Culturame

E’ certamente una polemica di basso livello, quella scoppiata fra Brunetta e Placido ultimamente, con il Ministro che chiede, circondato da scroscianti applausi, al suo collega Bondi di chiudere finalmente del tutto il FUS, il fondo che finanzia l’industria culturale italiana, perchè finisce in mano a “un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Pae­se, […]che ti spiega che questa Italia fa schifo…solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore.”

Trovo che possiamo rintracciarci dentro qualcosa sui cui riflettere, comunque. Al di la del tono da gendarmeria e da “ora-ve-la-faccio-vedere-io” di cui non mi stupisco più, questa polemica dovremmo studiarla meglio, perchè ci aiuterebbe a capire qualcosa che non consideriamo mai abbastanza, secondo me.

Dico subito quale è il punto secondo me. Trovo che Brunetta abbia torto, e con una certa facilità. Ma quello che lui dice è percepito come vero da un grandissimo numero di persone in questo paese, ovvero: così la pensa un sacco di gente. E questo è un problema, il fatto che chi fa cultura venga trattato come letame: non dovremmo esserne contenti o indifferenti. Ed è un problema per la sinistra, è un problema della sinistra, e soprattutto, è una sua responsabilità storica.

Una lettera inviata a Severgnini, sul Corriere, ci aiuta a chiarire meglio il contesto. E’ morto Mike Bongiorno, come sappiamo, e il lettore – con straordinario acume – così spiega:

“Mike e la tv commerciale sono stati una liberazione per la massa oberata da noiosi dibatti televisivi e film impegnati nei quali l’italiano medio veniva rapresentato come una macchietta bigotto-provinciale. Mike e la tv commerciale hanno aperto la strada al berlusconismo, operando un capovolgimento dei valori. Berlusconi ha fatto leva sul riscatto di una classe sociale fiera della propria mediocrità e provincialismo, distante anni luce dalle élite urbane.”

Ci sono due stereotipi in cui mi sento di poter dividere la sinistra italiana, fino a qui pervenuta (e sono stereotipi, quindi contano quanto contano gli stereotipi): l’intellettuale organico dell’andiamo a un vernissage, e il severo militante del devo capire se sei dei nostri. Insomma, è la solita tiritera della sinistra snob e chiusa. Io poi non so se sia da snob dire sempre che la sinistra è snob: so però ad esempio che l’unico quartiere dove il PD non è calato di voti, alle europee ad esempio, sono i Parioli, e vorrà dire qualcosa.

Bisognerebbe poi chiedersi soprattutto se sia vero che la sinistra è snob e pariolina: e ovviamente non so neanche questo. So che ho incontrato molti pariolini di sinistra vestiti male apposta, ancora convinti che Stalin sia uno che ha salvato la Russia, pronti ad invitarti al loro té della filosofia del mercoledi sera. Nulla di male in tutto questo, anzi, più Kant circola meglio è, ma nulla che possa interessare all’altra metà del cielo, che sarebbe appunto quel provinciale mediocre e comune, fiero di non essere affatto colto e fiero di non aver tempo da perdere per diventarlo, che è un po’ la squadra avversaria in questo gioco chiamato Italia.

E il risultato della partita è questa situazione pietosa che viviamo oggi, è la mancanza della voglia fra diversi di comunicare che impedisce alla sinistra di vincere le elezioni e fare, si spera, un paese un po’ migliore. Pierluigi Battista, che non mi incontrerebbe mai ad un eventuale meeting dei suoi fan, ma stavolta ha scritto cose che condivido, è forse più chiaro di me.

Alla destra il potere politico. Alla sinistra il «culturame» di Scelba riesumato da Brunetta. Di qui il governo delle cose reali. Di là il governo delle idee e dell’immaginazione.

Già, perchè sarebbe un discorso ozioso, se non si finisse in politica, ancora. E da un punto di vista anche solamente numerico sappiamo che per ognuno di questi “intellettuali” ci sono cento di questi “provinciali”, e che quando si va a votare ciò ha delle conseguenze.

Gramsci diceva che l’intellettuale, il borghese illuminato, era fondamentale per la rivoluzione. Fondamentale, perchè doveva, al momento giusto, spiegare il perchè di quello che si stava facendo, doveva essere la voce di chi la voce non era in grado di averla. Allo stesso modo Pasolini, che aveva chiaro come bisognasse sempre stare dalla parte degli ultimi e dei senza fiato, quando ci fu da scegliere fece presente che quelli da difendere erano i poliziotti figli di poveri, e non i manifestanti figli dei ricchi, anche se questi ultimi avevano in teoria ragione.

