Bei tempi

Ho pensato che fosse utile, magari più per me che per gli altri – come spesso succede, raccogliere in un solo posto tutto quello che penso su ciò che sta succedendo in questi giorni, sul decreto, sulle liste e sul Paese. E’ lungo, non lo nego, ma se vi va di leggerlo tutto io sono contento. Alla fine c’è una cosa che ritengo molto importante, e che vorrei che leggeste.

Il decreto

Di leggi ad personam ne abbiamo piene le tasche e i ricordi. Questa è senza dubbio una delle peggiori: perchè le altre erano l’espressione della protervia di un uomo che chiedeva tutto per se, che rifiutava di sottoporsi a giustizia, ma per motivi lontani, incomprensibili ai più, persi nel tempo, e quindi, in definitiva, di scarso interesse (le rogatorie internazionali? i fondi All-Iberian? Che roba è?). No, questo provvedimento in questa situazione colpisce molto più nel vivo.
Tutti gli italiani infatti hanno da tempo imparato a fare i conti con la burocrazia di questo dannato paese. Tutti quanti sanno che contro di essa la battaglia è persa, contro i suoi tempi ciclopici, contro la sua macchina polverosa, contro le sue procedure bizantine e incomprensibili. E tutti sanno, ben più importante, tutti hanno imparato a sapere che se verso la pubblica amministrazione sbagli, fai una piccola svista, hai un comprensibile lapsus, ti sei cacciato in un baratro senza ritorno, per uscire dal quale non serve neanche votarsi alla Madonna e a tutti i santi conosciuti: fine, hai perso.

Ecco perchè il nuovo colpo di mano berlusconiano fa così rumore: perchè i burocrati di questo paese li abbiamo tutti mandati al diavolo almeno una volta, ed è sotto gli occhi di tutti noi quello che è appena successo: c’è un uomo potente che ha trovato una scappatoia per passare avanti alla fila, per farla in barba a quelli che rispettano le regole. Non è nuovo a questi comportamenti, ma qui si è infilato in una cosa che conosciamo, che vediamo certo ogni giorno, e per la quale il senso di ingiustizia ci sale forte, proprio perchè è una situazione ben nota; non conta essere di destra o di sinistra, basta essere umani, in subordine italiani. Complicati processi per movimenti milionari di soldi? Tangenti ai partiti? Televisioni? Che roba complicata, non è mai capitato a nessuno: la fila alla posta, si.

Le liste

[n.b., mi occupo solo delle liste del PDL romano e del Lazio, poichè dei fatti di Milano so poco]

Ancora più rumore desta il pensare che per loro non è possibile dare la colpa a nessuno, stavolta. Hanno fatto tutto da soli. Ho parlato a lungo con un militante del PDL, che mi ha spiegato più o meno la situazione per come la si sa “inside”, e c’è grossissimo imbarazzo per aver fatto una figura da dementi che, in ogni caso, non potrà non rimanere.

Fino all’ultimo il nome di Samuele Piccolo, enfant prodige della destra romana e gradito a Fini, è stato in bilico: almeno fino a che non è arrivata la telefonata che doveva arrivare. Il piano era chiaro: sostituire all’ultimo momento la lista dei nomi da consegnare, in modo da lasciare chi non era più gradito in braghe di tela davanti al fatto compiuto (“mi spiace, abbiamo consegnato”). Il dilettantismo, però, di trasportare la furibonda battaglia per un posto in lista davanti alla porta del tribunale e negli ultimi dieci minuti a disposizione ha creato una miscela esplosiva, che ha fatto un botto abbastanza pesante.

Le probabilmente sensate obiezioni dei legali del PDL non superano la facile considerazione che tutto questo non sarebbe successo se la lista fosse stata consegnata, che ne so, il giorno prima: e come ho già detto, contro la pubblica amministrazione le leggerezze non sono ammesse, e questo l’abbiamo imparato tutti, prima o poi.

La coscienza sporca

Provvedere per decreto, chiamare in causa il grande padre nobile che tutto può e che, dall’alto dello scranno governativo da cui promanano tutti i poteri, risolva magicamente il problema, è segno che si sa di aver presente sotto quante tonnellate di fango si sta finendo, tanto da sperare in un miracolo.

