Il problema di Renzi (e di chi vuole cambiare il Pd)

Matteo Renzi ha vari pregi, davvero molti: per chi è, per come si pone e per quello che fa, per il Pd e per l’Italia; tutto davvero meritorio. Su questi non mi concentro perché a mio parere sono evidenti.

Matteo Renzi, la sua operazione, e la sua intenzione, per come l’ho capita io, non sono invece privi di problemi.

Il primo problema è ciò che succede a tutti quelli che, nel Pd (non nella sinistra, nel mondo, nella vita: nel Pd. Nel partito della sinistra italiana erede della storia e della trazione di quel tipo di sinistra), tentano di saltare la fila. Perchè io non dimentico che prima di Renzi e della Leopolda c’era Civati, e prima ancora c’è stato Ignazio Marino, e poi ci fu la Serracchiani, e prima ancora c’erano quelli di Piombino, e prima ancora c’era quella che ormai è la nonna di tutte queste esperienze – ovvero, iMille. E’ insieme bello e terribile dire che quelle riunioni, quelle idee e quei fermenti hanno dato questi frutti: terribile perché l’ispirazione originale che quel momento aveva avuto era stata formalizzata da Marco Simoni quasi 3 anni fa: si tratta sempre e ancora di “uccidere il padre”. E io non dimentico – perché c’ero – che allora, all’assemblea dei Mille, venne Veltroni e prese la parola e ci disse:  “Uccideteci pure, ma non diventate come noi”. Ecco, è quello che ha detto Bersani, no? “Siamo a disposizione, i giovani facciano, prendano il loro posto, ma senza scalciare”. Certo: perché se arrivi “da fuori”, se non sei uno della fila, e ti permetti di parlare, un modo per farti stare zitto lo trovano, di sicuro; e questo è un lamento che sono sicuro in molti, fra le persone che leggeranno il post (forse) condivideranno, ricordando i propri episodi personali.

Perché alla base di questo tipo di esperienze c’era quello che Francesco Costa diceva, ogni tanto, e che cioè “solo in Italia c’è questa cultura della gavetta, per cui tu devi stare al posto tuo un po’ di tempo”. Ecco: tutti questi fermenti, queste positive iniziative, si vanno inevitabilmente a scontrare con un cuore pulsante apparentemente indistruttibile di un partito che pretende il rispetto della fila. Perché dopo Fassino ci fu Veltroni, quello a cui “misero il cerino in mano” – Zoro, ricordate? – e poi guarda caso arrivò Bersani, perché bisognava ricominciare a guardare il Tg3 e smetterla con queste americanate. Tornare in fila.

Il problema di Renzi è che esiste, in Italia, nella sinistra, uno zoccolo duro di abitudini, intrecci, legami, pratiche politiche che comunque vada garantisce quel 20% di voti a livello nazionale utili alla sopravvivenza dignitosa. Da ciò deriva che il problema di Renzi, e di tutta questa gente piena di buone intenzioni, è che si rapporta con persone che non hanno – ahem – niente da perdere nel non ascoltare, imparare, cambiare. E sono molto furbi: quando un’esperienza innovativa raggiunge una massa critica tale da non essere più ignorabile, viene non marginalizzata, ma reindirizzata. “Bravo questo ragazzo, facciamogli fare x”: dove x non è mai “il candidato di punta a qualcosa di importante” – ciò che, con le dovute premesse, alla fine è successo a Zapatero in Spagna. Si fa di tutto, e ci si riesce sistematicamente, a tenere fuori le energie innovative dalla stanza dei bottoni: che è invece l’unico posto in cui bisognerebbe che esse andassero. Gramsci, no?

E non biasimo chi ha accettato e chi si sente gratificato e soddisfatto da una candidatura a Bruxelles piuttosto che ad una vicepresidenza, perché è comunque un riconoscimento di importanza e di lavoro svolto, un primo passo, “ce l’abbiamo fatta”, poi si vede. Come al solito, calato dall’alto, ma ci si sente di aver conquistato qualcosa per la quale si è duramente lottato, e rifiutalo tu se sei tanto bravo. Purtroppo, però, per ora ha dimostrato di non bastare.

Il problema di questa gente, di noi che vorremmo essere innovatori, è che la buona volontà ce l’abbiamo, perché ce l’abbiamo avuta tutti, l’idea di di mettersi in gioco e dire: “Le cose stanno così? Bene: mi metto in gioco, ci metto impegno e alla fine qualcosa cambierà”. Ma il problema, il dannatissimo problema, è che tutto questo deve cambiare in fretta, e perché questo succeda – in fretta – è necessaria l’onestà intellettuale della controparte: e la fila, a quelli che pensano che l’Italia debba cambiare molto in fretta, li fa andare via; fa in modo di annoiarli, logorarli, ucciderli. Cosa è successo – invece –  in Inghilterra al partito Laburista? Gordon Brown ha perso: se n’è andato lui. Poi hanno fatto il congresso, hanno eletto il più pischello di tutti, il quale è salito sul palco e ha detto: “Da questo momento una nuova generazione prende il controllo del partito”. E non è che a Ed Miliband l’hanno votato i Renzi d’Inghilterra o i Civati di Manchester: l’hanno votato i vecchi, per la precisione i sindacati. Saranno stati ovviamente ben rassicurati nei punti giusti: ma secondo voi, la Camusso, o Landini, Fassino, toh, pur davanti a un programma politico condivisibile, fra Bersani e Civati, chi scelgono? Su, dai, non scherziamo.

