Questione di argomenti

Visto che si è sviluppato un piacevole dibattito nei commenti, voglio ritornare sulla sentenza della CEDU.

Il punto che io critico, e lo ripeto, è l’argomento usato dalla corte, non il merito della sentenza. Le sentenze non si criticano, al massimo si commentano dopo averne preso atto. A parte che non sono ancora uscite le motivazioni, e quindi è tutto un gran parlare, alla fine, forse sul nulla, o comunque in attesa di successiva conferma.

La Corte ha detto: non si possono mettere i crocifissi nelle aule perchè un genitore non credente ha diritto a che suo figlio non venga educato in maniera religiosa. Perfetto: ripeto, l’argomento è fallace. Perchè, allora, dove si dovrebbe rivolgere il genitore che ha il diritto (speculare, se sta in piedi la libertà di educazione) di ottenere una educazione religiosamente orientata? Alle scuole private: e allora ha il diritto di farsi rimborsare dallo Stato le spese sostenute. La libertà di educazione è lo stesso argomento, ripeto, che usa il Papa quando chiede al contribuente i soldi per le scuole cattoliche. Se un genitore ha il diritto di pretendere un’educazione non credente, perchè il genitore credente non può pretendere un’educazione religiosa a carico dello stato?

La spiegazione la fornisce Luca, in uno dei suoi commenti: “Non puoi mettere sullo stesso piano un genitore che vuole un’educazione improntata ad una specifica religione per il proprio figlio (e per quelli degli altri, eh, bada bene, qui si sta parlando di scuola pubblica) e chi ne richiede una neutra. Non è lo stesso diritto, mi dispiace.”

Trovo che dipenda. Dipende dal tipo di laicità che lo stato considera e promuove. Se è una laicità, come già detto, negativa, certo, l’unica strada praticabile è l’educazione neutra per tutti, e fine. Se si promuove una laicità positiva, allora bisogna definire il confine da cui la morale religiosa sorregge e aiuta quella statale e laica: e dunque il crocifisso, poniamo, può restare perchè simboleggia “la nostra tradizione” – ammesso che sia poi vero; dico soltanto che un discorso del genere può reggere.

E il punto, mi azzardo a dire, è proprio che la Corte ha adottato una soluzione un po’ ambigua perchè non poteva affermare con nettezza questo confine. Bene avrebbe fatto, invece, ad essere più chiara: al di la delle concezioni “di moda”, la Corte avrebbe potuto stabilire, con una importante decisione che sarebbe diventata un precedente, che gli Stati dell’Unione devono mantenersi impermeabili alle religioni organizzate. Se non l’ha fatto, e questo lo vedremo quando ci saranno le motivazioni, c’è sicuramente stata questa prudenza.

10 Responses to “Questione di argomenti”


  1. 1 isaroseisarose 4 novembre 2009 alle 3:25 pm

    Ciao Tc,
    c’è un aspetto delle reazioni dei nostri politici che, da quello che leggo qui e altrove, mi pare sia sottovalutato. Quando definiscono la croce come un simbolo della cultura e della tradizione invece che come un simbolo religioso (tutti, dalla Gelmini a Bersani) stanno compiendo una operazione precisa: mettere la croce ‘sopra’ gli altri simboli religiosi. Sintetizzando brutalmente, si prepara il terreno per dire: burqa no perché è un simbolo religioso, croce sì perché è un simbolo culturale. Vedi legge francese.
    Quindi? Il quadro culturale è questo: radici cristiane, cultura, tradizione, anti pluralismo, mono religione… vi ricorda niente?
    Mi butto e faccio una profezia: se la Lega metterà un po’ la testa a posto (v. respingimenti), nei prossimi anni potrebbe avere convergenze strategiche importanti con la Cei.
    Chiesa Leghista Alla Difesa Della Cultura Italiana Contro L’Invasor.

  2. 2 Mah 4 novembre 2009 alle 5:52 pm

    “Perchè il genitore credente non può pretendere un’educazione religiosa a carico dello stato?”

    Secondo me il punto sta tutto qui.
    Innanzitutto, come da articolo 33 Cost.,”enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
    In secondo luogo, perché la laicità positiva è abbastanza una fandonia, come tutti gli aggettivi che si agganciano alla parola laicità. La laicità è essenzialmente autonomia da condizionamenti, in questo caso religiosi.
    La scuola pubblica laica deve naturaliter essere autonoma da questi condizionamenti. La scuola pubblica o è laica, o non è.

