Archivio per settembre 2010

Salame

La verità è che voi, a Bossi, non lo capite. E il problema è molto più a monte – e, secondo me, molto più banale – di quanto si pensi. Il punto è, che lui, che i romani siano “porci”, lo pensa veramente. Ma lo pensa come Salvini pensa che sia opportuno cantare “Napoli Merda Napoli Colera”, ogni tanto: per loro è goliardia, inutile folklore. Cose che pensano ma non dicono, e che ogni tanto dicono ridacchiando. Dice: ma no, che vi offendete, Bossi parla così perchè così fa contenti i suoi elettori.

Appunto: questa è gente che ogni tanto deve ricordarsi di essere quella che sputava ai terroni. Così, ogni tanto, una cantata se la fanno, fra rutti e vino, scappa fuori il terronismo puro e sepolto, che manco negli anni ’70. Così, pe’ ride. E il giorno dopo ci aprono tutti i giornali: tutti i giornali sprecheranno pagine, inchiostro e tempo per riportare che il grande leader di Cassano Magnago lo ha detto ancora, e tutti hanno riso, e tutti gli altri lo criticano perchè lo ha detto. Il problema è avere un ministro che fa le puzze con l’ascella, però, non che il ministro faccia le puzze con l’ascella. Il problema è che il giorno dopo lui torna fra i porcelli e scrive le leggi – siccome, no, del maiale non si butta niente: cultura contadina. E la sera torna al Nord a intrattenere le folle.

Un leader la cui linea politica è il ringhio gradasso, guida una platea di elettori coscienziosi e maggiorenni che non vedono l’ora che il leader sputi di nuovo, per ridere dei suoi sputi; che pure loro, ogni tanto, vorrebbero sputare, ma se sputa il leader hanno sputato tutti, e tutti tornano a casa allegri. Avanti così, verso la modernità.

Tu canti per la strada frasi a cui nessuno bada

1.Canzone per un’Amica
2.Lettera
3.Noi non ci saremo
4.Il Frate
5.Amerigo
6.Il Pensionato
7.Autogrill
8.Canzone per Piero
9.Farewell
10.Inutile
11.Quattro Stracci
12.Vorrei
13.Su in Collina
14.Bisanzio
15.Canzone dei Dodici Mesi
16.Canzone di Notte n.2
17.Eskimo
18.Cirano
19.Dio è Morto
20.La Locomotiva

Questa volta – se Ciofanskj ha ragione, e se lui non cambia idea – risulta evidente come Francesco Guccini abbia intenzione di proporre al suo pubblico un concerto coraggioso. Nel senso che porta al Palasport canzoni che non esiteremmo a definire di nicchia.
Parliamoci chiaro – non credo che nessuno possa accusarmi di pressappochismo gucciniano – ma canzoni come “L’inutile” e “Il Frate” son bellissime, anche perchè difficile sarebbe il contrario, ma non sono “Bologna”, che manca;  o, che ne so, “Piazza Alimonda”, “Stagioni”, cose così. Roba che riesce a fomentare anche il pischello che è andato al concerto di Guccini perchè suo padre, canuto settantasettino, ancora vaneggia de “La Locomotiva” con il pugno alzato. No, perchè, di gente così, ai concerti di Guccini, ce n’è a pacchi. Diciamo allora che il maestrone, questa volta, confeziona un concerto pensato per i suoi fan, e non per quelli che sono li per caso.

Noi, che non siamo – in effetti – li per caso, ci rallegriamo per l’inserimento di mostri sacri quali “Amerigo” – sette minuti, quattro accordi – “Canzone di notte N.2″ e “Canzone dei 12 mesi” e, puoi dirlo forte, “Bisanzio”, che, ti dico: daje.

E allora, facciamo un santo

Le «immense sofferenze» causate dai preti pedofili alle loro vittime fanno parte delle «prove e tribolazioni» che ci sono «nella vita della Chiesa» tra cui quelle dei «martiri di ogni tempo».

Papa Benedetto XVI

Le scelte sono politiche, perchè sono sempre scelte politiche. Così, se i bambini abusati da persone incardinate nella struttura gerarchica della Chiesa Cattolica sono equiparabili ai martiri – e per tutti i diavoli, lo dice il Papa – allora delle due l’una: o devono essere Santi come lo sono San Sebastiano e San Lorenzo – martiri, oppure San Sebastiano e San Lorenzo – martiri – non sono più santi. Ora, serve un atto dalla potente carica simbolica: per una, due, tutte e 13 le vittime di abusi sessuali in Belgio che si sono poi suicidate venga subito iniziato il processo di santificazione. O, se per fare un santo ci vuole il miracolo, almeno di beatificazione; o che vengano almeno, intanto, proclamati Servi di Dio. Perchè venga fatto chiaro al mondo che i comportamenti di questi preti sono innanzitutto reati contro la comunità degli uomini e inoltre peccati contro Dio. Sennò, sono chiacchere, e nessuno, in questa Chiesa, imparerà mai: perchè tanto, che vuoi che sia.

Il buco

Si può dire? Boh: io lo dico. Qui c’è un problema.