In parte questo problema è stato risolto dalla dirompente idea delle primarie: ma in questo caso il dato è che, siccome la politica ha sempre una sua razionalità, davanti alla scelta del giovane emergente, o con proposte moderne, davanti alla novità dirompente,anche il popolo ha dimostrato di voler seguire il pastore. Votando, guarda caso, il rassicurante candidato dello zoccolo duro, quello che – come il Tg3 – è sempre, e di diritto, primo in fila.

[Non ho nulla contro il Tg3: è una calzante metafora che mi venne tempo fa]

Il che ci porta dritti al secondo problema di Renzi, questa volta solo suo, che è molto più articolato; e che muove dall’editoriale di Alessandro in tema. Visto che tanto questi Big Bang, piuttosto che queste Piazze Maggiori, non danno fastidio a nessuno – perché a nulla servono, tanto sempre con chi dirige la fila devi poi andarti a rapportare per entrare nella stanza dei bottoni – li si lascia fare, li si lascia parlare: tanto sono così carini, fanno questo divertente chiasso. Per esempio Renzi si è inventato (hahah: inventato. Ero lì, nel 2008, quando iMille chiesero a tutti di parlare per cinque minuti e Veltroni ne parlò tipo 15. Sempre, per dire, il rispetto) questa formula dei cinque minuti di chiacchiere libere. Ma in cinque minuti, come si fa a capire veramente cosa pensa un candidato alla presidenza del Consiglio, seppure ipotetico? In cinque minuti puoi convincere, ispirare, fare una buona impressione, colpire; non far sapere  a tutti la complessità e l’articolazione del tuo progetto globale per il paese.

No, perché, io non dimentico nemmeno Renzi alle Invasioni Barbariche che raccontava a Daria Bignardi di essere contrario sia alla regolamentazione delle coppie di fatto che al matrimonio omosessuale. Personalmente ho una posizione articolata sul tema, ma siamo sicuri che se al pubblico della Leopolda venisse esposto un manifesto con scritto : “Ah, fra l’altro, lo sapete che…”, in molti non si risentirebbero?

Il punto che tento di evidenziare è che le proposte politiche si dovrebbero coagulare ancora intorno ai temi, e non intorno alla quasi-triste-per-quanto-è-vera rabbia di una generazione esclusa da quelli che ti dicono: “Ma no, sostituiteci pure. Prima però fate questo, e questo, e questo questo e questo. Poi se ne riparla”.

Siamo ancora bloccati nel mezzo, non crediate.

4 Responses to “Il problema di Renzi (e di chi vuole cambiare il Pd)”


  1. 1 Gianluca Aiello 29 ottobre 2011 alle 10:08 pm

    Un pensiero chiaro e molto condivisibile.
    Siamo ancora in mezzo al guado e non credo ne usciremo a breve. Magari con un po’ di gavetta …

  2. 2 Marcolino 30 ottobre 2011 alle 3:34 pm

    tutta la pima parte del pezzo mi semba molto ‘interna’ e molto legata alla naturale estraneità del Pd al mondo della poltica (lo dico così brutale ma so che capisci a cosa alludo). L’ultima parte – per sintesi direi il tema dei “5 minuti” – secondo me è il nocciolo della questione.

    la rivoluzione del pd passa per le idee, i programmi. invertire non dico il modo di produzione esitente, ma almeno il modo di comunicare (che di questi tempi è la stessa cosa di una rivoluzione classica): prima i temi e poi i volti, può essere verament eil nuovo che vanza, chiunque lo guidi.

    ecco, su questo, quando vai a chiedere nello specifico, bene che ti vada vedi 36 programmi diversi nello stesso partito, oppure ti trovi una conformità al triste reale di oggi, che ti spinge a chiederti: ma allora a che cosa servono i partiti?

    i dibattito ‘giovani vecchi’ in verità cela: cambiare linea politica o coazione a ripetere. che sia un dibattito sterile è dimostrato dal fatto che questa maschera faccia fatica a cadere.

  3. 3 Corradino 23 dicembre 2011 alle 6:22 pm

    Forza Renzi ….. rottama più che puoi …. alle primarie saranto in tantissimi a a votarti, di sinistra e anche chi come me è di destra. Vogliamo il cambiamento!!!

    http://futuroelibertabenevento.blogspot.com/
    blog di Futuro e Libertà di Benevento. Vi aspettiamo numerosi


  1. 1 Domenicavoto.it è la sconfitta del Pd « D-Avanti Trackback su 29 novembre 2012 alle 6:20 pm

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