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Fiscal compact on my mind

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Oggi sembra proprio la giornata giusta per parlare un po’ del Fiscal Compact e di quello che ne pensano le forze politiche in corsa per le prossime elezioni politiche italiane. Perché il pacchetto fiscale europeo è il primo tassello di una riforma profonda del funzionamento dell’Unione e della sua economia per come la conosciamo; come si legge su un blog di investimenti finanziari, si tratta di una riforma che “avrà un impatto sulle politiche fiscali di tutti i prossimi governi per i prossimi vent’anni”. E dunque sulla vita di tutti noi.

Il pacchetto sul Fiscal Compact è stato approvato esattamente un anno fa dalle istituzioni europee e il testo consacra il pareggio di bilancio come regola aurea del funzionamento dell’Unione Europea e dei suoi stati: gli stati membri non potranno spendere più dei denari che hanno già in cassa. Il che può sembrare un’affermazione scontata, ma non lo è affatto, vista la storica propensione degli stati a creare sviluppo, investimenti e politiche di spesa pubblica, detto in maniera facile, a debito. Con le nuove norme, con il pareggio di bilancio in Costituzione secondo le indicazioni europee, l’Italia e gli stati potranno indebitarsi solo per una piccola frazione della propria ricchezza ogni anno, e si sono inoltre impegnati a ridurre il debito complessivo già sulle loro spalle per percentuali molto significative. Spiegazioni più ampie si trovano qui: il senso è che l’Europa si prepara a diventare una zona di austerità permanente, in cui sullo Stato come fornitore di servizi e aiuti si potrà contare in maniera generalmente più limitata.

L’impegno del fiscal compact è particolarmente gravoso per l’Italia, perché ci chiede di sgonfiare il nostro debito pubblico, anno dopo anno: il che si fa, ovviamente, con maggiori entrate (leggi tasse, o entrate di altro genere) e minori uscite (ovvero minori servizi). Ecco perché capire quali sono le posizioni dei leader sul tema è particolarmente importante.

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Ho votato Vendola, poi Renzi. E sono con Bersani

'Il Confronto' Italian TV Show - November 12, 2012

L’incerto, alla fine, ha votato così. Per mandare due segnali, che vale la pena spiegare.

Al primo turno ho votato per Nichi Vendola. Esplorando il suo programma per i post dell’incerto ho trovato più sintonie di quanto non mi aspettassi, e me ne aspettavo parecchie; credo che dal modello Puglia sia da rileggere con attenzione per capire quanto, di esso, si possa convertire in esperienza di governo per il paese. Certo, non ho dimenticato né il caso Tedesco né le questioni delle vicinanze alla Imprese Marcegaglia e al San Raffaele, ma le ho accantonate; più di tutto mi ha suggestionato il post di Leonardo che proponeva di far contendere a Bersani e Renzi, al ballottaggio, un forte voto a sinistra. Operazione, si è visto, fallita (e, per la cronaca, so da fonti certe che Vendola ha preso meno di quanto Bersani stesso avrebbe voluto).

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Le primarie dei diritti, fra Costituzione e coraggio

La seconda puntata dell’incerto che legge i programmi per le primarie del centrosinistra si rivolge ad una tematica che per l’incerto non è centrale. Ovvero: parliamo di una questione talmente tanto incancrenita e noiosa nel dibattito politico italiano, che, vi prego, sarebbe davvero da risolvere nei primi 100 giorni di qualsiasi governo per far diventare l’Italia un paese un po’ più normale e tornare dedicarsi ad altro di ben più urgente, tipo il debito pubblico.

