“Quella legge colpisce i più deboli”

[per Giornalettismo]

L’esponente del PD in Commissione Lavoro applaude Napolitano per aver respinto il testo del governo sull’articolo 18: “L’arbitrato serve ad aggirare lo statuto dei lavoratori. E molti esponenti della maggioranza sono contrari, anche se non lo dicono”

Il presidente Giorgio Napolitano ha rimandato oggi (ieri, per chi legge) alle Camere il DDL proposto dal Governo che, fra le altre cose, ipotizzava una nuova disciplina per la risoluzione del contratto di lavoro dipendente. “Testo eterogeneo” riporta la motivazione, e “complessità e problematicità di alcune disposizioni che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale.” Il ministro Sacconi dichiara che terrà conto dei rilievi, e auspica una veloce ridiscussione parlamentare. Noi abbiamo intervistato sul tema Marianna Madia, esponente del PD in commissione lavoro.

On. Madia, immagino sia contenta che il primo rinvio di una legge della presidenza di Napolitano riguardi le tematiche del lavoro…

Sono felice. Questa era una legge che avrebbe creato dei concreti problemi alle persone, in un contesto in cui c’è gente che vive nell’incertezza e con 1000 euro al mese.

Scontato anche chiederle se condivide i rilievi del Presidente.

Condivido in pieno, anche perchè il Presidente ha centrato entrambe le criticità, procedurali e di contenuto, che noi ravvisiamo in questo provvedimento.

Procedurali?

Bisogna ricordare come questo ddl è nato. Questo provvedimento risale alla prima finanziaria del governo Berlusconi, nel 2008, ed era formato da 9 articoli. Quando, dopo esser stato licenziato dalla Camera, passò al Senato, lì restò fermo per quasi 2 anni. Poi lo rimandarono alla Camera, e ci trovammo davanti a un testo di 52 articoli, che parlava di tantissime cose, tutte molto diverse fra loro. Capito come fa le leggi questo governo? Il capo dello Stato lo ha sottolineato: qui c’è un problema di legificazione.

E riguardo al contenuto, la parte più critica riguarda le norme sull’arbitrato?

Certo, ma non solo, c’è altro: l’ammazza-precari, ad esempio. Norme che non hanno avuto molto rilievo sulla stampa. Dell’arbitrato, insieme alle norme sull’apprendistato, quella per cui si poteva firmare un contratto di apprendista a 15 anni, per fortuna si è parlato un po di più.

Ci spieghi.

La norma sull’arbitrato, sostanzialmente, inventa un modo per aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, come è noto. Secondo il DDL, un lavoratore può firmare un contratto in cui, dall’inizio, c’è scritto che egli rinuncia ad avvalersi della via giudiziale per eventuali controversie, laddove il rapporto si risolva, affidandosi invece ad un arbitro. La volontarietà del ricorso all’arbitrato viene anticipata al momento della firma del contratto. Ma il lavoratore non è in grado di sapere quali saranno le condizioni in cui il rapporto si risolverà: magari in seguito potrebbe volersi avvalere di un giudice. Se avesse firmato un contratto del genere, non potrebbe farlo: ed è proprio questo ad essere violativo dell’articolo 24 della Costituzione, che assicura la tutela giudiziaria a tutti i cittadini, e in frode all’art. 18 dello Statuto, laddove prescrive che il licenziamento senza giusta causa debba essere esaminato ed eventualmente reintegrato dall’autorità giudiziaria.

Chiaro. Ma il governo afferma che “terrà conto dei rilievi” pur mantenendo l’istituto.

Se l’intento è quello di semplificare il processo del lavoro, va anche bene: ma questo non si può fare comprimendo dei diritti. E i diritti dei più deboli per di più, perchè il lavoratore, nel rapporto di lavoro, è la parte più debole.

Quale sarà il vostro atteggiamento?

Il nostro capogruppo Cesare Damiano ha già dichiarato che noi ripresenteremo tutti gli emendamenti. Per parte mia, io spero che il governo si metta una mano sulla coscienza e cambi tutto il ddl, non solo l’articolo che oggi è agli onori delle cronache. Qui c’è un problema, l’ho già detto, di come si fanno le leggi.

E le sembra realistico che questo succeda?

Non lo so, io me lo auguro. E mi appello al senso di responsabilità di persone ragionevoli e competenti in tema, che dall’altra parte, sui banchi della maggioranza, ci sono (e lo so per certo), che si rendono perfettamente conto di quanto queste norme siano devastanti.

A chi si riferisce?

Beh, nomi no…persone che al momento del voto sono uscite dall’aula, ad esempio.

E quale è la vostra proposta di modifica?

Il nostro emendamento parla chiaro: la possibilità dell’arbitrato deve essere circoscritta, non deve ledere e non può aggirare i diritti dei lavoratori.

E se il governo dovesse essere di diverso parere? Ci sarebbe spazio per una grossa battaglia politica sull’articolo 18, di nuovo, da parte vostra?

Parlo a titolo personale e dico: certamente si. Ci sono gli estremi per farne un caso molto grosso. Ma ancora spero che la situazione si sblocchi, che il governo colga quest’occasione con senso di responsabilità. Questa norma è gravissima, c’è una lesione dei diritti, e dei diritti dei più deboli. Cosa c’è di più grave, secondo lei? D’altronde, qui vediamo concretamente quale è la filosofia del governo per la gestione della crisi…

Che intende?

C’è la crisi no? Dunque ci sono meno risorse, e bisogna tagliare i costi. Il punto è che il governo vede i diritti delle persone come dei costi, e taglia quelli. Risparmia sui diritti: e questo è inaccettabile. Bisogna invece, a parere mio, mantenere i diritti per chi li ha, aumentarli per chi non li ha, sostenere i redditi.

C’è chi le potrebbe obbiettare che questa è la visione di un mercato del lavoro blindato, che non ci permetterà affatto di uscire dalla crisi.

Un attimo: è l’Europa a dirci che il contratto standard deve essere quello a tempo indeterminato, e che quelli subordinati e atipici devono essere l’eccezione. Lo fa in una direttiva molto chiara del ’99. Molti si accaniscono sull’articolo 18 in nome dell’efficienza e della competitività. Ma a forza di fare concorrenza sui costi, ci stiamo perdendo tutto, sta andando tutto al ribasso, si abbassano gli standard di vita globali. I diritti invece devono restare la base: se si fa competitività solo con l’attenzione ai costi non se ne uscirà, perchè c’è sempre qualcuno che costa meno (i Cinesi, ad esempio). Vogliamo parlare di mercato del lavoro?

Parliamone.

L’accesso al lavoro oggi è completamente sballato, con oltre il 70% dei lavoratori che hanno contratti a progetto o parasubordinati. Invece di insistere sull’uscita dal mercato lavoro, parliamo dell’accesso, parliamo di come si entra nel mercato del lavoro: è li che serve una vera riforma di sistema, che anzi, io auspico e invoco.

Grazie.

E di che?

2 Responses to ““Quella legge colpisce i più deboli””


  1. 1 anellidifum0 5 aprile 2010 alle 3:44 am

    OT, ecco, ora anche i boy scout sono finiti nel dramma pedofilia: http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/PEDOFILIA-DOPO-CHIESA-ANCHE-SCOUT-USA-COINVOLTI-IN-SCANDALO/news-dettaglio/3766008

    Direi che ce n’è abbastanza per prendere atto e restituire il fazzoletto.


  1. 1 “Quella legge colpisce i più deboli” | Trentinoweb Trackback su 1 aprile 2010 alle 12:26 pm

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