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Ho votato Vendola, poi Renzi. E sono con Bersani

'Il Confronto' Italian TV Show - November 12, 2012

L’incerto, alla fine, ha votato così. Per mandare due segnali, che vale la pena spiegare.

Al primo turno ho votato per Nichi Vendola. Esplorando il suo programma per i post dell’incerto ho trovato più sintonie di quanto non mi aspettassi, e me ne aspettavo parecchie; credo che dal modello Puglia sia da rileggere con attenzione per capire quanto, di esso, si possa convertire in esperienza di governo per il paese. Certo, non ho dimenticato né il caso Tedesco né le questioni delle vicinanze alla Imprese Marcegaglia e al San Raffaele, ma le ho accantonate; più di tutto mi ha suggestionato il post di Leonardo che proponeva di far contendere a Bersani e Renzi, al ballottaggio, un forte voto a sinistra. Operazione, si è visto, fallita (e, per la cronaca, so da fonti certe che Vendola ha preso meno di quanto Bersani stesso avrebbe voluto).

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Le grandi opere e il Mediterraneo, occasione persa per Renzi e Bersani

mediterraneo

Abbandoniamo le tristi polemiche di fine campagna elettorale con i (presunti) 90mila elettori in più che si sarebbero registrati per il ballottaggio alle primarie del Partito Democratico e ritorniamo ai temi programmatici dei due candidati, per quello che credo sarà l’ultima puntata dell’incerto prima del voto di domenica; un incerto che, l’avrete notato, ha riavviato in maniera ormai stabile l’attività di questo blog.

Quanto durerà? Lo vedremo, come vedremo in che modo andrà a finire questa corsa alle primarie, se sarà un grande appuntamento di democrazia o il preludio di un botto gigantesco: a mio dire, non succederà granché. Credo vincerà Bersani, anche se in giro sento di un sacco di gente invogliata a votare Renzi proprio da questi ultimi giorni di campagna (e anche le file al comitato provinciale milanese sono un segnale importante). Ma stiamo andando fuori dal nostro tema: torniamo ai programmi e occupiamoci di uno dei temi che per me sono più importanti, che credo che siano centrali per lo sviluppo economico, politico, per la crescita del nostro paese; ovvero, le infrastrutture.

Bisogna partire da un dato economico, da una domanda, da una scelta politica: l’Italia deve continuare ad essere una scomoda appendice dell’Europa, un peso, qualcosa di inutile, poco produttivo, inefficace se raffrontata alle solide economie del nord Europa; oppure deve scegliere un’altra strada? Io credo, e proverò a tirar giù un paio di dati, che la scelta debba essere la seconda, e che l’Italia debba volgersi con decisione, con scelta, persino con rischio al Mediterraneo come nuova fonte di ricchezza, come bacino fondamentale dei propri interessi. Smettiamola di guardare solo a nord, torniamo anche a guardare, e con intento programmatico, a sud del nostro mondo.

Le potenzialità ci sono, e sono impressionanti. Un recentissimo studio della Confindustria dimostra come il Pil pro capite dei paesi dell’area mediterranea (Marocco, Egitto, Libia, Tunisia) sia negli ultimi anni cresciuto a ritmi galoppanti e che proprio questa condizione di benessere più diffuso abbia dato il via alle rivolte della primavera Araba. Molti dei paesi raggiungibili, per noi, via mare, ci superano in competitività, la popolazione di queste nazioni è in rapida crescita, così come gli accessi ad internet e lo sviluppo tecnologico.

Poi, è arrivata la Primavera Araba che ha lasciato dietro di sé vuoti di potere, accanto a “vuoti di modello economico e di sviluppo”; insomma, l’associazione degli industriali italiani non chiede altro che di poter meglio “presidiare” aree ad altissimo sviluppo economico potenziale, che già è legata a doppio filo con le esportazioni italiane e che non attende altro che ulteriore impegno da parte nostra. Ad esempio è notizia di ieri, per dire, che “la Tunisia è a caccia di capitali stranieri”. Il grande player di quest’area si chiama Turchia, un paese che sta diventando, progressivamente, sempre più importante dal punto di vista economico e geopolitico.

Poi, c’è l’Italia. E ci sono le sue infrastrutture, sopratutto portuali, che sono completamente inadeguate a reggere questo passo e a porsi come mediatrici della ricchezza che il Mediterraneo sta continuando a produrre, e che presto, se non agiamo, qualcun altro sfrutterà. C’è un grosso lavoro di Linkiesta su questo tema che dimostra come sia grandemente più conveniente scaricare via mare a Rotterdam, in Belgio, nel nord Europa e poi portare le merci in Italia via terra (e viceversa, ovviamente) che scaricare direttamente nei porti italiani. “Oltre 1 milione di TEUs (Twenty-Foot Equivalent Unit, la misura standard di volume nel trasporto dei container, ndr) destinati dal Far East all’Italia sbarca in porti nordeuropei e giunge da noi via terra: quale paese con 8.000 km di coste, poste “prima” sulle rotte con l’Oriente rispetto al Nordeuropea, accetterebbe una simile stortura, con la beffa di vedersi sfilare sotto il naso lavoro e gettito fiscale connessi? D’altro canto per trasportare un container da Anversa a Verona ci vogliono mediamente 72 ore, da Genova si supera abbondantemente la settimana”, dice il presidente dell’associazione di categoria degli spedizionieri; “se il nostro sviluppo infrastrutturale avesse avuto i ritmi di quello spagnolo recente, oggi la nostra portualità non avrebbe rivali né nel Mediterraneo né in Nordeuropa”, dice il presidente degli agenti mediatori marittimi.