Se infatti le obiezioni legali di cui sopra erano davvero così sensate, bastava aspettare i ricorsi ai TAR (molti di essi, infatti, sono andati a buon fine senza bisogno del decreto). Affidarsi al normale corso del sistema democratico, il quale garantisce che sempre ci sarà un giudice a Berlino: ma no, visto che l’opinione sul ruolo dei magistrati l’ha ben sintetizzata un Ministro della Repubblica (sic: aspetta e spera), no, bisognava fare in un altro modo. Un colpo di mano, dunque, da parte di chi è troppo superbo per chiedere scusa, riuscendo a sostenere che ha ragione anche quando sbaglia e quando tutti pensiamo che abbia sbagliato, da chi è talmente megalomane da pensare che nessuna partita abbia senso se non è lui a giocare.

Ma quale colpo di mano? Un vero colpo autoritario, con una riammissione per decreto delle liste, una mazzata tale da far crollare l’edificio democratico? No, troppo: la gente non avrebbe capito, la porcheria troppo evidente. Come mi ha ancora detto quel militante del PDL, “che cavolo, le schifezze sulle liste le fanno tutti, ma almeno la decenza di non farle davanti a tutti la potevamo avere“: appunto, stesso discorso. Sarebbe stato troppo.
Meglio allora una linea più suadente, più viscida, quella di impartire un ordine secco ai magistrati, spiegandogli quello che bisognava pensare e decidere: ed ecco, un decreto interpretativo. Ovvero, un ricatto: forse, a parer mio, la parte più inaccettabile dell’intera storia.

Una win-win situation, avranno pensato: o i magistrati ubbidiscono, e pensano e decidono come gli diciamo noi, oppure si mettono contro di noi e ci danno un’ottima arma per far quello in cui siamo specialisti; e giù campagna martellante contro le toghe rosse che disubbidiscono al governo votato dalla maggioranza degli Italiani, eccetera eccetera.

E con la furbizia di sapere che se nonostante questo decreto le elezioni andassero male, si potrebbe sempre non convertirlo: ed esse sarebbero state decise da un provvedimento del Governo a cui il Parlamento ha poi negato la trasformazione in legge, facendo decadere i suoi effetti fin dal principio. Dunque, le stesse elezioni sarebbero a grossissimo rischio di annullamento. Liste riammesse per decreto? Gente, qui la cosa è molto più profonda e più seria: sarebbe stato quasi meglio quello.

Napolitano

“E insomma Napolitano ha firmato eh?”, disse un mio amico. “E che doveva fare, lo hanno messo con le spalle al muro…” risposi io. Questo prima di leggere le dichiarazioni di ieri sera.

Avrei capito Napolitano. Essere Presidente della Repubblica in questa fase storica non è facile, doversi rapportare con un governo di adolescenti ribelli, che ogni tre per due ti impone con la forza della “mistica” maggioranza di firmare roba assolutamente infirmabile, non deve far dormire sonni tranquilli. Sarei stato pronto a giustificarlo, ad essere indulgente.

Ma no. Concordare nel merito no. Parlare come Schifani no. Sostenere che le elezioni non sarebbero state valide se chi si era autoescluso per suoi errori non avesse partecipato, no.

Rispetto e rispetterò la carica istituzionale. Ma l’uomo ha perso la mia fiducia: Presidente Napolitano, io di lei non mi fido più. Spero riuscirà a invertire questa situazione, a rivoltare questo mio pensiero, un giorno.

Le opposizioni

Dire che il governo ha riammesso le liste per decreto è fal-so. E come tutte le cose false è anche controproducente.
Perchè parlare di un fatto compiuto che non c’è? Perchè lasciare i magistrati da soli davanti alla violenza?

Parlo per me. Se io fossi il magistrato del Tar che deve decidere sull’ammissibilità della lista del PDL a Roma (l’unica rimasta da decidere), e se il governo mi avesse imposto per decreto di decidere in un modo – notare: non deciso lui, imposto a me di decidere come vuole lui – e se chi si oppone al governo parlasse di liste già riammesse invece di fare pubblica professione di fiducia in me, invece di incoraggiarmi a decidere liberamente perchè è pronto a difendermi con ogni mezzo da questo sopruso, se fosse successo tutto quello che è esattamente successo insomma, quante possibilità io avrei di decidere secondo legge e secondo coscienza, dunque secondo giustizia? Secondo me, molto poche.

