yawn

Yaaawn. Buonasera. Son ritornato (e sono anche finite le vacanze).

Avevo da fare. 

Sono fuori dagli Scout, per sopraggiunti limiti di età: a un certo punto ti è chiesto di andare.
Si chiama Partenza, e la si prende a un certo punto. Per me, il punto era domenica. 
Siccome è un momento “tuo”, mi sono attrezzato per  organizzarlo al meglio, e il meglio che posso è scrivere, e ho scritto.

Ho scritto un papocchio di quindici pagine, che poi ho letto con la dovuta enfasi. 

Incredibilmente, è piaciuto. Bene. 

Uno degli spunti per scrivere girava sulla lista di discussione de iMille. Una di quelle cose che tu le pensi, qualche volta, ma poi ti dici alternativamente o “ma no, è una cazzata”, o quantomeno “ma sarà vero? speriamo di no”, perchè se è vero è proprio un gran bordello. E insomma, parlo di un articolo di Tullio de Mauro, in cui trovo scritte piccole cose come che solo il 20% della popolazione italiana è in grado di leggere un testo anche solo vagamente complesso.

Profondamente ha impattato su di me questo. E’ come se fossero tornate su vecchie cose. 
Quando ero caporedattore dell’Orazione, al Liceo (Orazio) avevo una regola. Oh, ero adolescente e ci credevo, che volete.
La regola era “Tutti devono sapere”, e la immaginavo in realtà su un Tazebao. Muovevo da un misto di superbia e di orgoglio, un pò cercavo pure ragazze. Mi piaceva la politica ed ero una zecca puzzolente, ed ero capoclasse, ed ero caposcuola, ed ero un rompicoglioni, e organizzavo autogestioni.
Insomma, mentre scrivevo di D’Alema e delle dimissioni del governo Prodi, avevo un target: il “quartino” (quarto ginnasio),  truzzo che sapeva a memoria i nomi degli ultimi tre tronisti della Maria, dopo aver letto tutta la messaggeria scolastica che pubblicavamo, e le recensioni dei dischi – sotterfugi culturali per affermare la nostra superiorità redazionale – doveva avere la possibilità di (non) leggere la Politica. Scrivevo basso, bassissimo, ed era proprio fico, e i risultati c’erano, qualche insospettabile si accorgeva proprio di questo, che non c’erano barriere, e qualcuno leggeva! Leggeva!

E niente, il massimo linguista italiano me l’ha ricordata, questa cosa; e non so, se se n’è mai andata da queste pagine, ma non se ne andrà più.

Proletariato culturale. Ecco una bella definizione, da ventunesimo secolo. Persone che non hanno la possibilità di comprare altro che merda, io combatto per. Oggi ho provato a vedere Barbara D’Urso che conduce il programma di approfondimento sul Grande Fratello. E porco giuda, è davvero difficile, ma si può fare, anzi si deve fare. Non è il male, ma è uno stato di minorità.

Mi sembra che questa epoca abbia una straordinaria tendenza ad ignorare i suoi profeti. 
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. 
Che cosa non c’è di attuale in questo? Poco, quasi niente, me ne accorgo. 

E come un flash un altro maestro mi è venuto a trovare, mentre scrivevo. 
Qua a casa a un certo punto era presa brutta col Rugby. La7 lanciava questo “nuovo” sport con Aprile ’74/’75 , di Marco Paolini. E io me lo persi: allora lo scaricai. L’idea di mettere canzoni e testo recitato insieme sapevo non essere nuova, ma era la prima volta che la vedevo. Grande.

E anch’io ho messo delle canzoni inframmezzate nel testo. Una sola occasione, meglio fare le cose in grande, tanto niente da perdere. 

E c’era l’orgoglio di capire
e poi la certezza di una svolta
come se capir la crisi voglia dire
che la crisi è risolta.

Mai sentita questa canzone, prima. Un profeta luminoso. Altro che critiche varie, aprioristiche e perfette nei contenuti. I Reduci, ho deciso, parla di tutti i movimenti studenteschi possibili. Borghesi, autoreferenziali e autorefenti, spontanei e spontaneistici, eppure necessari come la miccia di una bomba. 

[I giornali in questi giorni sono noiosi. Fra la depressione e lo sbadiglio. Da qui il titolo del post.]

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