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Domenicavoto.it è la sconfitta del Pd

Ecco perché, in dieci punti.

Ieri Monica Maggioni ha concluso il dibattito fra i due candidati al ballottaggio per le primarie del Centrosinistra con un messaggio di felicità: “Mi avete fatto sentire cittadina di un paese normale”. Festa, abbracci, scintillii: il giorno dopo, è scoppiato il panico.

Mi riferisco ovviamente alla pubblicazione su quotidiani di tiratura nazionale delle istruzioni per utilizzare il sito http://www.domenicavoto.it, messo in piedi in fretta e furia dalla fondazione Big Bang di Renzi, e che consiste in null’altro che un form da riempire per inviare dati che qualcuno, un non meglio definito intermediario (lo staff di Renzi?), invierà, o saranno inviati in automatico, al competente “coordinamento provinciale” perché vagli la giustificazione del soggetto al voto per il secondo turno.

L’arrivo di questo sito ha portato scompiglio: il culmine è la presentazione, da parte di rappresentanti degli altri candidati, di un’esposto ai garanti del Partito Democratico per denunciare Matteo Renzi di irregolarità regolamentari. Basta leggere l’esposto (lo trovate qui) per capire quali sono le irregolarità che i quattro imputano a Renzi: violazione del dovere di lealtà, violazione degli obblighi economici.

La situazione è ormai deflagrata: l’esposto, i commenti di fuoco da una parte e dall’altra sui social network, il mailbombing, la satira virale, il commento del segretario, le repliche al vetriolo dallo staff di Renzi. E’ tempo di fare alcune considerazioni, in ordine sparso, su quel che sta succedendo.

  1. La considerazione più importante la scrivo per ultima. Se vuoi leggere solo quella, vola giù.
  2. Il Partito Democratico è tutt’altro che unito, coeso e sincronico come lo vorrebbe descrivere Bersani: “Ne usciremo più forti”, è il leitmotiv del segretario. Ma così non è: sono giorni, settimane che sui gruppi del Partito Democratico su Facebook la gente si scanna, per una serie di motivi che vedremo. L’arrivo di DomenicaVoto.it ha solo reso pubblico quel che in privato era evidente: le Primarie sono da un po’ diventate un congresso del Pd a cielo aperto , peraltro particolarmente cattivo nei toni, e come in tutti i congressi, si picchia duro. Qui in particolare. 
  3. Il deferimento al comitato dei Garanti avviene con una dinamica davvero inconsueta: il presidente di quel comitato, Luigi Berlinguer, stamattina ha avuto parole di fuoco nei riguardi del comportamento di Renzi. Insomma, l’arbitro ha già parlato, e mi stupirebbe una pronuncia del comitato a favore del sindaco di Firenze (con tutto che, come vedremo, la sua colpa è tutt’altro che univoca). E ricordate che su questo blog è di casa l’incerto, parlo in maniera a-partigiana.
  4. Se si crea un problema sulle regole è perché le regole lasciano margine (in giuridichese, sono scarsamente determinate e tassative), insomma: sono scritte male. Ecco il comma 4 dell’articolo 14 del regolamento delle Primarie, quello che norma il ballottaggio.

    “Possono altresì partecipare al voto coloro che dichiarino di essersi trovati, per cause  indipendenti dalla loro volontà, nell’impossibilità di registrarsi all’Albo degli elettori entro  la data del 25 novembre, e che, in due giorni compresi tra il 27/11 e il 01/12, stabiliti con  delibera dal Coordinamento nazionale, sottoscrivano l’Appello pubblico in sostegno della Coalizione di centro sinistra “Italia Bene Comune” e quindi si iscrivano all’Albo degli elettori .

    Questa è una regola che lascia un margine di incertezza: no, non è vero che “il corpo elettorale è quello del 25 novembre”, come ha detto Berlinguer. C’è almeno un modo per iscriversi dopo, che in questo caso è: si deve dimostrare al coordinamento provinciale di essere stati impossibilitati. Per dirla con il sito di Renzi, “scrivici che erano motivi di famiglia, poi valuterà il coordinamento e ti dovrai adattare”; così, nel dubbio, scrivo. E anzi, il sito messo su dalla Fondazione Big Bang è uno strumento utilissimo per l’applicazione della norma del regolamento (come dice Giuliano da Empoli, è stato fatto un servizio a tutti; come dice Gad Lerner, presentare un esposto significa pensare automaticamente che tutte le persone che vogliono votare solo al ballottaggio siano elettori di Renzi, il che è una stupidaggine e un autogol).

