Quote rosa

Il premier rivendica che”una donna può essere brava in politica anche per il solo fatto di essere giovane e magari gradevole. Siamo felici di aver messo in campo un esercito di donne che sono gradevoli, brave”.
Silvio Berlusconi

Adesso io vorrei sapere perchè non si solleva un putiferio immediato da tutte le associazioni “di genere”, femministe, e da tutte le donne italiane. Vorrei sapere perchè non viene immediatamente proclamato uno sciopero del voto femminile, e perchè ad una persona con una tale opinione sull’importanza delle donne sia concesso di parlare in questo modo senza conseguenze.

Mi do anche una risposta, che non mi piace: è in massima parte responsabilità di una larga fetta del mondo femminile italiano che, o perchè la ritiene una battaglia persa, o perchè vi intravede una strada in fondo più facile e di riscatto rispetto alla millenaria subalternità, o perchè i complimenti sono sempre gradevoli, si piega disciplinatamente a questa vendita a prezzo stracciato della propria identità. Sbaglio?

Spero che la direttrice De Gregorio, che nei giorni scorsi ha usato parole importanti sull’argomento, domani mattina tiri fuori l’artiglieria pesante.

7 Responses to “Quote rosa”


  1. 1 isaroseisarose 17 febbraio 2010 alle 5:43 am

    La tesi che l’umiliazione sia colpa dell’umiliato è un po’ deboluccia e francamente offensiva. Di lavoro femminile sul femminile ce n’è tanto e di qualità (penso a donnepensanti, a unovirgoladue, a lorella zanardo). Sarebbe ora che anche l’altra metà del cielo si prendesse le proprie responsabilità. Tu con questo post dai rilievo alla cosa, il che è lodevole e gradito, ma dai anche una bastonata (” è in massima parte responsabilità di una larga fetta del mondo femminile italiano”), gigantesca e gratuita.

    P.S. Per curiosità, dove l’hai trovata la citazione? L’articolo di Repubblica che linki l’avevo letto ma lì non la si trova così.

  2. 2 Tc 17 febbraio 2010 alle 9:16 am

    Nessuno, o certo non io, mette in dubbio quel che è indubbio, cioè la responsabilità dell’oppressione maschilista sulle donne.

    Tuttavia, come per le suffragette in Inghilterra, magari la conquista dell’effettiva parità dipende da una presa di coscienza delle donne. Se ciò non succede, è un problema di tutti e per prime delle donne. Che moltissime donne italiane (la massima parte non vuol dire tutte) accettino una visione di se stesse profondamente massificata e maschilista è una cosa di cui sono profondamente convinto e che cerco di verificare ogni giorno che passa – e ciò è lampante soprattutto riguardo le nuove generazioni (e in questo il “modello uomini e donne”, in cui le donne sono o trofei, o conquistatrici intente a pregare l’uomo di concedersi, o commentatrici babbione dalla scarsa consistenza, è stato una hiroshima).

    Conosco moltissime femministe che credono che l’emancipazione femminile passi dal rimproverare ogni uomo che quando è incavolato dice “porcaputtana”. Secondo me non sarà questo spirito “formalistico” a salvare le donne.

    E’ vero che gli uomini si devono prendere le proprie responsabilità: ma da uomo vi invito a prendere l’iniziativa e passare all’azione anche contro di noi se necessario. Non aspettate il sovrano “illuminato” (posto che se fossi io, che ne so, il capo del governo, sta sicuro che qualcosa per modificare questa situazione la farei).

  3. 3 2t 17 febbraio 2010 alle 10:30 am

    tommà…rischi di aprire il vaso di pandora e ti toccherà aprire un forum, altro che blog e commenti 😀
    io in buona parte sono d’accordo con te, anche se, onestamente non ho ben chiaro cosa intendi per prendere l’iniziativa.. non ci credo molto nelle gallerie di foto con slogan più o meno simpatici, nè credo che l’utero è mio e me lo gestisco io. provo fastidio nel sentire parlare di quote rosa come ne proverei ad avere degli spazi riservati sull’autobus (non so se rendo l’idea), e credo che uno degli apici di essere donna sia la cura per la famiglia, questo non mi ha impedito di giocare al gioco di preda e cacciatore usando sorriso, gambe e ammiccamenti. non so cosa voglia dire femminista e maschilista, nè ho intenzione di usare il mio tempo per cavillare su regole di un dibattito fondato sul sesso degli angeli che trovo inutile e fuorviante. credo fermamente di essere una persona, e non secondariamente, di essere donna, ne meglio ne peggio di un uomo, ma profondamente diversa, porca eva! (così ci metto di mezzo la madre di tutte le madri :D)

