
La verità è che voi, a Bossi, non lo capite. E il problema è molto più a monte – e, secondo me, molto più banale – di quanto si pensi. Il punto è, che lui, che i romani siano “porci”, lo pensa veramente. Ma lo pensa come Salvini pensa che sia opportuno cantare “Napoli Merda Napoli Colera”, ogni tanto: per loro è goliardia, inutile folklore. Cose che pensano ma non dicono, e che ogni tanto dicono ridacchiando. Dice: ma no, che vi offendete, Bossi parla così perchè così fa contenti i suoi elettori.
Appunto: questa è gente che ogni tanto deve ricordarsi di essere quella che sputava ai terroni. Così, ogni tanto, una cantata se la fanno, fra rutti e vino, scappa fuori il terronismo puro e sepolto, che manco negli anni ’70. Così, pe’ ride. E il giorno dopo ci aprono tutti i giornali: tutti i giornali sprecheranno pagine, inchiostro e tempo per riportare che il grande leader di Cassano Magnago lo ha detto ancora, e tutti hanno riso, e tutti gli altri lo criticano perchè lo ha detto. Il problema è avere un ministro che fa le puzze con l’ascella, però, non che il ministro faccia le puzze con l’ascella. Il problema è che il giorno dopo lui torna fra i porcelli e scrive le leggi – siccome, no, del maiale non si butta niente: cultura contadina. E la sera torna al Nord a intrattenere le folle.
Un leader la cui linea politica è il ringhio gradasso, guida una platea di elettori coscienziosi e maggiorenni che non vedono l’ora che il leader sputi di nuovo, per ridere dei suoi sputi; che pure loro, ogni tanto, vorrebbero sputare, ma se sputa il leader hanno sputato tutti, e tutti tornano a casa allegri. Avanti così, verso la modernità.