  5. Delle motivazioni che i ricorrenti presentano, quelle che riguardano i doveri di lealtà del candidato sono molto questionabili (ad esempio, non è affatto detto che chi si iscrive su domenicavoto.it sia per qualche motivo indotto a votare Renzi). Più pregnanti sembrano essere quelle economiche: Sindaco, chi ci ha messo i soldi?
  6. Come ha spiegato Linkiesta, nel regolamento per le Primarie c’è scritto che “le iniziative dei candidati devono essere olte a favorire la più ampia partecipazione dei/le cittadini/e alle primarie”: il sito della fondazione Big Bang sembra perfettamente in linea con questo spirito. Così nel merito: per quanto riguarda il metodo, però, vedi più sotto.
  7. Il mailbombing da parte dei Bersaniani per far saltare il sito domenicavoto.it è una mondezza, una vergogna, una reazione da bimbo invidioso. Mi viene da pensare che abbiano rosicato perché avrebbero voluto fare una cosa del genere loro, e prima: oppure, che il motivo sia quello che scriverò alla fine.
  8. Il metodo di Renzi (o di chi per lui) è stato scorretto: non sarebbe successo nulla se la creazione del sito fosse stata proposta al Coordinamento per le Primarie. In caso di risposta negativa, si poteva montare un bel putiferio e rivendersela politicamente: “Noi l’avevamo chiesto, loro non hanno voluto”. Così, invece, sembra una furbata da bimbo sveglio che si approfitta degli errori del bimbo invidioso: siccome c’è spazio, lo occupo. Ma in situazioni così delicate, non si fa così: si gioca corretto fino alla fine, tenendo presente che la controparte è un po’ permalosetta.
  9. E questa pubblicità l’avevano vista Bersani e compagnia? E questi manifesti abusivi attaccati in tutta Roma?
  10. Le primarie non finiscono qui: ci sono quelle per il sindaco di Roma, ci sono quelle lombarde. Se questo è il clima che si crea quando si arriva al dunque, probabilmente qualcuno chiederà che non si facciano più: e sarebbe un peccato.
  11. Renzi deve morire col gas. Nel senso: questo è quello che pensano da tempo moltissimi esponenti del Partito Democratico, moltissimi militanti, attivisti, il famoso zoccolo duro interno; a prescindere, comunque, sempre. Perché Renzi sta tentando di fare il più grave dei crimini all’interno del Pd: saltare la fila. Ne parlavamo, molto tempo fa, proprio a proposito di Renzi: e come dicevamo, da giorni la temperatura nei gruppi di discussione dei militanti del Pd si era portata al livello di fusione dell’acciaio, con battute sarcastiche, frasi di supponenza, piccoli segnali di epurazione interna ai danni dei supporter del sindaco: il problema è, ed è sempre stato, che come dice una sostenitrice di Renzi, il sindaco di Firenze rischiava e rischia di vincerle, queste primarie. E questo sarebbe, o sarebbe stato (fate voi) inaccettabile per le tante persone che in questi anni di cupo berlusconismo hanno smazzato in silenzio nei ranghi del Pd: oh, dallo scritto non si capiscono i toni, ma io lo dico con stima. Queste reazioni, viste da questa luce, sono del tutto naturali: è vera e propria lesa maestà; per la base bersaniana, Renzi è uno che arriva e si vuole appropriare del loro lavoro. E lo fa esplicitamente, ha pure il coraggio di chiedere la rottamazione di un’intera generazione di militanti, personaggi politici, quadri intermedi che hanno scommesso sulla sopravvivenza del Pd, sulla luce alla fine del tunnel, sul sicuro 20% sempre garantito ad un partito di centrosinistra in questo paese che li avrebbe portati da qualche parte e ripagato i loro sforzi (ripeto, spero di essere preso con sincerità: credo che sia del tutto naturale, e lo dico con stima) e la loro traversata del deserto sotto le bombe, i cannoni e le bestemmie dell’opinione pubblica. Per questo ogni tentativo di Renzi di portare più gente a votare, di insinuarsi negli spazi lasciati distrattamente liberi, di proporre un partito e un centrosinistra nuovo, in una parola: di vincere le primarie, causano una vera e propria levata di scudi: “Bello di casa, qui c’è gente che sta in fila da prima di te”. E tutto questo può essere preso come qualcosa di orribile, una ragione in più per sostenere la battaglia personale del sindaco di Firenze; oppure un dato di partenza che Renzi doveva considerare in maniera maggiore, diversa, più accorta e che alla fine lo condannerà. Questo decidetelo voi: probabilmente è entrambe le cose.

Per parte mia so due cose: che l’incerto regna ormai sovrano, e che domenica piove. E lo sappiamo tutti cosa vuol dire in termini di affluenza, e cosa voglia dire, a sua volta, una bassa affluenza per il risultato finale di queste primarie.

