Eppure Monti ci lascia un paese migliore

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Mancano tante cose all’esperienza del governo Monti. Manca la felicità delle persone, manca la famosa equità, un posto di lavoro o la speranza, non la chimera, di trovarne uno in un tempo ragionevole; manca la redistribuzione della ricchezza, manca una politica industriale e infrastrutturale, commerciale, una nuova visione per l’Italia. Probabile che questo governo non fosse pensato per qualcosa del genere, senza un chiaro mandato politico.

Eppure ci sono alcune cose che, secondo me, dovremmo ricordare come conquiste. Piccoli piloni da tenere presente quando ci rimetteremo in cammino per costruire un paese migliore: guardandoci intorno, troveremo parte del lavoro già fatto.

1) Il decreto tagli alla politica locale. Viziato da un peccato originale, però: è vero che a più riprese, in precedenza, gli organismi interni del Parlamento hanno accettato di riformare in profondità le retribuzioni parlamentari, sopratutto per quanto riguarda il trattamento pensionistico con l’abolizione del vitalizio, ma è egualmente vero che recentemente il Parlamento ha rifiutato un’ulteriore riduzione degli emolumenti e degli stipendi; quindi, in effetti, i deputati e i senatori hanno chiesto agli altri sacrifici che essi stessi non sembrano completamente disposti a fare. Tuttavia, il decreto che è stato ieri convertito in legge è piuttosto importante e per più di un motivo: controllo della Corte dei Conti sui bilanci degli enti locali, non completo ma abbastanza invasivo; riduzione del numero, stabilito a proporzione con gli abitanti della regione; equiparazione degli stipendi alla regione più virtuosa; tagli ai rimborsi, proibizione del cumulo di indennità. Berlusconi tenterà, in campagna elettorale, di presentare gli scandali Lombardia e Lazio come questione di classi dirigenti marce: questo è certamente vero, ma il punto è che nelle Regioni e negli enti locali c’è moltissimo da rubare, fondi che potrebbero essere destinati ai cittadini, alla Sanità, alla spesa sociale. E’ una buona legge, forse non ottima, ma buona.

2) Legge Anticorruzione. Ancora una volta: buona, ma non ottima. Creata dal governo Berlusconi, c’è voluto il governo Monti per portarla a casa. Se anche un gabinetto Berlusconi l’avrebbe portata a casa in questi termini, non si può certo saperlo e personalmente ho i miei dubbi. Dal punto di vista del codice Penale la principale innovazione è una nuova figura di corruzione, molto più ampia e che potenzialmente tiene dentro tantissimi comportamenti: spetterà alla giurisprudenza precisarla. C’è poi il reato di traffico di influenze, che non è poco: ne parlai con il presidente di Transparency International Italia che si disse nettamente soddisfatto anche se c’erano alcuni grandi assenti più o meno inspiegabili, come il reato di autoriciclaggio e il ritorno del falso in bilancio. Allegata alla norma, c’è il decreto delegato sull’incandidabilità, che proclama la decadenza dalle cariche elettive di soggetti condannati, in corsa, per reati con pene superiori ai due anni. Liana Milella ci spiega come ci sia un importante cavallo di troia nella norma (l’articolo 66 della Costituzione, o una sua deviante applicazione) e che dunque l’unica cosa certa sia l’incandidabilità per i già condannati in via definitiva. C’è ancora molto da fare, dunque, ma il segnale è davvero importante.

3) L’Imu. Come ha detto il compagno BR1  (Tabacci, sì) durante il dibattito per le primarie del centrosinistra, non è possibile non partire dal patrimonio immobiliare per definire la base imponibile; come ha aggiunto Nichi Vendola, bisogna correggerla, perché così sembra più che altro una patrimoniale sui poveri. Io farei una cosina a saldi invariati, come si suol dire: un pochino in più alle seconde case, quelle sfitte in giro per l’Italia che i tanti proprietari aguzzini ancora usano per tenere all’amo i tanti studenti fuori sede; ma ancora una volta, conta il segnale.

Questo non è un endorsement ad un governo da cui sono idealmente molto lontano; è solo il riconoscimento di alcuni passi avanti, positivi, che spero diventino acquisiti e potenziati in futuro.

 

Già che ci sei, leggiti anche:

4 Responses to “Eppure Monti ci lascia un paese migliore”


  1. 1 Marco 9 dicembre 2012 alle 10:36 am

    La montagna ha partorito il topolino…
    Monti ha rappresentato quel modo di governare – del tutto POLITICO – che, tanto il centro destra, quanto il centro sinistra (basti vedere il voto congiunto su moltissimi provvedimenti) avrebbero voluto fare ma che, per ragioni di notabilato e ‘cagnara’, non hanno mai fatto. Il Governo Monti, è stato (anzi, è) un governo feroce, particolarmente subdolo e del tutto lineare rispetto alle precedenti politiche.
    L’unico elemento positivo che lo contraddistingueva dal precedente, un certo stile, una certa immagine – l’unica ragione che aveva spinto al cambio a palazzo Chigi – si è quasi subito logorata. Il Ministro Fornero ne rappresenta un caso emblematico. Il sottosegretario Polillo che a Ballarò anticipa le decisioni del Consiglio dei Ministri che si tiene in concomitanza, con pedissequo comunicato stampa di Monti per smentirlo (sic!). Martone, Clini che invoca un decreto legge contro la Magistratura, Passera che scappa in elicottero. Dai.
    Ciò, ripeto, sul piano dell’immagine, che alla fine vale poco, per me, ma nella sostanza mi basta citarti: “Mancano tante cose all’esperienza del governo Monti. Manca la felicità delle persone, manca la famosa equità, un posto di lavoro o la speranza…..”.

  2. 2 Tc 11 dicembre 2012 alle 7:26 am

    Mai considerato Monti una montagna :D


  1. 1 Lasciamo stare lo spread « D-Avanti Trackback su 11 dicembre 2012 alle 12:43 pm
  2. 2 Bersani-killer e la rottamazione dove non te l’aspetti « D-Avanti Trackback su 13 dicembre 2012 alle 9:02 pm

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