
Matteo Salvini su Facebook esulta: “Oltre 2mila visite in un giorno per www.vieniafirmare.com“. Evviva! Il nuovo corso della Lega che dà voce ai cittadini, gli consegna lo scettro. A quelli del nord, ovviamente. Chiamati a firmare, e a decidere, su tre referendum proposti dalla Lega. Depositati in Cassazione dalla Lega. Fanno sul serio, insomma.
Talmente sul serio che valeva la pena, per loro, fermarsi un secondo e soffermarsi su quel che stanno proponendo. In tutte le piazze della Lombardia il 20 e il 21 ottobre la Lega Nord metterà in piedi dei banchetti per chiedere ai cittadini lombardi di pronunciarsi su tre referendum palesemente e manifestamente incostituzionali. Li avevano annunciati lo scorso settembre e qualcuno aveva provato a fargli notare che erano fuori da ogni minima razionalità e praticabilità all’interno del sistema della nostra Carta.
Potevano portarli avanti comunque; potevano rivendicare che loro della Costituzione non sanno che farsene e celebrarli ugualmente, presentandoli poi come il grande momento politico dell’estate di quel che è. E invece hanno fatto marcia indietro: nella versione di cui Salvini si vanta, i quesiti sono tre, e sono stati ufficialmente depositati in Cassazione.
Si tratta di tre proposte di legge di modifica costituzionale di iniziativa popolare, figura di per sé un po’ ambigua ma (difficilmente) praticabile: ci sono dei precedenti, un po’ tirati per la giacchetta, mai diventati legge ovviamente. I costituenti, dell’ipotesi che il popolo potesse proporre una modifica costituzionale, non erano convintissimi: materie da ponderare con calma e da affidare alla saggezza dei politici, credevano. Poi le cose sono cambiate e ora la saggezza dei politici è finita nascosta dietro una maschera da maiale, vabbeh. Al di là di questi tecnicismi, vediamo cosa dicono questi referendum: due di essi, spero di non sbagliarmi, mi sembrano palesemente incostituzionali; il terzo, so’ sicuro, è semplicemente dannoso e inutile.
- Il primo refendum, quello per “tenere le tasse in Lombardia”, dice ben di più di quanto non appaia. La proposta è quella di dare la possibilità alle regioni, sotto impulso dei cittadini mediante un referendum, di costituire “Comunità autonome”, sorta di federazione di regioni che avrebbe a disposizione sempre obbligatoriamente i 3/4 delle imposte locali, vincolate al territorio da norma costituzionale. Il problema è che questa modifica puzza di incostituzionalità lontano un miglio: sì, le riforme costituzionali possono essere incostituzionali, quando si va ad inserire un elemento di irrazionalità all’interno della Carta. E siccome l’articolo 5 dice che la Repubblica è “una e indivisibile”, la possibilità
data alle regioni di federarsi di andare a creare la Padania, sostanzialmente, non sembra molto compatibile.
- Il secondo referendum chiede al presidente della Repubblica di indire, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge costituzionale, un referendum che impegni il parlamento europeo (!!). “Ritenete voi che il Parlamento Europeo debba redigere un progetto di revisione degli attuali Trattati Europei (Trattato sull’Unione europea e Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), da sottoporre alla definitiva approvazione degli organi competenti, che preveda un’Unione Europea intesa come Unione Democratica e Federale dei Popoli e delle Regioni e non come mera associazione di Stati?”, dice la Lega. Il problema è che questo non ha davvero nessun senso: i referendum nel nostro paese sono soltanto abrogativi. Il governo non può dare mandato al presidente del Consiglio di indire un referendum che impegni il Parlamento europeo. Semplicemente, non si può fare. C’è la proposta di legge europea, che con un milione di firme chiede alla commissione di mettersi in moto per proporre un atto legislativo nei campi in cui l’Unione ha competenza legislativa; come si capirà, è un’altra cosa. Ma la Lega può certamente accomodarsi a spiegare a quelli di Amburgo quanto il loro referendum sia necessario per l’Europa dei popoli; o bussare a tutte le case della Lombardia e prendersi altrettanti insulti. In ogni caso, anche qui il popolo può chiedere alla Commissione di presentare un atto legislativo, non un progetto di revisione dei trattati. Quindi…ehm…
- Rimanendo sul secondo referendum, è interessante notare questo comma in merito al finanziamento della propaganda per questo immaginario referendum.Le facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici
rappresentati in Parlamento e ai comitati promotori di referendum sono estese
anche agli enti e alle associazioni aventi rilevanza nazionale o che comunque
operino in almeno due regioni e che abbiano interesse positivo o negativo
verso la formazione dell’unità europea e il sostegno e la promozione
dell’Europa comunitaria.Ecco che cosa vogliono: soldi. E spazi pubblicitari. Con questo comma si autorizzerebbero generiche “associazioni di rilevanza nazionale” non meglio identificate ad entrare in tv e ad usufruire delle comunicazioni istituzionali. Mica male.
- Il terzo referendum, pur ammissibile da un punto di vista formale, è dannoso e pericoloso. La Lega vuole introdurre la possibilità di abrogare le leggi fiscali per referendum, dunque di modificare l’articolo 75 della Costituzione per ammettere il referendum fiscale. Come a dire che qualsiasi legge d’imposizione che il popolo non gradisca può essere abrogata in maniera plebiscitaria.
I referendum, le proposte e le intenzioni parlano da soli. Né mi stupiscono. Mi stupisce che siano stati presentati come referendum: se con la Costituzione vi ci pulite il sedere, non potete poi pensare di giocare alle sue regole. Almeno leggetela prima: al bagno, pure. Magari imparate qualcosa.