Foto : Giornalettismo.com

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L’Ilva, l’incerto e l’Italia che lavora

Nel giorno in cui Taranto la città più splendente, più importante, il faro della Magna Grecia viene colpita da un tornado che si abbatte sull’impianto siderurgico più grande d’Europa, e, allo stesso tempo, la più grande fabbrica di veleno del vecchio Continente, non mi sento del tutto al mio posto nel proporre una riflessione sui programmi dei due sfidanti alle primarie, pur centrate sulla politica industriale. Ho paura che qualcuno mi prenda per uno sciacallo.

Eppure, la questione è politica. Dopo l’uragano Sandy a New York, la rivista della casa editrice Bloomberg, la Businessweek, non certo un bollettino degli eco-anarchici, è uscito con una copertina rosso-allarme con scritto a caratteri cubitali: “E’ il cambiamento climatico, cretini!”. Già, queste cose non accadono per caso: sono gli scienziati di MeteoWeb a chiarirci che sì, Taranto per la sua posizione può essere interessata anche da “fenomeni meteorologici vorticosi”, ma di “watersprout” come quello di oggi davvero non si ha notizia.

Ecco perché, anche per rispetto alla Taranto morta avvelenata, dispersa, licenziata, lasciata per strada, bisogna parlare di politica industriale, di politica ambientale, di sviluppo, di nuovo corso dell’industria italiana. Di come trasformare, o iniziare a farlo, questo paese dal regno del capitalismo straccione e velenoso ad un paese dove si possa far industria, produrre, trasformare, lavorare, contribuendo nello stesso tempo a non devastare il pianeta, il suo clima, il suo equilibrio. I familiari e gli operai dell’Ilva, credo, vorrebbero questo per i loro figli.

E allora, vediamo.

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L’incerto all’appuntamento con Beppe Grillo

Mi è dispiaciuto aver potuto solo scrivere due analisi dell’incerto per il primo turno di queste primarie. Purtroppo gli impegni si sono accavallati: tuttavia, non è ancora finita, perché il secondo turno ci dà l’occasione di sviscerare ancora e meglio quali siano i punti controversi dei, a questo punto due, candidati alle primarie del Centrosinistra.

Ovviamente l’incerto ha votato, non dice come, e andrà a votare anche al secondo turno. Ho una mezza idea riguardo sul nome su cui orientarmi al ballottaggio, è una mezza idea abbastanza solida ma è pur sempre una mezza idea, pronta ad essere smentita dai fatti, dalle affermazioni, e dai programmi. Questa volta però, non parliamo né dell’uno né dell’altro: parliamo di quel che succederà appena si metterà piede nel nuovo Parlamento, dopo le elezioni del prossimo aprile. Sono due gli appuntamenti importanti che bisognerà necessariamente prendere in considerazione, ovvero la presenza, imponente, del movimento 5 Stelle, che sarà probabilmente la terza o seconda forza parlamentare del paese; e l’elezione del Presidente della Repubblica. Forse dovremmo ancora parlare di temi e dossier programmatici: ma per far passare i programmi e farli diventare leggi servono i voti, e Giorgio Napolitano ci ha insegnato come un presidente della Repubblica possa avere un ruolo difficilmente trascurabile nel gioco politico quotidiano. Dunque entrambe le questioni mi sembrano più che centrali.

Iniziamo dalla prima delle due. Diciamo che la legge elettorale, il cosiddetto Porcellum, non sarà in nessun modo modificata dalle forze parlamentari: ancora oggi ho sentito Enrico Letta che diceva, cattivissimo, che semmai il Pd farà “le primarie per le liste bloccate”. La verità, credo, è che come nel 2008 il Porcellum garantisce un ricco premio al partito con un voto in più, e ad oggi i sondaggi danno al Pd ben più di un voto in più: tutto è ancora aperto, sopratutto date le incombenti primarie del PdL, ma credo (spero?) che la situazione non cambi di molto dal punto di vista dei voti, credono e sperano lo stesso anche i leader del Pd e la sensazione è che questa legge in fondo faccia comodo.  A legge elettorale vigente, le percentuali degli ultimi rilevamenti danno la coalizione di centrosinistra avanti, tallonata dal Movimento 5 Stelle: media degli ultimi sondaggi Pd, 28%, più 5% Sel e altri spiccioli dei socialisti, arriviamo al 34% (hey guarda, la percentuale di Veltroni, senza SeL). Chi può dire se questa percentuale salirebbe, e di quanto, se le primarie le vincesse Renzi? Vedremo: in ogni caso, secondo Scenari Politici, sarà il dato del Movimento 5 Stelle a rimanere ancorato al 20%.

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Le primarie dei diritti, fra Costituzione e coraggio

La seconda puntata dell’incerto che legge i programmi per le primarie del centrosinistra si rivolge ad una tematica che per l’incerto non è centrale. Ovvero: parliamo di una questione talmente tanto incancrenita e noiosa nel dibattito politico italiano, che, vi prego, sarebbe davvero da risolvere nei primi 100 giorni di qualsiasi governo per far diventare l’Italia un paese un po’ più normale e tornare dedicarsi ad altro di ben più urgente, tipo il debito pubblico.

