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Cambiare davvero

Da quando Barack Obama ha conquistato la sua straordinaria seconda vittoria elettorale giorni fa, continuo a scervellarmi tentando di capire cos’è che voglio dire in proposito, perché mi sembrava una cosa importante. Avevo pensato di scrivere un articolo su quanto fosse immensamente un eroe, Obama; su quanto fosse splendido vivere in un mondo in cui è arrivato lui, quell’altra spaccatutto della moglie, in un mondo in cui quei quattro si abbracciano dentro la Casa Bianca.

C’è anche questo, ma poi ho deciso che mi sembrava un po’ banale e inutilmente celebrativo. E allora ho visto sul New York Times i flussi elettorali che hanno portato Obama alla rielezione, e ho capito dov’è stato il vero miracolo; perché il Presidente ha vinto per la seconda volta con un margine più che apprezzabile in un paese in cui, a ben vedere, l’intera base elettorale che lo aveva votato con convinzione nel 2008 gli ha,oggi, parzialmente voltato le spalle. Le frecce che da blu diventano rosse sono più che esplicative della situazione. Eppure Obama ha vinto, e di nuovo. Chi aveva votato a sinistra ha votato a destra, ma non abbastanza. Il partito Repubblicano non è stato abbastanza forte per invertire la rotta. Obama è andato troppo avanti.

Il che vuol dire che Barack Obama nel 2008 ha vinto due volte. Ha raccolto, nel 2008, un paese ridotto in macerie, lo ha sollevato e ha fatto un salto così lungo che quattro anni dopo, anche con un discreto (ma non ottimo) corridore, e nonostante qualche inciampo, non ce la si è fatta a raggiungerlo; e anzi, visti sopratutto i risultati di alcuni referendum fra i più liberal che si fossero mai visti in America, c’è da pensare che alcune conquiste siano ormai da dare per acquisite.

Ho pensato così, che quel che voglio dire è che serve una cosa del genere anche in Italia. Ma no, “l’Obama italiano”; quelle sono cretinate da giornalisti in cerca del titolo. Serve qualcuno in grado di simboleggiare la riscossa forte di un’idea che viaggi sui tempi lunghi; che indichi un nuovo modello di paese, di convivenza civile, di tessuto dei rapporti. Qualcuno che ci dica qualcosa di importante e di coraggioso, talmente folle in apparenza da aver di che dire, dopo, “ci avevano detto che questo giorno non sarebbe mai arrivato”.

C’è il centrosinistra italiano che si prepara a vincere le elezioni. O almeno, è quello che dovrebbe fare. Io, ancora una volta, sono indeciso; perché non vedo quel coraggio di proporre una visione lunga e radicale nemmeno in chi dice di averlo, e di volerla dare. Credo che non basti una riorganizzazione di questo paese, una limatura qui e lì; credo che ci voglia una rivoluzione dei costumi. Un’elaborazione collettiva di un’epoca che ci ha distrutto, che ha traumatizzato i rapporti umani fra le persone, che ha corrotto i cuori dei giovani in un modo che non credevo di poter immaginare – e li vedo, i ragazzi, li vedo; che ci ha insegnato che in fondo in fondo è bello essere cattivi, furbi, egoisti. Serve qualcuno che ci prenda per mano e ci porti a cambiare davvero, perché noi non ne siamo più capaci.

Come l’altra volta, sono indeciso. Nelle prossime settimane, come quando sono stato indeciso alle primarie del Partito Democratico, leggerò i programmi e li commenterò qui, fino a farmi un’idea su chi andare votare. In realtà, un mezzo piano già ce l’ho, ma non so se reggerà alla prova delle idee. Faremo in modo di vedere, insieme, ciò che questa gente ha da dire.

Sperando che basti per cambiare davvero.

Mannaggia

Lo sporco negro gliel’ha scippato.

ma non mi dire

Insomma, Obama si fa negare al telefono, e  Franco Frattini non è esattamente il primo dei pensieri di Hillary Clinton.

La verità è che l’infelice battuta di Berlusconi su Obama “giovane, bello e abbronzato” si sta ritorcendo come un boomerang su chi l’ha pronunciata.

planned parenthood

Non mi piace la definizione in sè. Per il resto va tutto bene.
Non trovo l’aborto un metodo per “programmare la genitorialità “, ovvero per avere un figlio solo quando ti pare. Mi sembra censurabile (da un punto di vista strettamente personale, mai giuridico) l’idea di aborto contraccettivo.
Trovo giustamente impostato il primo articolo della 194:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. 

Quindi uno stato che promuova il concetto che l’aborto è tutelato e garantito, guai se non lo fosse, accanto a una cultura che promuove la vita. Non nei blablabla : asili nido nel posto di lavoro, sussidi, garanzia del periodo di maternità eccetera. 

