Grande e Terribile.

Sping! Stappa lo spumante, salta il tappo, avanza una cifra. Perchè quella di prima bastava e c’era pure d’avanzo, guarda.

Anno. Misura del tempo. Convenzione, artifizio tutto umano per dare un inizio e una fine a qualcosa, per chiamare in un modo il fatto che la Terra, dopo un pò di tempo, si troverà nello stessa identica posizione rispetto a molto-tempo-prima.
Ci pensate mai a quanto tempo ci hanno messo per capirlo? Come è possibile che uno si alza e si accorge che il sole è in due posizioni esattevolmente uguali a distanza di tempo? Non è che te ne accorgi subito. Bisogna avere tempo da buttarci.

Vite perse, secondo me, a guardare bastoncini che proiettavano ombre. Vite perse, anno dopo anno, a registrare posizioni e luci. Per concludere che, dopo quel numero di giorni, il sole è allo stesso posto. E quindi, essendo certo, usiamola come misura e chiamiamolo Anno.

Anno, misura certa di qualcosa. Di un pezzo di vita. Inizia in un modo, e moto circolare, finisce nello stesso. Chi nasce tondo non muore quadrato.
Io me lo ricordo quest’anno, oh, si, va negli annali.

Un anno spettacolare, un anno da battaglia campale, da guerra mondiale, da botte da orbi, da musiche gotiche da nazista pazzo, tuoni fulmini vichinghi e saette.
E’ successo troppo, è successo tanto, è successo tutto. A comprimerlo in un barattolo salta il coperchio, a congelarlo, scoppia la bottiglia.

Perchè non si racconta un emozione. Un emozione predominante e persistente che non se ne va, che popola il cervello, e tu aspetti, aspetti che passi per un anno, e aspetti che succeda qualcosa che la fa cambiare, e invece resta li, e ti ci abitui.

Un emozione che si chiama Impegno. Un anno Impegnativo, su tutti i fronti, e dall’inizio.
Riassumiamo? Riassumiamo. Frega a qualcuno? Oh, ecco una mano alzata, è la mia.

Quando un fantasma ti entra in testa è perchè hai lasciato tutto aperto, e fa corrente. Quando te ne accorgi e chiudi tutto, è già dentro. E fa paura.
Ihihih… scrivo e sorrido. Cos’è, adesso dovrei mettermi a scrivere come mi sentivo in quel periodo? Ma ti sbagli proprio. Anche perchè chi sa, si metta a ridere insieme a me, che ci sto ridendo, e chi non sa, rida uguale, perchè fa ridere, e fra ridere e riflettere, sempre meglio ridere prima e riflettere poi.

Oh e poi mi ricordo. Mi ricordo un applauso in Aula Magna. Che ficata, e qui lo dico, e lo dico, impallidite, perchè se riuscirete di nuovo, again, a fare quello che sono riuscito a creare in quei giorni, sarà pari, e non superiore.
Visione. Si chiama Visione. Ne ho già parlato. E non c’è altro modo che conosco per mandare avanti le cose. Trasmettere un grammo della follia che ti domina in un respiro di futuro. A chi ci crede come te.
Voi dite che tutti sono scesi per fare quella famosa Autogestione per non studiare, come è sempre successo e sempre succederà? Allora sono tutte panzane, e mi fomento da solo davanti a questo schermo. Che male faccio. Ma ancora una volta, chi c’era, avrebbe qualcosa da ridire.

Poi, mi sono addormentato. A un certo punto. Non mi ricordo perchè, mi sono messo a dormire. Un lungo sonno. Un lungo sogno.
Articolato. Come quei sogni che ti crei, ad occhi aperti.
Un sogno che segue l’anno. Aveva i colori della Primavera. Il vento di denti di Leone, i contorni sfumati di un film romantico per mamme, una volta ragazze. Di quelli che mia madre prende i permessi al lavoro per vederseli da sola, la mattina, in pace.
Sping. Seguite il corso delle stagioni e avrete il caldo dell’Estate. E il soffio d’eterno del mare blu, finito, ma non commensurabile ad occhi umani.
Poi, come in un sogno dentro a un sogno, vado a dormire, un movie-movie.
Stack, qualcuno stacca la corrente. Che cazzo succede? Dove mi giro rompo qualcosa, ad ogni passo mia madre mi rimprovera e mi dice di stare fermo finchè non torna la luce, che rischio che cado e mi faccio male. I miei fratelli fanno casino, non si capisce piu un cavolo di niente. Ma accendiamo una candela, no? Aspetta, adesso vado giù a rimettere la corrente. Mia madre non risponde. Pronto? E’ solo andata via la luce. Ora la rimetto,no? Boing, boing, boing. Rimbalza, sembra che parlo da solo. Non c’è luce fuori, è Autunno, le giornate si sono accorciate ‘na cifra.

Ehi, frena. Qui mi sveglio. Non è granchè , sto sogno. Soprattutto, la parte iniziale, quella con le stagioni era fica, ma quella dopo della luce andata via, cazzo c’entra?

E come quando ti incanti a guardare, poi qualcuno ti scuote e ti aripigli. Ligabue suona alto ( Ligabue è nato il 13 marzo, fra l’altro ).
I sogni che so fare io sono meglio di questi. Sono qui, per chi vuole venirseli a prendere.

Li troverete sempre, e per sempre, dalla stessa parte.

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