Eppure, come andremo fra poco a vedere, questo traguardo potrebbe non essere agevole; il che non vuol dire che la questione vada accantonata o comunque, come cercherò di spiegare, elusa. Sto parlando del diritto a che due persone dello stesso sesso possano chiamarsi coniugi senza che questo desti pubblico, privato o condominiale scandalo. “Alcune persone sono gay, fatevene una ragione” è la frase elaborata dallo storico movimento di liberazione omosessuale Stonewall, inglese: e perché tutti se ne facciano una ragione, non dovrebbero essere necessari gli anni, secoli, eoni che finora ci sono voluti. Risolviamo il problema e passiamo oltre: alcune persone sono gay, fatevene una ragione (e piantatela di scocciare, possibilmente).

Ora, l’incerto sarà pure incerto su chi votare alle primarie, ma per una volta non lo è sulla questione: io sono contrario al riconoscimento giuridico delle unioni di fatto. Sono per il metodo islandese: quando la premier socialdemocratica Jóhanna Sigurðardóttir, lesbica, è salita al governo, il suo esecutivo ha cancellato la norma sulle unioni di fatto e ha trasformato il tutto in un istituto matrimoniale “gender-neutral”, eterosessuali, omosessuali, non c’è problema. E io sono d’accordo, facciamo anche noi così, scavalchiamo tutta la questione delle unioni civili e passiamo direttamente al matrimonio: non vedo perché lo stato dovrebbe dare copertura giuridica ad unioni che non hanno ancora acquisito il vincolo della stabilità mediante una esplicita dichiarazione di volontà da parte dei contraenti.

Per quanto riguarda il matrimonio, la famiglia, queste cose qui, io sono per la flessibilità in uscita, per così dire: o ti sposi o non ti sposi. Poi magari divorzi (e la riforma sul divorzio breve è qualcosa su cui si dovrebbe ragionare, più che altro per evitare separazioni posticce praticamente eterne), ma non è che qui dobbiamo passare il tempo a inventare surrogati del matrimonio per star dietro a personaggi che “la famiglia è cambiata” o che “non credo nella stabilità dei rapporti”: perfetto, non sposarti, convivi, fai i figli e sii felice. Ma se vuoi i diritti, ti accolli anche i doveri.

Ovviamente qui parliamo di matrimonio civile: Santa Madre Chiesa farà il suo cammino e farà le sue scelte, con i tempi che riterrà opportuni. Parliamo di due cose diverse, qui si tratta dello Stato. E so che la questione delle coppie di fatto è rilevante non solo per i rapporti “para-matrimoniali”, ma anche per il famoso esempio delle “vecchiette che convivono e si danno reciproco sostegno”: ebbene, quella situazione, che secondo me – intendiamoci – è incredibilmente rilevante, si può aggredire pensando ad altri istituti che non siano surrogati di matrimonio.

E qui arriviamo alle proposte dei tre candidati alle primarie sulle unioni omosessuali, che però non possono eludere la pronuncia della Corte Costituzionale dello scorso dicembre 2010, che è molto sibillina e tipica del gioco dei poteri della nostra Repubblica: sostanzialmente il giudice costituzionale ha rifiutato di interpretare le leggi attuali fino a chiarire che, sì, in effetti le unioni gay sarebbero già ricomprese nel nostro ordinamento. Lo ha fatto in una prospettiva storica facendo notare che tutto il nostro ordinamento è pensato per un unione fra un uomo e una donna: ai tempi della Costituzione nemmeno si erano posti il problema; il codice civile è abbastanza ambiguo, ma altre norme (filiazione, disconoscimento, divorzio) sono esplicitamente pensate per un uomo e una donna.

Così la Corte rimanda la palla al legislatore, legandogli praticamente le mani: si dice, l’unione omosessuale potrà essere garantita da istituti minori (coppie di fatto) a cui avete ampio diritto di pensare, voi politici: e anzi, fate in fretta. Per quanto riguarda il matrimonio gay, stante l’intero spirito dell’ordinamento, se lo approvate e qualcuno solleva la questione di costituzionalità, saremo costretti a bocciarlo perché irrazionale e dissonante rispetto alla Costituzione e alle altre leggi.

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Gli studenti, le manifestazioni e le primarie del diritto allo studio

Mio fratello, okkupante la sua scuola pubblica “contro la privatizzazione dei saperi” e “contro il Ddl Aprea”, non andrà a votare alle primarie del Pd. Non ci andrà perché è minorenne, ma se fosse maggiorenne domani, comunque non ci andrebbe: “Non ho seguito, non mi sono informato, che dice Grillo?”. Ecco un ragazzo che il centrosinistra italiano non sa nemmeno dove sta di casa, e di cui il centrosinistra italiano non sa l’indirizzo.

