“In Italia parlano solo di Berlusconi”

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Non per insistere, eh. Ma davvero non ci si crede, e non ci crede neanche lui.

“Dovevo parlare ad una conferenza e poi mi doveva intervistare La Stampa. Inizialmente era previsto che parlassimo di Europa, della crisi dell’Eurozona, del ruolo delle comunicazioni all’interno della crisi e dell’Inghilterra (che sta per uscire dall’Europa se la strategia di David Cameron non sarà fermata). Ma invece, ogni domanda si riferiva a Berlusconi – se può vincere, se Mario Monti dovrebbe candidarsi, come dovrebbe trattare Berlusconi, se Berlusconi potrà essere un pericolo o un’opportunità per Bersani, se Berlusconi potrà prendere voti al Movimento 5 Stelle…”

Lui è Alastair Campbell, genio della comunicazione di Blair (disclaimer: non ne sono un fan) che si è trovato proprio questi giorni in Italia e ha pensato di vivere in un incubo. Intorno a lui, qualsiasi persona con cui parlasse pensava che il ritorno di Berlusconi fosse inevitabile: “E’ tornato, e sta facendo quel che gli piace di più – crea problemi, cambia il clima, irrita l’establishment tentando, allo stesso tempo, di esserne l’elemento dominante”. Ma come è possibile? Quale spiegazione?

La parte razionale di me dice che chiunque sia stato in giro per così tanto tempo, (…) e per cui non ci sia una quantità di tintura di capelli sufficiente a nascondere che ha quasi 80 anni non abbia alcuna possibilità. Ma forse, in Italia più che altrove, la politica è questione di emozioni almeno quanto lo sia di ragioni.

(C’è anche un libro che dice questa roba qui, mi è stato regalato e lo sto rileggendo perché credo sia proprio il momento giusto). E insomma, il Cavaliere è tornato: ed è davvero il caso di iniziare, per il centrosinistra, a disegnare e raccontare il paese che ha in mente, che vuole progettare, che vuole cambiare. Perché non basta parlare di spread e di economia finanziaria: bisogna emozionare gli italiani, dargli qualcosa di simile alla speranza che Obama ha promesso e dato agli americani.

Il giornalista della Stampa mi ha chiesto: “Chi vincerà?” Avevo appena parlato all’Enel, un discorso in cui avevo sottolineato l’importanza di posizioni chiare, pensate, radicate nella comprensione di una strategia. Tutto questo è volato fuori dalla finestra mentre dicevo la semplice verità: “Non ne ho la più pallida idea”.

Siamo qui. Berlusconi ha già iniziato a raccontare il suo paese, fatto di rifiuto delle burocrazie europee, fatto di “chissenefrega dello spread”, fatto di abbasso l’Imu, di abbasso la giustizia. Il centrosinistra farà bene a darsi una mossa e ad iniziare a raccontare il suo paese, fatto di – non mi ripeto – una politica diversa, alternativa, nuova. In fretta, però.

 

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