Barabba, Barabba!

Quello che più mi impressiona del voto Svizzero è il sentimento di Ostalgie che esso palesa.

L’Ostalgie è il sentimento di nostalgia per la Germania dell’Est, ovvero per un mondo diviso in blocchi definiti, rassicuranti, chiari.
Allo stesso modo oggi, davanti alla prospettiva ormai incalzante di una commistione, di una misticanza fra mondi e tradizioni diverse e in tensione, gli Svizzeri (tradizionalmente isolazionisti, l’esito non stupisce) per primi hanno risposto: no, grazie.

Meglio andare verso la chiarezza dei territori e delle genti: di qua, persone con un certo e definito stile di vita, sempre lo stesso, sempre comprensibile, sempre rassicurante – peraltro, gente: che noia terribile, ma di che avete paura? – e di la tutti gli altri, con cui non vogliamo, se possibile, avere niente a che fare. “Diversi”.
Di qua, l’Europa vecchia ed abitudinaria, coccolata dal pretesto della propria (esistente, ma non sufficiente) “tradizione cristiana”, perchè noi siamo “quelli della Croce”; di la il mondo islamico, tenuto lontano con la scusa del fondamentalismo terrorista. Tutto più comodo, tutto più facile.

Si, ma c’è ch’è questo che il popolo vuole, viene obiettato. Dai leghisti, perlopiù: “la classe dirigente europea ha paura, pensa ai propri interessi economici ed abdica al ruolo che le dovrebbe essere proprio, difendere la cultura e l’identità del Vecchio Continente. Per fortuna che i popoli europei sono di altra pasta e ai propri simboli ci tengono eccome”, dice Castelli oggi, su La Padania.

Non serve (o serve?) spiegare che non sempre qualcosa è giusto sol che una maggioranza lo legittimi: chi volete che sia salvato, venne chiesto, Gesù o Barabba? La risposta fu quella sbagliata, ma erano d’accordo tutti nel darla.

Tutto ciò dovrebbe aprire una certa riflessione ‘tecnica’ sullo strumento del Referendum e sulla democrazia diretta in generale, ma non è questo il luogo. Vorrei dire invece che siamo al declino del sistema liberale, alla morte della ragione, alla rottura dei regali dell’Illuminismo quando le classi dirigenti fanno “quello che vuole il popolo”. Brutto da dire, ma la democrazia liberale si basa sul presupposto inverso: è un sistema rappresentativo, dunque elitario – d’altronde, erano borghesi massoni; circoscritto ad una cerchia di persone più piccola de “il popolo”, a cui è affidato il compito di decidere: è il popolo che segue le classi dirigenti. Esso, attraverso il voto, accorda un ok di massima ai decisori che, in assenza del vincolo di mandato, decidono ciò che ritengono giusto. Sarebbe la famosa politica “in grado di prendere decisioni anche impopolari”, ma, si spera, lungimiranti.

Il popolo è politicamente scorretto, e questo è noto. Davanti alla domanda secca: “in questo paese è permessa la costruzione di minareti?”, risponde “no, e crepate”. Se le elites politiche, intellettuali, culturali,  invece di proporre un’idea alternativa ma più giusta (perchè questa non lo è), si riducono a tifosi della squadra che ha vinto, certificando con alti ed articolati pensieri i terrori e le incertezze violente del popolo impaurito, paralizzato da un mondo che percepisce come non più amichevole, qualcosa inizia a non andare più. Perchè il diritto del cittadino mussulmano a professare la propria religione, anche in spazi pubblici (quelli erano pure minareti silenziosi, da cui il Muezzin non chiamava alla preghiera; ma poi, che fastidio darebbe il Muezzin? non capisco) viene sacrificato sull’altare della maggioranza opprimente. La democrazia liberale garantisce i diritti delle minoranze, e anzi, affida ad esse strumenti per difendersi dalle maggioranze: evidentemente, ciò che sta venendo fuori in questa epoca storica è qualcosa di diverso.

2 Responses to “Barabba, Barabba!”


  1. 1 Giovanni Fontana 2 dicembre 2009 alle 6:51 pm

    La risposta fu quella sbagliata, ma erano d’accordo tutti nel darla.

    Fu “quella” sbagliata?

    Pericoloso.


  1. 1 Notizie dai blog su Chi volete libero Barabba o Cristo ? Trackback su 6 aprile 2010 alle 10:16 am

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