La sconfitta del PD e il tempo che verrà

[Editoriale, per Giornalettismo]

C’era una volta un grande partito, si chiamava Comunista, ed era famoso in tutta Italia perchè era massiccio, potente e pericoloso. Era “l’opposizione”, incombeva, e mentre ti guardava ti diceva: prima o poi governerò. Nel frattempo governava le amministrazioni locali, e le governava talmente bene da diventare rinomato per la sua capacità di buongoverno delle regioni.

Sarebbe difficile riassumere tutte le vicende di questa lunga storia: ci basterà dire che, di essa, oggi osserviamo la fine. L’opposizione di centro-sinistra nelle elezioni amministrative del 2010 riporta, probabilmente, la sua più grande e cocente sconfitta di sempre. Battuta in tutte le regioni che sarebbe stato opportuno vincere, resiste a fatica nelle roccaforti storiche, sempre più insediate da realtà e movimenti nuovi, non del tutto ancora compresi, molto spesso sottovalutati. Da ieri è del tutto chiaro, e lo è per tutti, che il centrosinistra in questo paese è all’opposizione. Prima, prima no, poteva non esserlo: c’erano le regioni, il grande consenso locale, la rinomata buona amministrazione; ma i cittadini, a tutto ciò, hanno voltato le spalle. Oggi il centrosinistra deve accettare la sfida di un ruolo diverso:quello di un’opposizione che sappia elaborare il lutto di una sconfitta amara, che si renda conto di avere le armi per ripartire e che sappia farlo.

E’ necessario dunque un atto di umiltà, soprattutto da parte dell’attuale gruppo dirigente del maggior partito di opposizione, il PD. Bersani non è stato eletto alla segreteria con un programma di discontinuità, anzi: è stato votato da chi voleva dare “un senso” antico e solido a una storia che appariva troppo nuova per essere confortevole e familiare. Adesso, questa impostazione che pure non mancava di buoni contenuti, dovrà evolversi verso qualcosa di più, di ulteriore. La ripartenza verso il 2013, la traversata del deserto, si comporrà, come altre volte, di due elementi: di volti e di contenuti. Nuovi volti innanzitutto, perchè una classe dirigente degna di questo nome, con gli strumenti intellettuali adatti, sa riconoscere che una sconfitta di tale portata, su tutta la linea nel giro di tre anni (politiche, amministrative, europee, di nuovo amministrative), significa che si sta perdendo il controllo della situazione, che i propri strumenti di analisi, la propria visione del mondo, sono inadeguati. E una classe dirigente che ha a cuore la creatura che le è affidata sa che in questi casi bisogna favorire il passaggio verso il nuovo, un nuovo che deve essere coltivato, cresciuto e curato. Gli esempi non mancano.

Prendiamo il caso di Laura Puppato, l’ormai noto sindaco di Montebelluna in forza al PD, che in una regione come il Veneto, in cui il neogovernatore vince con un elezione bulgara al 60%, in cui la lega è il primo partito con oltre il 35%, da sola rimedia oltre 26000 preferenze, staccando di 10000 lunghezze il più votato della Lega e a circa 300 voti dal più votato in assoluto, un ex-assessore PDL. E’ solo uno dei tanti esempi, dei tanti casi locali che di certo esistono: l’opposizione, la gente buona, ce l’ha, nascosta da qualche parte. Su di essa deve puntare. E attenzione, non si tratta di “nuovismo”, non è acredine verso un gruppo dirigente composto da “vecchi” (che pure, un po’ usati garantiti iniziano ad essere). Stiamo dicendo che, per questa dirigenza, è urgente, o lo sarà in breve tempo, rendersi conto della necessità di un passo indietro: e che, per questo, bisognerà preparare una squadra nuova, individuare nuovi talenti, proporre volti freschi che riescano ad essere credibili e competenti.

Il tempo non manca, e forse non ce ne rendiamo conto. Abbiamo davanti tre anni senza elezioni: un enormità di tempo. Varie legislature della storia della Repubblica sono durate molto meno di tre anni, ma ben più significativo ricordare che da quando Berlusconi è sulla scena politica non sono mai passati tre anni senza che si votasse per qualcosa, fra elezioni politiche, amministrative, europee e referendum: mai, ci intendiamo? E se è vero che la specialità del Presidente del Consiglio è la campagna elettorale permanente, ebbene, l’opposizione avrà di che trovarlo al varco: perchè non potrà farla neanche volendo. Sarà dunque nel contraltare costante al governo che essa dovrà presentare al paese le sue soluzioni, alternative ai problemi che il governo affronterà (o non affronterà, a seconda dei punti di vista). E qui torneranno in primo piano i contenuti, il programma politico, le idee.

Il centrosinistra riparte da questa sconfitta (altro che vittoria: sconfitta) verso il 2013: una data importante, alla quale si potrà arrivare consapevoli e preparati o in ordine sparso e alla bell’e meglio. Scelga lui quale delle due prospettive gli pare migliore.

5 Responses to “La sconfitta del PD e il tempo che verrà”


  1. 1 Anonimo 31 marzo 2010 alle 5:24 pm

    .. Ma nel 2012 nn finisce il mondo?

  2. 2 CorradoTruffi 31 marzo 2010 alle 9:20 pm

    L’anno prossimo si vota a Bologna e credo a Torino. Le elezioni non finiscono mai…

  3. 3 Tc 1 aprile 2010 alle 10:07 am

    Corrado, mi sembra realistico pensare che le elezioni a Bologna e a Torino, se vinte dal CSX, non potrebbero comunque essere presentate come una vittoria di livello nazionale. Viceversa, se perse, sarebbero l’ultima firma di conferma sulla fotografia della devastazione a cui assistiamo.

  4. 4 giafai 1 aprile 2010 alle 1:40 pm

    Si è saltato un passaggio importante che ha portato un errore fin dalle prime battute dell’articolo, non è possibile paragonare il Grande Partito con questi piccoli uomini. Si è voluto distruggere il Grande Partito perché… “gli ideali… ah che gran brutta cosa”.
    Per cui, per favore, non mescoliamo storie diverse. Questo è l’epilogo di una storia iniziata con la Bolognina, una storia fatta di piccoli uomini senza ideali. Una storia che prima di questa sconfitta ha visto ben altre “guerre” con esito negativo. Vogliamo ricordare “la presa” di Bologna? o la continua diminuzione di voti in Toscana?
    E il futuro non è la ricerca del centro. Tutt’altro!
    E’ la totale discontinuità con il processo iniziato nell’89.
    Il futuro sta nella ricerca delle radici, fatte di operai, sfruttati, gli ultimi del mondo. Sta nel territorio (vedi il successo di Vendola).


  1. 1 iMille » Blog Archive Trackback su 31 marzo 2010 alle 6:13 pm

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