Archivio per ottobre 2010

Ruby e le matte risate

Crescere in questo paese e in questo momento storico è davvero un’occasione irripetibile per tutti noi.

Probabilmente racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti le risate matte che ci siamo fatti ieri, fra amici, raccontandoci e mimando, un po’, quella sera in questura a Milano in cui una ragazza marocchina particolarmente gnocca viene trattenuta dai poliziotti, poi arriva un’altra gnocca e dice “Ma no, quella è amica mia”, ma non gliela lasciano; poi arriva un’altra e dice “Lasciatela stare, la voglio adottare” – e i poliziotti, ancora perplessi, preferiscono soprassedere; poi chiama Berlusconi da Roma e dice “Rilasciatela, è la figlia del Menelicco!”. Poteva dire, ci siamo detti “è Rudolph la renna, serve a Babbo Natale, non potete trattenerla”: sarebbe stata più o meno equivalente, come scusa.

Sottofondo: la musichetta del Benny Hill Show. Applausi in sala, pubblico in delirio: vero cabaret del nuovo millennio. Davvero, fare il mio lavoro in qualche altro paese del mondo sarebbe decisamente meno divertente: se ci si dimentica che in quella sera, in quel luogo, sarebbero stati commessi almeno due reati, e la si prende per quello che è, ovvero la presa in giro di una vita vera e di uno Stato serio, la supercazzola permanente in cui viviamo dentro, c’è di che ridere.  E di gusto.

Campo minato

Va bene, allora: Lodo Alfano costituzionale.

Questa gente sta stuprando la Costituzione per inserire una norma che non esiste in nessun paese al-mon-do, che garantisca la sospensione dei processi finchè tizio, caio o sempronio, rinviati a giudizio, governano. Va bene: che facciano.

Una riforma costituzionale di questa portata mette con le spalle al muro la Corte Costituzionale, alla quale sarà impedito di intervenire – e spero che non salti fuori un modo per farle mettere bocca, perchè sarebbe un vero problema, da un punto di vista della situazione costituzionale: la Corte Costituzionale che trova un modo per fermare una modifica costituzionale. Eh no, non si può fare: un precedente pericolosissimo.

Ma c’è una procedura da seguire, per modificare la Carta: l’articolo 138 parla chiaro. E ci sono delle garanzie che la nostra – splendida – Costituzione, comanda di rispettare.

Insomma, cinque regioni che chiedono un referendum confermativo sul Lodo Alfano si trovano. Oppure, di certo, gli elettori che firmano. E andremo al referendum.

Qualcuno ha pensato cosa succederebbe se Berlusconi perdesse il referendum sulla legge che gli serve per non andare in galera? Se il popolo, che oggi, in un sondaggio, dichiara di ritenere importante una riforma del genere solo nel 7% del totale, lo sfanculasse? Credete che Berlusconi si fermerebbe qui?

E quale sarebbe il passo successivo? Qualcuno sa immaginarlo?

Pronto, qui è il Giornale…

C’è un dato, su questa storia del dossier Marcegaglia – che poi non è un dossier – ma vabbè, apparso sul Giornale. Ne stavamo parlando prima, a tavola.

Succede che un giornalista – il vicedirettore, mica uno – di detto quotidiano chiama una sua fonte, dicendogli che il giorno dopo sarà pubblicato un “superpezzo” supercritico superbomba sul datore di lavoro della fonte. La fonte, ricevuta la comunicazione, va nel panico. Anche se conosce il giornalista da, secondo il giornalista, 15 anni. Anche se conosce perfettamente il modo di scherzare del giornalista, ovvero anche se sa perfettamente che il giornalista è solito “cazzeggiare” amabilmente al telefono.

Il punto è il panico che si crea, non il dossier, neanche la – presunta – minaccia. Non l’attività giornalistica più o meno incisiva su un soggetto. Il punto è  che ormai, se mi chiama uno del Giornale per dirmi che hanno qualcosa su di me, io vado nel panico. Che cazzo c’hanno mo’ questi? Che hanno messo in piedi? Avranno scoperto che ogni tanto passo per le bancarelle del mercato e rubo le caramelle a forma di Coca-Cola? Avranno scoperto che a diciannove anni graffitavo i muri? Avranno scoperto che mio zio mi ha fatto avere un colloquio col direttore della sua banca? – per chi se lo stesse chiedendo, sono ipotesi generiche, non racconti personali. E’ come ricevere un avviso di garanzia dopo essere stati otto mesi ai caraibi, così, di punto in bianco. Per cui, il tizio va nel panico, chiama il capo, che va nel panico anch’esso; tutti nel panico, oddio, e mo’ che c’hanno? Che fanno? Allora il tizio impanicato chiama un suo amico, perché è parte della squadra del capo del giornalista, così che l’amico del capo trovi un modo per far chiamare il giornalista in questione e dirgli: “Aò, che cazzo state a fa’?”.

Dopo mesi di “metodo Boffo”, di character assasination serrata contro tutti i nemici del capo, di dossier fatti saltare fuori dai cassetti, qui rischia di saltare per aria il fondamentale principio di saggezza popolare: male non fare, paura non avere. Oddio, qualcuno mi sta osservando mentre mi guardo un porno? Sarò sbattuto in prima pagina e il paese intero discuterà di me? Che devo fare, stare fermo su una sedia tutto il giorno? E come riuscire a capire quando uno del Giornale mi chiama per cazzeggiare, e quando invece ha avuto la pietà di avvertirmi che hanno tarato la loro artiglieria sui miei errori di gioventù?


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