Ma qui si divaga. Dicevo, il lettore del Corriere della Sera ha ragione da vendere.
La Prima Repubblica era pedagogica. Ogni uomo di Governo che andava in televisione si comportava come se avesse qualcosa da insegnarti – e, probabilmente, visto il tasso di scolarizzazione, in effetti lo aveva. Di fronte aveva un opposizione Comunista di grande respiro culturale e ideale, ed entrambe le parti vivevano di un continuo fiorire di riviste, uffici studi, scritti, pubblicazioni.
Fino a che a un certo punto non è arrivata una rivoluzione di valori, è arrivato uno che ha iniziato a passare il messaggio che non bisognava per forza vivere di noia, cultura e lavoro onesto, ma che ad ogni uomo italiano che si rispetti devono piacere i soldi e la fica. I primi li può vincere al Rischiatutto, e con quelli poi si procura la seconda, se da solo non riesce.

E quel provinciale mediocre, mai educato da nessuno di quelli che, al massimo, (non) lo invitavano ai vernissages e che avessero avuto l’umiltà di fare gli intellettuali sul serio e di spiegargli in parole comprensibili cosa stava succedendo, di colpo si è sentito dire che doveva essere fiero di essere provinciale e mediocre: fiero; e che quello che gli diceva sempre il prete confessore, cioè che le male cose van fatte di nascosto semmai, e che è comunque meglio non farle perchè si prende una brutta piega a vivere solo per se stessi, era sbagliato, e che si fottesse il prete.

Quindi, è questo: la battaglia della destra è prima di tutto una battaglia contro la cultura, e di conseguenza contro chi “la detiene”, che diventa il nemico. Solo nel dibattito di un paese prossimo alla follia la cultura è il nemico di qualcuno o di qualcosa, specie dopo, appunto, il ’68 e la cultura di massa. E la sinistra ha avuto un ruolo nel creare questa situazione: quello di ritenere che il monopolio su una nicchia di cultura fosse preferibile alla faticosa battaglia per la politica. L’altra metà della colpa se la prende la destra, che non è stata in grado di elaborare un serio orizzonte di basi teoriche fino a Veneziani Fini, negli ultimi giorni: che infatti, viene guardato come un alieno a spasso per il centro. Come diceva Montanelli, in Italia non si poteva andare a destra senza riprendere in mano il manganello.

Non ho scritto “egemonia culturale” apposta, riferendomi alla sinistra. Mi sono convinto che Luca, che commentava un post di molto tempo fa, aveva ragione: “non abbiamo l’egemonia, non abbiamo neanche gli intellettuali”. Abbiamo solo polemiche sopra un film sul ’68 che, comunque, non risolverebbe una situazione che gli intellettuali di sinistra hanno contribuito a far nascere e vivere. Signor Placido, se passa qui, spero che capisca che non parlo di lei o con lei, il film non l’ho neanche visto: è un discorso più generale, quello che faccio.