Eppure, come andremo fra poco a vedere, questo traguardo potrebbe non essere agevole; il che non vuol dire che la questione vada accantonata o comunque, come cercherò di spiegare, elusa. Sto parlando del diritto a che due persone dello stesso sesso possano chiamarsi coniugi senza che questo desti pubblico, privato o condominiale scandalo. “Alcune persone sono gay, fatevene una ragione” è la frase elaborata dallo storico movimento di liberazione omosessuale Stonewall, inglese: e perché tutti se ne facciano una ragione, non dovrebbero essere necessari gli anni, secoli, eoni che finora ci sono voluti. Risolviamo il problema e passiamo oltre: alcune persone sono gay, fatevene una ragione (e piantatela di scocciare, possibilmente).

Ora, l’incerto sarà pure incerto su chi votare alle primarie, ma per una volta non lo è sulla questione: io sono contrario al riconoscimento giuridico delle unioni di fatto. Sono per il metodo islandese: quando la premier socialdemocratica Jóhanna Sigurðardóttir, lesbica, è salita al governo, il suo esecutivo ha cancellato la norma sulle unioni di fatto e ha trasformato il tutto in un istituto matrimoniale “gender-neutral”, eterosessuali, omosessuali, non c’è problema. E io sono d’accordo, facciamo anche noi così, scavalchiamo tutta la questione delle unioni civili e passiamo direttamente al matrimonio: non vedo perché lo stato dovrebbe dare copertura giuridica ad unioni che non hanno ancora acquisito il vincolo della stabilità mediante una esplicita dichiarazione di volontà da parte dei contraenti.

Per quanto riguarda il matrimonio, la famiglia, queste cose qui, io sono per la flessibilità in uscita, per così dire: o ti sposi o non ti sposi. Poi magari divorzi (e la riforma sul divorzio breve è qualcosa su cui si dovrebbe ragionare, più che altro per evitare separazioni posticce praticamente eterne), ma non è che qui dobbiamo passare il tempo a inventare surrogati del matrimonio per star dietro a personaggi che “la famiglia è cambiata” o che “non credo nella stabilità dei rapporti”: perfetto, non sposarti, convivi, fai i figli e sii felice. Ma se vuoi i diritti, ti accolli anche i doveri.

Ovviamente qui parliamo di matrimonio civile: Santa Madre Chiesa farà il suo cammino e farà le sue scelte, con i tempi che riterrà opportuni. Parliamo di due cose diverse, qui si tratta dello Stato. E so che la questione delle coppie di fatto è rilevante non solo per i rapporti “para-matrimoniali”, ma anche per il famoso esempio delle “vecchiette che convivono e si danno reciproco sostegno”: ebbene, quella situazione, che secondo me – intendiamoci – è incredibilmente rilevante, si può aggredire pensando ad altri istituti che non siano surrogati di matrimonio.

E qui arriviamo alle proposte dei tre candidati alle primarie sulle unioni omosessuali, che però non possono eludere la pronuncia della Corte Costituzionale dello scorso dicembre 2010, che è molto sibillina e tipica del gioco dei poteri della nostra Repubblica: sostanzialmente il giudice costituzionale ha rifiutato di interpretare le leggi attuali fino a chiarire che, sì, in effetti le unioni gay sarebbero già ricomprese nel nostro ordinamento. Lo ha fatto in una prospettiva storica facendo notare che tutto il nostro ordinamento è pensato per un unione fra un uomo e una donna: ai tempi della Costituzione nemmeno si erano posti il problema; il codice civile è abbastanza ambiguo, ma altre norme (filiazione, disconoscimento, divorzio) sono esplicitamente pensate per un uomo e una donna.

Così la Corte rimanda la palla al legislatore, legandogli praticamente le mani: si dice, l’unione omosessuale potrà essere garantita da istituti minori (coppie di fatto) a cui avete ampio diritto di pensare, voi politici: e anzi, fate in fretta. Per quanto riguarda il matrimonio gay, stante l’intero spirito dell’ordinamento, se lo approvate e qualcuno solleva la questione di costituzionalità, saremo costretti a bocciarlo perché irrazionale e dissonante rispetto alla Costituzione e alle altre leggi.

