æmilia di facce, di grida, di mani – sarà un grande piacere

 [ E’ lui, ovviamente ]

 

 

 

 

 

 

Æmilia.
L’Emilia Romagna si percorre facilmente in linea d’aria. Intendendosi, per strada. Gli appennini separano nettamente un mondo che sta al di sotto, collinare, inquieto, alla ricerca di un equilibrio, di una frenesia tiepida, non organizzata, da un mondo che sta sopra, placido, lineare, piano.
La Via Emilia si srotola senza soluzione di continuità su un terreno verde, ampio, enorme. Le province dell’Emilia sono fasce verticali che tagliano dall’alto in basso la regione, niente più. Bologna, Modena, Reggio. Ambienti sconfinati per chi è abituato a dover superare la collina per vedere l’orizzonte.
E il treno che viaggia al lato della via Emilia non ha mai una salita, mai un sobbalzo, al massimo, un ponte.
La vita scorre senza domande : se le è portate via il Po, insieme al resto.
E’ in questo luogo che un’attimo prima che riinizi la civiltà, e che il freddo porti la fretta di sbrigarsi, l’esterno perde d’importanza – che vuoi fare, è tutto uguale – e l’emiliano ti chiede se tu entri, e se lui può entrare con te. Dentro di te s’intende. Col suo dialetto cavalcante e ipnotico. 
Il ripieno è dentro i tortellini. 

Di Facce.
Chi cerca, di solito trova qualcosa.
Chi cerca qualcosa, la trova, solo che ci vuole tanticchia più di tempo per trovare quella particolare cosa senza la quale tu-non-hai-intenzione-di-muoverti-d’un millimetro da dove sei.
Non c’era infatti nessun motivo – assolutamente nessuno – per andare a Spettine ( “dovecazzoèSpettine-A Piacenza- EddovecazzoèPiacenza” )  l’altroieri, ieri e oggi, cosa puoi fare in tre giorni che sia risolutivo ed importante quanto lo è stata la ROSS – non c’è nulla mai che sarà come la ROSS. 
Altre venti facce nuove. Stai scappando da qualcosa? Ti serve di conoscere gente nuova perchè quella vecchia non va più bene? – Mi chiedevo – Cosa stai cercando? Hai tutte le risposte che ti servono; il problema è : troppe domande, non poche risposte.
Altre venti facce nuove, questa volta convergenti sul centro italia, almeno, facendo la media delle provenienze si riesce a spostare il punto d’incontro verso l’alto lazio, dall’alta toscana che prima ll’era, hovvìa
Terzo fazzolettone – giallo. 
Poi, d’un tratto, tutto nero.  

Di Grida.

(Panto) Mimo .
Panto !
Tutto.
Mimo !
Imitare qualsiasi cosa non è affare da esseri umani. Spazio su tempo, il risultato siamo noi. 
A meno che non ci riusciamo ad impossessare del vuoto e di vestirci di nero, allora siamo Pongo. La musica entra dalle orecchie e ti passa attraverso senza arrivare al cervello, va direttamente alle mani, ai piedi, dove deve andare, diventi uno strumento di qualcosa che non esiste, ma che gli altri vedranno.
Il sangue che corre tra cervello e cuore diventa un flusso di neon, mentre un regista al limite del fanatismo paranoide manovra dei burattini senza finalità, parti di un tutto di cui sei solo una parte.
Quante possibilità ci sono che se chiudiamo venti persone in una stanza e le facciamo diventare una canzone umana, venga fuori qualcosa di meno che impressionante?
E così, mentre il battere in levare della musica aggiunge uno strumento nuovo che prima non c’era, la tua energia cresce, il tuo cosmo brucia, la tua aura, sale. E un pugno in alto verso il nulla spacca un vetro che non c’è.       [ Alegria, come un lampo di Vita – Alegria, come un Pazzo Gridar, Alegria! ]
Sei un Mimo ! – e non hai ancora mai fatto né la cretinata della corda né la cretinata delle quattro mura . Pare che siano di secondaria importanza.