8 Responses to “Culturame”


  1. 1 2t 20 settembre 2009 alle 12:17 pm

    ciao tc,
    ho scoperto il tuo blog tramite “piovono rane” e…ci sto dando dentro leggendo il più possibile. ti evito i complimenti per le varie lucide analisi, e ti evito anche il sentirti ripetere che sembra davvero che una speranza in fondo ci sia, vista la tua età.. pensando a questo blog la parola che mi viene in mente è “R-Esistere”..
    dopo averti evitato tutto questo, vorrei esprimere le mie amarezze rispetto l’argomento di questo post, che riguardano non solo le riflessioni rispetto alla cultura che sta a sinistra, e il motivo per cui questo governo abbia tra le sue priorità un appiattimento, se non un annullamento della cultura e della capacità critica della massa (appiattimento di cui sembriamo tutti più o meno contenti, peraltro)
    vorrei solo esporti un punto di vista terra-terra, il punto di vista di tanti che si trovano coinvolti in questa bagarre che tenta di avere un significato filosofico, ma che di fatto, ha un impatto forte, immediato e “nascosto” sulla vita di tante persone.
    oltre ad essere un coglione prima e un farabutto poi (uso il maschile perchè prima di tutto sono una persona e poi una donna), mi ritrovo anche l’etichetta di rubastipendio…
    lavoro da qualche annetto nella produzione cinematografica, nel corso del tempo mi sono occupata anche delle richieste di finanziamento al ministero. ho avuto la fortuna di conoscere registi (e non solo) che, oltre ad essere dei grossi nomi, sono anche delle “grosse persone”. con loro (o meglio grazie ad alcuni di loro) ho conosciuto le amarezze del mondo della produzione (tutto, dai creativi, agli artisti, ai tecnici)rispetto, appunto, ai fondi ministeriali, specificatamente rispetto ai metodi di attribuzione dei fondi (quelli legali, sbagliati nel profondo)e a quelli politici di attribuzione e di scelta. non vorrei dilungarmi perchè magari la questione non interessa nessuno, ma vorrei che fosse chiaro che il cinema pulito e serio è comunque sempre stato critico sul come e sul perchè di questi fondi.
    detto questo mi interrogo sul ruolo del mio lavoro, sul fatto che sono, nella sostanza, una lavoratrice di serie B.
    fortunata sicuramente, anche solo per il fatto di fare un lavoro che mi piace. ben pagata, certo (quando lavoro per grosse produzioni, anche se più di qualche mese l’anno pochi di noi riescono a farlo). ma sempre di serie B.
    sento ripetere che i fondi servono ad arricchire i registi, ma non sento nessuno sottolineare che 1. i fondi non vengono dati al regista ma alla produzione, 2. che per fare un film una troupe medio piccola conta circa una cinquantina di persone solo sul set, senza contare chi lavora da ufficio, i tecnici, gli stabilimenti, le sale stampa e così via. io, e queste centinaia (di migliaia di persone) siamo invisibili. la riconoscenza sta sui titoli di coda (e capita che si debba rinunciare anche a quelli) immancabilmente tagliati dalla tv e ignorati dal pubblico in sala (fa un esperimento, quei pochi che non si alzano fino alla fine hanno, probabilmente, a che fare con il cinema o simili). non che sia un problema rilevante e di fatto ci interessa ben poco. ma invisibili rimaniamo. e ci piacerebbe tanto fare solo del buon cinema, ma non è possibile, bisogna comunque lavorare no? se il ministero sceglie di finanziare film di dubbia qualità, il buonsenso direbbe di rivedere il metodo di finanziamento, non il finanziamento stesso. se vengono finanziati sempre i soliti noti la logica direbbe di rivedere il sistema a punteggio che di fatto taglia le gambe a chi è agli inizi e sacrifica la qualità per l’anzianità. ma no, ci viene detto che i soldi per la cinematografia sono uno sperpero di denaro pubblico. va bene, io posso capire e in qualche modo sono anche convinta che in tempi di ristrettezze la cultura subisca una stretta. ma in base a quale logica i lavoratori del cinema devono essere discriminati? per quale motivo se la fiat chiede fondi per i suoi operai si parla di povera gente e per chi lavora fino a 16 ore al giorno si parla di rubastipendi? sia chiaro, io sono d’accordo sul fatto che non si possono lasciare con le pezze gli operai della fiat, e se fosse possibile farei in modo di garantirgli molto di più. ma, ti prego spiegami dove sta la differenza.
    ti prego spiegami perchè le persone che vanno al cinema o la sera immancabilmente guardano la tv lamentandosi per la pochezza dei film trasmessi, poi guardano a chi collabora per dargli quell’ora e mezza di svago come ad un ladro. tutto questo senza accenni sulla quantità di ore lavorate, sulle responsabilità legali, sul volontariato obbligatorio, sull’inesistenza legale di alcuni ruoli che però vengono riconosciuti in quanto ad obblighi, e mille altre piccolezze..
    mi rendo conto che nello spot italia, e nella drammaticità della situazione che nasconde, tutto questo è piccolo, poco importante e stupido, ma a qualcuno lo dovevo pur dire…e ho scelto te (puoi dire “che culo!”) e mi scuso per non aver mai avuto il dono del saper riassumere..
    aggiungo solo un link, sperando che spieghi meglio di me quanto siamo diversi da quello che tentano di far credere. “lettera agli spettatori”, primo video
    http://www.100autori.it/videostart.htm

    grazie ancora per lo spazio e…. buona domenica…

  2. 2 Tc 20 settembre 2009 alle 5:49 pm

    innanzitutto sei sempre benvenuta qui. passa a sfogarti quando vuoi.

