Archivio per 9 novembre 2012

Cambiare davvero

Da quando Barack Obama ha conquistato la sua straordinaria seconda vittoria elettorale giorni fa, continuo a scervellarmi tentando di capire cos’è che voglio dire in proposito, perché mi sembrava una cosa importante. Avevo pensato di scrivere un articolo su quanto fosse immensamente un eroe, Obama; su quanto fosse splendido vivere in un mondo in cui è arrivato lui, quell’altra spaccatutto della moglie, in un mondo in cui quei quattro si abbracciano dentro la Casa Bianca.

C’è anche questo, ma poi ho deciso che mi sembrava un po’ banale e inutilmente celebrativo. E allora ho visto sul New York Times i flussi elettorali che hanno portato Obama alla rielezione, e ho capito dov’è stato il vero miracolo; perché il Presidente ha vinto per la seconda volta con un margine più che apprezzabile in un paese in cui, a ben vedere, l’intera base elettorale che lo aveva votato con convinzione nel 2008 gli ha,oggi, parzialmente voltato le spalle. Le frecce che da blu diventano rosse sono più che esplicative della situazione. Eppure Obama ha vinto, e di nuovo. Chi aveva votato a sinistra ha votato a destra, ma non abbastanza. Il partito Repubblicano non è stato abbastanza forte per invertire la rotta. Obama è andato troppo avanti.

Il che vuol dire che Barack Obama nel 2008 ha vinto due volte. Ha raccolto, nel 2008, un paese ridotto in macerie, lo ha sollevato e ha fatto un salto così lungo che quattro anni dopo, anche con un discreto (ma non ottimo) corridore, e nonostante qualche inciampo, non ce la si è fatta a raggiungerlo; e anzi, visti sopratutto i risultati di alcuni referendum fra i più liberal che si fossero mai visti in America, c’è da pensare che alcune conquiste siano ormai da dare per acquisite.

Ho pensato così, che quel che voglio dire è che serve una cosa del genere anche in Italia. Ma no, “l’Obama italiano”; quelle sono cretinate da giornalisti in cerca del titolo. Serve qualcuno in grado di simboleggiare la riscossa forte di un’idea che viaggi sui tempi lunghi; che indichi un nuovo modello di paese, di convivenza civile, di tessuto dei rapporti. Qualcuno che ci dica qualcosa di importante e di coraggioso, talmente folle in apparenza da aver di che dire, dopo, “ci avevano detto che questo giorno non sarebbe mai arrivato”.

C’è il centrosinistra italiano che si prepara a vincere le elezioni. O almeno, è quello che dovrebbe fare. Io, ancora una volta, sono indeciso; perché non vedo quel coraggio di proporre una visione lunga e radicale nemmeno in chi dice di averlo, e di volerla dare. Credo che non basti una riorganizzazione di questo paese, una limatura qui e lì; credo che ci voglia una rivoluzione dei costumi. Un’elaborazione collettiva di un’epoca che ci ha distrutto, che ha traumatizzato i rapporti umani fra le persone, che ha corrotto i cuori dei giovani in un modo che non credevo di poter immaginare – e li vedo, i ragazzi, li vedo; che ci ha insegnato che in fondo in fondo è bello essere cattivi, furbi, egoisti. Serve qualcuno che ci prenda per mano e ci porti a cambiare davvero, perché noi non ne siamo più capaci.

Come l’altra volta, sono indeciso. Nelle prossime settimane, come quando sono stato indeciso alle primarie del Partito Democratico, leggerò i programmi e li commenterò qui, fino a farmi un’idea su chi andare votare. In realtà, un mezzo piano già ce l’ho, ma non so se reggerà alla prova delle idee. Faremo in modo di vedere, insieme, ciò che questa gente ha da dire.

Sperando che basti per cambiare davvero.


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