Archivio per marzo 2010

La sconfitta del PD e il tempo che verrà

[Editoriale, per Giornalettismo]

C’era una volta un grande partito, si chiamava Comunista, ed era famoso in tutta Italia perchè era massiccio, potente e pericoloso. Era “l’opposizione”, incombeva, e mentre ti guardava ti diceva: prima o poi governerò. Nel frattempo governava le amministrazioni locali, e le governava talmente bene da diventare rinomato per la sua capacità di buongoverno delle regioni.

Sarebbe difficile riassumere tutte le vicende di questa lunga storia: ci basterà dire che, di essa, oggi osserviamo la fine. L’opposizione di centro-sinistra nelle elezioni amministrative del 2010 riporta, probabilmente, la sua più grande e cocente sconfitta di sempre. Battuta in tutte le regioni che sarebbe stato opportuno vincere, resiste a fatica nelle roccaforti storiche, sempre più insediate da realtà e movimenti nuovi, non del tutto ancora compresi, molto spesso sottovalutati. Da ieri è del tutto chiaro, e lo è per tutti, che il centrosinistra in questo paese è all’opposizione. Prima, prima no, poteva non esserlo: c’erano le regioni, il grande consenso locale, la rinomata buona amministrazione; ma i cittadini, a tutto ciò, hanno voltato le spalle. Oggi il centrosinistra deve accettare la sfida di un ruolo diverso:quello di un’opposizione che sappia elaborare il lutto di una sconfitta amara, che si renda conto di avere le armi per ripartire e che sappia farlo.

E’ necessario dunque un atto di umiltà, soprattutto da parte dell’attuale gruppo dirigente del maggior partito di opposizione, il PD. Bersani non è stato eletto alla segreteria con un programma di discontinuità, anzi: è stato votato da chi voleva dare “un senso” antico e solido a una storia che appariva troppo nuova per essere confortevole e familiare. Adesso, questa impostazione che pure non mancava di buoni contenuti, dovrà evolversi verso qualcosa di più, di ulteriore. La ripartenza verso il 2013, la traversata del deserto, si comporrà, come altre volte, di due elementi: di volti e di contenuti. Nuovi volti innanzitutto, perchè una classe dirigente degna di questo nome, con gli strumenti intellettuali adatti, sa riconoscere che una sconfitta di tale portata, su tutta la linea nel giro di tre anni (politiche, amministrative, europee, di nuovo amministrative), significa che si sta perdendo il controllo della situazione, che i propri strumenti di analisi, la propria visione del mondo, sono inadeguati. E una classe dirigente che ha a cuore la creatura che le è affidata sa che in questi casi bisogna favorire il passaggio verso il nuovo, un nuovo che deve essere coltivato, cresciuto e curato. Gli esempi non mancano.

Prendiamo il caso di Laura Puppato, l’ormai noto sindaco di Montebelluna in forza al PD, che in una regione come il Veneto, in cui il neogovernatore vince con un elezione bulgara al 60%, in cui la lega è il primo partito con oltre il 35%, da sola rimedia oltre 26000 preferenze, staccando di 10000 lunghezze il più votato della Lega e a circa 300 voti dal più votato in assoluto, un ex-assessore PDL. E’ solo uno dei tanti esempi, dei tanti casi locali che di certo esistono: l’opposizione, la gente buona, ce l’ha, nascosta da qualche parte. Su di essa deve puntare. E attenzione, non si tratta di “nuovismo”, non è acredine verso un gruppo dirigente composto da “vecchi” (che pure, un po’ usati garantiti iniziano ad essere). Stiamo dicendo che, per questa dirigenza, è urgente, o lo sarà in breve tempo, rendersi conto della necessità di un passo indietro: e che, per questo, bisognerà preparare una squadra nuova, individuare nuovi talenti, proporre volti freschi che riescano ad essere credibili e competenti.

Il tempo non manca, e forse non ce ne rendiamo conto. Abbiamo davanti tre anni senza elezioni: un enormità di tempo. Varie legislature della storia della Repubblica sono durate molto meno di tre anni, ma ben più significativo ricordare che da quando Berlusconi è sulla scena politica non sono mai passati tre anni senza che si votasse per qualcosa, fra elezioni politiche, amministrative, europee e referendum: mai, ci intendiamo? E se è vero che la specialità del Presidente del Consiglio è la campagna elettorale permanente, ebbene, l’opposizione avrà di che trovarlo al varco: perchè non potrà farla neanche volendo. Sarà dunque nel contraltare costante al governo che essa dovrà presentare al paese le sue soluzioni, alternative ai problemi che il governo affronterà (o non affronterà, a seconda dei punti di vista). E qui torneranno in primo piano i contenuti, il programma politico, le idee.