    il punto che sottolineo io è che c’è qualcosa che gira al contrario in questo paese. se il governo grida “a morte gli artisti”, in un paese normale non è che il popolo si solleva dicendo “giusto, hai ragione!!”. uno perchè il governo in un paese normale queste cose non le dice certo, due perchè in un paese normale non è che il popolo ce l’ha con gli artisti.

    ma voglio mettere in discussione la mia tesi con te che sei piu informata di me.
    è vero o non è vero che la gran parte della produzione intellettuale viene “monopolizzata”, in apparenza o in sostanza – e bada che se una cosa appare va comunque presa in considerazione, secondo me -, dalla sinistra, anche con intento “didascalico e pedagogico”? e che tutto questo risulta antipatico?

    hai mai avuto a che fare con situazioni del genere? esistono? o la questione messa così è fuori fuoco? liberamente perchè mi interessa davvero.

  3. 3 2t 21 settembre 2009 alle 3:46 pm

    ciao di nuovo!
    vedo che tu, invece il dono della sintesi ce l’hai, eccome!! (invidia)… parto dalla fine per comodità, e per velocità..
    la mia esperienza (limitata) mi porta a pensare che sì, in qualche modo sia/sembri vero che gli intellettuali “stanno a sinistra”.. che puoi tranquillamente leggere come “ho conosciuto molti più intellettuali di sinistra, più o meno noti”.
    però, visto che questo tipo di affermazioni mi fanno venire l’orticaria ho fatto un giro in rete, etimologia di cultura e intellettuale, intellettuali di destra e così via..
    sono giunta a delle nuove domande, che mi portano al tuo quesito centrale:
    “è vero o non è vero che la gran parte della produzione intellettuale viene “monopolizzata”, in apparenza o in sostanza – (…), dalla sinistra, anche con intento “didascalico e pedagogico”? e che tutto questo risulta antipatico?”
    ancora sì, secondo me, due volte, aggiungendoci una serie di punti esclamativi sull’antipatia..
    periodicamente per disintossicarmi e per fare un favore al mio fegato, smetto di leggere notizie e mi concentro sui commenti.. i commentatori di destra sono generalmente incazzati neri, arroganti, diretti, piuttosto rozzi nell’esposizione. quelli di sinistra sono incazzati neri ma lo nascondono dietro giochi di parole, figure retoriche, termini specifici, parole eleganti. a volte si prendono gioco del prossimo in modo così acculturato che non se ne accorge nessuno. non credo ci sia nè destra nè sinistra in tutto questo. credo che ci siano persone che si sono calate nel ruolo richiesto. non ci sono idee nè ideologie, piuttosto frasi fatte e abiti indossati.
    lo stesso nel mondo della cultura (per quanto il cinema, oggi molto spesso di culturale ha solo…. solo…. oddio non me lo ricordo più. sul sito di 100 autori trovi una bellissima lettera di b. bertolucci che spiega perchè in questo momento, in questo posto i vari pasolini o chi per lui non riusciranno ad uscire). trovi persone molto progressiste nelle idee esposte che poi ti guardano male se non conosci una citazione specifica o se il tuo modo di “dire, fare, baciare” non corrisponde alla parte che stai interpretando, o, all’apice della benevolenza ti danno una pacca sulla testa come farebbero col buon fido. trovi tante persone che si affannano nel leggere, imparare, ripetere senza aver mai filtrato con lo spirito critico e con il dubbio. capisci quello che intendo?
    è il bisogno che abbiamo di capire chi siamo che ci spinge a non chiedere ma a ripetere quello che alle nostre orecchie suona meglio?
    in questo clima, la cultura, quella vera… l’arte, quella autentica, che ruolo ha? sia la cultura che l’arte spingono l’Uomo in un senso che non è contemplato dal nostro ordine costituito, e non parlo solo di una coercizione dall’alto (che pur esiste ed è palpabile)… la cultura apre la strada della critica, della rielaborazione, del Pensiero. è la mente che parla al cuore. l’Arte è il cuore che parla alla mente, sollecitando i sensi. in effetti è difficile separare il concetto di arte da quello di cultura, entrambe sono “tonde”, ma non sono cerchi chiusi. ci rendono tridimensionali, ci portano inconsapevolmente ad avere un posto nell’esistenza… sto divagando…
    il senso è che tutto questo porta scompiglio. sia a destra che a sinistra. è molto più facile e comodo mettersi le clark o fare il pariolino. nessuna necessità di spiegazione, nessuna domanda ergo risposte chiare, ruolo definito. non siamo abbastanza “spessi” in questo periodo per sopportare il peso della cultura. farebbe male non trovi?
    no, in un paese normale non si manderebbero al rogo gli artisti nè i pensatori. ma non siamo un paese normale è molto chiaro. in un paese normale non si difenderebbe la “supposta” costituzionalità del lodo alfano, non si difenderebbe la chiesa rinnegando i suoi principi, non si parlerebbe delle donne per poi usarle come barbie. e in un clima di questo tipo può fermentare la cultura? qual’è stato l’ultimo grande reale movimento culturale?

