Archivio per maggio 2012

Fra le righe

…e poi arriva uno che legge il tutto con molta più attenzione.

Il convegno di studio organizzato dalla rivista “Scout-Proposta educativa” nel novembre scorso si inserisce in questa traiettoria per portare la Chiesa ad abbandonare posizioni fossilizzate. Bisogna leggere attentamente ogni riga delle relazioni pubblicate in questi giorni – perché lo stile è necessariamente prudente data l’aria che tira ai vertici della Chiesa – ma è evidente il tentativo di sdoganare la presenza gay anche all’interno del movimento scout cattolico.

Al convegno uno dei relatori, il domenicano padre Francesco Compagnoni, ha sostenuto la posizione ufficiale vaticana ricordando che le Scritture condannano le relazioni omosessuali come “gravi depravazioni” e comunque sono atti “intrinsecamente disordinati”. Perciò un capo scout gay rappresenterebbe un “problema educativo”. Eppure anche Compagnoni traccia una differenza tra il capo, che è gay ma non lo dice, e l’omosessuale pubblicamente dichiarato.

Sono contorsioni, ma fino a poco tempo fa era anche la dottrina ufficiale dell’esercito americano dove l’omosessualità era vietata e quindi vigeva la regola “Don’t ask, don’t tell”: le gerarchie militari non chiedano, i soldati non dichiarino.

Più nette in direzione di una visione riformata della questione omosessuale sono le altre due relazioni, che aprono la strada nel campo dell’associazionismo cattolico ad un’accettazione sdrammatizzata dell’orientamento omosessuale. Manuela Tomisich, docente all’università Cattolica di Milano, sottolinea: “Costruire la propria identità attraverso una serena attenzione alla dimensione della sessualità – sottolinea – rende possibile esprimere la propria unicità e riconoscersi nella propria scelta”

Nessuna demonizzazione, quindi. Più chiaro ancora l’ex dirigente scout e psicoterapeuta Dario Contardo Seghi: “Le tendenze sessuali intime dei capi non sono criteri di selezione… Possiamo avere un capo con tendenze omosessuali bravissimo e capace e uno eterosessuale con limiti tali” da non affidargli un gruppo. Meglio, comunque, un capo scout gay, che mantenga la sua privacy senza coming out.

È il prezzo perché l’Agesci faccia passi in avanti. Ma sono da attendersi ruvide reazioni vaticane.

Un arcobaleno di anime

Alcune cose scritte al volo dopo che l’associazione è improvvisamente finita sulla prima pagina di Repubblica per la pubblicazione gli atti del Convegno organizzato a Roma su “Scoutismo e Omosessualità”.

In primo luogo va detto che la questione è all’ordine del giorno in maniera sotterranea da molto tempo nei discorsi fra i capi. Se ne parla, non se ne parla, non si sa cosa dire. Le parole d’ordine di accoglienza che quotidianamente (senza retorica) cerchiamo di professare stridono con un magistero che con le sue affermazioni nette e, credo di poter abbozzare una statistica, non condivise appieno da moltissimi capi in servizio, se applicato acriticamente ci imporrebbe un fardello che sento (sentiamo?) di non poter portare con serenità. Ed è per questo che ci interroghiamo, discutiamo, su come poter comporre questo conflitto e riuscire ad essere, ancora una volta, nella Chiesa voce critica e viva non rinunciando ad essere sentinelle di frontiera come ci piace essere, e come dobbiamo essere.

Secondo, ma più importante del primo. Conosco ragazzi omosessuali che hanno percorso il sentiero dell’associazione. Poi ne sono usciti, per scelte personali. Ma in nessun caso sono stati discriminati, influenzati, maltrattati, e so che conservano un ricordo sostanzialmente positivo dei loro anni con il fazzolettone. Non scherziamo.

Il pdf che è stato messo online da Repubblica, gli atti, dicevamo, del convegno, contiene le opinioni di un sacerdote, di uno psicologo e una docente che parlano ad una platea non foltissima, in un evento che si è tenuto lo scorso novembre. So che suona un po’ da difesa d’ufficio di bassa lega, ma è comunque vero e giusto dire che le frasi shock che vengono riportate da Repubblica non appartengono ai capi lì presenti, ma ai conferenzieri che hanno portato il loro modo di vedere le cose – che possiamo condividere o non condividere, e io, preso in blocco, non lo condivido. Il parere dei capi, e dunque dell’associazione, è in formazione e in divenire, come si legge in fondo al Pdf dove i gruppi di lavoro riferiscono del loro dibattito seguente al convegno. Alcuni stralci interessanti che evidenziano una situazione ben più complessa di quella riportata da Repubblica.

