L’incerto all’appuntamento con Beppe Grillo

Mi è dispiaciuto aver potuto solo scrivere due analisi dell’incerto per il primo turno di queste primarie. Purtroppo gli impegni si sono accavallati: tuttavia, non è ancora finita, perché il secondo turno ci dà l’occasione di sviscerare ancora e meglio quali siano i punti controversi dei, a questo punto due, candidati alle primarie del Centrosinistra.

Ovviamente l’incerto ha votato, non dice come, e andrà a votare anche al secondo turno. Ho una mezza idea riguardo sul nome su cui orientarmi al ballottaggio, è una mezza idea abbastanza solida ma è pur sempre una mezza idea, pronta ad essere smentita dai fatti, dalle affermazioni, e dai programmi. Questa volta però, non parliamo né dell’uno né dell’altro: parliamo di quel che succederà appena si metterà piede nel nuovo Parlamento, dopo le elezioni del prossimo aprile. Sono due gli appuntamenti importanti che bisognerà necessariamente prendere in considerazione, ovvero la presenza, imponente, del movimento 5 Stelle, che sarà probabilmente la terza o seconda forza parlamentare del paese; e l’elezione del Presidente della Repubblica. Forse dovremmo ancora parlare di temi e dossier programmatici: ma per far passare i programmi e farli diventare leggi servono i voti, e Giorgio Napolitano ci ha insegnato come un presidente della Repubblica possa avere un ruolo difficilmente trascurabile nel gioco politico quotidiano. Dunque entrambe le questioni mi sembrano più che centrali.

Iniziamo dalla prima delle due. Diciamo che la legge elettorale, il cosiddetto Porcellum, non sarà in nessun modo modificata dalle forze parlamentari: ancora oggi ho sentito Enrico Letta che diceva, cattivissimo, che semmai il Pd farà “le primarie per le liste bloccate”. La verità, credo, è che come nel 2008 il Porcellum garantisce un ricco premio al partito con un voto in più, e ad oggi i sondaggi danno al Pd ben più di un voto in più: tutto è ancora aperto, sopratutto date le incombenti primarie del PdL, ma credo (spero?) che la situazione non cambi di molto dal punto di vista dei voti, credono e sperano lo stesso anche i leader del Pd e la sensazione è che questa legge in fondo faccia comodo.  A legge elettorale vigente, le percentuali degli ultimi rilevamenti danno la coalizione di centrosinistra avanti, tallonata dal Movimento 5 Stelle: media degli ultimi sondaggi Pd, 28%, più 5% Sel e altri spiccioli dei socialisti, arriviamo al 34% (hey guarda, la percentuale di Veltroni, senza SeL). Chi può dire se questa percentuale salirebbe, e di quanto, se le primarie le vincesse Renzi? Vedremo: in ogni caso, secondo Scenari Politici, sarà il dato del Movimento 5 Stelle a rimanere ancorato al 20%.

Perciò: il trend del Pd sembra fermo su queste percentuali, così anche il M5S, e salvo sorprese un centrosinistra vincente dovrà fare i conti con la presenza, non trascurabile, degli esponenti grillini. Quel che loro faranno è abbastanza prevedibile: come in tutte le esperienze in cui sono arrivati a percentuali a doppia cifra, saranno all’opposizione e voteranno provvedimento per provvedimento; per cui dobbiamo chiederci quale sia finora stato il rapporto dei due candidati al secondo turno delle primarie del Centrosinistra con Beppe Grillo e con i Cinque Stelle, per capire quale dialogo intendano instaurare con gli attivisti del Movimento, e se vogliano instaurarne uno di qualche genere.

L’ospite imbucato

Probabilmente non è ancora del tutto chiara l’importanza che i militanti del Movimento potranno avere di qui in poi sullo scenario nazionale. Senza particolare risalto mediatico si stanno tenendo in tutto il Lazio le selezioni dei candidati per la lista che proporrà un esponente dei comitati di base alla presidenza della Regione. Fonti beninformate riferiscono di una vera e propria transumanza da vari quadri del centrodestra scontenti dalla gestione Polverini-Alemanno, sopratutto di estrazione sindacale, nei ranghi dei Cinque Stelle. A Roma, il Partito Democratico starebbe tentennando nell’organizzazione delle primarie perché si sarebbe alla ricerca di un candidato più forte dei tanti nomi emersi, perché il MoVimento sarebbe primo partito della Capitale. Tutto da vedere, ovviamente: ma è solo per dire che la presenza dei grillini non è più ignorabile.

Sia Pierluigi Bersani che Matteo Renzi hanno scelto la linea dura nei confronti di Beppe Grillo e delle sue esternazioni, della sua linea, della sua presenza, della sua persona. 2 novembre: “L’alleanza Grillo e di Pietro non fa bene al paese”, Bersani. 9 novembre, “Gli fa un baffo a Grillo, Lenin “, Bersani. 23 novembre, “Grillo ha cambiato idea più volte”, Renzi. “Queste uscite sprezzanti verso gente che si mette in fila per partecipare sono francamente incomprensibili”, solo ieri, ancora Bersani. Uscite che mi fanno pensare che il centrosinistra rischia di trovarsi spiazzato, ancora una volta, nei confronti del barricadero di turno che chiede il voto dell’antipolitica.

