Pernacchia 04 / Il piccolo principe

pernacchiaSuperando l’istintivo rigetto che le parole di Marco mi provocano, perchè insolite e insolitamente chiare,  in questa quarta pernacchia troviamo in realtà la strada che è necessario prendere. Leggete fino in fondo.

 

 

A cavallo delle elezioni amministrative ed europee, vorrei sottolineare alcuni aspetti, per me, paradigmatici, della fase politica-istituzionale, che stiamo affrontando.

Inizio svolgendo alcune considerazioni politiche (generali) su come i partiti e media, stanno preparando e informando i cittadini sulle elezioni europee. Prescindo da paragoni con gli altri paesi e da considerazioni giuridiche sulle istituzioni europee che ci porterebbero fuori strada.

Generalmente si può dire che lo “stile”, di maggioranza e opposizioni, sconta un provincialismo degni di nota. Salvo rare eccezioni, che in quanto tali, tralascerò, si può dire che non siamo stati in grado di disancorarci dai destini di casa nostra, affogando anche queste competizioni nelle beghe ( e poi spiegherò perché) casalinghe, nel senso più letterale del termine. Non starò certo a ritornare sulle dinamiche di queste quisquilie, ma propongo delle considerazioni generali. L’opposizione al posto di presentare con forza, progetti di risoluzione della crisi in chiave europea ( oggi forse più importante di quella nazionale) si è limitata a lasciarle sullo sfondo, accentrando l’attenzione su questioni morali, inane lezioni di moralismo, coadiuvata dalla corazzata di giornali che avevano un certo blasone ( La Repubblica ) e che invece si sono aggrappate al tutto e per tutto, senza smuovere di una virgola un’opinione pubblica acritica, perché così trasformata da governi anche di centro-sinistra. Il vero ginepraio è stato il decadimento e l’orgia mediatica nella quale si sono buttati a capi fitto tutti.

L’unico tema degno di una ribalta politica è stato il caso Mills. E per questo trasandato sia da chi lo voleva mascherare e sia da chi se ne voleva approfittare. Senza scendere nei particolari giudiziari, mi preme dire che mi trovo concorde con il Presidente del Consiglio. Non certo nelle sue boutades contro la magistrature, che misurano solo la statura di chi le ha rilasciate.  Mi riferisco alla necessità di una legge, come quella denominata impropriamente Lodo Alfano. Le considerazioni che qui svolgo non sono prettamente giuridiche – che mi porterebbero solo a rifiutare nettamente questo istituto – ma politiche. In primis va detto che, se analizzato in astratto, la tutela delle prerogative di uomini di governo, come dei parlamentari, è certamente un dato che contraddistingue una moderna democrazia, senza scendere nel più classico dei principi (la separazione dei poteri), si può benissimo affermare che ciascun cittadino ha il pieno diritto all’elettorato attivo e passivo. Rispetto al passivo, non può certo limitarsi il suddetto diritto a soggetti che siano raggiunti da informazioni di garanzia (il c.d. avviso di garanzia) o avviso di conclusione delle indagini, che per la loro natura, sono provvisori, e non implicano alcuna responsabilità penale diretta, che può essere accertata solo da un giudice. La Costituzione, e le convenzioni stipulate anche dall’Italia, si fondano sul principio della presunzione di non colpevolezza, o di più, di innocenza. Il sig. Berlusconi non è colpevole (o innocente) fino a sentenza di condanna ( non basta una sentenza di assoluzione con formula minima – prescrizione, estinzione del reato -, o di non luogo  procedere) passata in giudicato. È certamente vero che in questo caso è stata accertata la responsabilità storica del sig. Berlusconi di avere pagato un avvocato per corrompere un giudice. Fatto gravissimo. Questo può certamente indignare, ma resta evidente il fatto che si conoscesse questa vicenda e altre ben prima che si candidasse. Non avrebbe dovuto farlo perché raggiunto dalla notizia che stava iniziando un processo nel quale si procedeva a suo carico? E se si fosse dimesso per l’accusa di aver avvantaggiato delle signorine in Rai, fatto per il quale, poi, il p.m. ha chiesto e ottenuto l’archiviazione? Avrebbe lui, come qualsiasi altro cittadino, perso l’esercizio di un diritto. Fino al momento della sentenza definitiva ha il pieno diritto di candidarsi e, se eletto, di restare in carica fino allo scadere del suo mandato, esercitando appieno tutti i poteri che la legge gli conferisce. La stessa legge prevede il legittimo impedimento come strumento per sospendere il processo. Istituto ( da non confondersi con il legittimo sospetto) che esisteva ben prima di Berlusconi politico. Le sorti di un governo democraticamente eletto non possono dipendere certo da un atto di un p.m. o di un giudice di grado inferiore. Se la volontà politica è quella di non candidare chi è stato condannato in giudicato, allora sembra corretto (restando, comunque, in vigore tutte le limitazione alla copertura di cariche elettive che già la legge prevede) indignarsi e procedere per la rimozione. Allo stato delle cose non sembra che la legislatura di centro-sinistra né quella di centro destra sembra aver dato una soluzione degna alla questione. Accenno solo al fatto che, per chi fa politica, dovrebbe ritenere alquanto ingiusto impedire l’elezione a chi è stato condannato, per qualsiasi reato indiscriminatamente ( politico, mafioso, sociale, ecc). Rimando la questione perché complessa. Per tornare al tema, non mi resta che dire che il resto sono solo chiacchiere e opportunismo politico. Se i cittadini, consci della condizione giudiziaria di una persona, lo hanno comunque ritenuto degno di ricoprire la carica di guida del governo di una nazione, tale scelta basata sulla sovranità del popolo (art.1 cost.) deve essere rispettata.

Se non si vuole fare lo sforzo di culturalizzare la partecipazione politica dei cittadini, gli effetti di un populismo legalizzato sono inevitabili, vox populi vox dei. A nulla servono i richiami ad altre democrazie, alla questione morale – per altro questione mistificata e snaturata rispetto alla sua vera sostanza, che, a dispetto del termine, era politica e non morale – fino a quando resterà una questione di propaganda politica utile solo contro l’avversario, l’unico esito possibile sarà una mesta accettazione.

A seguito di queste considerazioni si può ambire ad un ruolo europeo? I cittadini di questo paese possono permettersi una classe politica ( non la politica che invece resta un bene preziosissimo) che accetta tutto questo? Essi si possono biasimare se desiderano, machiavellicamente, un Principe che nel rispetto delle leggi, si sottragga a qualsiasi giudizio sulle sue condotte penali, ma che con il piglio decisionista li illuda di aver risolto tutto (Abruzzo, rifiuti campani, grandi opere, immigrazione, economia)? Invece sono eretti tribunali morali senza pubblico e con molte morbosità?

La soluzione non passa sempre per la legge. Non sarà certo l’eliminazione della legge Alfano a risolvere la questione. Alla bisogna sarà una nuova necessità a legittimare un altro strappo alle regole costituzionali. In balia di questi stravolgimenti ci può salvare la morale? L’Europa? La Repubblica?

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