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In Avatar, il superpolpettone 3D di Cameron, la storia semplicemente non c’è. Nel senso che non c’è nulla di originale, è un intreccio già visto, proprio il solito, insomma. E in più è un calderone infinito di citazioni. C’è un po’ di tutto: Pocahontas (compresa Nonna Salice), Tarzan, Atlantis – L’impero Perduto, Matrix, Il Signore degli Anelli, Guerre Stellari, Balla coi Lupi e simili sugli Indiani d’America, Braveheart, moltissima roba dai videogiochi, e intendo Halo, Prince of Persia, Max Payne, ma soprattutto World of Warcraft – e per chi, come il sottoscritto, ha passato parte della sua adolescenza a spappolarsi il cervello tra Elfi della Notte che diventano animali e vivono a Darnassus in alberi pulsanti e vivi, certe ambientazioni “esotiche” non hanno più l’arma dell’originalità a loro disposizione. Già visto.
Anche i dialoghi non sono esattamente un testo letterario. Machismo soldatesco prevedibile – “trattiamoli male!!”; “voglio un lavoro da marine!”; “hey ragazzi qui è papa al comando!”- lessico tipico da americanata Uzi, che è sempre un evergreen. Certo, ti devi ricordare che quelli in divisa sono “i cattivi” e che i mostri blu con gli uccellacci rapaci sono “i buoni”, ma per il resto si sparano come al solito. A questo proposito anche il messaggio ambientalista che Cameron stesso dice di proporre fa acqua ovunque: e mi spiego.
E’ che manca la catarsi. Ovvero, lo schema è: popolo felice vive in simbiosi con natura-brutto uomo bianco vuole asfaltare tutta natura bella per costruire McDonald’s puzzolenti-popolo felice si incazza e alla fine gli spacca le chiappe-e vincono i buoni. Eh, ma se l’intento era far passare un messaggio un po’ più penetrante di quello che i film Disney riescono benissimo a trasmettere ai bambini (“natura bella; bruciare alberi, brutto”: Bambi, 1942), penso che sarebbe stato necessario far finire male il film. D’altronde è Aristotele a insegnarci che è ciò che finisce male a restarci dentro come esempio; Edipo è nell’errore, dunque muore orribilmente e inevitabilmente: lo spettatore partecipa al suo dolore, esce e si comporta bene. Impara. Qui invece il Popolo (blu) vince, e quindi allo spettatore medio, la quale capacità di elaborazione mentale arriva alle vette di “è tutta naa metafora, perchè l’omo a’a fine sta distruggendo il suo pianeta, così popo nun se po’” – frase autenticamente sentita all’uscita del cinema - è consentito tornarsene a casa con la coscienza pulita: il cattivo americano ha perso ancora, yeah. Possibilità che abbia capito l’importanza per la sua vita, per il suo pianeta, per il suo futuro anche solo della raccolta differenziata? Secondo me, zero.
Tutti questi aspetti forse negativi cadono però come birilli davanti alla maestosità grafica del film, che è magnifico, roboante, eccessivo, bellissimo, luminoso, totale, superbo. E’ proprio un peccato che lo schermo sia così piccolo.
Questa storia del 3D poi massimizza l’esperienza d’intrattenimento, muovendo un passo in più verso il cinema “totale”, che trasporta fisicamente lo spettatore in un universo nuovo per due-tre ore di zanzare inesistenti che tu provi a scacciare credendole vere. Un abbraccio virtuale che stordisce i sensi e ti da l’illusione di poter toccare, partecipare, esserci. Davvero non un evoluzione di poco conto.
In sintesi, grafica 10, 10 e mezzo, anche 11. Tutto il resto 6: ma la forza del film è che il voto finale è comunque 8, persino 9.
[per Giornalettismo]
