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Gli studenti, le manifestazioni e le primarie del diritto allo studio

Mio fratello, okkupante la sua scuola pubblica “contro la privatizzazione dei saperi” e “contro il Ddl Aprea”, non andrà a votare alle primarie del Pd. Non ci andrà perché è minorenne, ma se fosse maggiorenne domani, comunque non ci andrebbe: “Non ho seguito, non mi sono informato, che dice Grillo?”. Ecco un ragazzo che il centrosinistra italiano non sa nemmeno dove sta di casa, e di cui il centrosinistra italiano non sa l’indirizzo.

Informazione flash: sono tanti. Moltissimi. Praticamente tutti quelli con cui ho parlato, esplicano la propria voglia di politica in manifestazioni spontanee, male organizzate e senza particolare attenzione ai contenuti. Niente di male, più o meno lo facevamo anche noi: ma poi, quando c’era da andare a votare per le primarie del Pd, ci siamo andati più o meno tutti.

Forse ci andranno anche loro, fra due anni. Forse no. Non è questo il punto. Il punto è, come ho detto l’altra volta, è riuscire a capire chi, a questo giro, può vincere due volte in una volta sola; portare a casa un’elezione che definisce un’epoca. E mi sembra dunque doveroso guidare il mio incerto interiore, nelle pagine e pagine di dichiarazioni programmatiche, partendo innanzitutto da quello che per me è il mattone del futuro. Il diritto allo studio.

Davanti alle immagini dei soliti ignoti che tirano i lacrimogeni dalle finestre del ministero; ascoltando, leggendo, i racconti dei ragazzi che partecipano alle manifestazioni; guardando le scuole del mio Municipio romano occupate in sincronia dagli studenti – “ma voi non avevate Facebook”; vedendo le immagini delle cariche della polizia, degli effetti personali degli studenti gettati nel Tevere, delle provocazioni di Blocco Studentesco che è stato lasciato imperversare nelle nostre scuole con una colpevolezza che rasenta la complicità, mi sembra evidente che la scuola italiana è completamente persa; come priorità della sinistra, intendo. Abbandonata sia nei principi che nelle pratiche quotidiane dell’azione politica: diciamo che, nonostante le intenzioni, ce la siamo persa per strada. E deve tornare ad esserlo, una priorità, bisogna riacchiapparla per diventare effettivamente un paese civile.

Vediamo dunque chi convince di più il mio incerto interiore sui temi della scuola, del diritto allo studio, dell’istruzione fra Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Matteo Renzi.

Nota iniziale: non prendo nemmeno in considerazione i programmi di Laura Puppato e Bruno Tabacci. Credo che la Puppato sia una donna straordinaria che stia correndo per la battaglia sbagliata. Se il punto è la presenza femminile, diventa una battaglia di testimonianza. Lei doveva essere il candidato del Pd alla Regione Veneto, per liberarci definitivamente della Lega anche lì. O almeno provarci. Così prenderà il 2% e sarà bruciata. Il mio voto non cambierebbe la questione. Bruno Tabacci è una persona serissima; su molte cose però non siamo d’accordo. Lo vedrei bene come ministro. Prenderò solo in considerazione i candidati che.. uhm, potrei votare. 

Oh, ragassi, volevate mica una cosa precisa. 

Iniziamo con il programma del segretarione, l’uomo di Bettola. Quando si trattò di essere incerti su chi votare al congresso del Pd, tirai fuori una definizione di Pierluigi Bersani che ebbe una certa fortuna: è come il Tg3. Solido, rassicurante, genericamente affidabile ma concretamente generico. E’ bello vedere che, anni dopo, ben poco è cambiato. La sezione del programma sulla scuola del candidato Bersani si chiama “Saperi” e sarà lunga al massimo 100 parole. Gli impegni concreti, se così si può dire, sono tre.

È necessario un piano straordinario contro la dispersione scolastica, misure per il diritto allo studio e investimenti sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione. CREDIAMO NEL VALORE UNIVERSALISTICO DELLA FORMAZIONE, DELLA PROMOZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA E DELLA RICERCA DI BASE IN AMBITO UMANISTICO.

