Archivio per giugno 2010

La globalizzazione al ribasso

Eccoli qua, i frutti del turbocapitalismo: a Pomigliano l’operaio padre di famiglia vota si, e convintamente, alla domanda del padrone.“Vuole lei diventare uno schiavo”? Ma prego, certo, fate.

Pensa se vincesse il no – ovvero, pensa se i si fossero troppo pochi – che bordello senza fine che salterebbe fuori. Il pensare al famoso “piano C” di Marchionne, ovvero lo schiavismo a chiamata diretta (“ok, allora tutti a casa, e assumo solo chi lavora a queste condizioni”), rende quasi più appetibile come prospettiva la larga vittoria del si.

Prima prova della maturità 2010

Diciamola semplice: le tracce di quest’anno sono orripilanti. Forse migliore, un po’, ma neanche tanto, quella sulla “ricerca della felicità”, fra Costituzione Italiana e Americana. Io avrei fatto certamente quella, magari anche bene. Ma in generale son tracce brutte, veramente. Gli UFO, bisogna aver dei problemi per sceglierlo: è il tipico tema che fa chi non sa che altro scrivere, e, per questo, rischia di scriver cazzate sonanti; e Primo Levi è veramente difficile per studenti che, a fatica, sono condotti da insegnanti sottopagati e malpreparati al Novecento italiano. Io, per dire, lo feci proprio malissimo.

Ufficio del personale, dott. Anemone

Dalla lettura dei giornali appare evidente in cosa consistesse il “sistema Anemone”: grazie all’interessamento di Balducci il nostro palazzinaro preferito si faceva gonfiare gli appalti per pagarci le tangenti ai funzionari di stato.

Siamo all’invenzione di un inedito tipo di tangente, la tangente-aumento di stipendio: con soldi di stato (appalti) si pagano mazzette a funzionari pagati dallo stato. Perciò, le entrate complessive del soggetto in questione sarebbero diventate: stipendio statale più tangente statale, o altri benefits (case) comprate con soldi di stato.

Tipo uno scatto di anzianità, o un aumento di stipendio. Almeno, prima, la tangente era a carico dell’impresa che, mettila come ti pare, la pagava di malavoglia, era un costo: mo’ siamo alla tangente gratuita, a carico dello Stato. E che cazzo, ‘sto Stato non vale davvero più niente.

Siamo tutti spiati

Credo di dovere delle scuse al solerte poliziotto che passa la sua vita ad ascoltare la mia, le mie telefonate, le mie attività: probabilmente ho una vita incredibilmente noiosa e talvolta ripetitiva. Mi scusi, agente, davvero: spero di non devastarle troppo le coronarie. Mi organizzo subito per truccare un appalto, in modo da regalarle qualche emozione. Oh, se poi vuole venire a cena, un giorno, favorisca pure.

P.S. : Sapere che una legge sarà bocciata dalla Corte Costituzionale, saperlo prima intendo, e farla uguale, vuol dire scrivere leggi coscientemente e volutamente incostituzionali, ovvero essere tecnicamente un eversore.

Adesso, è il momento

Adesso bisogna farlo. In altre occasioni si poteva non fare, adesso invece è necessario.

Perchè, se lo si fa adesso, si hanno speranze di riuscita. Adesso è il momento di rimandare al mittente la legge sulle intercettazioni. Adesso non ci si può trincerare dietro il rispetto formale del Parlamento, che nasconde una sostanziale rassegnazione politica: tanto, me la rimandano indietro uguale, a questo punto firmo.

No, stavolta non è così. Stavolta, se il Capo dello Stato rimanda indietro la legge, succede un pandemonio senza precedenti. Molto peggio che in altri momenti.
Certo, può essere proprio questa prospettiva a far paura. Si potrebbe non voler andare alla guerra contro Berlusconi, ben sapendo che l’animale ferito è il più pericoloso. Comprendo.

Se questa legge viene promulgata, dunque, lo sarà per paura, o per condivisione del contenuto. Entrambi scenari preoccupanti e molto tristi. Non voglio fare quello che “tira per la giacchetta”: mi limito a dire che questa legge, restituita al Parlamento, non avrebbe la stessa probabilità di tornare su uguale, rispetto a qualsiasi altra. Per favore, Napolitano, riflettici.

Il pericoloso cosacco rosso

Che strano, il compagno Fini voterà le intercettazioni. Non importa se la legge è e rimane liberticida; se è l’ennesimo unicum negli ordinamenti giuridici del mondo civile, che assegnano al magistrato la custodia e la responsabilità del materiale d’indagine. Non importa se ha alzato una canizza di giorni col solo risultato di far incazzare Berlusconi ancora di più.

Certo, il testo è migliorato, magari qualcuno mi potrebbe consigliare di accontentarmi. Potrei anche farlo – non voglio, perchè i miglioramenti non bastano – ma non è questo il punto: il punto è che gli ancora troppi allucinati dalle cravatte del Presidente della Camera, che è e resta una persona intelligente, ora sono messi davanti alla prova dei fatti: prima fra tutti l’opposizione del PD, che ancora pretende una “coerenza” dal Presidente della Camera; ignorando che è proprio quella coerenza a cui essi lo esortano a spingerlo a votare con Berlusconi. Fini non ha alcuna intenzione di far cadere questo Governo. Non ha i numeri, e comunque, non gli regge di farlo.

E perciò, il risultato che appare è quello che Berlusconi va proclamando dall’inizio: questi ex-fascistelli ripuliti vestiti da liberali possono giocare nel suo giardino, possono anche far chiasso, basta che non sveglino il padrone di casa e non rompano le statue di gesso.

Comportandosi in questo modo Fini non conserva nessuno dei suoi spiragli di manovra politica. Quelli che lo apprezzavano sono già inferociti, e questa ritirata che, sebbene forse genuina (“che c’è di strano, abbiamo ottenuto quello che volevamo”), non può non apparire precipitosa, gli alienerà ulteriormente le ipotetiche simpatie di quelli che non lo gradivano, visto che ora gli appare alla stregua di un fanfarone incoerente.

Almeno Berlusconi è intellettualmente onesto. Ha un atteggiamento eversivo, lo ha sempre avuto, lo legittima nel dibattito pubblico, ha devastato le nuove generazioni, ma col sorriso.


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