Lo spread, Berlusconi e i motivi per ignorarli entrambi

Camera -  dl costi politica

Pierluigi Bersani, il Partito Democratico e tutte le forze che vogliono evitare il ritorno di Silvio Berlusconi alla guida del paese dovrebbero evitare di impostare la campagna elettorale che si annuncia molto breve (un paio di mesi) e dunque ad altissima intensità sul trinomio allarmista: Silvio Berlusconi – spread -”la sfiducia dei mercati”.

I motivi sono plurimi, e alcuni sono più che evidenti. Da quando Silvio Berlusconi è tornato sulla scena politica non si fa altro che parlare di lui: lui che non ce la potrà fare a vincere le elezioni, lui che invece ce la farà, lui che è tornato, lui guarda che irresponsabile, lui ha fatto cadere il governo Monti, quello delle tasse, lui, lui, lui, lui quando c’era lui i treni partivano in orario. Se io fossi, come Berlusconi, un uomo che è sparito dalla scena pubblica per mesi e mesi, non chiederei di meglio che siano di colpo tutti gli altri a parlare di me: come vincere alla lotteria senza nemmeno aver comprato i biglietti.

Questo è un motivo, dunque, per parlare d’altro, per parlare dell’Italia. Allo stesso modo, non è affatto una buona idea star lì a vedere l’andamento dello spread e dei mercati come se fossero l’ultimo fumetto di ZeroCalcare: oddio, è salito, no è sceso, lo vedi, che irresponsabile, il complotto dei mercati, la finanza non è con lui, vedrai che perderà, gli investitori fuggono, con Silvio l’Italia andrà in rovina…. Eccetera, eccetera.

C’è un problema, a parlar così: per teorizzare una vendita di massa dei titoli di stato italiani da parte degli investitori internazionali il giorno dopo il ritorno di Berlusconi, c’è bisogno che questi investitori internazionali (banche, fondi e quant’altro) abbiano in portafoglio titoli di debito pubblico italiano. E invece, si sa che già da molti mesi il debito pubblico italiano è nelle mani delle banche italiane. e per percentuali davvero importanti: lo scriveva Bloomberg lo scorso agosto, citando un bollettino statistico della banca d’Italia (ultimi dati disponibili, quelli di giugno).

Le banche hanno aumentato il loro portafoglio di debito pubblico italiano di circa 14 miliardi di euro a giugno

E nemmeno a farlo apposta mentre scrivo il Tg La7 quantifica il valore dei titoli di stato italiani nelle casse delle banche italiane in 340 miliardi di euro. I prestiti della Banca Centrale Europea sono stati dunque spesi per sostenere le politiche del governo attraverso la partecipazione ad aste per i titoli pubblici, aste sempre più disertate dagli investitori internazionali: “I dati di oggi”, a giugno cioè, “evidenziano l’avversione al rischio e la mancanza di appetito per la carta del governo italiano da parte degli investitori stranieri”, diceva un analista a Bloomberg. E così, in mancanza d’altri, sono state le banche italiane a farne incetta, anche nelle ultimissime settimane.  Insomma, chi pilota la crescita e la discesa dello spread attraverso le operazioni sul Btp sono principalmente le banche italiane, ora come ora: anzi, il comportamento degli investitori internazionali riguardo il titolo italiano sembra essere piuttosto “hold”.

Tutto questo per dire che andare sul Wall Street Journal per “rassicurare i mercati” è da parte di Bersani una mossa piuttosto scivolosa. Da domani Berlusconi potrà agevolmente iniziare a scagliarsi – a ragione – contro le banche che comprano titoli di stato con i soldi dei cittadini europei per poi utilizzarli per destabilizzare l’Italia; e non solo: c’è il Monte dei Paschi di Siena che ha in portafoglio un bel po’ di debito pubblico italiano, e c’è Mussari al vertice dell’Abi; non vederci un conflitto di interessi a sinistra è davvero difficile.

Insomma: basta parlare di Monti e del suo posizionamento, basta parlare del ritorno di Berlusconi, basta parlare dei mercati, ai mercati, dello spread, basta da subito. La fiducia nel paese ritorna se si parla invece di politica industriale, di politica commerciale, di spazio mediterraneo, se si prendono posizioni auspicabilmente nette su temi importanti come la spesa pubblica (più, meno, migliore: Bersani, dì qualcosa).

Il primo errore che il centrosinistra può fare è quello di confezionare la campagna elettorale sia a Monti, sia a Berlusconi: capisco la generosità, ma questo è un suicidio. Il centrosinistra farebbe molto meglio a disegnare il paese che ha in mente, invece di “rassicurare i mercati”, che non hanno alcun bisogno di essere rassicurati e che comunque non si rassicurano così. Se poi bisogna salvare banche un po’ amiche ma un po’ fallite, capisco, ma è un altro problema.

Già che ci sei, leggiti anche: 

Eppure Monti ci lascia un paese migliore

L’ultima carta di Berlusconi

La fine di un’era

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