Questa partita è ancora aperta. Bisogna difendere la magistratura, ora, non attaccare il governo che ha creato questa immondizia: perchè l’immondizia è sotto gli occhi di tutti. C’è ancora la possibilità di far rispettare la legalità, ma perchè questo succeda i magistrati hanno bisogno del nostro sostegno.
Se poi i magistrati dovessero dolorosamente decidere di non poter non tener conto del decreto del governo, sarà ancora una volta sotto gli occhi di tutti che questa gente ha imposto con la violenza una decisione ai garanti dello Stato. Salirà fuori la violenza per quello che è, violenza istituzionale pura.  E, davvero, a quel punto si potrà stare in piazza ad urlare, e credo che saremmo molti di più di quello che si possa, ora, pensare. Magari è un pensiero pio, può essere.

Anche perchè sono ore molto più delicate di quello che pensiamo. Il decreto ha patenti vizi di incostituzionalità: se venisse impugnato? La Corte Costituzionale sarebbe in grado di prendersi questa responsabilità?

L’appello

Qui sta saltando tutto per aria. Gli argini stanno cedendo, la situazione non è sull’orlo del baratro, ma il baratro è poco lontano. Io mi trovo molto in difficoltà, adesso, a dire quel che sto per dire. Non l’ho mai fatto e non mi piace, ma credo sia necessario. Se questo blog ha mai dimostrato, insieme a chi lo scrive, un minimo di autonomia di giudizio al di la della parte politica per cui ha sempre simpatizzato, credo sia il momento di metterla tutta in gioco, ora.

Elettori di destra, vi prego, non votate per Berlusconi alle prossime regionali.

Votate chi vi pare, non votate, ma vi prego, non mettete la vostra controfirma su quello che sta succedendo. Non vi sto dicendo che non dovevate votare Berlusconi, che non dovrete rivotarlo in futuro: sto dicendo che il momento è critico e che adesso a questa gente va dato un po’ di valium. Gli va inflitto un incidente di percorso che ci inviti tutti alla riflessione.

Perchè davanti a tutti gli argini che saltano, queste persone si aggirano spaccando tutto, dicendo di rappresentarvi, dicendo di essere forti e autorizzati dal vostro consenso. Beh, si stanno incamminando verso strade che non vi piacciono. Veramente, fidatevi, nulla di quello a cui tutto questo porta vi può piacere. Fidatevi, se si continua così, presto rimpiangerete di non aver potuto cambiare le cose.

Va bene, alle prossime politiche, magari, votate pure Berlusconi. Ma perchè ci siano delle prossime elezioni politiche, è necessario che adesso voi non lo votiate. Ripeto: negate la fiducia a questo governo, per questa volta. Vi prego, se dopo tutto quello che è successo riuscissero anche a vincere, e con i vostri voti, non si fermerebbero più.

10 Responses to “Bei tempi”


  1. 1 Mah 7 marzo 2010 alle 8:33 pm

    Oh te che sei un giurista, ma se il decreto non viene convertito le elezioni si invalidano?

  2. 2 Pernacchia 7 marzo 2010 alle 9:29 pm

    Il tuo appello è giusto, è istintivamente, sentimentalmente, e perciò, politicamnte giusto. Ma secondo me rischia di essere utopistico, o addirittura ipostatizzato (che vuol dire solo priva di fondamento materiale indipendentemente dal merito- scusa ma è una parola che mi piace e volevo metterla non per fare il fico, ma perchè è così roboante, ci ho messo due bicchieri di wisky per trovarla). Credo che per prima dobbiamo vagliare le condizioni per cui questo appello possa essere accolto. Ora il dubbio non è se c’è un giudice a Berlino, ma se ci sono liberali e destrosi sociali a Roma…è questo il vero problema. Gli unici in grado di saper accogliere l’appello di fermare e arrestare – politicamente – ciò che sta succedendo. Comunque è un appello che sottoscrivo.

    Marco Bragaglia, studente univeristario.