Il 2013 non sarà il nuovo 1994, credo. Ma come ha detto Bersani, bisogna ricordarsi che l’imprinting del programma 5 Stelle è un programma che non ho problemi a definire di sinistra: rete, ambiente, mobilità urbana, trasparenza della politica. E allora, per prendere di petto davvero il dossier a 5 Stelle, da troppo tempo sulla scrivania del centrosinistra, bisognerebbe smettere di rispondere alle affermazioni volanti di Grillo, che sono null’altro che falsi bersagli: e sfidare Grillo, o chi per lui voglia raccogliere la sfida, sui temi programmatici. Ci ha provato Bersani, ma ha scelto lui il campo di gioco: il lavoro. Però le sfide non si fanno così: doveva essere Grillo a non rispondere ad una sfida libera, facendo la figura di chi non ha un programma, oppure scegliere lui il tema della sfida, una delle cinque stelle, la rete poniamo. Che hanno da dire Bersani (o Renzi) sui processi decisionali in Liquid Feedback? Che hanno da dire sugli esperimenti di democrazia diretta? Sull’interconnessione delle città? Sull’Internet come diritto di cittadinanza? Perché questi sono i temi del Movimento, e non ha senso chiedergli di scendere su altri temi, che il movimento non mai trattato come questione centrale: dimostra soltanto che non si è in grado di parlare dei temi che Grillo e i suoi pongono da ormai quasi 10 anni (ricordo gli spettacoli proiettati nelle autogestioni scolastiche, sarà stato il 2006).

Per questo io temo che il centrosinistra arrivi impreparato all’appuntamento con la pattuglia di parlamentari del Movimento Cinque Stelle: io non so come andrà, ma la possibilità che i grillini e il loro “capo politico” siano determinanti c’è, eccome. E’ per questo che bisognerebbe prendere il loro programma, o almeno i loro temi, e impostarci una buona fetta della campagna elettorale: primo tema il lavoro e l’economia? Ok. Secondo tema la cultura? Ok. Terzo tema: ambiente, urbanistica, reti, mobilità. Che peraltro sono emergenze nazionali: bisogna dimostrare che il centrosinistra ha su questi temi una proposta più competente, più completa, più accattivante di quella di Grillo. Questo è un paese che ha già votato Berlusconi nonostante la presunta antipolitica, non vedo perché non dovrebbe votare cittadini autorganizzati che, peraltro, da anni sperimentano un processo democratico di autorganizzazione assolutamente invidiabile e che parlano di temi (non è uno slogan) concreti e vicini alla gente. Lascia stare che Grillo fa il ducetto e Casaleggio il burattinaio, lascia stare che non c’è il programma, che non sanno che dire della disoccupazione, del lavoro e dell’economia se non FUORI DALL’EURO LA MERCHEL IL $IGNORAGGIO LE BANKE: tutto questo piace, fa molta presa, e va intercettato.

Insomma, serve una coalizione di centrosinistra che dica: fermi tutti. Ambiente? Le nostre proposte sono meglio di quelle dei militanti del movimento 5 Stelle (non di quello-che-dice-Grillo: falso bersaglio). Mobilità urbana? Quel che dicono loro non fa bene alla vita dei cittadini, ecco perchè. Reti internet? Proponiamo internet gratuita per tutti i cittadini e superamento del digital divide entro i primi 2 anni di governo.

E adesso salta fuori qualcuno che dice: tutto questo nei programmi di Renzi e Bersani c’è già. Probabile, ma non emerge: l’unica connessione fra l’universo, montante, di Beppe Grillo e dei suoi sostenitori, e il centrosinistra istituzionale è, come percezione popolare, le risposte rituali alle sparate di Grillo, affermazioni saccenti e piccate di discredito da parte dei leader della VEKKIAPOLITICA, sentite dall’opinione pubblica come l’ennesima risposta trinariciuta, comunistoide e banale nei confronti di chi nei trenta secondi a sua disposizione nei Tg prima insulta, e con un vaffanculo sintetizza la necessità del rinnovamento; poi parla di reti e di biciclette in città.

Insomma, mi sento molto vicino a quel che mi diceva Pippo Civati tempo fa: questi qua, i grillini, erano tutta gente che una volta votava il centrosinistra, o che avrebbe potuto votarlo. Poi, li abbiamo persi per strada, loro hanno iniziato a farci le pernacchie e invece di ascoltarli ci siamo offesi e abbiamo iniziato a rispondere con le pernacchie più forti. Né Renzi né Bersani mi sembrano avveduti di questa situazione e di questo rischio, e per cui, un bel 5 a tutti e due sarà il voto adeguato.

Foto: Giornalettismo

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