Posts Tagged 'suicidio'

Quale giustizia per i bulli omofobici?

Un ragazzo quindicenne romano non ce la fa più e si impicca a casa sua. Portava i pantaloni rosa e si metteva strani smalti sulle dita: era gay. E i suoi compagni di classe lo prendevano in giro, e avevano anche aperto una pagina Facebook per sfotterlo. O forse no.

O forse era uno scherzo. Dalla scuola, il Cavour, teatro di questa assurda eppure così presente vicenda, i compagni negano: l’omofobia non è di casa qui. Non fa niente, non è questo il punto: A., in ogni caso, non tornerà più. E’ al futuro che dobbiamo pensare: perché se mai saranno catturati, questi o altri bulli che su Facebook o sui manifesti incitano alla discriminazione, all’odio raziale o omofobico, se devo fare una veloce stima, difficilmente saranno mai condannati a qualcosa di serio. Né domani, né nel breve periodo.

Vediamo perché. Il primo motivo, è che in questo caso dovrebbe trattarsi di imputati che sono minori: e il codice penale riconosce moltissime scriminanti, moltissimi trattamenti di favore verso i minorenni colpevoli di reato. E, c’è da aggiungere: per fortuna. Perché in questi anni così cattivi si corre davvero il rischio di perdere la bussola del diritto, una bussola che ci dice innanzitutto che le regole umane sono fallaci. E arrivano dopo: e quando si arriva dopo, c’è sempre ben poco da fare. Che senso ha condannare un ragazzo come si condannerebbe un adulto, in un sistema improntato alla rieducatività della pena, al reinserimento, alla seconda occasione (quello di cui parla la nostra Costituzione, l’unico che mi interessa, l’unico che è il mio)? Nessuno, in effetti. E per cui i minori responsabili di reato, è naturale, a livello sia di procedimento che di pena, godono di trattamenti di favore.

Ma non è nemmeno questo il punto. Diciamo che c’è un gruppo di adulti nazi che si diverte a mettere in piedi una pagina Facebook per dare addosso all’ipotetico ragazzo con i pantaloni rosa: io non voglio improvvisarmi quello che non sono, e non sono un esperto di diritto penale. Ma mi sento di poter dire che nemmeno questi bulli fintogiovani con le teste rasate, nella stessa identica situazione che stiamo prendendo in considerazione, sarebbero condannati per aver causato la morte di A. E il punto, ovviamente, è la nostra legislazione.

“Manca la legge contro l’omofobia”, diranno i nostri piccoli lettori. No. Cioè, sì, ma non è quello il punto. Il più recente testo Concia, quello che ha concluso l’esame della commissione all’inizio del mese, non influirebbe in nessun modo su ciò che è successo al Cavour: quello va a modificare la legge Reale, che punisce l’istigazione di atti di discriminazione o violenza. Forse sulla prima delle due fattispecie la legge potrebbe operare, ma sulla seconda certo no. Qui nessuno ha commesso violenza fisica, “causando una malattia nel corpo o nella mente” per dirla col codice, o istigato a compierla (“picchiate quel frocio di m.”: no, non è quel che è accaduto). E infatti gli inquirenti indagano contro ignoti senza ipotesi di reato, e per Repubblica si potrebbe arrivare ad indagare, più formalmente, per istigazione al suicidio, articolo – la so! – 582 del Cp.

Quale è il problema in questa ipotesi? Il, cosiddetto, dolo. Ovvero, l’istigazione al suicidio non è certo un reato colposo (oh, che sbadati che siamo stati, scusateci): no, per questo reato serve l’intenzionalità. E ammesso che qualcuno verrà tirato dentro per quel che è successo a questo ragazzo, bisognerà dunque dimostrare il sicuro e diretto collegamento fra l’attività vessatoria su Facebook, il conseguente stato di depressione del ragazzo, il proposito suicida da parte di A. e, almeno, la previsione da parte del bullo o dei bulli dell’evento suicidio e la volontà di causarlo proprio in quel modo: insomma, che avevano un piano . Piuttosto difficile, e per questo mi viene da pensare che un’incriminazione del genere, se scelta dalla procura, sarebbe piuttosto infelice: parlavo stamattina con una studentessa di diritto che, appunto, condivideva l’analisi. “Se ti prendo in giro e ti ammazzi, il suicidio è davvero conseguenza diretta? C’è davvero il nesso causale?”: abbastanza labile come ricostruzione, va detto.

Ciò non significa che non potrà in effetti finire così, ma sono abbastanza scettico. E questo anche perché nel nostro ordinamento manca una definizione chiara del dolo eventuale, unico stato psicologico (non vorrei scendere troppo sul tecnico) per cui questo reato potrebbe essere effettivamente punibile: apro una pagina Facebook in cui prendo in giro un adolescente omosessuale sapendo che questo potrebbe portarlo al suicidio, accetto questo rischio e agisco comunque, e vengo così punito per dolo. Ebbene, la definizione di casi di questo tipo è stata per troppo, troppo tempo lasciata alla sola giurisprudenza, mentre il legislatore dormiva.

Se ricostruisco bene (si accettano osservazioni) temo che l’unica incriminazione realistica per questo caso sia quella di atti persecutori, il famoso stalking, e che purtroppo il suicidio dovrà rimanere senza responsabile: avrebbe potuto essere punito all’interno dello stalking, se il 612-bis fosse stato costruito come delitto aggravato dall’evento (maltratto qualcuno che, per disperazione, si suicida). Ma così non è: in più, e qui può entrare in gioco, manca l’aggravante della discriminazione omosessuale, quella delle leggi Concia, che avrebbe potuto peggiorare il quadro. Difficile pensare che ci trovi davanti al reato di maltrattamenti, perché quello presuppone un rapporto verticale (famiglia, professori, datori di lavoro) che qui mancava.

Non scrivo tutto questo per esercizio di stile, ma per segnalare un’emergenza: non so se alla fine A. si sarà suicidato per bullismo omofobico; so però che prima o poi qualcuno potrebbe farlo. E, il punto è, che il nostro codice penale è inadeguato ad essere applicato a queste situazioni: manca la definizione di dolo eventuale, manca una miglior definizione dell’istigazione al suicidio – lasciata un po’ stare perché sennò bisognava mettersi a discutere di eutanasia: orrore! – e manca l’aggravante dell’omofobia. Il lavoro da fare è moltissimo.


D-Avanti è il Blog di Tc.
Tc sta per Tommaso Caldarelli.
Tommaso Caldarelli sarei io.
E l'immagine di testata è quella storica del blog

Aggeggi

a

Flickr Photos

Ambra

St Paul from Millennium bridge

Tate modern

Valerio is in da Tube

QD0051003

Imperial War Museum, outside

QD0051006

J&F

London

Imperial war museum

Altre foto

ottobre: 2014
L M M G V S D
« apr    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.911 follower