Archivio per aprile 2010



Senza senso

Come mi è stato autorevolmente fatto notare, il fischio di inizio alle polemiche fra Fini e Berlusconi è stato suonato dal Cavaliere: quando ancora il Presidente della Camera era trincerato nel no-comment, già “fonti della maggioranza” rivelavano ciò che i due esponenti del PDL si erano detti.

Tale considerazione è rafforzata, se pensiamo che Schifani, in modo del tutto estemporaneo e non richiesto da nessuno, si è premurato di uscire a reti unificate proclamando la necessità del voto: è evidentemente una cosa che ha concordato con Berlusconi, perchè altrimenti non si spiega una presa di posizione di tale pesantezza da parte della seconda carica dello Stato.

Dunque è Berlusconi ad aprire il fronte; è Berlusconi che non ha intenzione di assecondare i, peraltro molto tiepidi, richiami di Fini; è Berlusconi che crede di poter agitare il voto come una clava.

Che senso ha? Nessuno. Berlusconi ha già vinto le elezioni; anche se non le ha vinte tecnicamente, le ha vinte politicamente: andare al voto adesso, perchè? Per vincere “di più”, stavolta anche contro Fini? Non ha senso: non si può vincere ancora più di così. Che altro vuole vincere, Berlusconi?

Perciò, a parer mio, è una boutade. E’ un tentativo di fare la faccia cattiva a questi rompipalle dei finiani, che magari, se pensano che il Capo fa sul serio e chiederà a Napolitano di sciogliere le Camere, rientreranno nei ranghi. Anche perchè la Lega non si lascerà sfuggire l’occasione di tre anni tranquilli per finire le riforme di cui ha bisogno.

Certo, occorrerà vedere se Fini si piegherà a questa dinamica: ma mi chiedo che altro potrebbe fare. Provocare la crisi e accettare l’ipotesi del voto è una prospettiva che lo relegherebbe a percentuali elettorali di nicchia, perchè sarebbe facile gioco presentarlo come il complottista che ha provocato la caduta del governo più amato di sempre.

E che senso ha per Fini incamminarsi su questa strada? Secondo me, nessuno.

Buone idee ovunque, eh?

L’inconsistenza dell’analisi e dell’autocritica del PD in questo momento mi stupisce e mi preoccupa un po’. Dopo il bombardamento delle regionali, quel che si è detto è che “non abbiamo vinto, ma neanche perso”. Dopo la sconfitta alle comunali questo è “un sostanziale pareggio”. Il progetto del “Partito del Lavoro” collassa davanti alle elezioni a Pomigliano d’Arco. E la punta di diamante della strategia per ripartire dovrebbe essere “un pd federale”.

A proposito della linea Prodi-Chiamparino, bisognerà senza dubbio sottolineare che, a parer mio, si sono fumati il cervello. E non capisco neanche perchè Prodi dica cose del genere, nel senso: spero si sia sbagliato, che l’abbiano capito male, ma non avendo lui smentito, evidentemente la pensa così.

Qualcuno mi deve spiegare in cosa aiuterebbe il centrosinistra lo spacchettamento del partito, se non a favorire l’alleanza al nord con la lega, pensata da qualche dirigente che s’è convinto, o che ha avuto una visione mistica, probabilmente, del fatto che ciò si possa fare e che sia un’idea valida; e l’avvicinamento al sud agli autonomisti di Lombardo, perchè quello governa, e ora come ora sta passando un guaio, e gli serve gente, purchessia.

Vorrei sapere come si elabora una grande strategia nazionale per il centrosinistra, se un segretario di partito viene eletto da queste mistiche entità federali, al nord alleate qua e la con la lega, dove ancora si crede che essa sia “la costola della sinistra” solo perchè si viene affascinati dai sindaci un po’ sceriffi e ci si stupisce che gli operai ormai votino chi gli promette di buttar fuori gli extracomunitari, che fanno il loro lavoro a metà del prezzo; al sud, essendo morte e sepolte elettoralmente in più di metà del mezzogiorno, alleate con chiunque abbia da regalare una poltrona.

La parte più curiosa è l’abolizione delle primarie, che hanno per due volte legittimato lo stesso Prodi a correre contro Berlusconi, con largo consenso popolare e verso la vittoria, e ora, proprio quando iniziano ad affermarsi come consuetudine valida, sentita e apprezzata, vengono trattate come una moda fallimentare e da abbandonare. Mentre invece la soluzione proposta è quella di un’elezione di secondo livello, che, come tutte le elezioni di secondo livello, mancherebbe di autorevolezza e rappresentatività, e servirebbe solo a far passare in secondo piano l’eletto, confinandolo in una teca asfittica, muta e di rappresentanza (Bundesraat tedesco, Presidente della Repubblica italiano).

La conseguenza, ben nota e mascherata o non sufficientemente ponderata, è che un segretario eletto in questo modo diventerebbe una figura da “dietro le quinte”, intento ad organizzare pacchetti di alleanze e ad individuare una figura da mandare al massacro verso le elezioni, invece di prendersi le sue responsabilità politiche in prima persona.