Dicevo, a parte questo va bene l’iniziativa di Obama di ripristinare i fondi per le associazioni di promozione del controllo delle nascite, che fanno campagna per la contraccezione e per l’aborto consapevole. 
Per quanto riguarda mons.Fisichella, che subito si scandalizza, dicendo che il presidente Obama ” allarga il diritto all’aborto ” con “ l’arroganza di chi decide di morte e vita “, giova ricordare che Obama non può allargare ulteriormente un diritto che, in America, gode della massima garanzia. Dopo la sentenza Roe vs Wade la Corte Suprema Americana ha ricondotto il diritto all’aborto entro i confini del diritto alla privacy, che è un diritto costituzionale. Obama non allarga, direi che al massimo applica.

questione morale/2

Alcuni appunti sparsi.

Continua a leggere ‘questione morale/2′

…uno di noi, Obama uno di noi, uno di noooooooi, Obama uno di nooooi….

” ..Yes me and Barack Obama went to school together at Besuki elementary back in 1970 – 1971 in Jakarta..he was a good hearted kid,i always play with him everyday during that time..we jointed the boy scout at the same junior A group..our uniform at that time was kakhi shirt and dark brown pants and on our neck we wore red and white small flag(indonesian flag colour)..we learned at that time how to use rope for building camp tent,climbing and others standard use…we also learned how to marching ect…we did camp at that time but its in our class school(in the evening) thats what we learned at the time before we really camp on the mountain side..but Barry Obama never get the chance to camp outside the city to the mountain..unfortunately,he went back to Hawaii in 1972… “

Aaaaaa bè, mo capisco tante cose. :D :D ( ce lo racconta un suo amico d’infanzia, qua )

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l’altra faccia della questione

Si, pensavo mentre scrivevo questo, quanto sono bravo, ho proprio ragione. Tutta questa gente che si sbraccia per Barack Obama, ok, siamo tutti contenti, però è adesso che inizia il bello. La parte difficile insomma, quella che consegnerà Obama ai libri di storia non solo come il più bel tentativo, ma come la vera rivoluzione che finalmente apre il nuovo secolo.
Fargli le pulci, essere contenti per ogni cosa veramente giusta e veramente de sinistra che farà, ci entusiasmerà tutti, sarà un grande presidente, farà le scelte corrette, cambierà il mondo. Evviva, bravo, datti da fare.

E invece non ho capito un cazzo di niente. 

Barack Obama è già un esempio per tutti noi. Siediti un attimo, Tc, e rifletti. Le persone con la pelle nera neanche cento anni fa venivano vendute come schiavi. E trattati a frustate, e oggi uno di loro è il-comandante-in-capo-del-mondo-libero-su-questa-terra. Non riesco neanche a immaginarmi, ovvio che non posso, come si possa sentire un uomo nero in America ora. Veramente, piangere per giorni, perchè anche se continueranno ad essere disprezzati, e la gente penserà SporcoNegro, ora Barack è li, nella casa bianca, nella sedia più alta del mondo, e un secolo di lotte è servito a qualcosa. E quindi probabilmente ora mi insulti perchè sotto sotto sei invidioso, nazista di merda. Come sei sempre stato, d’altronde. 

Ecco, veramente, lottare , questo viene fuori. Ora vengono al pettine tutte le parole di Obama, cambiamento, speranza, noi ( e non io ), un sogno collettivo, una visione di massa. 
Pensa se avesse perso, e il turbine, la girandola di aspettative, che girava tanto forte, da diventare bianca, fosse stata costretta a fermarsi – e invece no, ora vola! 

Non capisci veramente quanto stia succedendo se non pensi a come può ispirarti nella tua vita. Se un ragazzino nero è diventato il Presidente degli Stati Uniti, allora si può fare. Quello a cui pensavi, si può. Quello che non pensavi sarebbe mai finito, magari finisce.
E’ cosi immediato per tutti i ragazzi e le persone che lo hanno seguito, che hanno voluto dargli – anzi, in effetti hanno voluto darsi un’ultima possibilità, alzarsi dalla loro sedia in un paese addormentato, dove di solito non vota nessuno e adesso hanno votato in massa, per dire che o si cambiava adesso, o porco mondo, io me ne torno a sedere, e andate a cagare tutti, aspetterò la fine per i cavoli miei. 

Esagerato? Beh, è cosi. Basta vedere le facce della gente che piange. C’è molto di più di una semplice vittoria, è una riconquista, la riconquista del diritto di tornare a casa la sera, guardarsi intorno e dire…anche per oggi è andata.

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