Informazione flash: sono tanti. Moltissimi. Praticamente tutti quelli con cui ho parlato, esplicano la propria voglia di politica in manifestazioni spontanee, male organizzate e senza particolare attenzione ai contenuti. Niente di male, più o meno lo facevamo anche noi: ma poi, quando c’era da andare a votare per le primarie del Pd, ci siamo andati più o meno tutti.

Forse ci andranno anche loro, fra due anni. Forse no. Non è questo il punto. Il punto è, come ho detto l’altra volta, è riuscire a capire chi, a questo giro, può vincere due volte in una volta sola; portare a casa un’elezione che definisce un’epoca. E mi sembra dunque doveroso guidare il mio incerto interiore, nelle pagine e pagine di dichiarazioni programmatiche, partendo innanzitutto da quello che per me è il mattone del futuro. Il diritto allo studio.

Davanti alle immagini dei soliti ignoti che tirano i lacrimogeni dalle finestre del ministero; ascoltando, leggendo, i racconti dei ragazzi che partecipano alle manifestazioni; guardando le scuole del mio Municipio romano occupate in sincronia dagli studenti – “ma voi non avevate Facebook”; vedendo le immagini delle cariche della polizia, degli effetti personali degli studenti gettati nel Tevere, delle provocazioni di Blocco Studentesco che è stato lasciato imperversare nelle nostre scuole con una colpevolezza che rasenta la complicità, mi sembra evidente che la scuola italiana è completamente persa; come priorità della sinistra, intendo. Abbandonata sia nei principi che nelle pratiche quotidiane dell’azione politica: diciamo che, nonostante le intenzioni, ce la siamo persa per strada. E deve tornare ad esserlo, una priorità, bisogna riacchiapparla per diventare effettivamente un paese civile.

Vediamo dunque chi convince di più il mio incerto interiore sui temi della scuola, del diritto allo studio, dell’istruzione fra Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Matteo Renzi.

Nota iniziale: non prendo nemmeno in considerazione i programmi di Laura Puppato e Bruno Tabacci. Credo che la Puppato sia una donna straordinaria che stia correndo per la battaglia sbagliata. Se il punto è la presenza femminile, diventa una battaglia di testimonianza. Lei doveva essere il candidato del Pd alla Regione Veneto, per liberarci definitivamente della Lega anche lì. O almeno provarci. Così prenderà il 2% e sarà bruciata. Il mio voto non cambierebbe la questione. Bruno Tabacci è una persona serissima; su molte cose però non siamo d’accordo. Lo vedrei bene come ministro. Prenderò solo in considerazione i candidati che.. uhm, potrei votare. 

Oh, ragassi, volevate mica una cosa precisa. 

Iniziamo con il programma del segretarione, l’uomo di Bettola. Quando si trattò di essere incerti su chi votare al congresso del Pd, tirai fuori una definizione di Pierluigi Bersani che ebbe una certa fortuna: è come il Tg3. Solido, rassicurante, genericamente affidabile ma concretamente generico. E’ bello vedere che, anni dopo, ben poco è cambiato. La sezione del programma sulla scuola del candidato Bersani si chiama “Saperi” e sarà lunga al massimo 100 parole. Gli impegni concreti, se così si può dire, sono tre.

È necessario un piano straordinario contro la dispersione scolastica, misure per il diritto allo studio e investimenti sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione. CREDIAMO NEL VALORE UNIVERSALISTICO DELLA FORMAZIONE, DELLA PROMOZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA E DELLA RICERCA DI BASE IN AMBITO UMANISTICO.

Quindi, riportare i pischelli a scuola, “misure per il diritto allo studio e investimenti per ricerca e innovazione”. Wow, ganzo: a scrivere una roba del genere ci riuscivo pure io. Sarà anche “solo una delle 10 idee”, non sarà un programma preciso: e allora, che dovremmo dire? Tutto condivisibile e molto giusto. Però manca un come, manca un quando, manca un dove-trovi-i-soldi. Mancano cose ancor più avanzate del banale “diritto allo studio”: una scuola partecipata, democratica, più potenza alle rappresentanze studentesche, una scuola come luogo di comunità, un ragionamento senza paraocchi sulla didattica italiana, sulla classe docente, sul ritmo vitale dello studente italiano costretto a mostruose ore di libri quando la pedagogia moderna e sperimentale dice ormai con forza che la strada da prendere sarebbe un’altra… Non vorrei essere severo: so che se/quando Pierluigi Bersani sarà al governo, l’Italia sarà un posto migliore e l’istruzione sarà al centro dei pensieri del nuovo esecutivo. E avremo scuole di qualità e università competitive. Ma qui c’è solo un incerto che legge i programmi, e se legge questo trova poco. Segretà, sarebbe 5

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L’incerto guarda il confronto per le primarie – Liveblogging

Ci vediamo su questi lidi per seguire, live, il confronto fra candidati del centrosinistra su SkyTg24. Con poche speranze di uscirne più convinti di come entriamo, ma non ponendo limiti alla provvidenza.

22.30 Saludos

22.30 Semprini chiude la partita esattamente alle 22.30, in perfetto orario. Parla Pisapia e invita il vincitore delle primarie a Milano per l’apertura della campagna elettorale.