  3. 3 Tc 4 novembre 2009 alle 7:48 pm

    Chiaro. Certamente, una “perdita di un diritto” come quello invocato dai genitori cattolici ad una educazione cattolica pagata dallo Stato deve essere rintracciata in una norma: appunto, l’articolo che richiami tu.

    Ma la Corte europea non l’ha richiamato – ne avrebbe potuto farlo, essendo una norma di diritto interno (piu per fair play, sai quanto si incazzavano se la corte europea chiamava in causa un testo costituzionale?). Dovrebbe attestarsi su questa impostazione il diritto interno: il Consiglio di Stato nel 2006 è andato invece nella direzione esattamente opposta. E quindi siamo in un empasse.

  4. 4 isaroseisarose 4 novembre 2009 alle 8:09 pm

    Coonsiglio di Stato + Tar del Veneto

  5. 5 2t 5 novembre 2009 alle 8:20 am

    buongiorno a tutti!!
    quoto il primo post di isa dove si a riferimento alla differenza che si sta instaurando tra simbolo religioso e simbolo culturale.
    però vorrei una spiegazione.. qualcuno sa spiegarmi cos’è un’educazione improntata alla religione, riferito alla scuola?
    cioè, le varie materie subiranno mica delle modificazioni? nelle scuole improntate alla religione si insegnerà forse che il creato è stato creato, appunto, in 7 giorni? o che le crociate sono state un’espansione di democrazia? onestamente mi sembra un falso problema e una spiegazione un po’ stiracchiata.. per questo concordo con maggior forza con il commento che ho citato..
    per quanto riguarda poi la nostra ipotetica “cultura cristiana”… evidentemente si ferma ad un crocifisso..

  6. 6 luca 5 novembre 2009 alle 12:39 pm

    Non ribatto sugli aspetti tecnici/giuridici, su quali sei evidentemente preparatissimo.
    Continuo però ad incaponirmi su una questione: perché mischi il tema del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche e il finanziamento alle scuole cattoliche?
    Sono due discorsi diversi, non puoi portare il secondo a compensazione del primo, quasi fosse un ricatto “se togli il crocifisso dalla scuola, allora mi devi finanziare le scuole private”.

  7. 7 luca 5 novembre 2009 alle 1:11 pm

    Leggi questo:
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=NYCU5
    Non si parla di “diritto di un genitore di vedere il proprio figlio non educato in maniera religiosa”, ma anzi si rileva che, a privilegiarne una, di fatto si viola il principio di libertà religiosa.

  8. 8 Tc 5 novembre 2009 alle 1:34 pm

    Luca il punto è questo. Viene stabilita la libertà di educazione del genitore sul figlio: un genitore non credente ha diritto a che il figlio non venga educato in modo credente, e quindi via i crocifissi. Ora però in virtù dell’eguaglianza lo stesso diritto va garantito al genitore credente, che quindi pretende dallo stato un educazione “confessionale”. Per quello ci sono le scuole private, ma costano: magari il genitore non ha soldi,e per usufruire di un suo diritto (la libertà di educazione) chiede allo stato il voucher, o il finanziamento pubblico.

    Questo suo diritto, del genitore credente intendo, può essere sacrificato in virtù dell’articolo 33 che richiamava Mah: viva la libertà di educazione, ma non deve comportare oneri per lo stato. La situazione dell’architettura costituzionale è chiara: ma questo argomento lo deve usare la giurisprudenza interna, mentre come ricordato da isaroseisarose il Tar del Veneto e il Consiglio di Stato vanno in tutt’altra direzione.

    La Corte Europea, stabilendo la sola libertà di educazione, senza accennare alla non possibile pretesa da parte del genitore credente di appioppare un onere allo stato (norma di diritto interno, se la Corte la usava un sacco di persone si incazzavano, io ritengo), spiana la strada ai tanti che vogliono il voucher eccetera eccetera.

  9. 9 luca 5 novembre 2009 alle 3:17 pm

    Le questioni giuridiche le conosci sicuramente meglio tu di me.
    Ma vuoi allora indicarmi in quale passo della sentenza ci si limita a stabilire la sola libertà di educazione? Perché se è come dici tu (e non ne dubito eh, chiedo solo conferma) allora siamo d’accordo, la CE ha aperto lo spiraglio al finanziamento alla scuola privata.

    Qui si può leggere la sentenza Lautsi integralmente:
    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/04/la-signora-lautsi-contro-il-governo-italiano

  10. 10 luca 5 novembre 2009 alle 3:32 pm

    Scusa, ho visto solo ora il tuo nuovo post.
    Come non detto.


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