Il centrosinistra riparte da questa sconfitta (altro che vittoria: sconfitta) verso il 2013: una data importante, alla quale si potrà arrivare consapevoli e preparati o in ordine sparso e alla bell’e meglio. Scelga lui quale delle due prospettive gli pare migliore.

Viva San Marco!

Continua sul sito ufficiale del Doge.

Arrestato capo dei chierichetti nel Bolzanese: indovinate? Pedofilia

[per Giornalettismo]

Stavolta non è un presbitero al centro dello scandalo: è un laico molto impegnato nella vita parrocchiale, beccato grazie al computer pieno di immagini pedopornografiche.

Le valli del Bolzanese sono in subbuglio: a Varna è finito in manette Klaus Moosburger, definito “mito del volontariato” dalla comunità locale, attivista Caritas, biondo e aitante alpinista. “Era praticamente l’aiuto-parroco”, scrive un magazine del mondo del volontariato locale. Dal 2006 al 2009, secondo la procura, il ragazzo si sarebbe speso in attività criminose ai danni di minorenni, come dimostrerebbe il suo archivio informatico, cancellato in tutta fretta ma facilmente ripristinato, e pieno di immagini dei suoi orrendi crimini. “Immagini raccolte dall’uomo in varie occasioni”, scrive il Corriere, “comprese i soggiorni estivi e le gite dei chierichetti”. Il giovane era infatti anche animatore della sezione giovanile dell’alpinismo locale, oltre ad essere il responsabile dei chierichetti della parrocchia del Paese.

MEA CULPA, MEA CULPA – Sconvolta la diocesi, che per bocca del vescovo Karl Gosler in persona chiede perdono. “A nome della Chiesa locale posso solo esprimere il mio sincero rammarico e in particolare alle vittime chiedere perdono a nome di chi ha fatto loro del male”. Come primo intervento, il vicario del vescovo padre Matzneller, responsabile per “le presunte molestie” ha annunciato l’apertura sul sito della diocesi di un forum web che, fungendo da filo diretto, possa essere un modo per denunciare casi di abusi e di molestie all’episcopato. Ma, a sentire le autorità ecclesiastiche, l’impegno non si fermerebbe qui. “Nel caso in cui vi siano segnalazioni su presunti episodi che non siano ancora prescritti per legge, vi è naturalmente la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria locale” scrive il vescovo, mentre il vicario responsabile chiude: “Si devono chiarire le conseguenze legali e all’interno della Chiesa e si devono trarne quindi le giuste conseguenze.”. Dichiarazioni dunque in linea con quelle della CEI che, in una nota di oggi, si era detta “pronta a collaborare” con le autorità secolari per risolvere la piaga dei preti pedofili.

IL DIAVOLO SI MOSTRA COME UN AGNELLO – E pedofilo, dunque, anche il bravo ragazzo trentino: ma, in più, se le accuse a suo carico venissero confermate, un ipocrita. Navigando sul suo profilo Facebook, scopriamo infatti che il nostro Klaus era iscritto al gruppo di sostegno all’elezione di tal Simon Tschager alla carica di Garante dei Minori della Provincia Autonoma di Bolzano, una figura istituzionale approvata nel 2009 dalla giunta di Luis Durnwalder: “una sorta di difensore civico dei minori”, aveva spiegato a suo tempo il governatore trentino, “richiestoci anche dalle associazioni di volontariato”.

See ya in 2013

Non mi va di fare sagaci distinguo e analisi del voto di stampo intellettualoide. Anche perchè i dati che ci sono da evidenziare in questa tornata elettorale mi mettono tristezza (Grillo, Lega, Piemonte, Lazio).

Vorrei invece dire cosa c’è da fare, secondo me, a questo punto.

Il messaggio è chiarissimo: la destra, dopo aver vinto le politiche, ha vinto anche le amministrative. Dilaga nel paese, e il paese gli sta dietro. Un’ opposizione che sia di respiro nazionale nè rivendica una vittoria inesistente, nè si può permettere di fare la voce grossa con questi numeri.

Un’opposizione con del cervello capisce che il paese non è con lei, ma è con gli altri. Un’opposizione con un calendario si accorge che ci sono davanti tre anni in cui l’attuale Presidente del Consiglio non ha la possibilità neanche teorica di fare campagna elettorale permanente. Il governo Berlusconi comincia adesso: il Premier ha davanti esattamente tre anni in cui non può fare altro che governare.

