La fine dell’Unione

fine-unione.jpg No, non sto votando per la coalizione di governo. Sto seguendo, in compenso, il dibattito alla camera.

L’Unione, la coalizione che ha vinto, seppur di misura, le elezioni politiche, è caduta. Finita. Stop.

Per bocca dei suoi stessi membri. E non sto parlando delle solite scaramucce a cui siamo abituati, sinistra radicale contro quelli moderati, ecc ecc ecc.

Riassunto per chi non c’era:

1) il governo concorda il decreto sul welfare con sindacati, forze sociali e Confindustria. Un testo da tutti definito equilibrato, o perlomeno un compromesso accettabile e che può reggere.

2) il testo passa in commissione lavoro, dove vengono fatte alcune significative modifiche al testo : importanti aggiunte, per quel che riguarda i contratti a termine, i lavori usuranti e l’apprendistato.

3) Dini sbrocca, ” queste cose sono troppo di sinistra”

4) il governo cancella le misure prese in commissione, e pone la fiducia sul testo originale approvato prima della commissione lavoro.

Il testo arriva dunque in Aula per la votazione sulla fiducia. La sinistra radicale è inferocita: le modifiche in commissione avevano determinato importanti spostamenti del protocollo verso sponde piu gradite ai Rossi dell’Unione. Rifondazione Comunista voterà la fiducia, ma chiede una verifica di governo a gennaio.

Inquietantemente ostili le parole del segretario del PRC Giordano, il quale dice chiaramente che con questa fiducia l’ala sinistra si sente tradita, che la coalizione che ha vinto le elezioni è definitivamente finita, che il programma dell’Unione è archeologia industriale e che a gennaio serve un punto della situazione per capire cosa farà concretamente questo governo. Rifondazione lo sostiene oramai per un ” vincolo sociale “, per rispetto ai lavoratori cioè, e non per un ” vincolo politico “. Pagliarini, presidente della commissione lavoro, si dimette in polemica. Tempi duri insomma.

Intanto Dini gode : ” un duro schiaffo alla sinistra radicale ” ( si stesse zitto ) .

Questa volta la crisi pare seria. Soprattutto perchè si apre alla camera, dove il governo finora era andato liscio, e non al senato dove ormai siamo sempre al cardiopalma e alla fine non succede mai niente. Una caduta alla camera rischia di essere irrecuperabile.

Profumo di elezioni? Vedremo presto.

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