Archivio per ottobre 2012

Convinzioni

Quel che mi sorprende di più nel ritorno di Silvio Berlusconi non è l’ipotesi, spero e credo peregrina, di ritrovarcelo…vabé, avete capito. Mi disturba un film che mi sono fatto, e che mi pare abbastanza realistico.

Berlusconi, anche se lo nega, si ritira dalla politica il giorno prima dell’arrivo della sentenza per Mediaset-Diritti Tv; poi lo condannano, e, offeso, torna in campo. A me questo fa pensare che lui creda veramente  di essere vittima di un complotto dei giudici; che non sia solo un argomento di propaganda. Che lui abbia pensato di fare “la mossa” del ritiro pensando che questo avrebbe convinto i giudici ad assolverlo. Che lui pensi davvero che un suo comportamento possa o non possa influenzare il decorso della giustizia sulla sua testa; così, strizzando l’occhio, ha pensato di proporre un gentlemen’s agreement alla magistratura. Siccome loro non hanno accolto il patto, e l’hanno condannato, hanno giocato sporco e allora gli accordi saltano, si torna in campo e sarà sangue sul pavimento.

Il fatto che semplicemente la giustizia abbia fatto il suo corso non sfiora nemmeno la sua mente. Ritiro o non ritiro. Che ci siano prove, documenti, fatti e faldoni contro di lui. Niente. Pover’uomo.

Imbarazzo

 

Dopo le motivazioni della sentenza Sallusti, si attendono manifestazioni di imbarazzo da parte del procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. Quest’ultimo, dopo la diffusione del dispositivo che condannava il giornalista per diffamazione, disse che la sentenza poteva essere agevolmente sospesa non avendo Sallusti “precedenti penali”.

In effetti su Wikipedia condanne non risultano, ma Corte Suprema invece scrive che la pena irrogata a Sallusti è perfettamente lecita in ragione dell’articolo 133 che impone al giudice di tener conto, nella determinazione della pena, anche di eventuali recidive. Nella sentenza questi precedenti sono chiamati con nome e cognome: Sallusti avrebbe sulle spalle 7 sentenze per diffamazione, di cui 6 disposte per omesso controllo dei suoi giornalisti. Giustificazione portata dai legali del direttore del Giornale: “Capita, ai giornalisti”.

Già, ma la Corte ha deciso che come giustificazione non sta in piedi. Ora capisco perché Sallusti ha affermato di “non voler usufruire” delle pene alternative che Bruti Liberati gli suggeriva: non avrebbe in ogni caso potuto. E’ recidivo, oppure ha sbagliato la Cassazione. Difficile, no?

A come atrocetà, doppia T come terremoto e traggedia

Sono arrivati i barbari sognanti.

Maroni ieri sera doveva fare un comizio in una sala nel centro di Milano, in migliaia ad attenderlo, molte domande pronte sul caso Formigoni. Maroni però non èarrivato. Scusa ufficiale: a Roma le trattative sono andate per le lunghe. Ragione vera: difficile spiegare i perché di una retromarcia a un popolo che ancora un giorno fa credeva che la Lega avesse dato il benservito al Celeste. Così Matteo Salvini, mentre arrivava alla sala per prendere il posto di Maroni faceva gli scongiuri: «Se mi va bene vengo via con qualche fischio».

Dopo la proposta mandata in giro per le piazze di tre referendum palesemente incostituzionali, la Lega Nord del nuovo corso, quella delle persone serie Salvini e Maroni, svela la sua vera identità: poltronari doc. La ricostruzione del Messaggero mostra Maroni ridotto ai minimi termini da Formigoni, che gli fa notare come la Lega scivolerebbe a percentuali da Basilicata se si andasse al voto subito; i verdi conquistadores così acconsentono a tenere in vita una giunta eletta con i voti della mafia (eletta con i voti della mafia) pur di strappare una nuova legge elettorale che gli consenta di essere “ago della bilancia”. Quando si dice la politica delle idee e dei grandi ideali, della schiena dritta e de “la Lega con certa gente non ha nulla a che fare” c’è chi fa subito un passo avanti, vedo.

Letture da bagno

Matteo Salvini su Facebook esulta: “Oltre 2mila visite in un giorno per www.vieniafirmare.com“. Evviva! Il nuovo corso della Lega che dà voce ai cittadini, gli consegna lo scettro. A quelli del nord, ovviamente. Chiamati a firmare, e a decidere, su tre referendum proposti dalla Lega. Depositati in Cassazione dalla Lega. Fanno sul serio, insomma.

Talmente sul serio che valeva la pena, per loro, fermarsi un secondo e soffermarsi su quel che stanno proponendo. In tutte le piazze della Lombardia il 20 e il 21 ottobre la Lega Nord metterà in piedi dei banchetti per chiedere ai cittadini lombardi di pronunciarsi su tre referendum palesemente e manifestamente incostituzionali. Li avevano annunciati lo scorso settembre e qualcuno aveva provato a fargli notare che erano fuori da ogni minima razionalità e praticabilità all’interno del sistema della nostra Carta.

