
Ricordo molto bene tante di queste eminenti personalità che, solo tre mesi fa, erano estremamente incerte se fosse il caso di muoversi da casa per scendere in piazza. Questa volta, visto che l’ultima decisero bene solo alla fine, erano in Piazza del Popolo dall’inizio con le loro sciarpette viola.
Ci troviamo, probabilmente, davanti a un gruppo di organizzatori che ha in mente un’idea ben precisa su cosa un movimento di questo genere possa essere e rappresentare. E al di la di ogni giudizio sul contenuto, il fatto che esista un’entità della c.d. società civile, che riesce a portare molta gente in piazza senza chiedere il permesso ai partiti, ma anzi, costringendo questi ultimi ad accodarsi precipitosamente, è allo stesso tempo un sintomo della cattiva salute dei partiti, ma della forse ancora accettabile salute della società.
Questo governo non è forte. Nelle ultime settimane Berlusconi ha dovuto fare dei vistosi dietrofront appena si è accorto della mala marea che gli montava addosso (Bertolaso e la Protezione Civile SPA, Di Girolamo e la legge anti-corruzione). Questa maggioranza non è in grado di reggere a un colpo di maglio ben assestato.
Se si ha presente una situazione del genere, l’argomento del non condividere la politica della piazza e la piazza come politica non basta più. Perchè bisogna decidersi: o si è disposti ad usare l’arma della piazza, e però un grande partito come ce ne sono ha ben altre armi che quattro pischelli su facebook per organizzarne una come si deve, o ci si dichiara contrari alla piazza come arma, ma a quel punto si sta a casa: andare alle piazza degli altri non è sbagliato, ma appare un po’ come una sconfitta. E perchè, ben di più, viene il sospetto che non si sia in grado di esprimere, compiutamente, una possibile ed immediata alternativa: ovvero, che non si voglia in fondo buttare giù il governo perchè sui banchi dell’opposizione, riparati dietro all’argomento così teneramente british del “ruolo assegnatoci dagli elettori”, si sta molto comodi. Ma il nostro è un sistema parlamentare, e non funziona così.
C’è ormai evidentemente uno spazio politico, a sinistra, di persone che ad intervalli non eccessivamente lunghi sono pronte a radunarsi in piazza per manifestare la propria contrarietà. Se la paura è che la piazza possa far male, perchè manichea, perchè qualunquista, perchè intrinsecamente violenta, questa paura non può però sorvolare sull’esistenza di una tale esigenza. Sta ai partiti, elaboratori di disegni politici complessi, guidare il dissenso di piazza, naturalmente poco positivo e molto negativo – “NO!” – verso approdi più strutturati.
Hanno fatto molto bene gli organizzatori della manifestazione a chiedere che le bandiere dei partiti fossero messe da parte: quel luogo non era loro. E ciò che c’è da notare è duplice: primo, che un movimento del genere, proprio perchè spontaneo e non accusabile di strumentalità faziosa (perchè fazioso lo è in modo esplicito: d’altronde è una piazza, che altro dovrebbe essere), può essere estremamente potente. Dal momento che esiste la libertà di manifestare il pensiero, cade qualsiasi possibile proiettile sparato a priori per delegittimare un numero X di persone, non strutturate, che si radunano in piazza per esprimere un’idea: l’argomento della sinistra rossa e comunista non funzionerebbe, e, infatti, nessuno l’ha usato. Però altrove funziona, e molto bene, no?
Secondo, che il poco entusiasmo dei tanti politici intervistati nei TG, impegnati a descriverci quanto fosse bella questa manifestazione che solo tre mesi fa consideravano una comparsata folkloristica, deriva dal millenario senso di lesa maestà che gli sale quando qualcuno prova a pensare senza chiedergli il permesso. Evidentemente non riescono a capire che, se non si attrezzano alla svelta per diventare indispensabili come dovrebbero essere in un paese maturo, si potrà tranquillamente fare a meno di loro.
Ma non sarebbe un paese tanto normale, quello.




















Il primo capoverso dell’articolo suonerebbe meglio così:
Ricordo molto bene tante di queste eminenti personalità che, solo tre mesi fa, erano estremamente incerte se fosse il caso di muoversi da casa per scendere in piazza.
grazie giulio, piccolo lapsus mio.
Tanto condivisibile, ti linko su Penatineindanke, altro luogo di persone che provano a pensare senza chiedere il permesso.
alberto, è un onore. sei un gigante.