
Che strano, il compagno Fini voterà le intercettazioni. Non importa se la legge è e rimane liberticida; se è l’ennesimo unicum negli ordinamenti giuridici del mondo civile, che assegnano al magistrato la custodia e la responsabilità del materiale d’indagine. Non importa se ha alzato una canizza di giorni col solo risultato di far incazzare Berlusconi ancora di più.
Certo, il testo è migliorato, magari qualcuno mi potrebbe consigliare di accontentarmi. Potrei anche farlo – non voglio, perchè i miglioramenti non bastano – ma non è questo il punto: il punto è che gli ancora troppi allucinati dalle cravatte del Presidente della Camera, che è e resta una persona intelligente, ora sono messi davanti alla prova dei fatti: prima fra tutti l’opposizione del PD, che ancora pretende una “coerenza” dal Presidente della Camera; ignorando che è proprio quella coerenza a cui essi lo esortano a spingerlo a votare con Berlusconi. Fini non ha alcuna intenzione di far cadere questo Governo. Non ha i numeri, e comunque, non gli regge di farlo.
E perciò, il risultato che appare è quello che Berlusconi va proclamando dall’inizio: questi ex-fascistelli ripuliti vestiti da liberali possono giocare nel suo giardino, possono anche far chiasso, basta che non sveglino il padrone di casa e non rompano le statue di gesso.
Comportandosi in questo modo Fini non conserva nessuno dei suoi spiragli di manovra politica. Quelli che lo apprezzavano sono già inferociti, e questa ritirata che, sebbene forse genuina (“che c’è di strano, abbiamo ottenuto quello che volevamo”), non può non apparire precipitosa, gli alienerà ulteriormente le ipotetiche simpatie di quelli che non lo gradivano, visto che ora gli appare alla stregua di un fanfarone incoerente.
Almeno Berlusconi è intellettualmente onesto. Ha un atteggiamento eversivo, lo ha sempre avuto, lo legittima nel dibattito pubblico, ha devastato le nuove generazioni, ma col sorriso.