutto questo? Probabilmente, o quantomeno forse. Ma nel momento in cui si inciampa in tali cadute di stile, la gente si mette a ridere e passa ad altro. La nostra è eccessiva severità? Mettiamola così: era proprio necessario esprimersi in quel modo? No. E allora, nel dubbio, meglio lasciar perdere. Se c’è anche mezza possibilità di essere male interpretati, tanto vale mettere maggiore attenzione sulle proprie parole.

Tralasciando il fatto poi che il centrosinistra ogni tanto se ne salta fuori con queste metafore sessuali non del tutto giustificate. Non è la prima volta. Le continue fibrillazioni della maggioranza di Romano Prodi, quella che votò per un soffio a favore della missione italiana in Afghanistan, erano “thrilling”, “sexy”: arieccolo.

Potrebbe anche essere che qui serva un po’ di sana educazione sessuale. Nel centrosinistra ogni tanto qualcuno dice “tette” e tutti ridacchiano, come se avessero quindici anni. Magari devono parlare un po’ con la mamma, che gli spieghi come nascono i bambini.

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