Potevano portarli avanti comunque; potevano rivendicare che loro della Costituzione non sanno che farsene e celebrarli ugualmente, presentandoli poi come il grande momento politico dell’estate  di quel che è. E invece hanno fatto marcia indietro: nella versione di cui Salvini si vanta, i quesiti sono tre, e sono  stati ufficialmente depositati in Cassazione.

Si tratta di tre proposte di legge di modifica costituzionale di iniziativa popolare, figura di per sé un po’ ambigua ma (difficilmente) praticabile: ci sono dei precedenti, un po’ tirati per la giacchetta, mai diventati legge ovviamente. I costituenti, dell’ipotesi che il popolo potesse proporre una modifica costituzionale, non erano convintissimi: materie da ponderare con calma e da affidare alla saggezza dei politici, credevano. Poi le cose sono cambiate e ora la saggezza dei politici è finita nascosta dietro una maschera da maiale, vabbeh. Al di là di questi tecnicismi, vediamo cosa dicono questi referendum: due di essi, spero di non sbagliarmi, mi sembrano palesemente incostituzionali; il terzo, so’ sicuro, è semplicemente dannoso e inutile.

  • Il primo refendum, quello per “tenere le tasse in Lombardia”, dice ben di più di quanto non appaia. La proposta è quella di dare la possibilità alle regioni, sotto impulso dei cittadini mediante un referendum, di costituire “Comunità autonome”, sorta di federazione di regioni che avrebbe a disposizione sempre obbligatoriamente i 3/4 delle imposte locali, vincolate al territorio da norma costituzionale. Il problema è che questa modifica puzza di incostituzionalità lontano un miglio: sì, le riforme costituzionali possono essere incostituzionali,  quando si va ad inserire un elemento di irrazionalità all’interno della Carta. E siccome l’articolo 5 dice che la Repubblica è “una e indivisibile”, la possibilità data alle regioni di federarsi   di andare a creare la Padania, sostanzialmente, non sembra molto compatibile.
  • Il secondo referendum chiede al presidente della Repubblica di indire, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge costituzionale, un referendum che impegni il parlamento europeo (!!). “Ritenete voi che il Parlamento Europeo debba redigere un progetto di revisione degli attuali Trattati Europei (Trattato sull’Unione europea e Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), da sottoporre alla  definitiva approvazione degli organi competenti, che preveda un’Unione  Europea intesa come Unione Democratica e Federale dei Popoli e delle Regioni e non come mera associazione di Stati?”, dice la Lega. Il problema è che questo non ha davvero nessun senso: i referendum nel nostro paese sono soltanto abrogativi. Il governo non può dare mandato al presidente del Consiglio di indire un referendum che impegni il Parlamento europeo. Semplicemente, non si può fare. C’è la proposta di legge europea, che con un milione di firme chiede alla commissione di mettersi in moto per proporre un atto legislativo nei campi in cui l’Unione ha competenza legislativa; come si capirà, è un’altra cosa. Ma la Lega può certamente accomodarsi a spiegare a quelli di Amburgo quanto il loro referendum sia necessario per l’Europa dei popoli; o bussare a tutte le case della Lombardia e prendersi altrettanti insulti. In ogni caso, anche qui il popolo può chiedere alla Commissione di presentare un atto legislativo, non un progetto di revisione dei trattati. Quindi…ehm…
  • Rimanendo sul secondo referendum, è interessante notare questo comma in merito al finanziamento della propaganda per questo immaginario referendum.Le facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici
    rappresentati in Parlamento e ai comitati promotori di referendum sono estese
    anche agli enti e alle associazioni aventi rilevanza nazionale o che comunque
    operino in almeno due regioni e che abbiano interesse positivo o negativo
    verso la formazione dell’unità europea e il sostegno e la promozione
    dell’Europa comunitaria.Ecco che cosa vogliono: soldi. E spazi pubblicitari. Con questo comma si autorizzerebbero generiche “associazioni di rilevanza nazionale” non meglio identificate ad entrare in tv e ad usufruire delle comunicazioni istituzionali. Mica male.
  • Il terzo referendum, pur ammissibile da un punto di vista formale, è dannoso e pericoloso. La Lega vuole introdurre la possibilità di abrogare le leggi fiscali per referendum, dunque di modificare l’articolo 75 della Costituzione per ammettere il referendum fiscale. Come a dire che qualsiasi legge d’imposizione che il popolo non gradisca può essere abrogata in maniera plebiscitaria.

I referendum, le proposte e le intenzioni parlano da soli. Né mi stupiscono. Mi stupisce che siano stati presentati come referendum: se con la Costituzione vi ci pulite il sedere, non potete poi pensare di giocare alle sue regole. Almeno leggetela prima: al bagno, pure. Magari imparate qualcosa.


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