Il burqa fra libertà, sicurezza e valori nazionali

[per Giornalettismo]

Il diritto è come la cassetta degli attrezzi: in qualche modo serve sempre. E questo perchè, in ogni caso, finiamo sempre per parlare delle persone, e dunque dei loro diritti. E’ di oggi la notizia che l’Assemblée Nationale, il parlamento francese, si appresta a varare una norma anti-burqa. Per la verità si tratta di alcune indiscrezioni che trapelano dalla commissione parlamentare appositamente insediata per studiare il caso, che sembra aver elaborato un gran numero di risoluzioni e raccomandazioni per il legislatore francese. Una di queste, la prima e più importante, chiederebbe di bandire il “velo integrale” perchè “contrario ai valori della Repubblica”, in quanto discriminatorio nei confronti delle donne.

La questione – che, come immaginiamo, non coinvolge solo i nostri cugini d’oltralpe, anzi – nel complesso, appare molto semplice e molto complicata allo stesso tempo: semplice nei termini, complicata nella realtà. Certamente una donna tenuta in stato di semi-schiavitù da una cultura che non condivide, e che la costringe a coprirsi anche contro la sua volontà non sarebbe accettabile: non secondo “la nostra civiltà”, ma secondo il nostro diritto (e c’è uno scarto logico e storico fra i due termini che va tenuto nella giusta considerazione). Tuttavia, sono molte le donne mussulmane che aderiscono liberamente, o che così dicono, alla pratica del velo integrale: e in linea di massima si può sostenere che è loro diritto farlo, non recando questo comportamento danno a nessun terzo.

Già. Ma è ugualmente rilevante la pretesa dello Stato, che ha tutto l’interesse, per evidenti motivi di difesa e di sicurezza, che tutti i cittadini girino a volto scoperto. Altrimenti potremmo tutti andare in giro col casco oscurato: oltre ad essere ridicolo, non sarebbe neanche giusto. Il cittadino deve essere in ogni momento identificabile dalle forze dell’ordine: e non si può opporre la propria libertà di manifestare il pensiero, anche attraverso il vestiario, alle esigenze di pubblica sicurezza.

Tuttavia, non è in questo senso che sembra muoversi il parlamento francese, che vuole vietare il velo integrale perchè “contrario ai valori nazionali”. Argomento scivoloso questo, e poco giuridico: sarebbe da capire chi li decide, chi li mette per iscritto, questi valori nazionali a cui il burqa sarebbe contrario. Sulla violazione dei diritti delle donne abbiamo già detto: se la donna è costretta va protetta (ma gli strumenti per far valere questo suo sacrosanto diritto ci sono già), se invece in coscienza vuole portare il burqa, può essere un problema culturale – forse – ma certo non giuridico, di per se. E allora a quali valori ci stiamo riferendo? Forse a quelli di una Francia cattolica e anti-islamica? E, però, che fine hanno fatto i giacobini mangiapreti che tagliarono la testa al Re? E poi, i valori di un paese hanno una casa ben precisa: cioè la sua Costituzione. Quella Francese si apre proclamando la solenne fedeltà alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, che all’articolo 10 è cristallina: “Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purchè la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico”.

1 Response to “Il burqa fra libertà, sicurezza e valori nazionali”


  1. 1 Marino 27 gennaio 2010 alle 2:31 pm

    La questione è in effetti complessa e difficile da sciogliere. Va comunque notato il fatto che in Francia vige la più assoluta laicità, tanto che anche il crocefisso, come tutti gli altri simboli di qualunque religione, sono banditi dai luoghi pubblici. Ora, le donne che usano il burqa possono farlo per due motivi: o religiosi, e allora si comprende perchè in FRANCIA (ovviamente in Italia il discorso sarebbe diverso) se ne voglia vietare l’uso nei luoghi pubblici, o per questioni di sottomissione (volontaria o meno poco importa)a una cultura che tende a considerare la donna una “proprietà privata” dell’uomo.


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