Motivazioni e precedenti

Come era ovvio che fosse, bisognava aspettare il deposito della Sentenza per capirci di più. E la Corte arriva a dire per altre vie, alternative al richiamo Costituzionale interno, quello che nei commenti era stato ampiamente sviscerato.

Il dovere di neutralità e di imparzialità dello Stato è incompatibile con un potere qualunque di valutazione da parte di quest’ultimo sulla legittimità delle convinzioni religiose o delle modalità di espressione di queste. Nel contesto dell’insegnamento, la neutralità dovrebbe garantire il pluralismo.
Per la Corte, queste considerazioni conducono all’obbligo per lo Stato di astenersi dall’imporre, anche indirettamente, credenze nei luoghi dove le persone sono dipendenti dallo Stato o anche nei posti in cui le persone possono essere particolarmente infuenzabili.
[…]
La cosiddetta “libertà negativa” (dall’imposizione religiosa, ndr) non è limitata all’assenza di servizi religiosi o di insegnamenti religiosi. Essa si estende alle pratiche e ai simboli che esprimono, in particolare o in generale, una credenza, una religione o lo stesso ateismo. […]
L’esposizione di uno o più simboli religiosi non possono giustificarsi né con la richiesta di altri genitori che desiderano un’istruzione religiosa conforme alle loro convinzioni, né – come il governo sostiene – con la necessità di un compromesso necessario con le componenti di ispirazione cristiana. Il rispetto delle convinzioni di ogni genitore in materia di istruzione deve tenere conto del rispetto delle convinzioni degli altri genitori. Lo Stato è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria dove la presenza ai corsi è richiesta senza considerazione di religione e che deve cercare di insegnare agli allievi un pensiero critico. La Corte non vede come l’esposizione nelle aule di scuole pubbliche di un simbolo che è ragionevole associare al cattolicesimo (la religione maggioritaria in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale alla preservazione d’ una società democratica come la concepisce la Convenzione, e alla preservazione del pluralismo che è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale nel diritto nazionale.

La Corte quindi scioglie a modo suo il nodo che ritenevo si fosse creato: e in questo modo stabilisce con chiarezza (con una sentenza che non potrà che diventare un precedente, o quantomeno contribuire ad un orientamento giurisprudenziale ben preciso) che la laicità da adottare negli Stati è quella “negativa”, con conseguente neutralità confessionale. Viene perciò sconfessato l’orientamento della giurisprudenza italiana (Tar del Veneto e Consiglio di Stato, a cui il Governo si era appoggiato), e la tesi della religione come parte attiva della tradizione culturale di un popolo, su cui si basa il discorso “positivo” della laicità. Adesso vedremo come andrà il ricorso: ma direi a questo punto che se il Governo si ostina a portare avanti argomenti fallimentari, prenderà altre mazzate,.

[Grazie ad Alessandro Gilioli che ha trovato, o tradotto, il testo in italiano]

2 Responses to “Motivazioni e precedenti”


  1. 1 luca 5 novembre 2009 alle 3:40 pm

    Ho letto questo post con il pensiero rivolto alle 2 ore settimanali (due ore!) di Insegnamento della Religione Cattolica.
    Altro che il crocifisso appeso al chiodino.
    (che per la cronaca nelle classi dei miei figli già non c’è, alè)

  2. 2 rovinologo 13 novembre 2009 alle 3:26 pm

    Le scuole d’Europa sono piene di libri di storia che descrivono tutte le altre nazioni come vere cause di tutti i disastri ed eccidi del passato.
    Sono libri scritti da esperti, approvati dagli organi istituzionali nazionali, documentati da una iconografia di parte com’è comprensibile in chi difende un punto di vista nazionale. Ma nel profondo sono libri che incitano all’odio reciproco.
    Lui invece, appeso lì spesso malamente, sta a ricordare che tutti gli uomini sono uguali. E’ l’unico in quella scuola.
    E’ logico che lo vogliano togliere.


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