Quindi, riportare i pischelli a scuola, “misure per il diritto allo studio e investimenti per ricerca e innovazione”. Wow, ganzo: a scrivere una roba del genere ci riuscivo pure io. Sarà anche “solo una delle 10 idee”, non sarà un programma preciso: e allora, che dovremmo dire? Tutto condivisibile e molto giusto. Però manca un come, manca un quando, manca un dove-trovi-i-soldi. Mancano cose ancor più avanzate del banale “diritto allo studio”: una scuola partecipata, democratica, più potenza alle rappresentanze studentesche, una scuola come luogo di comunità, un ragionamento senza paraocchi sulla didattica italiana, sulla classe docente, sul ritmo vitale dello studente italiano costretto a mostruose ore di libri quando la pedagogia moderna e sperimentale dice ormai con forza che la strada da prendere sarebbe un’altra… Non vorrei essere severo: so che se/quando Pierluigi Bersani sarà al governo, l’Italia sarà un posto migliore e l’istruzione sarà al centro dei pensieri del nuovo esecutivo. E avremo scuole di qualità e università competitive. Ma qui c’è solo un incerto che legge i programmi, e se legge questo trova poco. Segretà, sarebbe 5

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L’incerto guarda il confronto per le primarie – Liveblogging

Ci vediamo su questi lidi per seguire, live, il confronto fra candidati del centrosinistra su SkyTg24. Con poche speranze di uscirne più convinti di come entriamo, ma non ponendo limiti alla provvidenza.

22.30 Saludos

22.30 Semprini chiude la partita esattamente alle 22.30, in perfetto orario. Parla Pisapia e invita il vincitore delle primarie a Milano per l’apertura della campagna elettorale.

22.21 Non sbobinerò gli appelli, darò un voto complessivo sull’appello e sull’impressione collettiva del dibattito.

BERSANI: credo sia stato penalizzato dalla modalità del dibattito, non è un one-man-show all’americana e sembrava a più riprese infastidito. Si è accodato varie volte agli altri e secondo me questo peserà a suo sfavore, ha parlato spesso per ultimo e anche questo l’ha visto spento. L’appello finale sul linguaggio sembrava Veltroni: in ogni caso molto concreto su ogni proposta, si presenta come credibile e non so se ci è riuscito. 7

VENDOLA: alcuni picchi molto interessanti ma sembra stanco; alcuni applausi meritati, un po’ spento. Non è riuscito a presentarsi come candidato idoneo al voto moderato, forse non ha voluto, e questo è significativo: sta facendo una battaglia di nicchia? Comunque, al solito, bravo, 7 1/2

RENZI: ha fatto un figurone, ha minimizzato i suoi difetti ed esaltato i suoi pregi,  pur dicendo qualche sonora vaccata. Deve essersi molto preparato. Ha preso molti applausi e questo conterà. 8

PUPPATO: è una donna e questo è importante. I parlamentari sono dipendenti pubblici e questo è uno scivolone grillino che non si perdona. Brava, 7

TABACCI: quieto, piatto, molto competente su alcuni temi giuridici proprio dove conta, conservatore sui diritti civili. Sarebbe un eccellente ministro. 6

22.19 Arriva il Pantheon: Bersani vuole Papa Giovanni, una figura di cambiamento rassicurante. De Gasperi e Martora per Tabacci. Per la Puppato, Tina Anselmi e Nilde Iotti. Renzi Nelson Mandela e la blogger pakistana. Vendola vuole Carlo Maria Martini.

22.17 Bersani torna sulla coalizione anche se Semprini voleva passare oltre. “Basta populismo”, sostanzialmente dice Bersani, anche se non si capisce benissimo cosa abbia detto a questo giro.