In breve, non capisco da cosa sia determinato questo sbandamento. Non è che se il popolo va verso il federalismo (che poi, questo è tutto da dimostrare), allora noi ci accodiamo al federalismo perchè sennò perdiamo il treno del popolo. E’ come il negoziante che, perdendo mercato perchè il negozio davanti è diventato più competitivo, per rimediare almeno qualche cliente sbadato si compra le copie scrause e cinesi di ciò che vende il concorrente. Il federalismo, istituzionale, fiscale, del partito (sic) si può pure fare, dipende come lo fai; e comunque, come tutti i modelli puramente “tecnici”, come tutte le soluzioni attenenti alla “forma”, non riusciranno a risolvere il problema di una virgola, se non si affrontano i nodi di sostanza.

Quale è la linea del PD (e del centrosinistra, pure DiPietro inizia a dover rispondere) sul presidenzialismo, semi-presidenzialismo, federalismo, riforma della giustizia, eccetera? Ok, “ci sarà un opposizione dura”: ma quale è la proposta alternativa? Se la linea è la conservazione pura e semplice dell’esistente, il partito lo si può pure fare comunale, continuerà a non avere niente da dire.

Semi-presidenzializzami

Sorvolando sulla qualità del dibattito, molto bassa se si pensa che la discussione sulla forma di governo, roba da massimi vertici,  viene piegata a manovre politiche di parte (“non va bene il doppio turno, perchè perdo voti”, disse quello), spopola la discussione sul modello francese: senza che nessuno dica le cose come stanno, o le dica tutte e per intero.

Il sistema francese è davvero molto forte. C’è molto potere nelle mani del capo dello Stato, eletto dai cittadini. Ma, come tutti i regimi costituzionali, questo potere viene temperato da alcune valvole. Quando gli esponenti dell’attuale maggioranza cianciano di semipresidenzialismo, ci vorrebbe qualcuno che gli chiedesse :“Onorevole, ma lei si ricorda, vero, della possibilità della coabitazione, nel sistema francese?”. Quando ne magnificano le sorti, bisognerebbe chiedergli se hanno presente come funziona il Parere di Costituzionalità preventivo.

No, perchè un modello costituzionale, se lo si vuole importare, va importato tutto. E se non ci si dimentica che in Francia la Camera può avere un colore politico diverso da quello del Presidente, allora ok: però niente più parlamentari “nominati” e necessario cambio della legge elettorale, niente più dittatura del governo sul parlamento. E dobbiamo importare anche le commissioni d’inchiesta parlamentari alla francese, che vengono scagliate contro il governo e il suo operato anche da un singolo deputato, con dibattito pubblico e trasmissione televisiva, ovvero sul modello americano. E, volete ridere? Supponiamo che il parlamento voglia aprire una commissione su un fatto, a carico del governo, di rilevanza penale: l’unico modo che ha il governo per evitare l’apertura è dare mandato al Ministro della Giustizia di aprire un inchiesta penale. Praticamente il governo si autodeferisce alla Corte: chi ha detto “Lodo Alfano”?

E non dimentichiamoci del parere di costituzionalità preventivo, per cui il deputato Pinco Pallino in qualsiasi momento può adire la Corte Costituzionale quando la legge non è ancora stata firmata dal Capo dello Stato, ovvero prima della sua promulgazione. Ve le immaginate, le leggi ad-personam, in balia del primo dipietrista di passaggio a Montecitorio?

In breve, non fidiamoci, vediamo prima la ciccia. Se questa grande riforma comprenderà tutto il semipresidenzialismo, allora magari si potrà anche fare. Se non lo comprenderà, non sarà semipresidenzialismo, sarà un normale pastrocchio italiano.

Ps. In uno scambio epistolare con Pernacchia, egli mi ha reso edotto del fatto che gli stessi francesi lo stanno buttando a mare, il semipresidenzialismo, perchè è antidemocratico e dagli effetti distorti. Sarkozy in persona ha messo su una “Commissione di riflessione e proposta di modernizzazione delle istituzioni della Quinta Repubblica“. Le proposte della Commissione, in sostanza, ridimensionano il ruolo del Presidente e massimizzano quello del Parlamento. Un esempio su tutti, la proposta 21: una settimana al mese, una settimana intera dei lavori parlamentari è totalmente dedicata ai disegni di legge presentati dall’opposizione; una settimana, ancora, è dedicata agli atti ispettivi sul governo; le restanti due, ai disegni di legge della maggioranza. Questo vuol dire che il governo, e la maggioranza che lo sostiene, dovrebbero stare mute in aula per quindici giorni al mese, tutto l’anno. Capito, si, che vuol dire concedere più potere all’uomo eletto: vuol dire che bisogna trovare un modo per tenerlo sotto controllo, questo potere.

