pernacchia 01/ avvertenze

pernacchia1Now introducing Marcolino, il secondo ospite di D-Avanti. Su “Pernacchia”, una volta al mese, scriverà di Sinistra e amenità varie.

 
Non leggete! Questo scritto può essere letto solo da chi prende i mezzi pubblici. Prendi i mezzi pubblici? Se sì allora puoi leggere quanto sto per dire. Altrimenti sarebbe come parlare della pornografia teutonica (peraltro altissima scuola) con una suora di clausura ottuagenaria.

Dunque, distinguiamo il discorso in due. Mezzi di superficie e mezzi sotto la superficie. E già il discorso si fa manicheo. Chi prende la metro è persona che ha ben chiare le sue idee, ama la velocità (controllata), è disposto ad aspettare massimo 2 minuti, e conosce Roma in base alle fermate della metro (dove abiti? A Regina Margherita. Ah! Si fermata Policlinico!). Prendere la Metro fa anche un pò poeta maledetto – crepuscolare, nel buio delle concavità suburbane con gocciolii vari di infiltrazioni di acqua e piscio (si veda Piazza Vittorio) e poi vuoi mettere d’estate quella zaffa di vento che fuoriesce da quel tubo nero? Un bagno di giuggiole per le ascelle. Ci torneremo sui metropolitani.

Autobus. Amante della Parigi-Dakar, spesso fa uso di sostanze stupefacenti, ama Tetris (assume la stessa composizione quando i mezzi sono leggermente, impercettibilmente, STRACOLMI). Se poi prende il tram allora è un fachiro di Madras, suole spesso dare craniate sui pali di sostegno, conseguenza della maestria del guidatore, e di un suo profondo masochismo cinetico. Per gli amanti dei mezzi da superficie l’autobus rappresenta il rischio e l’attesa. Si narra che una volta a forza di aspettare sia arrivato prima Godot e poi l’autobus. Sono pionieri della meteorologia d’attesa.

Gli aristocratici della metro invece, considerano il veicolo su cui viaggiano come un mezzo privato.Non devi chiedere la fermata. Quando vuoi, scendi. Apertura meccanica, e non sempre, silenziosa. Vocina, ora c’è la voce di un camionista turco, che gentilmente ci informa della fermata susseguente. Ben due volte! Anche all’arrivo, questo nel caso in cui ci fossimo assopiti.

Nell’autobus. Per chiedere la fermata devi prepararti sei ore prima, agganciarti con dei tiranti elastici alle porte e con urlo da kamikaze, ti lanci fuori.
Spesso alcuni autobus non hanno il numero, cazzo, il numero!! Ma dico, il numero! Ma come si fa? Con la cabala? E’ come comprare uno yogurt senza indicata la data di scadenza.

La metro poi è regolata da norme tutte sue. E voi sapete come sono le norme in Italia.Come sapete il comportamento prescritto è: prima si fa scendere e poi si sale. AHHAHHAHAHA. Ma de che? Ma sti cazzi! Ti corazzi con lo zaino, la borsa, l’ascia, e ci si fionda fuori, soprattutto a Termini. Per gli aristocratici della metro è come la battuta di caccia nella Contea Gallese.

Sull’autobus, invece, ci si può rendere conto del declino demografico di questo paese. La regola, scritta (si vedano le etichette), è la seguente: cedere il posto agli anziani, invalidi da lavoro e donne in cinta.Visto il calo delle nascite, passi per le donne in cinta ma con l’aumento di vecchi e di infortuni sul lavoro non si trova più un posto.I vecchi, poi, rancorosi e fetidi, ti tirano una trappola micidiale. Posto libero. Tu ti guardi intorno, tenti di sederti ma poi vedi una persona “anziana” e per educazione ti rivolgi alla persona dicendogli: <<prego si sieda>>. A quel punto si aprono due strade. 1) vecchietta che si siede e incomincia il racconto della sua esistenza da quando si stava meglio quando si stava peggio fino alle emorroidi curate dalla badante << che è rumena- zingara, ma tanto na brava persona, nun so come noi che semo civili, ma basta che nu rubbeno, e io nun so razzista>>.Oppure anziano che non si rassegna alla sua età e ti schifa, come se gli avessi detto << A ramses settate che si frena te démo riccone coll’aspiratore folletto>>. E a rotella, con la dentiera penzolante stalagmiti di bava, ti insulta : <<voi giovani depravati, cor culo de fora, e tette coi capezzoli d’acciaio! Siete senza Dio! Vi drogate e scopate come gazzelle Tomson! Ai miei tempi odoravamo solo le pudende delle vacche!>>.

In conclusione devo dire che è certamente meglio che andare con la macchina. I mezzi pubblici sono un servizio civile e democratico. Va capito. E’ un po’ come capire la società in cui viviamo. Forse è più giusto dire che il livello di civiltà di un paese si misura dalla qualità dei beni e servizi che sono di tutti. Il resto è noia.

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