  3. 3 Tc 7 marzo 2010 alle 11:53 pm

    @ mah, se il decreto non viene convertito, si, potenzialmente le elezioni sono annullabili. cioè vuol dire che se qualcuno fa ricorso ha buone possibilità di vincerlo.

  4. 4 anellidifum0 8 marzo 2010 alle 8:42 pm

    Scusa Tc, non ho tempo ora di leggere il lungo post. Ma voglio dire: il TAR del Lazio ha, come ti dicevo, respinto il ricorso del PDL. E lo ha fatto in modo coraggioso, dicendo pure che il Decretino non è applicabile alla situazione Lazio. Quindi mettendo in fuori gioco anche la presentazione della nuova lista PDL presentata stamattina. Ora, per annullare le elezioni occorre un NUOVO decreto anticostituzionale che dovrebbe annullare le elezioni o solo nel Lazio (triplamente anticostituzionale) o in TUTTA ITALIA (doppiamente anticostituzionale). E la cosa sarebbe poi annullata a sua volta, oltre a non essere firmata nemmeno da Napolabbondio.

    Aspettiamo di vedere il ricorso del PDL al Consiglio di Stato.

  5. 5 Pernacchia 8 marzo 2010 alle 11:15 pm

    questa situazione deve finire, però. Attenzione a non giocare con il fuoco. io sono d’accordo sul fatto che è un gravissimo attacco al diritto, ne siamo tutti convinti. Ma dobbiamo essere attenti a non tirare troppo la corda. Credo che bisogna stare attenti perchè se è vero come è vero che hanno fatto una cosa gravissima, è altrettanto vero dire che ciò è sul piano ante elezioni. Se la situazione continua così c’è il rischio che l’inquinamento si sposterà anche ad elezioni fatte.
    Pensate cosa succederebbe se il governo o la maggioranza alterasse il risultato delle elezioni. Si ariverebbe all’ecatombe della democrazia. In questo modo si intaccherà la sovranità popolare nel momento massimo della sua esistenza: la scelta elettorale.
    Poichè davanti non abbiamo una classe politica degna di capire che certi valori comuni devono essere rispettati si corre il rischio di rompere tutto per una crepa sola. Non prendetemi per un ‘real politiker’, voglio solo dire che bisogna accettare la sfida che la Costituzione materiale ha lanciato a quella formale. Quindi facciamoli arrivare alle elezioni, sconfiggiamoli politicamente, e le cose si quieteranno. Spero.

    un ultima cosa, andiamoci piano coi giudizi su Napolitano. la forza politica – e non solo- di questa maggioranza politica che gioca sul confine della legge, ma sempre di legge si tratta, non può essere opposta con il muro contro muro. Dietro Berlusconi, non nascondiamocelo c’è molto consenso e napolitano ne deve tenere conto. Il Pdr non è un giudice, è il garante della Costituzione. Se infatti il governo avesse schierato i carabineri, senza curarsi dell’utilizzo di un decreto, cosa averebbe dovuto fare Napolitano? Molti costituzionalisti, infatti, (vedi Luciani su Repubblica di oggi) hanno detto che il Presidente ha fatto quello che doveva fare. Questa destra va sconfitta culturalemente, in Parlamento, nel Paese, non mediante i giudici. E ve lo dice uno che prova a capire la forza e il valore della norma suprema.

    Riflettiamo.

  6. 6 anellidifum0 9 marzo 2010 alle 4:05 am

    Pernacchia, per fortuna, la Legge dice che come la pensi tu è sbagliato.

    Possiamo venirti incontro come vuoi e cercare di fare i realpolitiker al massimo, ma non possiamo fare ciò che un Tribunale ha sentenziato essere sbagliato.

    Il PDL non correrà nella provincia di Roma così come il PD non ha corso al Comune di Montecompatri, che pure aveva governato per 15 anni. Con la differenza che la Polverini sarà cmqe nella scheda elettorale sostenuta da altre 7 liste, mentre il PD di Montecompatri non fu presente e alle elezioni i cittadini poterono votare solo per un candidato: quello del PDL.

