Regionali nel Lazio, le elezioni gastronomiche.

[per Giornalettismo]

Ripensavo proprio ieri alla portata della rivoluzione politica che innegabilmente la presenza di Berlusconi nella vita pubblica ha comportato: quel misto di populismo telecratico – definizione non mia- onnipresenza mediatica e ossessione presidenzialista che, al di la dei paroloni, in sostanza consente all’elettore-cittadino medio addirittura di non interessarsi, se volesse, al dibattito pubblico: perché tanto in cabina elettorale troverà un simbolo forse mai visto prima, ma che, recando ben in vista la formula “Berlusconi Presidente”, garantisce a chiunque di poter dire con certezza “Voglio lui”: lui che, almeno, è un nome noto.

Dovremmo dunque considerare questo effetto, o, meglio, la mancanza di questo effetto, quando pensiamo alle incombenti elezioni regionali nel Lazio. Il suicidio rituale del PdL provinciale (come l’ha acutamente definito Mario Orfeo sul Messaggero) priverà l’alleanza che sostiene Renata Polverini di un importante propulsore: quel nome che nessuno può non conoscere, oggigiorno.

Sembra, in effetti, che a poco valgano le proteste di queste ore. Lo stesso ricorso del PdL presso l’ufficio elettorale parlava di un “disguido”, il che, dunque, intrinsecamente riconosce che il ritardo c’è stato. E se c’è un termine, quel termine è tassativo; una volta spirato, non c’è trippa per gatti, ne ci deve essere. Mi si permetta di dire che quelle contro “i formalismi burocratici che soffocano la democrazia” sono ciance senza costrutto alcuno. Sarebbe a questo punto grave che le liste del PdL venissero riammesse alla competizione elettorale, se effettivamente presentate in ritardo, e non il contrario. Sarebbe un vero provvedimento “ad listam”, come l’ha correttamente definito Emma Bonino: e una forzatura di questo genere ci spingerebbe a dover elaborare spiacevoli riflessioni sullo stato di servilità addirittura della Pubblica Amministrazione rispetto al potere che la sovrasta. Riflessioni forse non peregrine e non false, ma che certo ci vorremmo tutti risparmiare.

Curiosa, comunque, questa campagna elettorale, influenzata in modo così profondo dall’alimentazione: prima Emma Bonino in sciopero integrale della fame per chiedere che fosse garantita la legalità del meccanismo di presentazione delle liste, sull’orlo dello svenimento per giorni tanto da dover sospendere precipitosamente la protesta; poi, il delegato del PdL tradito dalla pausa pranzo con un panino imbottito che, probabilmente, gli costerà un veloce trasferimento di residenza o nazionalità per sfuggire alle orde inferocite dei candidati che avevano già aperto sontuosi comitati elettorali e tappezzato l’Urbe di manifesti e volantini, e che ora, credo, si stanno assiepando sotto casa sua per fargli la pelle.

Salvo che quest’uomo non fosse un agente dello stesso Berlusconi, inviato in missione kamikaze per far perdere voti alla finiana Polverini: ma queste sono teorie del complotto in cui non ci addentriamo, anche perché a mio parere scarsamente solide.

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