22.13 Tabacci dice una cosa intelligente, che 10 ministri sono una stupidaggine. Ce ne vogliono 18 più 36 sottosegretari. Renzi replica: a Firenze ci sono 9 assessori, ma il punto è che “il vento nel paese è cambiato”. Piuttosto poco pertinente, Renzi: governare è una cosa seria. Anche la Puppato lo attacca sul punto, veramente una stupidata.

22.11 Matteo Renzi vuole un governo di 10 persone, 5 uomini e 5 donne senza Pierferdinando Casini. Cambio della legge elettorale sul modello dei sindaci, perché “di Casini ne abbiamo abbastanza”. Sì a Vendola, dice Renzi: sono affermazioni importanti che lui ha sempre detto ma dette qui sono più importanti. Semprini gli richiede se il governo di Renzi è Pd+Sel e lui aggiunge anche Tabacci – fa ridere. Standing ovation quando rivendica l’appartenenza al centrosinistra.

22.08  Tabacci dal punto di vista giuridico è molto concreto: il Monti Bis è una chimera perché “il mio candidato al Quirinale è Mario Monti”, e in ogni caso l’incarico al premier lo dà il Presidente della Repubblica. Semprini non capisce una mazza e fa confusione.

22.07 La coalizione di Bersani è quella dei senza pregiudizi: quella dei presenti, poi si apre un tavolo con le forze moderate. Lo dice chiaro, stacce.

22.04 Si riprende da Vendola con il suo governo: primo, assoluta parità di genere perché le donne sanno ascoltare meglio il mondo e per il governo è un guadagno: la coalizione? Dalla precarietà nella scuola all’ambiente: prima di immaginare una coalizione politica, l’alleanza con le giovani generazioni. Ma la domanda era su Casini, Nichi, mica no.

22.00 Su Twitter in molti dicono che la sostenitrice di Vendola sarà di danno al suo candidato. Non credo, dai.

21.58 La sostenitrice di Bersani chiede a Tabacci se l’elettore moderato potrà mai essere attratto dal centrosinistra. Che domanda è mai?

21.55 La sostenitrice chiede alla Puppato se si dimetterà da consigliere regionale o se ha intenzione di “accettare un premio di consolazione”. Lei dice di no. Poi voleva fare domanda a Renzi ma Semprini gli sbrocca, quasi.

21.52 La Vendolina in evidente imbarazzo domanda a Renzi: “L’autore del suo programma elettorale, Giuliano da Empoli, ha rivalutato le potenzialità dell’energia elettorale; e Roberto Reggi che vuole aprire ad Oscar Giannino e alle sue posizioni su Fukushima?” Domanda molto tentennante e Renzi ha facile risposta, dà del tu alla ragazza. “Io non so quel che pensi Da Empoli sul nucleare né Reggi; siamo contro il nucleare e l’abbiamo detto ieri insieme ad Ermete Realacci. Giannino e Fermare il Declino hanno idee economiche sulle quali Nichi sarà molto distante”.

21.50 Il Tabaccino chiede a Bersani di liberalizzazione e rivoluzione liberale. “Ho una certa passione sul tema, ho varie idee ma non le dico perché sennò le bloccano”. Ci sarà una lenzuolata, sì, ma sulla moralità pubblica: leggi contro la corruzione – quella di Monti non è sufficiente – falso in bilancio “in ‘sto paese qui”; grande applauso sulla normativa per i figli degli immigrati per la cittadinanza italiana. Prima volta che qualcuno nomina mafia e camorra e per me Bersani ha appena guadagnato 500 punti solo pronunciandola.

21.47 Arriva il question time: il sostenitore di Laura Puppato domanderà a Nichi Vendola. La studentessa in Scienze Politiche chiede a Nichi chi voterebbe se non fosse candidato alle primarie. Domanda molto velenosa, e infatti Vendola la chiama “crudeltà”. Vediamo se risponde. “Molta stima per i miei competitor”, ma le sue idee sono “molto lontane da tutti gli altri ad esempio sul voto del fiscal compact”. Semprini chiede i nomi, ma Vendola non li fa: solo un accenno alla differenza di genere. “Non ce la faccio a fare un endorsement per gli altri”.

