L’ultima carta di Berlusconi

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La strategia di Berlusconi, quella di staccare la spina al governo Monti proprio adesso e in questo modo al governo, è molto rischiosa e ad altissimo potenziale.

Ad altissimo potenziale perché ci sono moltissime circostanze, come dei puntini da unire, che Berlusconi utilizzerà per impostare la sua campagna elettorale. Prima fra tutti la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie (al seggio delle primarie ho sentito qualcuno che diceva che una vittoria di Renzi “avrebbe fatto comodo alla destra”: vedete voi come si mettono le cose, e quel che penso di Bersani l’ho scritto qui).  Ci sono due indizi della rinnovata, incombente, chiamata al voto anticomunista da parte di Berlusconi: la copertina del Giornale il giorno dopo l’esito delle primarie (“Restano comunisti”) e ben di più l’attacco di Domenico Fisichella, ministro dell’Evangelizzazione Occidentale, ai pugni chiusi del Comitato Bersani: “Non c’è nulla di nuovo in quel che ho visto”.

La cosa è finita lì, da parte ecclesiale, segno che qualcuno deve aver fatto sapere che una linea del genere non era gradita. [Tommaso Giuntella si è detto ferito, gli altri due membri del comitato hanno più o meno imbastito una difesa d’ufficio poco incisiva e un po’ imbarazzata, come se qualcuno li avesse colti in castagna. Non voglio divagare: quello era un pugno chiuso, è un gesto antifascista condiviso con una grande storia e non c’è alcun bisogno di giustificarsi di alcunché, se non a livello mediatico e per metterci una toppa, ma queste sono cose che vengono in generale piuttosto male.]

Insomma, quel che vedo è l’inizio di un nuovo asse anticomunista, le giubbe rosse, i soliti servi di ideologie morte, etc. E questo è un pilastro: il secondo saranno le tasse, no all’Imu, giù la spesa, fare ancora peggio sulla riforma del mercato del Lavoro promossa da Elsa Fornero – tutte cose che il PdL già chiedeva, peraltro, ai tempi dell’elaborazione del testo sulla Riforma del Lavoro . Terzo: no all’austerità, no alla Germania, no all’Europa che ci chiede sacrifici. Quarto punto: no al PdL, no alle burocrazie, no alle primarie, no agli ex An che hanno tentato di trasformare il partito in una forza meno demagogica, più normalmente strutturata: “Giochi di potere”, per Berlusconi, dei tanti “congiurati” in seno al suo partito.

Per questo la sua strategia è al contempo abbastanza rischiosa. Berlusconi in campagna elettorale avrà contro un Partito Democratico galvanizzato dal risultato delle primarie (e che se ha poi intenzione di vincere le elezioni, quelle vere, dovrebbe smettere di mostrare l’indegno spettacolo che leggo su alcuni gruppi online – tipo quello del Pd romano), le varie formazioni di centro – Casini, Montezemolo, Fini; gli esuli del PdL di ieri come i vari Stracquadanio e quelli che domani ne usciranno, come i Crosetto e i Meloni, Formigoni, Pisanu; le gerarchie ecclesiastiche che hanno fermato, o hanno evitato di rincarare, l’appello anticomunista di Fisichella; l’Europa, i mercati che l’hanno già fatto saltare, gli speculatori, l’America di Obama, i sindacati; la Merkel, Hollande e la Francia, Draghi e il mondo della Finanza. Insomma la vasta coalizione di establishment, classi dirigenti o interessi che non l’ha mai appoggiato, o che a un certo punto l’ha mollato (vedi editoriale del Corriere della Sera di oggi), e che si ri-cementerà proprio in nome dell’antiberlusconismo.

I motivi per cui Berlusconi torna in campo? Sono sempre i soliti: incombono condanne imminenti, come quella del processo Ruby, e il passaggio del decreto liste pulite che costringerebbe lui e molti amici della sua cricca ad uscire dalle stanze dei bottoni. Inaccettabile; accanto alla questione giustizia, la scontentezza per il mancato election day – ancora una volta, miopia: io credo che l’election day danneggi, e non avvantaggi, un partito alla frutta come quello del centrodestra italiano. Per questo, comunque, per tutto questo, Silvio chiederà il voto su tasse, allarme comunista antiberlusconiano, Monti e rinnovamento del PdL.

Alessandro Gilioli sostiene che l’Italia, al 99%, ormai ha mangiato la foglia, e che non cederà alle lusinghe del Cavaliere. E’ per questo che la mossa di Berlusconi è rischiosa: perché questa volta potrebbe perdere, e perdere molto male. Oppure potrebbe vincere, e vincere contro tutto questo significherebbe vincere alla grande, un successo definitivo e senza appello.

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