Lo statista

Era da tempo che volevo dire la mia su Craxi. Pensavo di aspettare fino al 19, giorno del decennale, ma le ardite parole dell’ormai consueto Minzolini ,a tamburo battente sul principale organo del servizio pubblico, sparate in quelle 20:30 in cui le famigliole italiane mangiano, mi offrono l’occasione per prendere la parola anche prima. Probabilmente non dirò nulla di originale, o di innovativo rispetto a questa vicenda: ma ciò dipende dal fatto che la polemica nel suo insieme appare assurda.

Nessuna riabilitazione sul piano personale è possibile. Bettino Craxi era complice consapevole di un largo sistema criminale che aveva assunto i contorni di una illegalità “ambientale”. Craxi sapeva di commettere e di aver permesso la commissione di reati: il fatto che un comportamento del genere fosse ormai consuetudine non solleva né giuridicamente ne moralmente nessuno dalle proprie responsabilità, politiche e morali. Craxi rubava, faceva rubare, permetteva che si rubasse. Stop.

Si può però andare oltre.

Si può sottolineare come la corruzione non sia una strada a senso unico: si consegnano soldi in cambio di vantaggi. Persino nel fenomeno mafioso, dove il denaro è estorto con la forza, si riceve in cambio la sicurezza di poter vivere e operare in piena tranquillità: ed è, mutatis mutandis, quel che succedeva con le tangenti ai partiti, in cui gli industriali certo, pagavano, ma avevano in cambio l’appalto truccato a loro vantaggio. Un vero ordinamento giuridico parallelo, dunque, in cui si pagava un rappresentante politico, in sostanza comprando ciò che si doveva invece dimostrare di poter meritare, permettendo nel contempo a quello di finanziare il sistema dei partiti che, nel bene o nel male, teneva l’Italia in piedi. La bustarella, finché in cambio si continuavano a ricevere i corrispondenti vantaggi, per chi la pagava non era mai stata un problema: tutti ci guadagnavano, tutti contenti.

Si può sottolineare come Craxi sia per noi un ladro conclamato – perché a lui, a Milano, l’hanno beccato – ma il suo famoso discorso al Parlamento, in cui sfidava i correi ad alzarsi in piedi se avessero potuto dimostrare che erano fuori dal sistema, non abbia mai trovato risposta. Nessuno era in grado di alzarsi per rivendicare limpidezza nei bilanci dei partiti – nemmeno il PCI, che aveva canali di finanziamento suoi, più o meno legali ma comunque imbarazzanti e inconfessabili. Questo, se ci fosse da ripeterlo, non elimina le responsabilità personali di Craxi, ma pone un problema politico alla politica, una domanda mai del tutto soddisfatta: perchè, se qualcuno pensa che episodi del genere non continuino ancor’oggi, probabilmente vive sulla Luna. E pone un più generale problema sul peso economico della politica in Italia, sulla dimensione forse debordante e inopportuna dei partiti nel nostro paese, sul funzionamento della nostra giustizia.

Si può sottolineare come la Milano da bere, anche prima di Tangentopoli, fosse un problema politico, perché l’arrembaggio al nuovo ceto medio milanese degli anni ’80, che era la spina dorsale della politica del PSI, provocò un generale peggioramento della già scarsa etica politica della classe dirigente Italiana. Perché i democristiani rubavano, ma con prudenza e pacatezza; i socialisti, quando iniziarono a rubare quanto i democristiani, lo fecero con arroganza e faccia tosta. Dal punto di vista giuridico non fa differenza, un ladro educato è sempre un ladro: da un punto di vista storico invece ebbe una sua importanza, questa cosa, perché se si tira su un albero di natale pieno di luci, non si può poi pretendere che nessuno lo veda. Il craxismo del jet-set a Milano era il risultato del tentativo di intercettare quei settori sociali meno interessati all’ideologia e più occupati a contarsi i soldi in tasca – operazione che, peraltro, riuscì solo in parte: e per un Partito Socialista, questo è un dato politico da approfondire. E inoltre, rese più facile ai magistrati beccare i socialisti, contribuì non poco al rafforzamento del movimento leghista: un sacco di robine interessanti, insomma, di cui varrebbe la pena parlare serenamente e, soprattutto, storicamente.

Il resto della questione a me pare di scarsa rilevanza. L’azione politica del governo Craxi, i toni quasi mistici con cui si parla del caso Sigonella: in generale, secondo me, della politica seguita da un governo ormai estinto si analizzano le conseguenze politiche sull’oggi, ma il suo ricordo non può diventare un mantra ossessivo. Vogliamo discutere delle riforme Craxi? Della modifica del Concordato, della Legge Mammì, della Scala Mobile, delle tante altre cose che il governo produsse? Facciamolo, come si discute della riforma agraria o di Fanfani: cioè da un punto di vista essenzialmente storico-politico. Anche perchè, come ha fatto notare Luca Sofri poco tempo fa (e il fatto che ciò debba essere fatto notare la dice lunga sullo stato della discussione), se pure concludessimo che il governo Craxi è stato il migliore e il più lungimirante della storia Repubblicana, questo non renderebbe Craxi meno ladro.

