Posts Tagged 'riforma'

Incandidabilità, si può fare di meglio

Il decreto delegato sull’incandidabilità all’esame del governo rischia di essere, anche se approvato, l’ennesima riforma potenzialmente inutile che non aggredisce con decisione il bisogno per cui è stato fortemente voluta dall’attuale esecutivo. Disporre l’interdizione ad ogni ruolo elettivo per chi ha condanne definitive è qualcosa di cui si parla da tanto tempo, e che esisteva ben prima di questa legge: si chiama interdizione dai pubblici uffici ed è una condanna accessoria, obbligatoria per alcuni reati, presente dal codice penale da prima di Berlusconi, da prima di tutti i democristiani, fin dall’epoca fascista.

E allora, perché i tanto temibili politicanti non sono stati espulsi dal parlamento molto tempo fa? Per la stessa ragione per cui potrebbero non esserlo con questa legge: per colpa della giustizia italiana, che è notoriamente uno sfacelo. L’ultimo rapporto sullo stato della giustizia, pubblicato alla fine di ottobre dall’Unione Europea, conta oltre un milione di processi penali pendenti davanti ai nostri giudici di primo grado – non ho fatto una somma, ma mi sembrano più dell’intera Unione messa insieme. Secondo Marco Velicogna del Cnr sentito dal Giornale, “il settore penale registra un costante aumento nella durata dei procedimenti” in appello” con 998 giorni”, che sono poi più di 3 anni, a cui vanno aggiunti altri 240 giorni in Cassazione”. E poi la prescrizione, spesso, ha chiuso e chiude i giochi.

Una riforma potenziativa degli istituti di interdizione dai pubblici uffici viene giudicata una strada preferibile anche da Transparency International Italia, col direttore della quale ho parlato tempo fa per un’intervista riguardo la normativa anticorruzione. Credo che al sistema giustizia italiano serva innanzitutto una riforma della giustizia che metta mano al finanziamento e all’organizzazione (con quest’ordine di priorità) degli uffici giudiziari, ma nell’immediato si può pensare ad una nuova semplice semplice legge, aggiuntiva a quanto si sta elaborando nelle stanze del Governo, che preveda l’esecutività della condanna accessoria dell’interdizione dei pubblici uffici di tipo elettivo,  per certi tipi di reato, già dopo la condanna in primo grado; interdizione che duri fino a decorrenza del processo con sentenza definitiva, che potrà poi eventualmente confermarla, con lo sconto di quanto già patito o, in caso di assoluzione successiva, revocarla. Così il soggetto, già condannato una volta, sarebbe costretto giuridicamente a passare mano e lasciar stare la politica fino a che la sua situazione penale non si sarà definitivamente chiarita. Nessun linciaggio, nessuna emergenza democratica, semplicemente un’autotutela da parte dello Stato.

L’esecutività provvisoria della sentenza accessoria è già presente nel nostro ordinamento per i danni da reato: il condannato in primo grado intanto paga, poi si vede. Per estendere questo regime all’interdizione basterebbe inserire un articolo 28 bis al codice penale e i relativi aggiustamenti a quello di procedura; visto che le elezioni sono vicine si può fare per decreto urgente. Rimane da capire se il soggetto a cui venga addossata questa sentenza cautelare, se venga riconosciuto innocente, possa chiedere i danni per perdita di chance elettorale. Ma mi sembra un discorso laterale.

Le riforme a colpi d’accetta

Sono assolutamente convinto che la questione degli enti locali, delle loro prerogative, funzioni, del loro finanziamento e del peso che hanno sulla spesa pubblica sia centrale per il buon funzionamento del nostro paese. Fra gli enti locali, come sempre in Italia – ma credo nel mondo – si annidano eccellenze da promuovere e abusi da colpire. Uno di questi abusi è stato, nel corso degli anni, la creazione di nuove province per questioni spesso di campanilismo se non, addirittura, per la necessità di creare poltrone da riempire.

Tuttavia le province hanno col tempo acquisito competenze non indifferenti. Le strade locali, arterie di comunicazione dell’Italia profonda, gli edifici scolastici. Dopo la riforma del governo Monti che con la spending review ne dimezza il numero viene da chiedersi se funzionerà il trasferimento di queste competenze ad altri enti o se sarà un gran pasticcio. Mente chi dice che le province non si possono abolire “perché sono in Costituzione”: anche le Città Metropolitane sono nella Carta Costituzionale, non sono state mai attuate finora, nessuno ha commesso illegalità. Questo per dire che le province si potrebbero comodamente cancellare senza bisogno di riforma Costituzionale di alcun genere: sulla carta c’è scritto che esse vanno istituite, non quando, dove e come.

Continua a leggere ‘Le riforme a colpi d’accetta’


D-Avanti è il Blog di Tc.
Tc sta per Tommaso Caldarelli.
Tommaso Caldarelli sarei io.
E l'immagine di testata è quella storica del blog

Aggeggi

a

Flickr Photos

Ambra

St Paul from Millennium bridge

Tate modern

Valerio is in da Tube

QD0051003

Imperial War Museum, outside

QD0051006

J&F

London

Imperial war museum

Altre foto

novembre: 2014
L M M G V S D
« apr    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.911 follower