Il fatto che non sia mai, finora, stato previsto un dispositivo, un meccanismo, una prassi: cioè, una legge, formale o sostanziale che essa sia, per regolare la questione delle dimissioni del presidente di uno dei due rami del Parlamento, è un problema. Ne parlavo settimane fa in un serrato scambio epistolare con Pernacchia, che qui, immagino, converrà. Perchè lo stato costituzionale è fatto di pesi e contrappesi, un complicato meccanismo in cui tutti i casi alla lontana prevedibili siano affrontati a priori. E’ il principio del nullum crimen sine lege: non si può condannare qualcuno se nessuno aveva pensato, fino ad allora, che il fatto da lui commesso costituisse reato.

Allo stesso modo, se i padri costituenti non hanno previsto un dispositivo per regolare il caso che l’assemblea parlamentare non “gradisca” più il suo presidente – ditelo come vi pare – perchè, boh, pensavano “figurati se succede una cosa del genere: il presidente della Camera smista scartoffie, che male può fare”, beh, oggi c’è un problema; se i padri costituenti hanno pensato che avrebbero provveduto poi alla bisogna i regolamenti parlamentari, e però non è mai successo, allo stesso modo c’è un problema. Un problema in cui si è incagliata una crisi politica profonda: dunque, un problema pericoloso. Perchè adesso Berlusconi – e non se n’è ancora accorto: vabbeh, glielo dico io – ha in mano un’arma formidabile: avendo lui i numeri, può minacciare Fini. Cambierà il regolamento parlamentare, per riparare a questo “terribile vulnus alla democrazia, comunisti comunisti comunisti”, per inserire la norma che consentirà di mettere il leader di Futuro e Libertà sotto scacco. Ehi, potrebbe succedere davvero.

Altisonante e sentimentale

Va bene, adesso ne parliamo. Parliamo del perchè questo blog è caduto in un sordido torpore, in una sospetta inattività.

La gente me lo chiede – per strada, intendo, mi fermano e me lo chiedono: giuro! – e la risposta è: alzata di braccia, faccia convincente, e con un filo di voce: “Che devo dire, non ho tempo”. Però, non è vero. Non è vero perchè io sono cresciuto in un sistema educativo che a un certo punto ti insegna come la frase “non ho tempo” sia sempre sbagliata. Perchè il tempo non l’ha nessuno, il tempo è poco, è quello, e si sa. E’ così per tutti, e non è che sei tu quello speciale. Si dice: “In questo momento non è una mia priorità”.

Già. Per un po’ di tempo questo blog non è stato una mia priorità. Del che mi può anche dispiacere, ma è stato un fatto. Un fatto, sbagliato, da cambiare. Per due ordini di motivi.

Primo, e forse più importante: per rispetto alla gente che mi ferma per strada e mi chiede che fine ho fatto. Perchè questo vuol dire che intorno a queste pagine si è sviluppata, ben oltre le mie previsioni, una comunità. Un pubblico. Un gruppo di persone che sono interessate a quello che c’è scritto. Del che, sono onorato oltre ogni misura. Salvo Montalbano, convocato a casa di Balduccio Sinagra, ci va: quando gli chiedono perchè un commissario di polizia si muova per andare a trovare un mafioso, Montalbano risponde che non si ritiene così in alto da negare risposta a chiunque chieda di parlar con lui. La potenza di questa frase mi ha sempre impressionato: quello era un mafioso, figurati se devi qualcosa a chi, con affetto e interesse, ti dice che gli piace quel che scrivi.

Secondo, e non meno importante, anzi, necessario complemento, è che mi sono accorto che questo luogo è importante per me. Nel senso: non scrivere qui, è qualcosa che poi mi manca. Di tutte le cose che sono accadute in questi mesi nel mondo, magari qualcuna meritava di essere scritta qui. Con il taglio che su queste pagine ho sempre cercato di mantenere. Magari il silenzio non era opportuno.

Tutto questo per dire che qui, si riparte. Forse non come prima. Forse non con l’intensità e la quantità che riuscivo a garantire prima. D’altronde come (forse non) saprete, sono piuttosto impegnato di la, in questo periodo. E’ un esperienza intensa, importante, solida, e bella. Prendo un sacco di mazzate, sbaglio una cifra e imparo qualcosa: molte cose che pensavo di sapere, non le so; molte cose che non sapevo esistessero, esistono e servono. E si cammina. Ma ammetto che, finito il turno, mi cadono gli occhi e non ho molta gàna di scrivere di qua. Non importa: troverò il modo, per fare del mio meglio. Magari scriverò di meno; capace che dopo quest’annuncio passeranno giorni prima di un nuovo post. Ma è per farvi sapere che l’intenzione c’è.

Queste pagine mi hanno dato tanto; sulla rete, ancora, l’impegno seminato cresce. Non c’è nessun motivo per interrompere qualcosa che aveva iniziato a camminare. D-a ricomincia a vivere, e riparte, dunque, dal primo banner che ha avuto (c’era persino un layout diverso): era l’intenzione programmatica di un diciottenne con troppe idee, quella di spingere l’orizzonte della famosa rivoluzione, almeno un passo più in la.


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