Pernacchia 07 / Corti Politicizzate

Avevo chiesto a Marcolino questo contributo giorni fa, quando il Premier, in visita a Bonn, aveva parlato della Corte Costituzionale come organo politico (ne avevamo parlato anche su queste pagine). Certo, sono successe tante altre cose nel frattempo (e dire che di tempo ne è passato anche poco), ma il pezzo è comunque convincente, godibile e utile. Veramente raccomandato, con un occhio volto al futuro tristemente non troppo remoto. A voi.

Quando Berlusconi ha detto che la Corte Costituzionale è un organo “che fa politica” o che è “politico” – il che per lui è uguale ma in verità sono due mondi opposti, come vedremo – non ha detto niente di nuovo sul fronte occidentale. Sì, proprio sul fronte occidentale, perché quando nel 1921 Edouard Lambert, francesissimo illuminista-populista, metteva sotto accusa il lavoro della Corte Suprema americana, che stava pian piano sostituendosi – secondo lui – al lavoro politico mediante le proprie sentenze, non faceva altro che ribadire, con classe ed eleganza, ciò che, con baldanza e pericolosa demagogia, dice Berlusconi.

Lambert disse, da buon giacobino, che si trattava di un “gouvernement des juges”. Era un attacco della vecchia cara Europa nei confronti del giovane e spavaldo Mondo nuovo. I giudici, secondo i francesi, erano solo la “bocca della legge”. Così, l’idea che loro potessero con le sentenze fermare la volontà popolare gli dava alla  testa, e sembrava per loro che si fosse creato un governo ombra. L’espressione, “governo dei giudici”, venne ripresa anche negli anni ’30, sempre perché si riteneva (a ragione?) che la Corte Suprema si stesse opponendo con le proprie sentenza alla normativa sociale del presidente Roosvelt. Insomma, potremmo stare giorni a raccontare l’attacco che la politica, l’economia, la cultura (si ricordano icastici interventi anche di Andy Warhol) hanno rivolto e rivolgono ai giudici, soprattutto quelli costituzionali. Allora bisogna chiedersi, in primis, perché accada ciò, e poi, magari, entrare nel merito delle questioni.

L’idea che un gruppo ristrettissimo di persone (al massimo 35, come avviene nel Tribunale federale svizzero) possa decidere le sorti di una legge – cioè l’atto che riassume in sé la sovranità popolare –  ha sempre indispettito tutti, soprattutto (udite udite!) la sinistra.

Sì, i giudici hanno sempre rappresentato la classe conservatrice, il mantenimento dell’ordine, e quando la sinistra ha introdotto nel mondo quella cosa così fuggente come la politica, ha sempre cercato di difenderla il più possibile, gelosa di un potere che dovesse cambiare lo stato di cose, non certo mantenerlo. In Italia furono soprattutto i comunisti, in sede costituente, ad avversare l’idea che si potesse creare un giudice costituzionale, cioè un soggetto che giudicasse secondo diritto (e non secondo scelte politiche), le leggi provenienti dal Parlamento e quindi dal popolo. Berlusconi non fa altro che seguire l’esempio d’illustri politici comunisti. E ricordo comunque che l’idea che ci fosse un giudice che controllasse la “legge fondamentale” venne in mente ad un socialista (che oggi per le sue idee sarebbe un sovversivo), e cioè ad Hans Kelsen. Insomma, i socialisti e i comunisti non hanno mai avuto ben chiare le idee in questione…e ovviamente esagero, anche perché in Italia, di fronte alle obiezioni del Pci verso la Corte Costituzionale (criticabili ma inserite in una logica politica coerente) fecero seguito le critiche anche dei post-fascisti (che non erano tanto post) e dei democristiani. La Corte Costituzionale venne investita dei suoi poteri solo nel 1956, esattamente 8 anni dopo la sua previsione in Costituzione, proprio a causa di queste opposizioni. I fascisti e i democristiani avevano paura dell’esatto opposto di ciò che aveva paura il PCI,  e cioè del fatto che una corte che giudicasse in base ad una costituzione democratica (e quindi in base al diritto e non alla politica…ammesso che ciò sia possibile) avrebbe certamente ostacolato qualsiasi tentativo di mantenere lo status quo. Cosa che puntualmente avvenne.

La prima sentenza emanata dalla C.C. stabilì il giudizio di costituzionalità anche (e soprattutto) sulle leggi emanate prima dell’entrata in vigore della Costituzione, cancellando (parzialmente) alcuni istituti fondamentali del fascismo e del clericalismo. Fu una scelta politica, dato che ciò non era previsto dalla sua legge istitutiva. La Corte poteva benissimo dire che non aveva competenza sul tema visto che erano norme entrate in vigore prima della Carta costituzionale. Ma allora serviva un vento di rinnovamento che la politica (e la Dc che aveva il 40 %) non voleva introdurre.

