sopravvissuti e sopravviventi al parlamento europeo

C’è una tensione particolare fra due elementi nel dibattito sulla nuova legge elettorale per il Parlamento Europeo. Sentiamo dirci che sono “la normalizzazione dello scenario politico” contro “la salvaguardia della democrazia e delle rappresentanze “. 
Boiate. “Fare fuori i piccoli partiti” contro “cazzo cazzo cazzo questi ci toglieranno i soldi”, credo che sia la reale partita che si sta giocando.

Giocatore della prima squadra è l’introduzione della soglia di sbarramento al 4%, che, in verità, ricorda giustamente Franceschini, hanno molti paesi europei (Arrangements, punto A). In questo modo, e non è molto difficile da capire, i grandi sperano di raccogliere più voti.
Gioca per la seconda squadra la disposizione che vincola l’erogazione del rimborso elettorale al raggiungimento del 4%.In pratica, finora non solo all’europarlamento ci si entrava con 3 voti, ma si prendevano comunque i soldi, come la borraccia d’acqua alla fine della maratona, che non si nega a nessuno. 

Entrambe le squadre hanno motivazioni sane per vincere la partita. Lo scenario politico è “normalizzato” in tutti i paesi europei, e questo al di la del bene e del male è, semplicemente, un fatto al giorno d’oggi. Per contro, sono dell’opinione che la politica vada finanziata, perchè l’alternativa sono le tangenti. 

La domanda tuttavia più importante l’ha posta stamattina Gianfranco Pasquino, durante Omnibus su La7 che oggi trattava questo tema. Eliminare i piccoli partiti dal gioco può non essere una cosa sbagliata, tuttavia, eliminando i piccoli partiti vogliamo ignorare anche il loro elettorato, o questi voti, comunque, ci interessano? Perchè se la risposta è si, probabilmente bisognerà lavorare per offrire un sostituto votabile a questi elettori, rispetto ai partiti che non vale piu la pena sostenere perchè tanto sarebbe un voto disperso. Quindi, è necessario (conveniente?) per i  grandi partiti recepire istanze anche più radicali di quanto non vorrebbero.

Questo mi convince di una cosa che ho sempre pensato : va bene giocare al centro, ma se ti perdi per strada i voti tuoi, siamo punto e daccapo. Lo capisce anche Bersani, ammettendo che “c’è il rischio che stavolta il voto utile si ritorca contro di noi. Potrebbe, cioè, andare a sinistra. Il partito deve gestire bene questo passaggio.

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