22.21 Non sbobinerò gli appelli, darò un voto complessivo sull’appello e sull’impressione collettiva del dibattito.

BERSANI: credo sia stato penalizzato dalla modalità del dibattito, non è un one-man-show all’americana e sembrava a più riprese infastidito. Si è accodato varie volte agli altri e secondo me questo peserà a suo sfavore, ha parlato spesso per ultimo e anche questo l’ha visto spento. L’appello finale sul linguaggio sembrava Veltroni: in ogni caso molto concreto su ogni proposta, si presenta come credibile e non so se ci è riuscito. 7

VENDOLA: alcuni picchi molto interessanti ma sembra stanco; alcuni applausi meritati, un po’ spento. Non è riuscito a presentarsi come candidato idoneo al voto moderato, forse non ha voluto, e questo è significativo: sta facendo una battaglia di nicchia? Comunque, al solito, bravo, 7 1/2

RENZI: ha fatto un figurone, ha minimizzato i suoi difetti ed esaltato i suoi pregi,  pur dicendo qualche sonora vaccata. Deve essersi molto preparato. Ha preso molti applausi e questo conterà. 8

PUPPATO: è una donna e questo è importante. I parlamentari sono dipendenti pubblici e questo è uno scivolone grillino che non si perdona. Brava, 7

TABACCI: quieto, piatto, molto competente su alcuni temi giuridici proprio dove conta, conservatore sui diritti civili. Sarebbe un eccellente ministro. 6

22.19 Arriva il Pantheon: Bersani vuole Papa Giovanni, una figura di cambiamento rassicurante. De Gasperi e Martora per Tabacci. Per la Puppato, Tina Anselmi e Nilde Iotti. Renzi Nelson Mandela e la blogger pakistana. Vendola vuole Carlo Maria Martini.

22.17 Bersani torna sulla coalizione anche se Semprini voleva passare oltre. “Basta populismo”, sostanzialmente dice Bersani, anche se non si capisce benissimo cosa abbia detto a questo giro.

22.13 Tabacci dice una cosa intelligente, che 10 ministri sono una stupidaggine. Ce ne vogliono 18 più 36 sottosegretari. Renzi replica: a Firenze ci sono 9 assessori, ma il punto è che “il vento nel paese è cambiato”. Piuttosto poco pertinente, Renzi: governare è una cosa seria. Anche la Puppato lo attacca sul punto, veramente una stupidata.

22.11 Matteo Renzi vuole un governo di 10 persone, 5 uomini e 5 donne senza Pierferdinando Casini. Cambio della legge elettorale sul modello dei sindaci, perché “di Casini ne abbiamo abbastanza”. Sì a Vendola, dice Renzi: sono affermazioni importanti che lui ha sempre detto ma dette qui sono più importanti. Semprini gli richiede se il governo di Renzi è Pd+Sel e lui aggiunge anche Tabacci – fa ridere. Standing ovation quando rivendica l’appartenenza al centrosinistra.

22.08  Tabacci dal punto di vista giuridico è molto concreto: il Monti Bis è una chimera perché “il mio candidato al Quirinale è Mario Monti”, e in ogni caso l’incarico al premier lo dà il Presidente della Repubblica. Semprini non capisce una mazza e fa confusione.

22.07 La coalizione di Bersani è quella dei senza pregiudizi: quella dei presenti, poi si apre un tavolo con le forze moderate. Lo dice chiaro, stacce.

22.04 Si riprende da Vendola con il suo governo: primo, assoluta parità di genere perché le donne sanno ascoltare meglio il mondo e per il governo è un guadagno: la coalizione? Dalla precarietà nella scuola all’ambiente: prima di immaginare una coalizione politica, l’alleanza con le giovani generazioni. Ma la domanda era su Casini, Nichi, mica no.

22.00 Su Twitter in molti dicono che la sostenitrice di Vendola sarà di danno al suo candidato. Non credo, dai.

21.58 La sostenitrice di Bersani chiede a Tabacci se l’elettore moderato potrà mai essere attratto dal centrosinistra. Che domanda è mai?

21.55 La sostenitrice chiede alla Puppato se si dimetterà da consigliere regionale o se ha intenzione di “accettare un premio di consolazione”. Lei dice di no. Poi voleva fare domanda a Renzi ma Semprini gli sbrocca, quasi.

21.52 La Vendolina in evidente imbarazzo domanda a Renzi: “L’autore del suo programma elettorale, Giuliano da Empoli, ha rivalutato le potenzialità dell’energia elettorale; e Roberto Reggi che vuole aprire ad Oscar Giannino e alle sue posizioni su Fukushima?” Domanda molto tentennante e Renzi ha facile risposta, dà del tu alla ragazza. “Io non so quel che pensi Da Empoli sul nucleare né Reggi; siamo contro il nucleare e l’abbiamo detto ieri insieme ad Ermete Realacci. Giannino e Fermare il Declino hanno idee economiche sulle quali Nichi sarà molto distante”.