Cosa significa dunque dire che la Corte si arroga un giudizio politico o fa politica? Se analizziamo qualsiasi manuale di diritto costituzionale comparato scopriamo che il lavoro della Corte costituzionale italiana è il più blando possibile (una vittoria della politica?), e che se Berlusconi vivesse in Francia o in Germania si impiccherebbe.

In Francia i giudici Costituzionali hanno il compito di vagliare preventivamente le leggi del parlamento, cioè prima che entrino in vigore. Ovviamente è un residuo della restaurazione, l’affidare ai giudici un controllo precedente significa dargli il potere di metterci un timbro di garanzia. Ricordo al sig. Berlusconi, che, per giunta, si è anche scagliato contro i presidenti della Repubblica che a suo modo di vedere sono di sinistra, che in Francia gli ex presidenti della Repubblica – che lì sono il massimo di politico dato che sono eletti direttamente dal popolo – entrano di diritto, e a vita, a far parte della Corte costituzionale (la quale per essere precisi si chiama Consiglio costituzionale, e anche sui nomi ci sarebbe tutta una storia…). In Francia il Consiglio costituzionale ha un potere straordinario, vi dico solo che una delle sue principali sentenze, mi pare del 1975, l’ha emessa interpretando una disposizione della Carta del 1789 (che fa parte integrante della Costituzione attuale), un giudizio politico che sconfina nell’esegesi storica.

In Germania, poi, non ne parliamo. Lì la paura che ha fatto la politica (vedi il nazismo) ha spinto i costituenti del 1949 a creare una super corte “politica”. I giudici devono avere avuto una carriera politica per entrare nella Corte – che lì si chiama Tribunale…anche qui il nome dice tutto – hanno il potere di scioglimento dei partiti politici (sic!) e di sospendere i diritti costituzionali per i cittadini: il massimo. E tutte queste cose sono a “chiamata diretta del popolo”. Questo è il massimo, ripeto, di politicizzazione. Da noi come sapete serve un giudice ordinario per accedere al sindacato di costituzionalità, un filtro molto rilevante. Lì il cittadino può adire direttamente la Corte. Come poi in tutte le Corti, la nomina è giustamente anche politica, vale a dire operata da organi politici. Per giunta i membri del Tribunale costituzionale federale, sono tutti di nomina parlamentare (del Bundesrat e del Bundestag, grossomodo il nostro Senato e la nostra Camera). Da noi 5 sono del presidente della Repubblica, 5 del Parlamento e 5 delle più alte cariche della magistratura. La nomina politica è ridottissima, anche perché 5 del Parlamento significa minimo 3 della maggioranza e 2 dell’opposizione (ora sarebbe anche più facile dato che il sistema politico tende al bipolarismo, ma pensate quando in Parlamento c’era l’estrema destra, la destra, il centro, la sinistra, l’estrema sinistra). L’attacco di Berlusconi alla Corte Costituzionale è quindi del tutto vuoto.

Restano certo dei dubbi serissimi sul rischio di degenerazione che può subire il lavoro della Corte, e di tutte le cariche di garanzia, se i tempi continuano così.  Previsioni attente dicono che la legge sul processo breve verrà fermata o dal P.d.R. o dalla C.c., innescando ulteriormente una crisi istituzionale. Questo esporrà sia la Corte come il Presidente ad attacchi che non portano ad altro che all’acuirsi dei rapporti tra organi. Così, mentre il Parlamento sarà fermo per approvare, con moto perpetuo, lodi e leggi sul processo, saranno la Corte e il Presidente a fare le leggi, stabilendo cosa può passare e cosa non può.

Questi due organi non sono stati pensati per questo fine. Il popolo di sinistra o semplicemente democratico incomincerà (e lo sta facendo già oggi) a provare totale fiduci,a sentendosi nelle mani di un signore di 80 anni e in quelle di un gruppetto di arzilli giuristi che non vedono l’ora di andarsene (ricordate le parole di Zagrelbesky, il caso Vaccarella, ecc.). Se il Parlamento non torma a gestirsi da solo, almeno nell’ordinaria amministrazione, a tradurre le richieste sociali in leggi lo farà qualcun altro; e gli organi “politici” diventeranno organi che “fanno politica”. La sovranità passerà così dal parlamento ai “giudici”: e vedrai se alla fine non aveva ragione Lambert?

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