Un’opposizione che voglia vincere nel 2013 cambia le facce. Sarebbe consigliabile vedere, forse non da domani, magari da dopodomani, tutti i TG nazionali popolati da una folla di “e-chi-è-mo-questo”. Gente nuova, giovane, fresca, che non sia così abituata alla realpolitik obbligatoria da dover ponderare col bilancino tutte le parole. Bersani qualcosa di nuovo l’aveva iniziato, un po’ nuovo lo era, ma non lo era ancora abbastanza. Se io fossi in lui e se io fossi furbo (il che coincide con l’essere umile, oggi), mi dedicherei alla coltivazione della classe dirigente del futuro. E’ l’ultima possibilità che si ha per sopravvivere.

Serve gente davvero nuova in grado di dare un volto credibile a proposte fresche. Serve Civati a Otto e Mezzo tutte le mattine, e meno Livia Turco, Rosy Bindi, Latorre. Servono meno quarti mandati a Vasco Errani, e più primi mandati a gente nuova, credibile e capace (e servono i tre aggettivi insieme: se ne mancasse uno, non funzionerebbe). Serve gente che non abbia nulla da guadagnare, neanche poco, da una sconfitta elettorale. Serve gente cresciuta nel ventennio berlusconiano,  ma che sappia che di meglio ci può ancora essere.

Adesso, responsabilmente, un’opposizione onesta lascia lavorare il governo che il paese ha scelto, riscelto, confermato. E questo non è un governo che lavorerà bene, principalmente perchè queste non sono elezioni che Berlusconi ha vinto. Non le ha vinte lui, le hanno vinte la Lega, un po’ Fini, un po’ altri: i candidati di strettissima osservanza berlusconiana (Emilia, Marche, Toscana, Umbria, Puglia) sono stati tutti battuti; bene la Lega, bene Formigoni (che è un pericoloso rivale più che un avversario di qualche tipo, per Berlusconi), bene la Polverini, creatura di Fini, senza il partito del presidente a supporto.

Non le ha vinte Berlusconi in senso stretto, ma ovviamente questo elemento non cambierà la situazione, la percezione di sconfitta che il centrosinistra si porta addosso – e giustamente. Però questo governo ora inizia la sua prova dei fatti. Difficilmente la destra italiana riuscirà a fare meglio di come ha fatto ieri (a meno che non sia la sinistra a permetterglielo, certo): questo vuol dire che la parabola berlusconiana è al suo punto massimo. Un’opposizione intelligente sa che dopo l’apice la curva inizia a scendere.

Se l’opposizione, con volti nuovi e credibili, riuscirà a capire che serve un cambio radicale (meno snobismo, meno intellettualismo, più contenuti, un programma politico che sia effettivamente valido, spendibile e popolare, volti nuovi e combattivi pronti a sostenerlo perchè genuinamente convinti della sua validità), e riuscirà a non mancare neanche un’occasione per sottolineare le contraddizioni che questo governo presto mostrerà, forse nel 2013 la si potrà imbroccare.

In sintesi, è come se si ripartisse da zero, dopo questa sconfitta. Serve un’opposizione che voglia vincere le elezioni: finora, evidentemente, non c’è stata.

Nuove destinazioni d’uso

C’è grossa crisi, direi. :)

Sbaraccare

Sono le 22:43 e, forse persino troppo in ritardo, su Giornalettismo ci prepariamo a chiudere la faccenda: abbiamo già assegnato il Piemonte a Cota e il Lazio alla Polverini. A meno di miracoli, è così che le cose sono andate.

Per fortuna in questo momento non sto guardando Porta a Porta, dove so che la povera Rosy Bindi si sbraccia in tentativi, patetici, di rivendicare una vittoria che non c’è. Queste elezioni sono state perse, perse malamente. Mi riprendo un attimo e ne parliamo.

Live

Siamo in liveblogging su Giornalettismo, io e il direttore D’Amato.

Interviste che non lo erano: i casi Grisham e Roth

[per Giornalettismo]

Non erano solo quelle parole messe in bocca allo scrittore di “Pastorale americana” ad essere state inventate di sana pianta. Ora sappiamo che il giornalista l’aveva già fatto una volta. La vittima? Il padre dei legal thrillers.

Tempo fa Giornalettismo ha ipotizzato che tal Tommaso Debenedetti, giornalista freelance e inventore fantasioso di interviste con famosi scrittori con cui non ha però mai parlato, fosse caduto in un tranello da parte delle giubbe rosse de Il Venerdì di Repubblica. Perché altrimenti, sostenevamo, non si spiegherebbe come possa aver pensato di creare dal nulla, inventando di sana pianta, un intero scambio di battute con lo scrittore Philip Roth, passandolo poi a quelli di Libero che lo pubblicarono credendo di aver imbroccato il grande scoop. Si, perché Roth, nel non-articolo, criticava ferocemente Obama di cui era stato (ed è, in realtà) un fervente sostenitore.