  7. 7 Pernacchia 9 marzo 2010 alle 12:15 pm

    Attenzio non è come la penso io. Io penso che questa situazione, a rigore politico, e non giuridico, doveva fermarsi fin dall’inizio. Un partito che non sa consegnare delle liste non dovrebbe nemmeno esistere (figuriamoci se presentarsi alle regionali). Per me questo è prima un fatto politico e poi giuridico. Voglio solo sottolineare che, a parte il ricorso al Consiglio di Stato che potrebbe modificare le cose o confermarle, bisogana arrestare questo casino prima che degeneri. Bisogna farlo prima delle elezioni. E poi stiamo attenti al valore della legge tout court. Un esempio. In questa campagna elettorale non si sta facendo minimamente informazione politica. Ciò è gravissimo. Ma anche tragicamente legale. Mancano relativamente pochi giiorni alle elezioni e ancora non si è discusso di programmi, di idee, ma solo di meta-elezioni. E tutto ciò per colpa della politica (questione liste) e per colpa della legge (regolamento commissione di vigilanza, voluto anche dal Pd).
    Dico solo che come cittadino ho il diritto costituzionalemnte tutelato di conoscere per deliberare, e se questo significa ammettere la lista Pdl, ben venga. La mia Regione non deve essere amministrata da chi vincerà per una questione legata alle decisioni del Tar o Del CdS.
    Odio la real politik, a dire il vero non so nemmeno come si scrive, credo nella politia e poi nel diritto, uno non può esistere senza l’altro. Di fronte alla scelta, lo confesso, propendo per la prima. Dunque, che riammettessero la lista e sconfiggiamoli alle elezioni. Sappiamo accettare questa sfida? Dimostriamoli davvero di essere diversi. Altrimenti domani succederà per il legittimo impedimento, per la riforma della costituzione, per la difesa del valore del lavoro, tutti modificate secondo la legge, e magari quando cambieranno la composizione della Corte costituzionale (cosa che già hanno provato a fare nel 2006) anche il giudice delle leggi sarà dalla loro parte, e ciò in pieno rispetto delle regole …costituzionali (art. 138). In quel caso cosa faremo? Urleremo dura lex sed lex?

  8. 8 anellidifum0 10 marzo 2010 alle 8:41 pm

    Il punto, Pernacchia, è che questo passaggio:

    “Dunque, che riammettessero la lista e sconfiggiamoli alle elezioni.”

    costituisce un reato.

    C’est ne pas possible.

  9. 9 Alessio 11 marzo 2010 alle 11:59 am

    “Un partito che non sa consegnare delle liste non dovrebbe nemmeno esistere (figuriamoci se presentarsi alle regionali)”

    visto che si usa il pensiero libero allora io ribatto:
    una compagine politica che fa i droga party prima di andare a fare il proprio lavoro in regione non dovrebbe nemmeno essere pensata. di mezzo c’è andato solo marrazzo gli altri che stavano con lui sono di nuovo candidati nel pd con la bonino…

    e comunque i responsabili del pdl che hanno consegnato le liste lo fanno da una vita, chi le prepara lo fa da una vita, chi decide come deve presentarsi lo fa da una vita…ora incredibilmente sono diventati tutti dei rincoglioniti che andrebbero soppressi? bhò

  10. 10 Pernacchia 11 marzo 2010 alle 8:24 pm

    guardate parlate con uno che politicamente sta fuori dai giochi. Ma, passatemi la superbia, penso di poter ragionare e capire, comunque. Io ci metto tutta la buona volontà, ma la classe dirigente, e quella governante in particolare, non sono oggettivamente in grado di occupare il posto che ricoprono. E guardate che questa non è anti politica, questa affermazione non implica il fatto che la politica non debba esistere, o tantomeno i partiti. Ma non sono stato io a dire che chi fa il politico di professione è l’origine del male, che rubba, che la partitocrazia della Prima Repubblica faceva schifo (almeno fino agli anni 80). Che la politica non deve andare in televisione perchè disturba le trasmissioni sub-culturali (ve lo dice uno che guarda tutto in televisione, non sono snob).
    Io lo so che dentro di voi ne siete consapevoli: alcuni importanti dirigenti del Pdl e del Pd, indipendentemente dalle loro idee, non sono culturalmente in grado di sostenre un sistema costituzionale e politico della tradizione italiana.

    Lo sapete. é che non volete ammetterlo.


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