Il tema dell’omosessualità all’interno del ruolo educativo è sicuramente un’emergenza per la nostra Chiesa e probabilmente come Agesci possiamo/dobbiamo “dire la nostra” al Magistero. Qualcosa che vada oltre la comprensione o la semplice polarità accettazione/rifiuto del problema.

Ancora.

Ci siamo confrontati a partire dalle relazioni ascoltate e abbiamo concordato su alcuni aspetti, pur essendo presenti all’interno del gruppo posizioni differenti.

E così via.

Nel gruppo abbiamo condiviso abbastanza uniformemente che un/una capo che ha un orientamento omosessuale, purché viva questa sua condizione in modo casto, secondo gli orientamenti indicati dal magistero, può certamente fare il quadro e il formatore, cioè avere a che fare con altri capi, anche avendo dichiarato il proprio orientamento. Alcune perplessità insorgono relativamente al servizio con i ragazzi. Nel gruppo queste perplessità sono state focalizzate in due concetti, non da tutti condivisi

Preciso che la castità, se non sbaglio, viene proposta anche alle coppie eterosessuali: si intende, non prima di un progetto di amore stabile e così via; è uno stile della relazione. Il tema dunque è oggetto di forte dibattito e le posizioni – dirlo non è il provare ad alzare una diga che tanto non reggerebbe, ma empirica verità – sono tante ed articolate.

Sta di fatto però che il tema ora è sul tavolo del dibattito nazionale, e ci è finita è in questo modo un po’ tranchant. E passando a difendere il lavoro di Pasqua e di Repubblica, non credo che ora ci potremo rifugiare dietro le formule da comunicato stampa della “notizia strumentalizzata” o “comunicazione incompleta”. E’ vero che “solo” di un convegno si è trattato, ma da quello che appare, è stato un convegno abbastanza monovoce – nel senso che le posizioni erano più o meno tutte convergenti sulla stessa linea. E questo, da associato mi permetto di dire che non m’appare essere il modo corretto di formare un’opinione completa: sono però sicuro che presto saranno organizzati altri convegni che ci spieghino come possiamo, invece,  trovare il nostro passo sulla strada stretta dell’accettazione nel Magistero, verso il quale non abbiamo mai risparmiato critiche e prese di posizione anche “di frontiera”, come d’altronde il Patto Associativo ci richiede di fare. Per cui, non capirei perché proprio questo specifico punto debba essere accettato in blocco.

Da giornalista,poi, anche io avrei pensato che questo unisono un po’ puzzasse: e quindi, si scrive. Ma se si voleva evitare questo effetto, una strada c’era. E mi vengono in mente alcune domande, che mi permetto di porre, non retoricamente. Perché il convegno si è tenuto a novembre, ma gli atti sono usciti ad aprile? Perché sul sito ufficiale dell’associazione non è stata data rilevanza alla pubblicazione degli atti, che sono stati semplicemente caricati nella cartella download, precisamente dentro la cartella (un po’ per addetti ai lavori, per capi particolarmente ligi ed interessati: non è bello e non è un vanto, ma è così) che raccoglie i documenti dei lavori in corso sul cosiddetto progetto nazionale? Non c’è nulla di male ad essere in cammino e a formarsi un’opinione sentendo le varie a disposizione e scegliendo poi quella che ci sembra la migliore: questo è l’insegnamento più importante che mi ha lasciato il mio carteggio con Giovanni che verteva anche sul tema dello scoutismo e dell’omosessualità, ormai anni fa. Se questo convegno era, come era, un passo del nostro cammino di approfondimento su un tema spinoso e decisivo, non si capisce perché al pari di tante altre iniziative non sia stato evidenziato a tempo debito. Primo, perché se è vero che molti capi hanno sul punto un’idea confusa e disin-formata, avere a disposizione questi testi poteva essere uno strumento di confronto interessante.

Secondo, perché caricare senza annunciare (e, dunque, spiegare) è risultato essere, purtroppo, un problematico autogoal. Perché Marco Pasqua o chi per lui ha giustamente trovato questi documenti disponibili ma, permettetemi, un po’ nascosti, e ha scritto il pezzo: e ora probabilmente arriveranno dal Nazionale i consueti comunicati di precisazione che, come al solito, lasciano il tempo che trovano. Dopo lo scandalo che vede protagonista Luigi Lusi, con Rutelli che va in giro a dire “ci era stato presentato come uno scout”, “per noi tutti era bravo come uno scout”; dopo le notizie di discriminazione e di esclusione di persone LGBT che arrivano da oltreoceano, davvero non c’era bisogno di un inciampo del genere. Qualche famiglia, forse, potrebbe fare due più due e iniziare a chiedersi se fa bene ad affidarci i figli; e qualche capo potrebbe pensare che questo non sia più il suo posto.


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