RECIDIVO – Scopriamo ora che il Debenedetti non è nuovo a questo genere di cose: ci era già riuscito almeno un’altra volta, con un’intervista a John Grisham, il vate dei legal thrillers, sul Quotidiano Nazionale.L’intervista a Grisham somiglia molto, per toni, a quella successiva con Roth: “Obama parla troppo e promette troppo” dice Grisham (ovvero, scrive Debenedetti). “L’entusiasmo di un anno fa è lontanissimo, ora la gente qui ha una rabbia verso Obama, gli rimprovera di aver fatto poco o nulla e di aver promesso troppo”. Insomma, una critica durissima verso l’attuale amministrazione, una descrizione di uno sfacelo, il racconto di un’intera società americana intenta ad affilare le armi per punire Obama in modo netto.

FANTASIE – Racconto più che falso però: inventato, ancora una volta. E quando Philip Roth, mezzo arrabbiato e mezzo divertito per ciò che gli era successo in Italia, si è messo a cercare informazioni su questo Debenedetti, e alla fine ha trovato quest’intervista al collega Grisham, ha subito contattato l’agente di lui per segnalargliela. L’autore de “Il Socio”, cadendo dalle nuvole tanto quanto quello di “Pastorale Americana”, si è alterato parecchio. “Ero più scioccato che arrabbiato”, ha fatto sapere, ma anche sorpreso perché, leggendo il testo in traduzione, si è sentito di commentare che non era “male come fantasia”.Ma, comprensibilmente, non è bastato l’apprezzamento letterario per far finire lì la questione. Grisham, a differenza di Roth che ha fatto sapere di non aver tempo da perdere con queste cose, ha già contattato un legale: “Sto valutando tutte le opzioni possibili” dice. Insomma, forse per il mentalmente prolifico Debenedetti è in arrivo una richiesta di risarcimento, che potrebbe essere allo stesso tempo internazionale e milionaria.

Fuori

Ritengo assordante il silenzio che la vicenda dei preti pedofili sta provocando su questo blog. E non ho intenzione di sfuggire alla questione, qui dove di Chiesa si è sempre discusso, credo, con sufficiente franchezza.

Il fatto è che oggi sono davvero in difficoltà. Nel senso, non in termini di fede: quella già da tempo si è resa conto che quel che dice e che fa il prete va seguito se quel prete dice e fa cose che vanno seguite. Altrimenti no: per fortuna siamo tutti uomini normali, ordinati o no.
La difficoltà c’è nella testimonianza e nel ruolo. Io sono, come tanti altri insieme a me, capo educatore dello scoutismo cattolico; io porto una proposta educativa ai ragazzi che mi sono affidati dalle famiglie. Parte di questa proposta è la vita della Chiesa e nella Chiesa, in un modo diverso da quello “classico” e che, normalmente, riesce a creare buoni risultati in termini di autonomia di giudizio e libertà di mente.

Ecco, se stavolta uno dei ragazzi, uno di quelli più informati, mi venisse a chiedere quale è il senso nell’andare a messa a sentir parlare un uomo, che è e rimane parte organica e gerarchica di un sistema che occulta coscientemente e sistematicamente delitti orribili contro dei suoi coetanei, ecco, se uno di loro mi facesse questa domanda, io potrei rispondere solo con difficoltà. Certamente risponderei, risponderei quel che tuttora penso: e cioè che ciò che fa il parroco di Scampia ripaga ed eguaglia tutto ciò che i preti mediocri non fanno; ma non sarebbe giusto e non sarebbe, del tutto, vero. No, qui la ferita è molto più grave.

Questi fatti, e chi li ha coperti, rendono terribilmente più difficile il lavoro mio, e dei tanti come me, che il sangue e il sudore ce lo mettono. Questi fatti, e chi li ha coperti, fanno perdere la speranza a chi un lavoro onesto, dentro la Chiesa, lo fa. Questi fatti, e chi li ha coperti, derivano da un’organizzazione ecclesiale superata, innaturale, asfittica e claustrofobica, che non ispira fiducia e crea mostri. Serve un taglio netto: e lo capiscono anche i bambini. Sono parole di mio fratello, di anni tredici, e ve le riporto: questa gente non va coperta, insabbiata, giustificata con parole folli sul fatto che “la società ormai è così” e ” è una cosa che succede anche fuori”. Questa gente va scomunicata. Vanno scomunicati, se si vuol davvero bene alla Chiesa e a chi ci lavora dentro, a chi porta ogni giorno la croce del dover giustificare i preti e le loro azioni davanti al mondo: e io, a questo gioco, non ci sto più. Scomunica e tribunale, possibilmente con sentenza a risarcimenti milionari, a costo di dover vendere San Pietro: è l’unica strada che mi sembra possibile e giusta, per le vittime innanzitutto, per la Chiesa e per il mondo.

