Gli studenti, le manifestazioni e le primarie del diritto allo studio

High School Musical

Matteo Renzi propone una scuola discretamente diversa da quella che siamo abituati a conoscere; il che è già una cosa abbastanza interessante, nel senso, è una proposta, è una visione. Poi si può anche non essere d’accordo, ma è un’idea complessiva del comparto scuola. Molto americana, in effetti, molto “spinta” su certi concetti di meritocrazia privatoide che mi convincono fino ad un certo punto, in alcuni tratti; pienamente, in altri. La prima questione affrontata è quella della valutazione della scuola pubblica e degli insegnanti: una centralizzazione della valutazione affidata all’Invalsi più meccanismi locali nei singoli istituti di ricompensa monetaria per “gli insegnanti migliori”. E questo può anche andare bene, solo che manca qualcosa.

(…) attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.

Mancano, in questi strumenti di valutazione tutti da costruire, come è evidente, gli studenti, e il loro ruolo. Non c’è possibilità per loro di valutare i propri professori nemmeno in maniera non vincolante, magari attraverso un documento stilato dai rappresentanti di classe che evidenzi le criticità della didattica da sottoporre al consiglio di classe che sia tenuto a rispondere per iscritto, questo sì. Ancora, ” gli istituti scolastici devono godere di un’ampia autonomia, anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie”: io penso invece che il programma nazionale di insegnamento sia una risorsa da potenziare e tenerci ben stretti, da aggiornare, un investimento in cui credere per farlo diventare veicolo di eccellenza; sul reclutamento privato degli insegnanti, poi, non ho pregiudizi, ma bisognerà mettere a punto con saggezza per evitare un’ondata di clientelismi didattici. Luci e ombre anche sulla questione università: per aggredire il problema delle tasse, si prospettano accordi con banche garantiti dallo stato; io credo che le tasse universitarie, invece, vadano semplicemente abbassate, non si può scegliere di far indebitare gli studenti per permettergli di pagare le rette. Parte della gente che vive sotto i ponti in America, in questo momento, ci vive perché non ha potuto pagare il proprio mutuo universitario: è la strada sbagliata, non l’abbiamo mai percorsa e non vedo perché bisognerebbe iniziare ora. Più condivisibile l’idea di pensare percorsi di eccellenza nelle varie università con rette più alte, a patto che sia previsto un robusto sistema di borse di studio.  La scuola anglosassone, a me, non ha mai convinto più di tanto: 6 1/2

Tutti dentro, offro io 

Meno Caccia F35, più scuole. Non sono affezionato né alle demagogie, né ai populismi. né credo che un caccia militare sia la chiave dell’inferno. Credo che però in questo paese ci sia un drammatico bisogno di scuole, di infrastrutture scolastiche, di piccole scuole di paese, di lavori di ammodernamento di istituti che cadono a pezzi (il testo di riferimento è sempre La Scuola, con la professoressa Serino “morta” sotto i calcinacci: 1995). Nichi Vendola ci narra del primato dell’interesse pubblico nel sistema scolastico in maniera devo dire abbastanza convincente sia nel merito delle proposte che nel metodo dell’esposizione. Un piano di immissione in ruolo dei precari, concorsi contingentati per il turnover futuro, recupero del tempo scuola e delle ore di laboratorio; si condivide poi con Renzi l’idea degli asili nido, più che mai sacrosanta, e le esigenze di una valutazione della scuola, che questa volta coinvolge “il consiglio di istituto” – e secondo me, come ho detto, è ancora poco. Anche la proposta di mobilità cittadina gratuita per gli studenti è rivoluzionaria, nella sua semplicità. Poi leggo questo.

È necessario garantire la possibilità di formazione a tutti, cancellando il numero chiuso come metodo di accesso alle università

Non male davvero. Per come la vedo io, per l’esperienza che ho io, i test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso servono soltanto, attualmente, ad ingrassare i portafogli di chi pubblica i libri con i quiz per le preparazioni. Continuo a credere che il merito si valuti nel percorso  e che per le attuali facoltà a numero chiuso basti l’incredibile durezza di tomoni come Anatomia, Fisica, Chimica, Statica a scoraggiare i meno motivati dal corso di studio. Non è finita.

L’Università si è licealizzata con il sistema del 3+2 e si è chiusa in una netta divisione dei saperi, che ha condotto a specialismi e microspecialismi buoni solo per garantire cattedre e rendite assicurate al sistema di gestione attuale.

Adesso forse sarò sommerso da  arriverà qualche commento che mi dice che con la laurea triennale ha trovato un lavoro interessantissimo: per quel che ne so io, con un diploma triennale sei più in mezzo ad una strada che mai, con un pezzo di carta che non vale nemmeno la pena di appendere al muro. Aggiungici l’assurdità di scrivere due tesi, e per le professioni con albo pubblicistico la laurea magistrale è necessaria per l’iscrizione. Insomma io non so se l’idea del 3+2 altrove abbia grande successo; so che in Italia non sta funzionando. Per il resto (non voglio andare troppo lungo, e l’ho già fatto) si prevede, sostanzialmente e a riassumere, un piano di immissioni in ruolo, di rifinanziamento, di spesa pubblica sul comparto dell’istruzione e della ricerca. E’ tutto molto interessante, ma resta da capire come si trovano i soldi: e questo non è mai scontato. Meno F-35, e l’abbiamo capito. Più tasse? Dipende. La pressione fiscale in questo paese è già alle stelle. Il rischio che il tutto rimanga un libro dei sogni è piuttosto alto. In sintesi, dunque: se ci fossero i soldi, il programma di Vendola sarebbe il mio programma, sulla scuola; a quanto so, i soldi non ci sono e vanno trovati. Per questo, e purtroppo, non posso dare più di 7 1/2 ad un ottimo testo programmatico. 

Foto: Stefania Carboni / Giornalettismo

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1 Response to “Gli studenti, le manifestazioni e le primarie del diritto allo studio”



  1. 1 Fiscal compact on my mind « D-Avanti Trackback su 14 gennaio 2013 alle 6:01 pm

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