21.46 Parla anche Bersani in replica: diciamocelo, si erano scordati di poter replicare. Si accoda a Tabacci, ancora un accodo.

21.45 Tabacci controreplica, gli dà del demagogo e viene applaudito. “Chi va in parlamento e fa l’avvocato può continuare a fare la professione? Chi va in parlamento deve fare una scelta di campo. Quando sono tornato ho venduto la mia società”. Primo guizzo di Tabacci molto convincente.

21.44 Renzi replica a Vendola sul finanziamento pubblico ai partiti: “Nonostante la legge sul finanziamento pubblico più generosa d’Europa la politica continuano a farla i ricchi. Forse perché non abbiamo fatto la legge sul conflitto di interessi”. Affondo velenoso, poi richiama il referendum tradito. Comunicativamente ha una gran ragione da vendere, ma il finanziamento privato è una boutade. Il pubblico in delirio.

21.42 Renzi vuole utilizzare un diritto di replica – ogni candidato ha tre jolly. Ma prima parla la Puppato: “Basta sprechi e privilegi. Partiti certificati con bilanci alla luce del sole” – perché non l’ha detto Bersani? – “spese ridotte a quelle di comunicazione e informazioni: tutte le spese ludiche e immobiliari vanno escluse”. Domanda di Semprini sul numero dei parlamentari, la Puppato continua per la sua strada parlando di scorte: una cosa che in Usa non sarebbe stata concessa, il Semprini di turno si sarebbe impuntato. Il tempo è finito e la Puppato non ha risposto sul numero dei parlamentari.

21.40 Tabacci vuole ridurre il numero dei parlamentari; ridurre ad un quarto il finanziamento dei partiti ed attuare l’articolo 49 della Costituzione perché i partiti devono essere “case di vetro”. Possibile che l’ha detto Tabacci e non Vendola o Bersani? Una riforma di civiltà da fare.

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Vendola: ultima chiamata.

Mentre scrivo si prefigura, aspettata, la netta affermazione di Nichi Vendola alle Primarie pugliesi.

E’ un risultato di cui sono soddisfatto. Non perchè sia contrario a Boccia, di cui non conosco quasi nulla: ma perchè sono a favore di Vendola, della sua azione politica, dei prestiti d’onore ai giovani laureati , delle porte chiuse a qualsiasi privatizzazione dell’acquedotto pugliese.  Perchè ammiro il suo coraggio e la sua onestà, e la sua intelligenza.

Vendola si goda la sua meritata vittoria. Ma ora inizia il tempo delle scelte importanti, delle responsabilità gravose, e delle visioni lungimiranti. Nichi Vendola ha ora l’ultima occasione per fare ciò che già da tempo avrebbe dovuto osare: entrare nel Partito Democratico.

E, visto il momento, entrarci non a spada tratta, entrandoci mettendo in chiaro di non volere altro rispetto a ciò che si è conquistato davanti agli occhi dei pugliesi. E con Vendola, entri tutta SEL, che non ha ragion d’essere se non come parte attiva del dibattito interno al Partito Democratico. Sinistra, Ecologia e Libertà sono per forza di cosa parole d’ordine di un Partito che si definisce Democratico: se non lo sono, devono diventarlo, e qualcuno dovrà dare una mano in proposito.

Nichi Vendola deve avere il coraggio (ma ora!) di trovarsi il suo spazio all’interno del Partito Democratico. E deve averlo per i pugliesi, ma anche e soprattutto per i tanti, tantissimi non pugliesi che lo avrebbero votato a spada tratta in qualunque regione si fosse candidato, se non avessero avuto da votare, per amore o per forza, ‘sto benedetto PD.

Io sogno che questa inutile contraddizione venga risolta. Vorrei avere l’occasione di votare un Democratico come Nichi Vendola, un giorno.


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