In breve, se il nostro intento è quello di copiare un sistema che i francesi stessi stanno dismettendo, vuol dire che abbiamo il vizio delle auto di seconda mano: un po’ come le centrali nucleari di seconda generazione, che la gente non vedeva l’ora di venderci perchè vecchie e rotte. Uguale, solo che qui è la Costituzione in gioco.

Legittimo impedimento? Incostituzionale, ma Silvio potrebbe salvarsi lo stesso

[per Giornalettismo]

Il provvedimento salva-Berlusconi presenta diverse incongruenze: dall’invenzione della gerarchia piramidale della Presidenza del Consiglio, alla prevalenza del potere esecutivo sul quello giudiziario; basterà questo a rendere efficace un eventuale ricorso della Procura?

«Ho visto che la procura di Milano vuole fare ricorso sul decreto firmato oggi dal Capo dello Stato che con la sua firma riconosce che non vi sono evidenti segni di incostituzionalità ». Così ieri Silvio Berlusconi, a proposito dell’annuncio – più un rumor, a dire la verità, anche se il ministro Bondi è già sicuro del contrario: potremmo fidarci di lui – da parte dei magistrati di Milano di adire la Corte Costituzionale, sollevando eccezione di incostituzionalità a proposito del legittimo impedimento, norma che il Premier di certo invocherà per il processo Mills, pendente davanti al giudice meneghino.

IL VIZIO C’E’ – Eppure, leggendo il testo della legge appena promulgata dal Capo dello Stato – a proposito, non è il presidente della Repubblica che controlla la costituzionalità delle leggi: è la Corte, a svolgere questo compito – un vizio salta all’occhio. L’istituto che la norma inventa, il legittimo impedimento appunto, è strutturato su scala piramidale. E così, sono di legittimo impedimento a comparire in udienza per il presidente del Consiglio “il concomitante esercizio di una o più attribuzioni previste dalla legge”; “le attività preparatorie e consequenziali”; “le attività comunque coessenziali”. Per i ministri, è legittimo l’impedimento in caso di attribuzioni o atti coessenziali: niente attività preparatorie. Per i sottosegretari, invece, proprio niente (poveracci).La logica è chiara: il presidente del Consiglio gode di più garanzie perchè ha funzioni più importanti, è più essenziale, mentre gli altri, giù a scendere in base alla loro rilevanza per il funzionamento dell’organo. Questa struttura verticale dell’ordinamento della Presidenza del Consiglio non esiste, però. La legge 400/1988, che disciplina, appunto, l’ordinamento del Governo, all’articolo 1 recita : “Il Governo della Repubblica è costituito dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri, che insieme costituiscono il Consiglio dei Ministri”. Non c’è dunque una struttura gerarchica: c’è una separazione di funzioni. Il presidente ne ha alcune, i ministri, altre.

SE PREVALE NON VALE – Tuttavia non è per questa strada che la Procura di Milano potrà provare a dimostrare l’incostituzionalità del Legittimo impedimento: questi rilievi non sono infatti rilevanti per decidere del Caso Mills, e la Consulta probabilmente rigetterebbe il ricorso. Per far emergere questa eccezione servirebbe un ministro sotto processo per atti preparatori all’attività di governo (non coperti, per lui, da garanzia), che lamenti – fondatamente – una giusta discriminazione ai suoi danni rispetto alla posizione del presidente del Consiglio, formalmente suo pari.I Pubblici Ministeri sembrano però sicuri delle proprie ragioni. Di uno fra i rilievi ipotizzati dal Corriere della Sera, quello riguardante l’impegno che il Parlamento si prende, mediante questa legge, a discutere addirittura una normativa di rango costituzionale sul tema, abbiamo già parlato su queste pagine . Plausibile anche l’incostituzionalità della presunzione assoluta di impedimento, intendendo con questo che il giudice non abbia la possibilità di verificare o contestare che l’impedimento lamentato sia effettivo e reale, come a dire: se la parte invoca l’impedimento, la corte fila a cuccia senza poter dire niente. Il che stabilirebbe una prevalenza dell’esecutivo, che avrebbe facoltà di non provare le proprie affermazioni, sul giudiziario: prevalenza per se stessa lesiva della separazione dei poteri.

“Quella legge colpisce i più deboli”

[per Giornalettismo]

L’esponente del PD in Commissione Lavoro applaude Napolitano per aver respinto il testo del governo sull’articolo 18: “L’arbitrato serve ad aggirare lo statuto dei lavoratori. E molti esponenti della maggioranza sono contrari, anche se non lo dicono”

Il presidente Giorgio Napolitano ha rimandato oggi (ieri, per chi legge) alle Camere il DDL proposto dal Governo che, fra le altre cose, ipotizzava una nuova disciplina per la risoluzione del contratto di lavoro dipendente. “Testo eterogeneo” riporta la motivazione, e “complessità e problematicità di alcune disposizioni che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale.” Il ministro Sacconi dichiara che terrà conto dei rilievi, e auspica una veloce ridiscussione parlamentare. Noi abbiamo intervistato sul tema Marianna Madia, esponente del PD in commissione lavoro.
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