    prima di farmi inghiottire dalla depressione ti regalo (se non la conosci già) una citazione trovata cercando “intellettuali di destra”, è di tal Veneziani, che io non conoscevo (eidtorialista di libero): “essere intellettuali di destra è una cosa inutile, perchè quelli di sinistra non ti leggono perchè sei di destra, e quelli di destra non ti leggono perchè sono analfabeti.”
    se fossi a casa, dentro il raccordo direi annamo bene, annamo…

  4. 4 Alessio 22 gennaio 2010 alle 6:04 pm

    Eccome com’è che nascono le mistificazioni. “…chi fa cultura viene trattato come letame”. Così,con una petizione di principio (dare per scontato qualcosa che non lo è) si confuta l’argomento in modo ingannevole.
    Brunetta attacca chi NON fa cultura convinto di farla. Hai vsto l’ultimo film di Michele Placido? La solita boiata comunista sul ’68. E ce ne sono tanti come lui,gente che prende soldi pubblici e dandosi arie da “intellettuale” crea robacce,presunzioni di cultura,sterili critiche sociali da radical-chic, apprezzabili da un élite e da ragazzini con kefiah al collo e All-Star ai piedi. E che al di fuori dell’Italia nessuno caga. La cultura vera è ben altro.

  5. 5 Alessio 22 gennaio 2010 alle 6:05 pm

    Eccome com’è che nascono le mistificazioni. “…chi fa cultura viene trattato come letame”. Così,con una petizione di principio (dare per scontato qualcosa che non lo è) si confuta l’argomento in modo ingannevole.
    Brunetta attacca chi NON fa cultura convinto di farla. Hai visto l’ultimo film di Michele Placido? La solita boiata comunista sul ’68. E ce ne sono tanti come lui,gente che prende soldi pubblici e dandosi arie da “intellettuale” crea robacce,presunzioni di cultura,sterili critiche sociali da radical-chic, apprezzabili da un élite e da ragazzini con kefiah al collo e All-Star ai piedi. E che al di fuori dell’Italia nessuno caga. La cultura vera è ben altro.

  6. 6 2t 22 gennaio 2010 alle 7:45 pm

    il problema forse sta nel definirla la cultura, come si fa? io mi terrei placido (tanto posso scegliere cosa vedere) e butterei i vari polpettoni romantico-isterici che vanno tanto di moda ora.ma sono gusti, preferirei che ci fosse tutto piuttosto che una commissione che alza il braccio e punta il dito definendo cosa sia degno e cosa no di essere prodotto.
    oh, sia chiaro, sono io che non so definire cultura, poi se qualcuno è capace di farlo tanto di cappello.
    in ogni caso, per quanto riguarda il buon brunetta ti consiglio di rileggere le sue affermazioni, di considerare da dove nasce il termine culturame, di pensare al fatto che il cinema vivesse solo di sala pasolini avrebbe fatto il salumiere, che, secondo le sue parole “non va al cinema da tantissimo”, e in ultimo per quanto riguarda l’importanza (a mio parere) il fatto che in questo modo non ha lasciato a casa nessun regista con i mezzi, ma i tanti sperimentatori che esistono, ed una quantità di lavoratori che forse non immagini nemmeno.
    magari una riflessione approfondita si può fare ma non tanto sulla produzione, quanto sui metodi di distribuzione, e sulle attribuzione dei punteggi per ricevere i fondi… il buon brunetta si è dimenticato di dire che sono questioni sollevate mooooolto prima delle sue esternazioni…

  7. 7 2t 22 gennaio 2010 alle 7:48 pm

    dimenticavo, che secondo i suoi canoni teatro, lirica e molto altro non sono considerati cultura..

  8. 8 giovanni maggi 17 agosto 2010 alle 2:42 pm

    bravo, molto pacato, ti invidio, complimenti per il blob, ti seguiro’, contaci


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