La piazza

Non sono in piazza. Non sono andato, ero a far politica: stavo facendo costruire ai miei Esploratori un albero di natale con travi di legno, cordini e olio di gomito. Ma se non avessi avuto un impegno di servizio, sarei andato di sicuro.

So che il dibattito, come sempre succede in questi casi, è alto. Le ragioni di quelli che non vanno le conosco, già sentite: le riassume con la consueta eleganza e presenza mentale Francesco Costa. Non scherziamo: sono parole solide, ragionevoli, ben argomentate.

E’ probabilmente vero che una manifestazione non è un luogo ‘razionale’, ma piuttosto qualcosa di ‘violento’, netto e manicheo; un luogo in cui ci si conferma nella propria idea e ci si rassicura nelle proprie convinzioni. Un luogo poco politico quindi, perchè rimane più per te che per gli altri, che in una piazza di questo genere non ci saranno comunque, visto che, a priori, non condividono. E se non condividono è appunto perché loro sono in linea di massima ‘per’ Berlusconi, e dunque hanno poco da dire a quelli che, in linea di massima, riempiono una piazza chiamata ‘No Berlusconi’.

Tutte cose vere.

Però, io penso, la politica non è solo un discorso razionale. Poiché è una cosa che riguarda i rapporti umani, poiché è una dinamica di gruppo, ha in se qualcosa di emozionale, di, quindi, assolutamente irrazionale. E questo è un lato che è molto comodo -ma, in una prospettiva di lungo periodo, anche dannoso – trascurare.

Mi spiego, seguitemi. E’ vero, come dice Francesco muovendo dalle parole di Luca, che, se il punto è cacciare Berlusconi, è anche vero che lui non si deve dimettere sol perché una piazza glielo chiede. Si dovrà dimettere quando questo paese avrà, finalmente, un sussulto d’orgoglio culturale che lo induca a chiamare la nettezza urbana, perché si porti via la spazzatura accumulata. Ma questo obiettivo, ovvero l’inversione dei rapporti di consenso politico, non lo si raggiunge da soli. Lo si raggiunge quando tante persone riescono a convincere tante altre persone che quello che queste ultime pensano (e votano) è da cambiare.

Non tutti hanno il coraggio, però, di alzarsi per migliorare le situazioni che hanno di fronte. Non tutti hanno tempo, forze, consapevolezza. Non tutti hanno, soprattutto, la sicurezza di non star lottando contro i mulini. Questo per dire che la piazza, ‘rassicurante’, ha una valenza utile: ti riesce a dimostrare che non sei da solo nelle tue idee, ti riesce a dimostrare che ci sono altri come te, che, in linea di massima, combatteranno la tua battaglia. Andare in piazza non è come incontrarsi con gli amici, non è ‘divertente’: è un luogo in cui tante persone dicono la stessa cosa. E’ questo che ti fa sentire meno solo nei tuoi convincimenti, più sereno con te stesso e, dunque, ti trasmette il coraggio di cambiare la realtà. Emozioni.

Intendo solo questo: intendo che, dopo tutte le buone ragioni per non andare, e soprattutto perché esistono quelle ragioni che ti farebbero restare a casa, penso che tu devi, invece, alzare il culo e andare in piazza. Proprio perché non si tratta di ‘avere ragione‘, o di ‘vincere le elezioni’- piazze piene, urne vuote, diceva quello: si tratta di dire, tutti insieme, ad alta voce, una cosa. Anche se è inutile, o superflua. Fare qualcosa di superfluo, anche se è solo un po’ di caciara, non è per forza dannoso: e fattele du’ risate, no? Eppoi è’ una regola base: chi non c’è, non parla. Tu dov’eri, quando c’era da esserci, qualcuno ti potrebbe dire poi?

Occhio, attenzione, però: il discorso sul contenuto, su quello che poi tu concretamente dici in questa piazza, c’è, ed è fortissimo, e io non lo ignoro. Non è che visto che è bello far casino, allora va bene andare in piazza a urlare cori nazisti solo per sentirti rassicurato che non sei il solo ad essere un seguace del genocidio ebraico.

Allora diciamo: in un paese libero, se tu hai una certa idea, e non costituisce reato il professarla da soli o in gruppo (d’altronde, è la Costituzione: liberi di associarsi per fini ‘non vietati al singolo dalla legge penale’), e qualcuno sta mettendo su una manifestazione più o meno vicina all’idea che condividi, non ti fare troppi problemi ad andarci, ché male non fai; e anzi, magari potrai confrontarti con altre persone, ridere insieme su tutte le cazzate che Berlusconi fa ogni giorno, ma anche spiegare i tuoi dubbi sulla manifestazione e sulle derive qualunquiste che a te sembra di veder partire dagli striscioni che ti circondano, e magari qualcuno ti darà retta e tornerà a casa arricchito.

Forse è vero che la politica non è una cosa che si fa per sentirsi meno soli”. So per certo però che da soli non si fa – perché da soli non vale la pena di fare quasi niente.

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