Gli studenti, le manifestazioni e le primarie del diritto allo studio

Mio fratello, okkupante la sua scuola pubblica “contro la privatizzazione dei saperi” e “contro il Ddl Aprea”, non andrà a votare alle primarie del Pd. Non ci andrà perché è minorenne, ma se fosse maggiorenne domani, comunque non ci andrebbe: “Non ho seguito, non mi sono informato, che dice Grillo?”. Ecco un ragazzo che il centrosinistra italiano non sa nemmeno dove sta di casa, e di cui il centrosinistra italiano non sa l’indirizzo.

Informazione flash: sono tanti. Moltissimi. Praticamente tutti quelli con cui ho parlato, esplicano la propria voglia di politica in manifestazioni spontanee, male organizzate e senza particolare attenzione ai contenuti. Niente di male, più o meno lo facevamo anche noi: ma poi, quando c’era da andare a votare per le primarie del Pd, ci siamo andati più o meno tutti.

Forse ci andranno anche loro, fra due anni. Forse no. Non è questo il punto. Il punto è, come ho detto l’altra volta, è riuscire a capire chi, a questo giro, può vincere due volte in una volta sola; portare a casa un’elezione che definisce un’epoca. E mi sembra dunque doveroso guidare il mio incerto interiore, nelle pagine e pagine di dichiarazioni programmatiche, partendo innanzitutto da quello che per me è il mattone del futuro. Il diritto allo studio.

Davanti alle immagini dei soliti ignoti che tirano i lacrimogeni dalle finestre del ministero; ascoltando, leggendo, i racconti dei ragazzi che partecipano alle manifestazioni; guardando le scuole del mio Municipio romano occupate in sincronia dagli studenti – “ma voi non avevate Facebook”; vedendo le immagini delle cariche della polizia, degli effetti personali degli studenti gettati nel Tevere, delle provocazioni di Blocco Studentesco che è stato lasciato imperversare nelle nostre scuole con una colpevolezza che rasenta la complicità, mi sembra evidente che la scuola italiana è completamente persa; come priorità della sinistra, intendo. Abbandonata sia nei principi che nelle pratiche quotidiane dell’azione politica: diciamo che, nonostante le intenzioni, ce la siamo persa per strada. E deve tornare ad esserlo, una priorità, bisogna riacchiapparla per diventare effettivamente un paese civile.

Vediamo dunque chi convince di più il mio incerto interiore sui temi della scuola, del diritto allo studio, dell’istruzione fra Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Matteo Renzi.

Nota iniziale: non prendo nemmeno in considerazione i programmi di Laura Puppato e Bruno Tabacci. Credo che la Puppato sia una donna straordinaria che stia correndo per la battaglia sbagliata. Se il punto è la presenza femminile, diventa una battaglia di testimonianza. Lei doveva essere il candidato del Pd alla Regione Veneto, per liberarci definitivamente della Lega anche lì. O almeno provarci. Così prenderà il 2% e sarà bruciata. Il mio voto non cambierebbe la questione. Bruno Tabacci è una persona serissima; su molte cose però non siamo d’accordo. Lo vedrei bene come ministro. Prenderò solo in considerazione i candidati che.. uhm, potrei votare. 

Oh, ragassi, volevate mica una cosa precisa. 

Iniziamo con il programma del segretarione, l’uomo di Bettola. Quando si trattò di essere incerti su chi votare al congresso del Pd, tirai fuori una definizione di Pierluigi Bersani che ebbe una certa fortuna: è come il Tg3. Solido, rassicurante, genericamente affidabile ma concretamente generico. E’ bello vedere che, anni dopo, ben poco è cambiato. La sezione del programma sulla scuola del candidato Bersani si chiama “Saperi” e sarà lunga al massimo 100 parole. Gli impegni concreti, se così si può dire, sono tre.

È necessario un piano straordinario contro la dispersione scolastica, misure per il diritto allo studio e investimenti sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione. CREDIAMO NEL VALORE UNIVERSALISTICO DELLA FORMAZIONE, DELLA PROMOZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA E DELLA RICERCA DI BASE IN AMBITO UMANISTICO.

Quindi, riportare i pischelli a scuola, “misure per il diritto allo studio e investimenti per ricerca e innovazione”. Wow, ganzo: a scrivere una roba del genere ci riuscivo pure io. Sarà anche “solo una delle 10 idee”, non sarà un programma preciso: e allora, che dovremmo dire? Tutto condivisibile e molto giusto. Però manca un come, manca un quando, manca un dove-trovi-i-soldi. Mancano cose ancor più avanzate del banale “diritto allo studio”: una scuola partecipata, democratica, più potenza alle rappresentanze studentesche, una scuola come luogo di comunità, un ragionamento senza paraocchi sulla didattica italiana, sulla classe docente, sul ritmo vitale dello studente italiano costretto a mostruose ore di libri quando la pedagogia moderna e sperimentale dice ormai con forza che la strada da prendere sarebbe un’altra… Non vorrei essere severo: so che se/quando Pierluigi Bersani sarà al governo, l’Italia sarà un posto migliore e l’istruzione sarà al centro dei pensieri del nuovo esecutivo. E avremo scuole di qualità e università competitive. Ma qui c’è solo un incerto che legge i programmi, e se legge questo trova poco. Segretà, sarebbe 5

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1 Response to “Gli studenti, le manifestazioni e le primarie del diritto allo studio”



  1. 1 Fiscal compact on my mind « D-Avanti Trackback su 14 gennaio 2013 alle 6:01 pm

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