Santoro, un successo di share che a qualcuno non va giù

[per Giornalettismo]

L’evento contro la censura in TV è appena finito, ma le polemiche sono solo iniziate. In particolare, c’è chi si inventa un fallimento che, dati alla mano, è difficile da sostenere. Basta confrontare i dati di ieri con quelli medi.

Non ha fatto in tempo a finire che le agenzie già riportano i dati di ascolto della serata di Raiperunanotte, trasmessa ieri sera dal Paladozza di Bologna e organizzata da Fnsi, UsigRai e dallo staff di Annozero: saremmo oltre il 13% di Share. “E i dati sono calcolati comunque per difetto”, spiega Michele Santoro all’Ansa. “Si profila un risultato straordinario”.

“STRAORDINARIO!” – E di certo sarebbe innegabile l’aggettivo, se questi dati venissero confermati. La serata non è infatti andata in onda su canali in chiaro, ma è stata trasmessa da Sky, da Current.tv, su Internet, su molte Tv locali e, in differita, su Rainews 24. Quindi, tecnologie come il satellite e il digitale terrestre, oltre alla rete, hanno contribuito a numeri che sarebbe difficile trovare con metodi alternativi a quello di trasmettere su una delle sei o sette grandi reti nazionali. La perdita dello spazio in prima serata su Raidue non ha comunque potuto non contare, se pensiamo che la puntata di Annozero sull’attentato a Silvio Berlusconi da parte dello squilibrato Massimo Tartaglia totalizzò un quarto dell’intero pubblico televisivo, con oltre il 24% di share. Ma se è vero che raggiungere tali vette, nelle condizioni date, sarebbe stato un pensiero utopico, è vero anche che c’è stato chi ha potuto guadagnare.

NO, UN FALLIMENTO – Più bassi invece i dati forniti da fonti Rai, secondo le agenzie. Si parla di una somma totale che supererebbe, di poco, il 5% di share. Dunque il PdL, con Daniele Capezzone, parla di flop: e richiamandosi all’editoriale de “Il Giornale” di stamattina, continua: “Santoro non ha nulla da spartire con il servizio pubblico. E’ impensabile che i cittadini debbano riprendere dalla prossima settimana a finanziare con il loro canone il rodeo-Santoro. Non mancheranno editori privati desiderosi di farlo: cerchino Santoro, o Santoro cerchi loro“.

SOMMARE MELE CON PERE – Ma che sia un flop è difficile sostenerlo, da ogni punto di vista. Santoro infatti ha moltiplicato per mille gli ascolti medi di un’emittente. Ovviamente parliamo di Sky, che ha trasmesso l’evento in diretta con Skytg24, il canale all-news satellitare che, dati 2009, anche quando ha parlato del terremoto de L’Aquila non è mai salito sopra lo 0,30% di share medio, e che ieri è andato sopra al 2% (“lo striminzito 2%”, secondo la definizione di Daniele Capezzone, portavoce PDL): un incremento astronomico, il 1000% di spettatori in più, cento volte l’utenza di base. Positivo anche il risultato di Current, la piccola emittente fondata da Al Gore che ha racimolato una percentuale sostanzialmente analoga a quella di SkyTg24. “Il resto” spiega Santoro, riferendosi al 7% che manca, “se lo spartiscono il network delle piccole private che hanno seguito l’evento e la differita di Rainews24”.

PIU’ O MENO – Insomma, secondo i dati diffusi da Santoro, risulterebbe che oltre un 10% del pubblico televisivo di ieri sera non stava guardando canali Rai o Mediaset in chiaro. Il che permette a Gianfranco Mascia, portavoce del Popolo Viola sul suo blog, di formulare una considerazione di tipo economico: “10 punti di share in meno per Rai e Mediaset vogliono dire tanti bei soldini di investimenti pubblicitari persi, più di 200 milioni di euro, per l’esattezza”. Chissà se i conti sono giusti. Una cosa di certo lo è: visto l’appeal e i dati di audience di partenza dei mezzi tecnologici utilizzati da Santoro, l’incremento percentuale di share che l’evento ha causato è qualcosa di straordinario. Può piacere o non piacere, ma i numeri dicono proprio questo. Il resto sono chiacchiere.


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