21.50 Il Tabaccino chiede a Bersani di liberalizzazione e rivoluzione liberale. “Ho una certa passione sul tema, ho varie idee ma non le dico perché sennò le bloccano”. Ci sarà una lenzuolata, sì, ma sulla moralità pubblica: leggi contro la corruzione – quella di Monti non è sufficiente – falso in bilancio “in ‘sto paese qui”; grande applauso sulla normativa per i figli degli immigrati per la cittadinanza italiana. Prima volta che qualcuno nomina mafia e camorra e per me Bersani ha appena guadagnato 500 punti solo pronunciandola.

21.47 Arriva il question time: il sostenitore di Laura Puppato domanderà a Nichi Vendola. La studentessa in Scienze Politiche chiede a Nichi chi voterebbe se non fosse candidato alle primarie. Domanda molto velenosa, e infatti Vendola la chiama “crudeltà”. Vediamo se risponde. “Molta stima per i miei competitor”, ma le sue idee sono “molto lontane da tutti gli altri ad esempio sul voto del fiscal compact”. Semprini chiede i nomi, ma Vendola non li fa: solo un accenno alla differenza di genere. “Non ce la faccio a fare un endorsement per gli altri”.

21.46 Parla anche Bersani in replica: diciamocelo, si erano scordati di poter replicare. Si accoda a Tabacci, ancora un accodo.

21.45 Tabacci controreplica, gli dà del demagogo e viene applaudito. “Chi va in parlamento e fa l’avvocato può continuare a fare la professione? Chi va in parlamento deve fare una scelta di campo. Quando sono tornato ho venduto la mia società”. Primo guizzo di Tabacci molto convincente.

21.44 Renzi replica a Vendola sul finanziamento pubblico ai partiti: “Nonostante la legge sul finanziamento pubblico più generosa d’Europa la politica continuano a farla i ricchi. Forse perché non abbiamo fatto la legge sul conflitto di interessi”. Affondo velenoso, poi richiama il referendum tradito. Comunicativamente ha una gran ragione da vendere, ma il finanziamento privato è una boutade. Il pubblico in delirio.

21.42 Renzi vuole utilizzare un diritto di replica – ogni candidato ha tre jolly. Ma prima parla la Puppato: “Basta sprechi e privilegi. Partiti certificati con bilanci alla luce del sole” – perché non l’ha detto Bersani? – “spese ridotte a quelle di comunicazione e informazioni: tutte le spese ludiche e immobiliari vanno escluse”. Domanda di Semprini sul numero dei parlamentari, la Puppato continua per la sua strada parlando di scorte: una cosa che in Usa non sarebbe stata concessa, il Semprini di turno si sarebbe impuntato. Il tempo è finito e la Puppato non ha risposto sul numero dei parlamentari.

21.40 Tabacci vuole ridurre il numero dei parlamentari; ridurre ad un quarto il finanziamento dei partiti ed attuare l’articolo 49 della Costituzione perché i partiti devono essere “case di vetro”. Possibile che l’ha detto Tabacci e non Vendola o Bersani? Una riforma di civiltà da fare.

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Il problema di Renzi (e di chi vuole cambiare il Pd)

Matteo Renzi ha vari pregi, davvero molti: per chi è, per come si pone e per quello che fa, per il Pd e per l’Italia; tutto davvero meritorio. Su questi non mi concentro perché a mio parere sono evidenti.

Matteo Renzi, la sua operazione, e la sua intenzione, per come l’ho capita io, non sono invece privi di problemi.

Il primo problema è ciò che succede a tutti quelli che, nel Pd (non nella sinistra, nel mondo, nella vita: nel Pd. Nel partito della sinistra italiana erede della storia e della trazione di quel tipo di sinistra), tentano di saltare la fila. Perchè io non dimentico che prima di Renzi e della Leopolda c’era Civati, e prima ancora c’è stato Ignazio Marino, e poi ci fu la Serracchiani, e prima ancora c’erano quelli di Piombino, e prima ancora c’era quella che ormai è la nonna di tutte queste esperienze – ovvero, iMille. E’ insieme bello e terribile dire che quelle riunioni, quelle idee e quei fermenti hanno dato questi frutti: terribile perché l’ispirazione originale che quel momento aveva avuto era stata formalizzata da Marco Simoni quasi 3 anni fa: si tratta sempre e ancora di “uccidere il padre”. E io non dimentico – perché c’ero – che allora, all’assemblea dei Mille, venne Veltroni e prese la parola e ci disse:  “Uccideteci pure, ma non diventate come noi”. Ecco, è quello che ha detto Bersani, no? “Siamo a disposizione, i giovani facciano, prendano il loro posto, ma senza scalciare”. Certo: perché se arrivi “da fuori”, se non sei uno della fila, e ti permetti di parlare, un modo per farti stare zitto lo trovano, di sicuro; e questo è un lamento che sono sicuro in molti, fra le persone che leggeranno il post (forse) condivideranno, ricordando i propri episodi personali.

Continua a leggere ‘Il problema di Renzi (e di chi vuole cambiare il Pd)’


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