Di Mani.

Ora, hai una quantità di energia sovrumana che non sai dove mettere che gira dentro di te come le orbite degli elettroni, e anche alla stessa velocità.
Prova a pensare che cosa succederebbe se la mettessi tutta in una mano.
L’uomo è affascinato dal rapporto fra energia interiore, fra volontà, e mano.
Pensa a tutti i cartoni animati per adolescentes – che si credono supereroi. C’è sempre qualcuno che spara un raggio di energia dalle mani. Perchè le mani sono il più immediato dei nostri attrezzi, le usiamo per tutto,e sono la misura della nostra forza.
Il Mimo può anche combattere, e noi abbiamo combattuto. L’ultima sera, una guerra, la tensione; metti tutta la tua volontà sul palmo della tua mano, e sbattila in faccia a qualcun’altro. Non reggerà. Andrà giù, perchè quando ti sei tolto tutto e sei rimasto nero, non hai che la tua volontà che è la tua forza.
C’è un insegnamento in questo che va al di là di questo blog. Kant ci ha scritto un libro sopra – a cui volentieri rimandiamo.
Oppure puoi usare quelle stesse mani per prendere tutto quello che hai, e che hai capito come usare, salire su un palco e buttarlo addosso a chi ti guarda – soprattutto se sono vecchietti di una casa di riposo che stentano a ricordarsi perchè sono li.
Lo sforzo è tale che ti viene il fiatone. Se un Mimo non riesce a sollevare un sasso finto, se il Mimo deve rappresentare che non riesce a sollevare un sasso finto, avrà il fiatone e i muscoli a pezzi. C’era gente con i muscoli distrutti senza aver mosso nulla, manco un foglio A4.

Sarà un grande Piacere.

E siccome il bello di stare fuori dal tempo e dallo spazio per due giorni è che poi si ritorna, ho comprato il giornale in Stazione. E se sulla prima pagina di Repubblica c’è scritto che la discussione della Riforma dell’Università è rimandata a data da destinarsi causa scompensi sociali ed eccessiva tensione, sentirai la stazione di Piacenza esultare, insieme ai venti scout che due giorni prima non si conoscevano, ma che insieme a tutti gli altri hanno travolto come un’Onda quello che io stesso consideravo inamovibile, perchè se il nostro Mimo è di lottare per il nostro futuro, evidentemente stai tranquillo

che Cederai il Passo.

5 Responses to “æmilia di facce, di grida, di mani – sarà un grande piacere”


  1. 1 Anonimo 4 novembre 2008 alle 8:49 pm

    Ti leggo spesso, sei scorrevole, eppoi frequenti la mia stessa facoltà.. Buona serata, appoi. (ah, sono quella che ti ha linkato ;D, poi mi dici come ci sei arrivato)

  2. 2 Deborah 7 novembre 2008 alle 9:13 am

    ciao Tommy!
    scrivi veramente molto bene, davvero!
    mentre leggevo le tue parole…mi passavano davanti come dei quadri fissi tutto quello che abbiamo fatto…mi hai commossa…questo campo (officina) mi è servita, o meglio, ci è servita molto, a tutti!
    ti voglio bene!
    kiss

    p.s.: quando ci vediamo?!

  3. 3 Susi. 7 novembre 2008 alle 3:53 pm

    rOmA, E’ spEttacOlArE!!
    qUAntE EmOziOni k, grAziE A tEsonO tOrnAtE AllA miA mEntE!!
    GRAZiE;GRAZiE;GRAZiE
    milAnO!!

  4. 4 Tania 29 novembre 2008 alle 7:44 pm

    ti avevo già scritto prima?in quale occasione? nn ricordo… ceeeooo .ho letto ciò che hai scritto…mi è venuta un pò di confusione…

  5. 5 Pierre 11 dicembre 2008 alle 4:47 pm

    ho avuto modo di leggerlo solo ora….che dire….davvero bravo….sei riuscito a esplicare in modo chiaro quello che spinge tanta gente a tornare, anno dopo anno, campo dopo campo…….grazie


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