Craxi è da considerare uno statista? Se per statista intendiamo “uomo di stato”, ovviamente si, è una definizione neutra; se intendiamo “grande statista”, ovviamente no, a meno che non si intenda “di grande stazza”. Chi ruba non è mai grande e non può diventare un esempio, punto e fine: chi picchia passa dalla parte del torto automaticamente, dice la saggezza popolare. Aggiungo che un uomo che scappa davanti alla minaccia della legge, rifugiandosi in esilio e autoproclamandosi “prigioniero politico” – non per alte questioni ideali, ma per vicende di basso malaffare – non può essere elevato a modello, perché è, come minimo, una figura diseducativa.

Ma dicevamo, all’inizio, del revisionismo storico sparato in prima serata. Secondo me, Minzolini dice troppo pochi “secondo me”, e presenta le sue opinioni come fatti incontrovertibili. Il problema è che così funziona la propaganda. Sembra ignorare che la parola del Tg1 in questo paese è legge (o probabilmente non lo ignora affatto): e mi parrebbe più opportuno, per il direttore della prima testata del servizio Pubblico, non adoperarsi in giudizi tranchant più consoni alle pagine di giornali filogovernativi. La realtà, dalle sue parole, appare distorta: Craxi un “capro espiatorio”? Tangentopoli come “rampa di lancio” dei magistrati in politica? Queste sono tesi storiche, lecite ma non universali: correttezza vorrebbe che si dicesse esplicitamente che tali sono. Altrimenti si fa un chiaro uso politico del mezzo pubblico, non ammissibile nel servizio Pubblico. E’ cosi che funziona, io non so come va il mondo, dite? Ma è la stessa cosa che dicevano i politici della prima Repubblica quando qualcuno gli faceva notare che rubavano: mi spiace, non basta. Se c’è una legge, c’è un modo in cui le cose devono andare, anche se vanno in un altro modo: valeva per Craxi, vale per Minzolini.

7 Responses to “Lo statista”


  1. 1 Tooby 14 gennaio 2010 alle 11:57 am

    A proposito, linkiamolo questo bel video ( http://www.youtube.com/watch?v=_eCb9gmTrGA&feature=related ). Minuto 1:46, Craxi pronuncia queste testuali parole: «io sono sempre stato al corrente della natura non regolare dei finanziamenti ai partiti e al mio partito».

    Eccolo il teorema «non poteva non sapere».

  2. 2 annunci 14 gennaio 2010 alle 2:19 pm

    sono pienamente d accordo con lei

  3. 3 Gianluca Aiello 14 gennaio 2010 alle 5:11 pm

    Concordo pienamente con tutto.
    Ed aggiungo: Minzolini non è uno sprovveduto e sa benissimo il potere mediatico del suo TG.
    Il prossimo allo sdoganamento sarà Poggiolini? Di sicuro Moggi.

  4. 4 Mah 14 gennaio 2010 alle 10:42 pm

    Il teorema “non poteva non sapere” non è mai stato utilizzato dai giudici di Mani Pulite, tra l’altro. Solo Nordio l’ha usato quando indagava su Occhetto e sul PCI.

  5. 5 Pernacchia 15 gennaio 2010 alle 10:47 am

    C’è un punto su cui, però, non concordo con te. O meglio lo guardo da un’altra prospettiva. Craxi ladro? Va be, che si vuole fare? Giudizio sul craxismo storico-politico, come per la Roforma agraria o Fanfani? è qui che le cose non tornano. Affetto da una dietrologia maniacale, io vedo un legame, oltre per il ricorrere delle date della morte del cinghialone, tra il tentativo di revisione costituzionale di Craxi e i tentativi di oggi. è in sostanza riprendere un ‘cavaliere coraggioso’ contro il parlamentarismo, come un feticcio, un’icona pop, per dimsotrare che non tutto è perduto che la spallata alla Carta è possibile. Da questo punto di vista il craxismo è attualissimo. Come il fatto che si continua a rubare.

  6. 6 Tc 15 gennaio 2010 alle 11:58 am

    Certo. “Della politica seguita da un governo ormai estinto si analizzano le conseguenze politiche sull’oggi”: discutere storicamente non vuol dire consegnare un fatto alla storia. Il craxismo, proprio per il modello che ha inventato, è molto attuale.


  1. 1 Notizie dai blog su Intervento – ancora su craxi. Parte seconda Trackback su 14 maggio 2010 alle 5:00 pm

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