    in ogni caso, mi ritrovo molto nell’editoriale della de gregorio, nella parte in cui afferma che in questa situazione si mette a fuoco il particolare per sfocare tutto il resto. forse la chiave è proprio questa. basta con ‘ste ipocrisie gratuite, di parlare del nodo uomo-donna non ha interesse nessuno.. siamo nell’epoca dello spot multi-sensorial-task, niente di più di una bolla di sapone..

    avrei tanto da dire, ma per vostra fortuna me lo tengo 😀
    ma nel frattempo… buona giornata!!!!

  4. 4 Tc 17 febbraio 2010 alle 12:11 pm

    mettiamola come domanda. ricordate la dinamica noemi letizia-sua madre? quante mamme esistono, felici che la propria figlia faccia la velina e convinte che questa sia una strada accettabile da proporre per la crescita di una persona? e quante ragazze hanno accettato che farsi strada in questo modo sia normale, giusto e comodo, o inevitabile e necessario quantomeno?

    la mia esperienza mi dice purtroppo molte, o comunque sempre troppe. parlo, vedo in giro, osservo le persone.

    e penso anche che quello che mi permetto di definire come “femminismo formale” sia una parte di questo problema. penso a uno sciopero femminile: e quante aderirebbero?

  5. 5 isaroseisarose 17 febbraio 2010 alle 4:21 pm

    Credo di aver capito su cosa non siamo d’accordo Tc. Tu dici che la condizione femminile è un problema prima di tutto delle donne. Io ti dico che la condizione femminile è un problema di tutti. Punto. Che non avete le mamme voi? Le figlie? Le sorelle? E la loro condizione non influisce sulla vostra? E’ un problema umano, che richiede il contributo di tutti. Senza uomini che le guardano, non esisterebbero le veline. Senza uomini che pagano, non esisterebbero prostitute. Hai detto niente.
    Proprio in quest’ottica mi piace il tuo interesse per la questione e senz’altro ti dò ragione sulla pasticciaccio brutto dell’auto-percezione delle donne in Italia. Eh, lì c’è da lavorare.
    P.S. Quanto alle tue amiche femministe e alle parolacce, beh, si potrebbero ripassare la lista delle priorità.

  6. 6 2t 17 febbraio 2010 alle 4:56 pm

    giuro che poi smetto… però mi sembra un po’ troppo semplicistico.. le veline non esistono mica (solo) perchè ci sono uomini che le guardano, ma perchè ci sono (anche) donne che ritengono di vivere così. se non ci fossero le veline non ci sarebbero uomini che le guardano, messa così è un cane che si morde la coda no?
    se è vero – come è vero – che la condizione della donna merita particolare attenzione da parte di tutti, allora bisogna anche evitare di diventare una categoria da proteggere, o sbaglio?

  7. 7 isaroseisarose 17 febbraio 2010 alle 10:41 pm

    @2t
    Rispondevo alla tesi del post: “è in massima parte responsabilità di una larga fetta del mondo femminile italiano”. E’ evidente che si potrebbe dire la stessa cosa rovesciata: “è in massima parte responsabilità del mondo maschile italiano”. Chiaro, la questione, come dici tu, è un cane che si morde la coda: infatti è per questo che è la condizione femminile è responsabilità di tutti.

    @Tc
    Applicata alle veline in effetti la tesi è troppo forte: ha ragione Tc, ci sono donne che si auto-percepiscono così. E’ una scelta. Per le prostitute invece tengo duro. Sono donne rapite, torturate, schiavizzate. Ed è difficile negare che sia una offerta che risponde a una domanda maschile. Quella no, non è una scelta.


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